{"id":56282,"date":"2025-04-07T16:48:03","date_gmt":"2025-04-07T15:48:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56282"},"modified":"2025-04-07T16:48:04","modified_gmt":"2025-04-07T15:48:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-il-bacio-di-arianna-di-franco-ossola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56282","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Il bacio di Arianna&#8221; di Franco Ossola"},"content":{"rendered":"\n<p>Poco ricordo del giorno in cui fui tratto qui la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Che siano stati i vapori, subito fattisi padroni della mia mente, delle drogate misture che in copia mi fecero assumere o a cagione dello stato di prostrazione in cui mi trovavo, per il senso di abbandono che avvertivo, o altro ancora, a farmelo scordare, poco importa, questa divent\u00f2 ed \u00e8 la casa in cui ho vissuto e vivo. Sola, di quel giorno, mi \u00e8 rimasta l\u2019eco di un trambusto, un barbuglio di suoni, lamenti di donne, voci maschili, clangore di metalli, null\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ci volle tempo per riprendermi, ma un immediato pensiero mi apparve limpido, come suggeritomi da un dio: da l\u00ec, da dove ero stato condotto, non ne sarei pi\u00f9 uscito. Non che non ne avessi o tuttora non ne abbia la facolt\u00e0, ch\u00e9 varchi per farlo in questa mia dimora ne ho contati tanti, solo che il sacrilego intento di una fuga, sovrastato da un fato superiore al mio stesso volere e al pigro scorrere del tempo in questo luogo, premeva e preme, come un chiavistello inviolabile su me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci provai a uscire, con cautela, una notte, scordandomi chi ero. Mi bast\u00f2 scorgere il terrore che lessi negli occhi del passante cui cercai di volgere una parola \u2013 ma sarebbe stata tale, l\u2019avessi pronunciata ? \u2013 o il lesto celarsi, l\u2019appiattirsi a ridosso di un muro di una giovane prostituta, se non per confermare l\u2019inutilit\u00e0 del gesto, di certo per trattenermi dal riprovarlo. Tale fu lo sconforto che mi prese da non esser mitigato neppure dalla visione di un cielo che mai avevo visto cos\u00ec stellato e di cui pure ero stato assiduo osservatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu un banale desiderio di avventura a spingermi a uscire, quanto il desiderio di un incontro, la curiosit\u00e0 di provarmi, di vedere quale frutto avessero maturato le lunghe, solitarie ore trascorse a modulare il roco muggito che mi sortiva dalla gola in quel suono armonioso che dicono essere la parola. Giudice di me stesso, consumai giorni e notti intere \u2013 la fatica \u00e8 debolezza che non mi appartiene \u2013 a provare, tentare, sfinendoni. Quando un affannoso pensiero stava ormai suggerendomi la vanit\u00e0 di ogni tentativo per quanti ne potessi mettere in atto, ecco uscirmi dalla gola come un sospiro, una liberazione, che, rimbalzando sulle pareti tutt\u2019attorno, mi restitu\u00ec quello che era il suono del mio nome: Asterione.<\/p>\n\n\n\n<p>Caddi a terra con tutto il mio peso.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimbombarono le tante stanze di questa mia casa, grande come il mondo, vacillarono stipiti e architravi, si schiodarono dal cardine le grandi porte: forse su, nel palazzo, dove mia madre regna, immaginarono chiss\u00e0 quale tremore della terra inquieta. Stordito, non so per quanto restai inanimato, come morto. Sogni confusi mi agitarono. Rividi gli stupefatti volti, lo sguardo inorridito delle levatrici, insanguinate le mani, risentii le indicibili bestemmie e gli urli strazianti, le maledizioni scagliate al cielo, rivissi il dramma della mia nascita. E poi ancora i concitati conciliaboli, le furiose liti, le arcane decisioni; le impietose sentenze mi tornarono all\u2019orecchio, poi il buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fosse stato per il lamentoso pianto di un gruppo di giovani, donne e uomini, inoltratisi negli sterminati corridoi in cui vivo, ragnatela inestricabile di marmi e pietra, forse ancora ora starei steso a terra, preda di sogni irriverenti. Poco sapevo del perch\u00e9, con ritmo regolato, la mia casa dovesse accogliere quegli stranieri, sempre eguali nel numero, ch\u00e9 tali mi apparivano per fogge e aspetto. Dapprima, incuriosito, mi peritai di tenere a mente tale intervallo\u2013 che ebbi a stabilire in un anno, ammessa esatta l\u2019interpretazione che davo al modularsi degli astri che nel buio osservavo percorrere i cieli dalla torre pi\u00f9 alta della mia dimora \u2013 ma poi, annoiato, smisi di occuparmene. Mi accorsi che meglio lo ingannavo, il tempo, lasciandolo scorrere, libero da ogni mia costrizione astronomica o mentale che fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un certo periodo mi compiacqui, soddisfatto, di corse sfrenate, che mi piaceva portare al limite estremo del respiro, per poi lasciarmi scivolare sul freddo marmo di un corridoio o nel confortevole tepore di una stalla. La smania di quelle sfuriate pericolose e insensate non mi sottraeva per\u00f2 all\u2019attenzione di evitare i tanti inganni che la mia casa nasconde. Vasche colme di acqua buia di cui non si scorge il fondo, chiazze untuose che sorgono improvvise e scivolose, alimentate chiss\u00e0 da quali sotterranee vene, ma soprattutto spaventevoli vuoti. Mancanze di continuit\u00e0 che si fanno voragini, abissi per il Tartaro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in uno di essi, nella sua muta imperscrutabilit\u00e0, che un giorno, non scorto, vidi far precipitare da sgherri senza cuore e volgarmente armati uno di quei gruppi di giovani che sogliono con regolarit\u00e0 approdare alla mia dimora. Col tempo scoprii trattarsi di un bieco rituale la cui impellenza non mi era nota, ma che, avvertivo, in qualche modo aveva a che fare con me. Doveva, dunque, valere a tal punto il pegno della mia espiazione per il solo peccato di essere nato \u2013 perch\u00e9 certo di questo si trattava \u2013 da sottrarre alla vita un numero cos\u00ec elevato di giovani, quand\u2019anche per il mio sentire gi\u00e0 uno soltanto sarebbe stato di troppo?<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto non me ne diedi pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un giorno mi imbattei in uno di loro. Un appiglio inatteso gli aveva impedito la catastrofe e, ferito, si era sollevato fin sul bordo del precipizio, estremo baluardo di vita. Al vedermi ammutol\u00ec, ma non ebbe a spaventarsi, come mi sarei atteso. Da parte mia lo scrutai con una tale intensa curiosit\u00e0 che pur senza nulla dirgli gli feci intuire il mio desiderio di comprendere. Quando con una faticata mossa del capo, orribilmente mutilato, fece cenno di aver inteso, senza fatica alcuna lo portai al sicuro, sollevandolo dal vuoto. Mi accorsi dal rantolio del suo respiro che il filo della sua vita era sul punto di essere reciso, tuttavia non ci fu bisogno di spronarlo perch\u00e9 parl\u00f2. Pur consapevole che la cagione della sua condanna ero io, non mi maledisse n\u00e9 ebbe per me brutte parole. Anzi, parve compatirmi quando mi rivel\u00f2 che fuori da l\u00ec, nel mondo, era convinzione che l\u2019offerta di loro poveri giovani costituisse l\u2019alimento per i miei truci banchetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una vertigine di disgusto mi riemp\u00ec la bocca, come se un fiele mortifero avesse preso ad avvelenarmi. La mia natura, singolare e unica, non necessitava di cibo alcuno e poi, quand\u2019anche ne avessi reclamata la necessit\u00e0, come avrei potuto macchiarmi di delitti cos\u00ec orrendi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pianto, mosso pi\u00f9 da rabbia che da commozione, mi sorprese. E mentre, piangendo, cercavo di alimentare ancora di un poco la fiammella di vita che soffiava in quel giovane al fine di conoscere da lui quanto pi\u00f9 fosse possibile, mi giunsero le sue ultime parole. Rivel\u00f2 che a breve uno di loro, bello e prestante come lui era stato, avrebbe messo fine all\u2019orrenda mattanza. La mia morte per mano sua avrebbe posto il sigillo definitivo su ogni cosa, sepolto con il mio cadavere un mondo di falsit\u00e0. Inutile da lui pretendere altro. Con un ultimo sforzo, d\u2019impulso, si precipit\u00f2 a capofitto in quello stesso vuoto da cui poco prima l\u2019avevo tratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque su di me solo ignominia: la mostruosit\u00e0 non bastava, la si doveva condire con il sale della menzogna. Un muggito ringhioso quasi mi squass\u00f2 il petto. Da quando articolavo parole, non mi era pi\u00f9 successo di tornare a concedermi alla belluinit\u00e0. Tempestai con i duri zoccoli lanuti un tratto di pavimento fino a farne frantumi; conficcai le ossute corna della mia orrenda testa nel tronco di un acero; graffiai, fino a snaturarlo, con gli artigli acciaiosi delle possenti mani, l\u2019affresco di una delle tante sale; dimenando la coda taurina, infransi vasi preziosi, atterrai erme propiziatorie; mi venne, improvviso, il desiderio di defecare in spregio al mondo, per ricambiare con quel gesto sguaiato il male che pativo.<\/p>\n\n\n\n<p>I sensi mi abbandonarono. Fu un giorno orribile, quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo venni come inseguito da un timbro di passi, cadenze inesistenti, che risuonavano mortali nel vuoto degli infiniti anditi e assumevano il tono del rombo nella mia testa confusa. Sapevo essere quelli profetati del mio giustiziere, di colui che avrebbe affondato il ferro, rubandomi la vita. Ci furono momenti in cui, insonne, tendevo l\u2019orecchio, li percepivo, quei passi, ne contavo il numero, ne valutavo la frequenza, e quando parevano arrestarmisi accanto avvertivo lancinante la fitta che mi avrebbe spaccato il cuore: temevo la mia ignavia. Infausti giorni di sofferenza per i quali per\u00f2 ebbi poi piena compensazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 ho detto come la mia casa non conosca impedimenti all\u2019uscita e, in tale condizione, risulti libera a chi, al contrario, si periti d\u2019entrarvi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che un giorno accadde.<\/p>\n\n\n\n<p>Destatomi da un sonno convulso ma senza sogni, ebbi la sensazione di cogliere nell\u2019aria una fragranza insolita che mi spinse a muovermi, come agito da una volont\u00e0 superiore che non riconoscevo mia. Fui costretto \u2013 e dico cos\u00ec perch\u00e9 non mi fu possibile farne a meno \u2013 a spingermi fino a quello che, nell\u2019idea che mi ero fatto del labirinto, ne stabiliva la propaggine pi\u00f9 estrema, quella che, dai suoni e dai vocii che ne provenivano, mi immaginavo sottostasse al palazzo reale. Venni preso da un\u2019eccitazione insolita, via via pi\u00f9 intensa col progredire dei miei passi, che cercavo di mantenere morbidi, nell\u2019impatto degli zoccoli col suolo, per non suscitare sgradevoli suoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Laggi\u00f9 la vidi, affacciata con timidezza a uno dei tanti liberi ingressi. Nivea, radiosa e unica, come unico mi sentivo io in quel momento, pieno di grazia. Infatti, quando mi scorse, sfumata forse per un attimo ai suoi occhi la parte bestiale del mio aspetto, non pales\u00f2 segno di spavento, anzi diede il senso di avanzare il piede per venirmi incontro. Tanta decisione mi indusse a pensare che fosse arrivata fin l\u00ec con il preciso intendimento di incontrarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed era cos\u00ec. Mi venne accanto, mi accarezzo una guancia irsuta; mi commosse, ne restai pudicamente affascinato e seppi perch\u00e9. Disse di chiamarsi Arianna, di sapere di me e di essere una delle mie tante sorelle, progenie di Minosse e Pasifae. Felice di poterlo fare, pronunciai con soggezione il mio nome, cogliendole un sorriso di gioiosa sorpresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era spinta a farmi visita per un supplica che io solo avrei potuto esaudire.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio in quel giorno si sarebbe replicata l\u2019oscena offerta dei giovani \u2013 che mi disse ateniesi \u2013 erede di uno scellerato patto voluto dal padre crudele. Trepidando, aggiunse come una pizia le avesse predetto una sorte avversa qualora avesse concesso a uno di quelli di posare i suoi occhi infedeli su di lei. Lo sconosciuto, un nobile di nome Teseo, l\u2019avrebbe concupita e, dimentico del suo amore, presto abbandonata. Volendo sottrarsi a tanta umiliazione, mi incaricava, per il bene fraterno che ci univa, di fare in modo che ci\u00f2 non avvenisse uccidendo il giovane e mentre cos\u00ec mi sussurrava, affidava alle mie mani uno stiletto di morte. Ci avrebbe pensato lei, dopo averlo falsamente lusingato e spronato a sbarazzarsi di me, a condurmelo fin nel cuore del labirinto, badando a non smarrirsi nel dedalo di stanze grazie allo svolgersi di una matassa di robusto filo che le avrebbe consentito di tornare sui suoi passi.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza esitare, afferrando la breve arma, diedi segno di accettare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorridendo se ne and\u00f2, lasciandomi come stordito.<\/p>\n\n\n\n<p>Fedele alla consegna, eccitato, mi disposi all\u2019agguato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non pass\u00f2 molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Inatteso, il mio balzo lo sorprese e affondargli la lama nel cuore palpitante non mi fu difficile. Cadde e spir\u00f2 subito, incredulo. Lo trascinai alla pi\u00f9 vicina voragine che lo inghiott\u00ec silente.<\/p>\n\n\n\n<p>Arianna, il filo fra le mani, si avvicin\u00f2, mi bacio il labbro e fugg\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero felice per la prima volta da quando abitavo il labirinto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56282\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56282\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco ricordo del giorno in cui fui tratto qui la prima volta. 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