{"id":56443,"date":"2025-04-28T09:52:10","date_gmt":"2025-04-28T08:52:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56443"},"modified":"2025-05-02T11:03:49","modified_gmt":"2025-05-02T10:03:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-il-gigante-buono-di-davide-lugli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56443","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Il Gigante Buono&#8221; di Davide Lugli"},"content":{"rendered":"\n<p>Bologna, primi anni \u201980. Una citt\u00e0 vivace, aperta, accogliente. Sul crescentone di Piazza Maggiore poteva capitarti di incontrare personaggi quali Gianni Morandi e Lucio Dalla a passeggio nella loro citt\u00e0. Sulla stessa piazza ogni giorno trovavi capannelli di anziani, che a loro volta ne circondavano un altro, tutti presi a discutere o ad ascoltare l\u2019improvvisato allenatore o il politico di turno. A mano a mano che ci si spostava dal centro verso i quartieri periferici, queste discussioni di altissimo livello non scomparivano, ma trovavano spazio nei bar o nelle bocciofile. Con modalit\u00e0 diverse, Bologna era sempre la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella Bologna viva e vivace, in un freddo inverno del 1982, avvenne un incontro davvero importante per la mia vita futura. Nonna Tina mi port\u00f2 per la prima volta a fare il giro delle botteghe di via Galeotti e via San Donato. Mi aveva vestito come se fossimo stati in alta montagna, ma io, bambino di nemmeno quattro anni, non avevo possibilit\u00e0 di scelta n\u00e9 di critica. Mi vestivano e via andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per nonna quello era, invece, un sacro rituale, una sorta di via crucis giornaliera, dove, in rigoroso ordine di numero civico e topografia, si andava prima dal formaggiaio, poi dal fornaio e, infine, dal salumiere. Quella del San Donato era per davvero una \u201czona popolare\u201d di Bologna: un modo garbato per dire che, se non eri ricco, quello era il posto perfetto per te. In quel quartiere, dall\u2019immediato dopoguerra, si erano stabiliti in gran parte gli immigrati che dal meridione italiano erano saliti in cerca di fortuna e, quindi, quelle case del comune erano divenute un crogiuolo di regionalit\u00e0 disparate. Gente per bene, di cuore, persone che oggi, forse, non esistono neanche pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel periodo, per\u00f2, era anche segnato dall\u2019eroina che trovava terreno molto fertile in quel contesto povero dove, camminando semplicemente per strada, non era difficile imbattersi in cattive compagnie. Il compito dei bottegai della zona era anche questo: tenere noi bambini fuori da qualsiasi pericolo, intervenire se qualche sbandato si avvicinava un po\u2019 troppo. Insomma \u2013 ecco l\u2019antica solidariet\u00e0 dei quartieri popolari \u2013 erano una sorta di seconda famiglia che godeva di una fiducia sconfinata da parte del nostro parentado. E tra tutti questi c\u2019era lui: un omone che per noi piccoli era letteralmente un gigante. Dietro al suo bancone, dall\u2019alto del suo metro e novanta, affettava ogni giorno chilometri di salumi, sempre sorridente, ma con una voce cos\u00ec cavernosa che, quando ti rimbrottava per qualcosa che avevi combinato, non ci pensavi minimamente a non dargli retta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sua bottega respiravi sapori autentici, forti, quelli che oggi nei supermercati non ritrovi uguali. Si chiamava Dante, di cognome Can\u00e8, ed era uno che, quando attaccava bottone, passavi delle mezze ore a chiacchierare del Bologna, della Virtus o, pi\u00f9 in generale, di qualsiasi sport che trovasse spazio in quegli anni sul&nbsp;<em>Resto del Carlino<\/em>&nbsp;e su&nbsp;<em>Stadio<\/em>. Quando, per\u00f2, toccavi l\u2019argomento pugilato, vedevi i suoi occhi brillare di una luce scintillante, tanto gli era caro quell\u2019argomento. Il primo ricordo che ho di lui \u00e8 di quel freddo gennaio: entrai nel suo regno e vidi, appesa alle sue spalle, la sua foto in bianco e nero su un ring. Lui, baffoni e faccia da buono, usc\u00ec dal bancone verso di me, mi prese e mi fece volare verso il soffitto. Un incontro decisamente indimenticabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi bambini, e per me in particolare, la sua salumeria divenne nel corso degli anni una sorta di rifugio e insieme di doposcuola. E quando quella montagna umana cominciava a parlare, ti portava nel suo mondo, su quel ring che aveva abbandonato pochi anni prima e che tanto gli era stato caro. Ti raccontava di citt\u00e0 lontane visitate e di quel Madison Square Garden che io manco sapevo dove caspita fosse. Anche se quell\u2019uomo tanto alto e imponente era quasi triste quando raccontava della sua vita passata, mi affascinavano i suoi racconti: mi sembrava di essere l\u00ec con lui, di assistere all\u2019incontro e, anche se non conoscevo la met\u00e0 dei nomi che mi diceva, annuivo contento, pur sospettando talvolta che le sparasse un po\u2019 grosse, quasi per prenderci in giro.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, Dante, non mi stava affatto prendendo in giro, perch\u00e9 quelle cose che raccontava, le aveva vissute per davvero. Chiesi a mio nonno di raccontarmi la sua storia, perch\u00e9 in quegli anni io conoscevo i pugili del momento, ma di Can\u00e8 non sapevo davvero nulla. Il nonno prese dei vecchi ritagli di giornale per farmi vedere le foto di quando Dante era sul ring. Aveva combattuto, vinto e perso. Era stato negli Stati Uniti e scoprii finalmente anche dov\u2019era il Madison Square Garden; era stato in Canada, dove era uscito sconfitto in maniera onorevole contro Chuvalo, uno che era rimasto in piedi per quindici riprese nientemeno che contro il grande Mohammed Ali. Pi\u00f9 volte campione italiano, aveva tentato due volte l\u2019assalto alla cintura europea, perdendo entrambe gli incontri, prima contro Joe Bugner e poi, nell\u2019ultimo match della sua carriera, con Alfredo Evangelista.<\/p>\n\n\n\n<p>Che sorpresa! Quello che tutte le mattine mi preparava la rosetta con il salame prima di andare a scuola, era stato davvero un grande campione di pugilato. La bottega di Dante, che nel frattempo si era spostato qualche civico pi\u00f9 in l\u00e0 sempre su via Galeotti, divenne per me una sorta di tempio. Mi raccontava di quando tutto era iniziato da pap\u00e0 Bruno, che lui aiutava in bottega; di quando era passato ad allenarsi alla&nbsp;<em>Sempre Avanti<\/em>&nbsp;e di quel Leone Blasi che lo aveva \u201cbattezzato\u201d non appena varcata la soglia della palestra. Parlava e io non mi stancavo di ascoltarlo, perch\u00e9 nelle sue parole c\u2019era pathos, tanto pathos, e non era solo un grande oratore; si prendeva cura di me, si interessava che io non mi cacciassi in qualche casino. Dante era questo: un campione tra la gente e per la sua gente, per tanti ragazzi una sorta di ultimo baluardo davanti al precipizio. Al suo ultimo incontro, il secondo per il titolo europeo a fine anni \u201870, pur strapazzato in appena quattro riprese, venne acclamato dal pubblico come un vincitore: un eroe.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, anche quell\u2019uomo cos\u00ec imponente aveva un limite. Quando nel 1997 muore la moglie Paola, per lui \u00e8 un colpo da KO, di quelli dai quali non ti riesci pi\u00f9 a rialzare. Tante volte era stato messo alle corde o finito al tappeto e si era ripreso, ma quella vita senza di lei era diventata improvvisamente qualcosa contro cui era inutile lottare. Lo vidi un\u2019ultima volta nella primavera del 2000, mentre scaricava la macchina davanti alla salumeria: un cenno di saluto, un sorriso stanco, quasi di consuetudine. No, quello non era Dante. Pochi giorni ancora e arriv\u00f2 per lui la chiamata dall\u2019alto. Mi piace pensare che in quel momento, quando il suo cuore si ferm\u00f2 per sempre, abbia sentito lo stesso applauso di quel dicembre del \u201978, quello del Madison di Piazza Azzarita, quando sconfitto davanti al proprio pubblico e nella sua Bologna, nell\u2019ultimo incontro della sua carriera, non esit\u00f2, con la sua solita umilt\u00e0, a chiedere scusa a tutti. E tutti si alzarono per applaudire il gigante buono, Dante Can\u00e8, il pugile che prima sul ring e poi come uomo, aveva sempre dato veramente tutto quello che poteva dare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56443\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56443\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, primi anni \u201980. 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