{"id":56274,"date":"2025-04-06T21:45:05","date_gmt":"2025-04-06T20:45:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56274"},"modified":"2025-04-06T21:45:06","modified_gmt":"2025-04-06T20:45:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-oe-50-anni-dopo-di-anna-martellotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=56274","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;O&amp;E 50 anni dopo&#8221; di Anna Martellotti"},"content":{"rendered":"\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Ehi tu. Girati per favore.<\/li>\n\n\n\n<li>Dici a me?<\/li>\n\n\n\n<li>A te s\u00ec.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>L&#8217;evanescente fanciulla lo squadr\u00f2 bene, poi cadde in ginocchio e, levando gli occhi in alto, prese a cantilenare<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Possenti regnanti di questo luogo, prostrata vi ringrazio! Oggi \u00e8 un immenso giorno, il mio desiderio alfine si realizza, per un breve istante io rinasco. Grazie per avermelo concesso; al vostro cospetto a breve verr\u00f2 grata a inchinarmi.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Terminata la sua preghiera la bianca figura si rialz\u00f2 e di nuovo squadr\u00f2 l\u2019anziano, che era rimasto fermo, incerto sul da farsi.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>E cos\u00ec, guarda un po\u2019 chi si rivede! Finalmente, stavolta sono certa, se tu. \u00a0Fatti guardare un po\u2019 meglio: eh, s\u00ec, non ho dubbi: invecchiato, ma, sei proprio tu.<\/li>\n\n\n\n<li>Io \u2026 io \u2026io<\/li>\n\n\n\n<li>Cos&#8217;\u00e8, sei rimasto senza parole? Pensavi che mi sarei bevuta la storia dello scempio delle Baccanti? Il povero poeta innamorato e incrollabilmente fedele all\u2019amata perduta sbranato dalle ebbre! Inventa qualcos\u2019altro.<\/li>\n\n\n\n<li>Non era per te, era per i posteri.<\/li>\n\n\n\n<li>Mi riconosci, dunque?<\/li>\n\n\n\n<li>Ti riconosco, s\u00ec. Sei ancora bellissima.<\/li>\n\n\n\n<li>Lo sar\u00f2 inutilmente per sempre. Perch\u00e9 avr\u00f2 per sempre solo vent&#8217;anni. Te invece ti vedo cadente! D\u2019altronde cos&#8217;hai adesso, settant&#8217;anni? Eh s\u00ec, devono essere almeno cinquant\u2019anni che ti aspetto appostata su questa riva. Ormai cominciavo a scoraggiarmi; se morivi fra un anno o due, capace che non mi avresti trovata qui. E invece, eccoti arrivato. Che sfacelo, guarda! Avevi tutti quei boccoli castani, eri magro, bello. Ora hai solo questa rada corona canuta a cingerti il capo calvo e il ventre di chi troppo indulge al vino. E guarda le mani, le dita! Erano come farfalle sopra le corde della tua cetra, e adesso? Sembrano rami d\u2019olivo e tronchi di vite! Come fai a suonare con quelle mani?<\/li>\n\n\n\n<li>Da tempo non accarezzo pi\u00f9\u00a0 la mia cetra. Polibea me lo ha vietato.<\/li>\n\n\n\n<li>Chi \u00e8 Polibea?<\/li>\n\n\n\n<li>Mia moglie.<\/li>\n\n\n\n<li>Ti sei sposato, quindi.<\/li>\n\n\n\n<li>Diceva che canto e suono destavano i bambini quando dormivano e li distraeva dai loro compiti da svegli.<\/li>\n\n\n\n<li>Dunque hai avuto anche dei figli!<\/li>\n\n\n\n<li>Quattro, tre maschi e una femmina.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019ombra si gett\u00f2 nuovamente a terra, battendosi il petto e tirandosi selvaggiamente le belle e lunghe ciocche brune, insieme emettendo grida e lamenti.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Quattro figli! Maledetto! Mentre io languivo qui, a scrutare questo fiume plumbeo, col mio ventre sterile e inutile! In attesa.<\/li>\n\n\n\n<li>Ma io ti ho resa immortale, Euridice! Il nostro mito rimarr\u00e0 imperituro per tutti i secoli a venire.<\/li>\n\n\n\n<li>Il nostro mito? Il tuo mito, vuoi dire. Nel quale io sono e rester\u00f2 per sempre solo una pallida e fugace apparizione, l\u2019impresa sar\u00e0 per sempre la tua impresa. Se non ti fossi voltato, se mi avessi fatta risalire, allora s\u00ec! Tu saresti stato l\u2019unico vivente a traversare il confine ultimo del genere umano senza che la parca avesse reciso il tuo filo, ma io sarei stata l\u2019unica ricondotta alla vita, l\u2019unica morta due volte, l\u2019unica resuscitata. E avrei potuto condurre a termine la mia vita, godere la giovent\u00f9\u00a0 ancora fiorente, generare figli, vederli crescere, conoscere la vita, apprendere e comprendere. Se solo tu, insulso anellide, non avessi disobbedito. Mai abbastanza ti accuser\u00f2, stupido cantorucolo senza nerbo.<\/li>\n\n\n\n<li>Euridice, lascia che ti spieghi.<\/li>\n\n\n\n<li>E cosa mi vuoi spiegare, Orfeo? \u00a0Ti sei girato. Non c&#8217;\u00e8 altro da dire. Pure te l&#8217;aveva raccomandato, Ade. E pure Persefone te lo aveva ripetuto, ricordi? Era accorata: \u201cPortala con te, Orfeo dalla voce flautata, e non voltarti indietro; ricorda che, finch\u00e9\u00a0 non sarete sotto il cielo, lei \u00e8 suddita del sovrano. Non guardatevi indietro, guardate avanti.\u201d Ci aveva messo tutta l\u2019intenzione, in quella raccomandazione, la dea regina. Ancora le sobbalzava qualche singhiozzo nel petto. E di sicuro ci guardava avviarci alla risalita con desiderio immenso; perch\u00e9 allora \u00a0molto mancava ancora al suo tempo. \u00a0Ma tu, niente. Ti sei voltato e hai rovinato tutto!<\/li>\n\n\n\n<li>Io \u2026 io vorrei spiegarti\u2026<\/li>\n\n\n\n<li>Non mi devi spiegare niente. Nessuna spiegazione mi appagherebbe, imbecille. C\u2019eri riuscito! Tutta l\u2019Ade era accorsa alla notizia di un vivente che era penetrato nell\u2019 Averno. Tutta l\u2019Ade era stipata in quella sala, ad ascoltarti. Tutta l\u2019Ade piangeva e gemeva. Persefone singhiozzava convulsamente. Caronte tirava su col naso, Ermes si asciugava gli occhi, le anime gemevano ai tuoi versi strazianti. Perfino Cerbero mugolava a tutti quei sospiri e le pareti e le colonne parevano stillare lacrime anch\u2019esse. Ade poi! Lui era quello che tenevo maggiormente d\u2019occhio. Da seduto eretto aveva cominciato a curvare le spalle, poi aveva fatto calare il velo nero, a celare gli occhi che andavano arrossandosi. Cercava di trattenersi, ma il labbro superiore iniziava a tremargli. \u00a0Allora aveva cominciato a ingiungerti di smettere, che la tua lira era troppo melodiosa, che il tuo canto era troppo commovente, che la tua voce era troppo dolce, che il tuo poema era troppo triste perfino per un luogo come il regno degli Inferi. Io, pur genuflessa, non smettevo di scrutarlo. Ero l\u2019unica a non piangere in tutta la sala, e quando lo avevo visto volgere il volto verso di me, gli avevo piantato in viso lo sguardo pi\u00f9 mansueto e mesto che m\u2019era riuscito, per poi volgere, con un sospiro ch\u2019era quasi un gemito, gli occhi \u00a0verso di te, mettendoci tutto lo struggimento di cui m\u2019ero resa capace. Fu allora che anche Ade scoppi\u00f2 in quel pianto disperato! Mascherai il trionfo che m\u2019esplodeva in petto: avevi vinto, avevamo vinto! Quasi incredula ascoltai la concessione balbettata tra i singulti, il comando di non volgere indietro lo sguardo, seguito dall\u2019accorata ripetizione della dolce Persefone.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Ero perfino orgogliosa di te. Avevi fatto cose che &nbsp;mai ti avrei immaginato capace di fare! Viaggiare fino a scovare l\u2019ingresso d\u2019Averno, &nbsp;discendere impavido fin nel cuore degli Inferi, chiedere udienza ai sovrani e intonare un tuo canto, il tuo pi\u00f9 riuscito, sfiorando la cetra\u2026 E invece! Hai trasformato un trionfo in una rovina, la mia rovina!<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Allora ascoltami, una buona volta. Su per quella salita, tu andavi via via riacquistando consistenza, il tuo passo veniva prendendo uno strascichio sempre meno leggero, il tuo fiato diventava ansimare simultaneo col mio, la tua mano chiusa nella mia ritrovava calore \u2026 poi, d\u2019un tratto, me la lasciasti; e, dopo un piccolo lamento, il tuo respiro non si ud\u00ec pi\u00f9.<\/li>\n\n\n\n<li>Eravamo risaliti fino a un tratto ghiaioso e io non indossavo calzari; m\u2019ero fermata a liberarmi d\u2019un ciottolo incastrato tra le dita d\u2019un piede. Trattenni il fiato perch\u00e9 stavo per imprecare, e sapevo che era pericoloso. Non mi desti nemmeno il tempo d\u2019avvertirti, scellerato! Non m\u2019ero ancora nemmeno seduta che ti girasti!<\/li>\n\n\n\n<li>Sempre mia madre ti rimproverava quel tuo vizio d\u2019imprecare a ogni inconveniente! Che non erano modi d\u2019una nobile fanciulla! Io ti stavo riportando nel sole, quasi c\u2019eravamo, e tu lasciasti la mia mano senza dirmene la ragione.<\/li>\n\n\n\n<li>Sciocco sventato! Pensavi che volessi ridiscendere negli inferi? Avevi un unico compito: non voltarti.<\/li>\n\n\n\n<li>Fu una reazione incontrollata. E in un attimo ti vidi scivolare all\u2019indietro, e perderti nel buio del cunicolo senza una voce.<\/li>\n\n\n\n<li>Gridavo, invece. Ma le voci delle anime ai vivi non \u00e8 dato sentirle.<\/li>\n\n\n\n<li>Fu tutto cos\u00ec rapido. Mi ritrovai a quell\u2019imboccatura, con la mano ancora inutilmente tesa a sorreggerti, col cuore che moltiplicava i suoi tonfi, non pi\u00f9 per l\u2019ansimare della salita, non pi\u00f9 per tutto il cantare di poco prima, ma per quel tuo svanire indietro, farti di nuovo ombra, le braccia levate, senza pi\u00f9 contorni. In quel nulla di cui solo il mio cuore batteva il ritmo dovetti sedermi su una roccia a riprendere fiato. A raccogliere i pensieri. M\u2019ero poi risolto di tornare indietro anch\u2019io; di ritentare l\u2019impresa. M\u2019ero pure levato dal sedile improvvisato e avevo mosso qualche passo, quando in testa mi s\u2019era formato un ricordo. Era il ricordo di tutte le volte che tu avevi respinto la mia foga: perch\u00e9 avevi il tuo sangue, o perch\u00e9\u00a0 sentivi un dolore pulsarti nelle tempie, perfino quella volta che temevi di sciuparti l\u2019acconciatura che t\u2019avevano fatto per le nozze di mia sorella. E mi rammentai della tristezza dell\u2019inverno, quando ti pareva troppo rigido per andare a cogliere erbe aromatiche, che pure mia madre t\u2019aveva insegnate, e perfino ti rifiutavi di scendere sugli scogli, a riempire la brocca d\u2019acqua salata per cuocere le tue insipide zuppe. O ancora mi torn\u00f2 in mente quanto aspramente mi rimproveravi quando mi accadeva di sporcare il chitone, come ti adiravi per le poche volte in cui disertavo la visita di tua madre a favore dell\u2019ozio con gli altri aedi di Tracia. E allora mi sono detto: \u201cChi me lo fa fare? E se scendendo un\u2019altra volta, mi ritrovo morto pure io? Oltretutto non ho pi\u00f9 spicci per pagare Caronte \u2026\u201d e cos\u00ec sono risalito.<\/li>\n\n\n\n<li>Quindi, per disprezzo della mia cucina, m\u2019hai lasciata l\u00e0 sotto, sei tornato tra i vivi, ti sei sposato e hai fatto quattro figli. Alla faccia del martirio dell\u2019amante!<\/li>\n\n\n\n<li>Euridice, ormai ci\u00f2 che \u00e8 stato non pu\u00f2 essere modificato. Ma noi possiamo recuperare, in questo luogo desolato io sono solo, smarrito, e tu sei ancora cos\u00ec bella!<\/li>\n\n\n\n<li>Ma senti che faccia tosta ha il vecchio poeta! No, caro mio, io ora ho avuto la mia soddisfazione, non ho pi\u00f9 ragione per rimanere su questa sponda a attendere. Anzi, mi incammino subito verso i troni dei regnanti a chieder loro di assegnarmi un luogo. Nell\u2019Ade non \u00e8 dato ritrovare i propri affetti terreni, se non per casualit\u00e0. Il nostro incontro, che non \u00e8 stato fortuito, \u00e8 frutto dell\u2019intercessione di Persefone, inteneritasi a vedermi cos\u00ec malconcia dopo il tonfo che m\u2019hai fatto fare; riprese pure aspramente lo sposo, che sghignazzava a vedermi tornare mogia, confusa, tutta sporca di terra. Basta, non ci voglio pensare pi\u00f9, ora tutto \u00e8 compiuto, vado a prostrarmi ai piedi dei sovrani e ad ascoltare il loro dettato.<\/li>\n\n\n\n<li>E io?<\/li>\n\n\n\n<li>Verr\u00e0 qualcuno a prenderti, non allontanarti troppo da qui.<\/li>\n\n\n\n<li>Potr\u00f2 rivederti?<\/li>\n\n\n\n<li>Me la servi su un piatto d\u2019argento, babbeo. Manco morta! Ahahahah \u2026<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>E sull\u2019eco interminabile di quella risata sardonica, la svelta figurina si dilegu\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_56274\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"56274\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;evanescente fanciulla lo squadr\u00f2 bene, poi cadde in ginocchio e, levando gli occhi in alto, prese a cantilenare Terminata la sua preghiera la bianca figura si rialz\u00f2 e di nuovo squadr\u00f2 l\u2019anziano, che era rimasto fermo, incerto sul da farsi. 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