{"id":56455,"date":"2025-04-30T11:15:08","date_gmt":"2025-04-30T10:15:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56455"},"modified":"2025-04-30T11:15:10","modified_gmt":"2025-04-30T10:15:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-il-piccolo-kendoka-di-linda-lercari-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56455","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Il Piccolo Kendoka&#8221; di Linda Lercari (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"\n<p>Nelle orecchie il pulsare ritmico e quasi assordante del cuore, gli occhi due fessure sottili simili a quelle di un gatto in caccia, il respiro tenuto stretto fra i denti forse a non voler far scappare il fiato. Marco scuote un poco il capo e cerca di calmarsi: \u00e8 davvero troppo, troppo agitato!<\/p>\n\n\n\n<p>Si guarda intorno, tutto gli pare cos\u00ec grande, cos\u00ec fuori dalla sua portata e lui? Lui si sente ancora piccolo, inerme, indifeso. In mente l\u2019appellativo con cui, con bonario affetto, spesso lo avevano chiamato in tutti quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>No!<\/p>\n\n\n\n<p>Marco picchia il piede destro sul parquet e cerca di concentrarsi. Si sta lasciando sopraffare dall\u2019emozione. Sospira con lentezza, gustando l\u2019aria man mano che dalle narici passa ai polmoni per poi uscire dalla bocca. Chiude gli occhi per un istante e il pensiero torna a dodici anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricorda tutto, tutto \u00e8 scolpito nella mente. La sua mano cos\u00ec piccola protetta da quella pi\u00f9 grande della zia, il trotterellare nel corridoio lungo e freddo sino all\u2019accesso agli spalti, la ricerca frenetica dei posti. Il Palazzetto dello Sport si stava riempiendo velocemente e l\u2019aria era pregna di frizzante aspettativa. Marco e sua zia Camilla avevano fatto un lungo, e un po\u2019 noioso, viaggio per arrivare in quella citt\u00e0 chiamata Novara. Era il 2012 e l\u2019evento tanto atteso erano i Mondiali di Kendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Kendo\u2026 La zia gliene aveva parlato con tanto entusiasmo da aver stuzzicato la sua curiosit\u00e0. Aveva sei anni e aveva fatto non pochi capricci per convincere il pap\u00e0 e la mamma a lasciarlo andare. <em>Sei troppo piccolo! Non ci capirai nulla! Ma che roba \u00e8 il Kendo?<\/em> Le obiezioni erano fioccate come frecce ben scoccate dall\u2019arco del rifiuto dei genitori, ma Marco non si era arreso. C\u2019era la zia Camilla: lei se la cavava sempre, non ci sarebbero stati problemi. Una fiducia quasi cieca in quell\u2019adulto tanto strano. La zia che non aveva figli suoi, che un paio di sere a settimana \u201candava agli allenamenti\u201d oppure \u201cfaceva le prove di teatro\u201d e mille e mille altre attivit\u00e0 oscure e misteriose che lui non sempre riusciva a comprendere. Dopotutto non si poteva neppure pretendere che un bimbo di sei anni conoscesse pi\u00f9 che il mondo che riusciva a raggiungere con le sue manine e i suoi piedini.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco torna al presente, apre gli occhi e si rende conto che \u00e8 ancora presto. Guarda i maestosi fari che illuminano l\u2019area delimitata da strisce di nastro bianco poste sul parquet, sorride e poi richiude gli occhi cullandosi ancora nel ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevano trovato i posti, ma erano un po\u2019 scomodi e rigidi. La zia aveva avuto un moto di disappunto. Aveva storto la bocca e si era dispiaciuta per lui. Temeva che il nipote potesse annoiarsi e che non potesse neppure schiacciare un pisolino in caso di necessit\u00e0. Lo aveva fatto accomodare ammorbidendo la seduta con la giacca ripiegata e sperando che fosse sufficiente. Marco sentiva prepotente la sensazione di vuoto davanti a s\u00e9. Erano in alto e vedeva i quadrati bordati di bianco cos\u00ec lontani. Il pavimento di legno era tanto diverso rispetto al campo da calcio. L\u2019aspettativa si respirava a grandi boccate e, anche se era un bimbo, aveva gi\u00e0 compreso una grande differenza fra quella disciplina e le partite di pallone che era solito vedere alla televisione: la tifoseria. Le persone sembravano tutte molto ansiose, interessate, trepidanti, ma il brusio tutt\u2019intorno era sommesso, contenuto. Nessuno gridava, nessuno alzava la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Si riscuote un istante. Percepisce la quantit\u00e0 di persone che si stanno avvicendando e ora, come allora, tutto \u00e8 attesa, ma quieta, silente. Marco torna al passato.<\/p>\n\n\n\n<p>La zia si era raccomandata che se si fosse annoiato lo avrebbe portato fuori, non voleva costringerlo ad assistere per forza. \u201cLa vita \u00e8 troppo breve per viverla a forza\u201d gli diceva spesso. Il sorriso sempre pronto, una buona parola, un consiglio, ma soprattutto libri. La zia Camilla gli regalava spesso romanzi e fumetti, lei adorava leggere e sperava di istillare in lui la stessa passione. Ma quante passioni aveva la zia Camilla: recitazione, scrittura, poesia e\u2026 e il Kendo. Marco si sent\u00ec afferrare dolcemente la mano e fu fatto rimettere in piedi: i Mondiali stavano iniziando e nell\u2019aria le note ben conosciute. \u201cMi raccomando, si sta in piedi durante l\u2019Inno Nazionale\u201d gli sussurr\u00f2 la zia. E per rispetto, quel giorno, lo fece alzare diverse volte perch\u00e9 erano tante le nazioni ospiti e altrettante le meravigliose musiche trasmesse. Tutto era magico, profondo, molto cerimonioso. Poi erano cominciati gli scontri. Marco non riusciva a distogliere lo sguardo carico di stupore e ammirazione. Gli inchini dei contendenti, gli scatti fulminei, lo sventagliare veloce delle spade di bamb\u00f9 i colpi andati a segno, le bandierine rosse e bianche degli arbitri cos\u00ec eleganti. Camilla gli spiegava i punti essenziali cercando di non distrarlo troppo. Il bambino era affascinato dai vestiti indaco tradizionali, quelle gonne pantalone dalle pieghe cos\u00ec definite, quelle protezioni lucide sul ventre, ma, soprattutto, i caschi dai grandi alettoni laterali e con quelle grate metalliche a proteggere i volti. Sembravano tanti fieri Samurai durante una specie di battaglia, ma una battaglia orchestrata, precisa, s\u00ec senza esclusione di colpi, ma carica di onore, di gloria, di lealt\u00e0 nei confronti degli avversari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl casco si chiama Men, i guantoni Kote, il pettorale Do. Sotto si porta la giacca chiamata Kendogi e la gonna pantalone \u00e8 l\u2019Hakama\u2026 Poi vedi? Quella specie di grembiulino rigido con i simboli delle varie nazioni? Quello \u00e8 il Tare\u201d La zia indicava e spiegava con pazienza e rispondeva con amore alle domande vibrate di Marco che non si capacitava dello spettacolo a cui stava assistendo. \u201cMa non si fanno male?\u201d chiedeva il bambino osservando come gli Shinai \u2013 cos\u00ec gli aveva capito che si chiamavano le spade di bamb\u00f9 \u2013 colpivano sulle varie protezioni. \u201cBe&#8217;, a volte proprio bene non si fanno\u2026\u201d scherzava Camilla \u201cma non ti preoccupare, il grosso dell\u2019urto viene attutito da tutte quelle cose che ti ho detto e poi\u2026 poi qualche piccolo livido fa parte del curriculum di ogni buon guerriero, guarda!\u201d e la zia aveva scoperto il braccio per far vedere allo stupito nipotino una chiazza violacea poco sotto il gomito. \u201cMa zia! Ma non ti fa male?\u201d lei gli aveva sorriso \u201cfa pi\u00f9 male vivere senza sfidare s\u00e9 stessi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026 Sfidare se stessi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Marco scuote di nuovo la testa. Le parole della donna lo hanno accompagnato sin l\u00ec. Sino a quel momento, al momento decisivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo ancora ricorda quei mondiali. L\u2019emozione, la curiosit\u00e0 e quella complicit\u00e0 che era nata con la zia. Poi il loro ritorno sino a casa. Era stato un viaggio ricco di domande, di perplessit\u00e0 e la zia gli aveva detto che, se era tanto interessato, lo avrebbe portato al Dojo \u2013 il luogo preposto agli allenamenti &#8211; per togliersi ogni dubbio. E, infatti, pochi giorni dopo Marco aveva avuto il permesso di recarsi alla palestra con la zia. Anche il pap\u00e0 e la mamma avevano accompagnato il ragazzino e avevano assistito un po\u2019 dubbiosi a una lezione. Marco non stava nella pelle dalla voglia di provare a fare quello che aveva visto a Novara e vedere la zia vestita di tutto punto come quei Samurai lo aveva elettrizzato. \u201cZia, ma anche tu sai combattere come loro?\u201d Il sorriso leggero di Camilla attraverso la grata del Men che le proteggeva il viso era appena percettibile. \u201cNo, tesoro, non ho tanto talento, ma non per questo mi tiro indietro. Vedi? Ognuno combatte come pu\u00f2, basta avere cuore e voglia di imparare a migliorarsi giorno dopo giorno. L\u2019importante \u00e8 seguire la Via\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La Via.<\/p>\n\n\n\n<p>La zia gli aveva parlato della Via. Kendo, la Via della Spada, ma era un percorso che sarebbe durato tutta la vita, in ballo non c\u2019era solo un\u2019attivit\u00e0 sportiva, ma una disciplina che accompagnava chiunque vi si dedicasse per il resto dei suoi giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine Marco era stato presentato la Maestro che era scettico sull&#8217;accogliere il bambino nel Dojo. \u201cNon sei un po\u2019 piccolo per praticare il Kendo?\u201d gli aveva chiesto e Marco aveva alzato fiero il capino verso quel signore dall\u2019aria saggia e pensierosa: \u201cvoglio essere un Samurai! Voglio essere come mia zia!\u201d Camilla aveva sorriso ed era intervenuta: \u201cSicuramente anche meglio, sicuramente anche meglio!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec Marco aveva intrapreso la Via. Un percorso dapprima lento fatto di ripetizioni e ripetizioni degli stessi movimenti. Soprattutto il corretto modo di camminare, di impostare i piedi, di tenere le spalle dritte. Marco si era un po\u2019 scoraggiato perch\u00e9 aveva sperato di impugnare subito lo shinai, invece c\u2019era voluto molto tempo, ma tutti, al Dojo, lo incoraggiavano. Per loro era il \u201cpiccolo Kendoka\u201d, per via della statura. In quegli anni procurarsi l&#8217;attrezzatura per un bambino non era stato semplice, ma il Dojo si era organizzato. Gli avevano insegnato il significato delle sette pieghe tradizionali dell\u2019Hakama, la gonna pantalone: benevolenza, onore, cortesia, saggezza, sincerit\u00e0, lealt\u00e0 e piet\u00e0; e questi precetti avrebbe sempre dovuto attenersi. Il Piccolo Kendoka proseguiva. Trascorsero i mesi, poi gli anni, ma Marco non si dava mai per vinto. E al suo fianco sempre la Zia Camilla. Ogni tanto qualche livido, ma non pi\u00f9 di quelli che avrebbe potuto procurarsi con qualsiasi altra attivit\u00e0 sportiva. Anche se stava attendo a usare quella parola. \u201cIl Kendo non \u00e8 uno sport, \u00e8 un\u2019arte marziale\u201d ripeteva spesso il Maestro. E pian piano Marco assorbiva gli insegnamenti, la capacit\u00e0 di meditare, la concentrazione. I genitori, cos\u00ec dubbiosi all\u2019inizio, si erano ritrovati entusiasti di quanto quella disciplina facesse bene al ragazzo. Era pi\u00f9 attento a scuola, pi\u00f9 interessato al mondo che lo circondava e cresceva in lui quella sicurezza che lo aiutava a risolvere i mille piccoli e grandi problemi che la vita gli presentava. A volte si era sentito un po\u2019 emarginato perch\u00e9 non aveva tanto tempo per giocare a pallone con gli altri, ma pian piano aveva convinto qualche compagno di scuola ad andare a vedere i suoi allenamenti e i ragazzi erano rimasti molto colpiti dal vedere Marco combattere con avversari tanto pi\u00f9 grandi di lui. Dopodich\u00e9 a scuola nessuno aveva pi\u00f9 pensato che Marco fosse un ragazzo bizzarro, anzi! A scuola tutti avevano preso a chiamarlo \u201cIl samurai\u201d, un po\u2019 forse anche scherzosamente, ma non troppo. C\u2019era in Marco una fierezza indomita che traspariva in ogni gesto, in ogni sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Crescendo aveva potuto allenarsi in vari Dojo in giro per l&#8217;Italia. Marco aveva combattuto con ragazzi quasi della sua stessa et\u00e0 e poi si era confrontato con avversari pi\u00f9 esperti, pi\u00f9 formati. Non indietreggiava mai. Un po\u2019 si dispiaceva per la zia Camilla, perch\u00e9 in lei percepiva tanta dedizione che, purtroppo, non andava di pari passo con i suoi progressi. A volte ne avevano parlato e la donna lo aveva guardato dritto negli occhi \u201cQuello che conta \u00e8 seguire la Via, mio piccolo Kendoka\u201d. E la questione era stata chiusa. Eppure lui avrebbe voluto che la zia fosse pi\u00f9 forte, pi\u00f9 agile pi\u00f9\u2026 come lui. S\u00ec, perch\u00e9 Marco era diventato un abile spadaccino e sempre pi\u00f9 spesso lo chiamavano per le competizioni giovanili. Nel suo Dojo avevano organizzato anche una bella festa quando aveva ottenuto il secondo Dan \u2013 nel Kendo non ci sono cinture come nel Karate, si contano i Dan, ma non ci sono cambiamenti nell\u2019abbigliamento \u2013 perch\u00e9 aveva letteralmente bruciato le tappe della sua istruzione. Marco era davvero dedito: non importava se era freddo e il pavimento gelido \u2013 il Kendo si pratica scalzi \u2013 e non faceva caso alle zanzare nei giorni estivi. Praticava sempre e sempre con grande impegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco respira ancora a fondo. Ora \u00e8 calmo, ora \u00e8 pronto. Il contatto con le assi del parquet gli dona sicurezza. Si sente tutt\u2019uno con il mondo che lo circonda. Si sente completo, in pace con s\u00e9 stesso e pronto ad affrontare ogni sfida.<\/p>\n\n\n\n<p>Camilla osserva dagli spalti. Il Palazzetto non \u00e8 pi\u00f9 quello di Novara, ma di Milano e l\u2019Italia ospita nuovamente i Mondiali di Kendo. Dodici anni non sono molti per un adulto, ma per un ragazzo sono una vita intera. Guarda suo nipote mentre indossa la divisa completa e il Tare coi colori dell\u2019Italia. A fianco a lei i genitori di Marco e il Maestro. Tutti loro sorridono pensando a quei dodici anni di sacrifici e dedizione del loro Piccolo Kendoka.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi si alzano in piedi. Nell\u2019aria l\u2019Inno Nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>E Marco sfila insieme al resto della Squadra Nazionale Maschile di Kendo. Cresciuto, giovane adulto, seguendo la Via, il suo sogno e quegli ideali che lo accompagneranno per il resto della vita, perch\u00e9 la Via \u00e8 per sempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56455\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56455\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle orecchie il pulsare ritmico e quasi assordante del cuore, gli occhi due fessure sottili simili a quelle di un gatto in caccia, il respiro tenuto stretto fra i denti forse a non voler far scappare il fiato. 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