{"id":561,"date":"2009-02-04T19:26:20","date_gmt":"2009-02-04T18:26:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=561"},"modified":"2009-02-04T19:26:20","modified_gmt":"2009-02-04T18:26:20","slug":"lamore-resta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=561","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;L&#8217;amore resta&#8221; di Martino Sgobba"},"content":{"rendered":"<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quella mattina, Carlo avrebbe preferito sentire la lama del gelo e della luce sibilargli negli occhi al posto di tutta quella insolita nebbia densa che penetrava fin dentro le ossa. Non aveva desiderio di nascondersi, di confondersi con i muri, di stare attento ai passi: avrebbe voluto camminare speditamente, con lo sguardo duro, fissare tutti in faccia e guardare oltre. Era giorno di rabbia e di tristezza. Gli sarebbe piaciuto anche sentire il ghiaccio crepitare sotto le scarpe. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Grigia e cupa, Belluno l\u2019aveva sorpreso: era domenica, le strade ancora deserte, le chiese ancora vuote, Piazza dei Martiri ancora ritirata sotto i portici. La nebbia confondeva ogni cosa e impediva di allineare i pensieri. Risalendo dal Piave, Carlo si accorse di essere giunto in via Garibaldi. La stazione non era distante: due pizzerie e due semafori pi\u00f9 avanti. Si era sempre sentito a suo agio in quella stazione, sui suoi stretti marciapiedi, nelle piccole sale d\u2019aspetto, e il grande spiazzo antistante, ricoperto di autobus, gli era sempre sembrato aperto ad ogni possibilit\u00e0, ad ogni direzione. Ma quella mattina tutto era fermo. La densa foschia aboliva lo spazio e il tempo; nascondeva anche il cratere rosso della pizzeria Vesuvio.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Francesca sarebbe arrivata entro qualche minuto. Carlo non la vedeva da quando l\u2019aveva abbracciata nella calda luce di aprile della Valle dei Templi. Non ricordava se quattro o cinque anni prima, in occasione di un viaggio scolastico. Gli alunni si erano stupiti del lungo abbraccio, delle lacrime, della carezza scambiata come fossero stati due vecchi innamorati un po\u2019 a disagio. Si erano emozionati. Non s\u2019incontravano da quindici anni e avevano l\u2019et\u00e0<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>in cui, pur fingendo di non declinare, si sa perfettamente che i ricordi accumulati non potranno pi\u00f9 essere superati da quelli in attesa. Un incontro breve: quasi nessuna parola e poi un distacco secco, fuggitivo, con la bocca serrata e gli occhi lacrimati da un malinconico sorriso. Era stato il suo ultimo viaggio di istruzione. Dopo l\u2019amicizia di quell\u2019abbraccio, la rumorosa inimicizia degli studenti verso quel luogo di splendore lo aveva definitivamente convinto a non prestarsi pi\u00f9 alla pena di accompagnare giovani corpi senza memoria e senza futuro.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il treno di Francesca era in ritardo. Carlo passeggiava nervoso, cercando vanamente di scorgere in lontananza il Ponte degli Alpini, ma la nebbia era un muro denso. Era stanco. Dopo aver viaggiato per molte ore, dall\u2019Adriatico pugliese a quello veneto, aveva ritrovato il monte Pelmo. In albergo aveva dormito poco. Il sonno aveva lasciato la scena ai tanti ricordi, alle tante parole di un\u2019amicizia in cui i ruoli erano stati subito rovesciati: il meno saggio, il naufrago di ogni certezza, il nomade del sesso, aveva dovuto guidare l\u2019amica travolta dalla passione, da un amore per un ragazzo troppo giovane. L\u2019aveva ascoltata per intere notti e per intere notti aveva maledetto quell\u2019amicizia. Alla fine, sfinito, aveva acconsentito e messo a tacere le perplessit\u00e0 di tutti gli altri amici con la favola di Eros che soffia dove e come vuole, anche fra i capelli di una professoressa aggrappata al ventre di Sergio, un motociclista suo ex studente.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Francesca era stata felice una primavera e un\u2019estate. Poi la moto si era fermata, con le gomme forate da una siringa trovata dietro un libro. A Sergio non era bastato il dono di un amore eslege, di labbra che avevano imparato a baciare nell\u2019arsura del sole, di occhi brillanti come arance e limoni, di mani calde e forti come lava. Francesca si era accorta di correre sulla corda, di silenzi che sfrigolavano fra le risate, di frenate sempre pi\u00f9 dure e sempre pi\u00f9 al limite, di baci sempre pi\u00f9 ruvidi e sempre pi\u00f9 brevi. Un libro stranamente fuori posto: forse una confessione. Cos\u00ec Francesca aveva capito che avrebbe dovuto raccogliere i lunghi capelli e il coraggio.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Dopo le grida e i pianti, Francesca divent\u00f2 una seconda giovane madre: prese Sergio per mano, lo guid\u00f2 per comunit\u00e0 e tante volte lo insegu\u00ec, raccattandolo sempre pi\u00f9 stremato. Infine, un nuovo amore aveva accolto Sergio. Un amore giusto, non di confine, non da chiacchiera provinciale. Carlo riprese ad ascoltare Francesca, la sua gioia e la sua rabbia, a tacerle le labbra con le mani, quando il suono delle parole sarebbe stato troppo doloroso, a distrarla da se stessa, a cullarla come una bimba, e<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>ricord\u00f2<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>che mai che gli era riuscito, anche una sola volta, di baciarla<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e donarle il suo desiderio. Quel desiderio era apparso improvviso, quando una carezza si era fermata per un istante, per poi seguire il filo delle labbra. Avrebbe voluto chiudere quelle labbra e suggerle di ogni tristezza. Forse sarebbe stato anche facile. Il dolore stordisce e pu\u00f2 accogliere una bufera che sovrasta ogni rumore, che spazza via ogni scheggia di polvere e di vetro dalle cicatrici. Forse sarebbe stato anche giusto. Il desiderio non ha un proprio limite e cerca ogni crepa per passare oltre il muro alto, oltre la porta chiusa. Forse. Ma<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>la carezza si volle spegnere, perdendosi sul volto di Francesca.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Francesca aveva lasciato Belluno e, dopo troppi anni, era tornata in Sicilia. Anche Carlo era tornato nella sua terra. Chi ha trovato una seconda patria, quando torna a casa \u00e8 destinato al rimpianto e alla delusione di vedere sfocati e laceri i colori, i suoni, gli odori che aveva rimpianto nei momenti di nostalgia. Cos\u00ec era stato per Francesca e cos\u00ec era stato per Carlo. Si<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>erano sentiti per telefono e avevano atteso lettere lunghe e malinconiche, prima molto frequenti, poi sempre pi\u00f9 distanti anche nel tempo, ma senza mai recidere il filo, che, dopo tanti anni, li avrebbe stretti in un abbraccio di quasi cinquantenni ancor apprendisti dei sentimenti. Mai una domanda pi\u00f9 affilata di un generico \u201ccome stai?\u201d. Mai una risposta pi\u00f9 amara di un \u201ccome sempre\u201d. I nuovi amori erano stati descritti con i nomi e pochi altri particolari. Di Sergio erano giunte notizie di una vita tranquilla: una moglie, due figli, un lavoro, la moto. Francesca aveva seguito quella vita con discrezione, rasserenandosi<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>sempre pi\u00f9, fino a tentare di dimenticare. <\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">La nebbia si era diradata e la motrice apparve in lontananza. Francesca scese e trov\u00f2 le mani di Carlo. Non volle passare dall\u2019albergo. Camminavano in silenzio. Riconoscevano le strade e le percorrevano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>come se non fossero mai andati via da Belluno. Un passo dopo l\u2019altro, lentamente, per ritardare lo strazio. Francesca volle sedersi in un bar. Mentre sorseggiavano il caff\u00e8, Carlo leggeva una lettera di Sergio: l\u2019ultima giunta, dopo un lungo silenzio. Poche righe raccontavano una storia gi\u00e0 tante volte ascoltata, una vita sempre sentita come acre, avara, lo sfregio di una cicatrice a rigare sempre ogni gioia. Alla fine del biglietto, c\u2019era una dichiarazione di resa e una domanda: \u201cRicordi ancora le nostre corse in moto?\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"yes;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">La nebbia era svanita. Si alzarono, ripresero il cammino, e poco dopo, apparve il Ponte sul torrente Ardo. Il ponte dei suicidi silenziosi, di quelli che non sceglievano il maestoso clamore del Ponte degli Alpini. Spesso la moto si era fermata sul quel ponte, per un bacio, per fermare un respiro, per una sigaretta.<\/span><\/p>\n<p class=\"NormalParagraphStyle\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Francesca guard\u00f2 in basso la poca acqua scorrere, ferirsi fra i ciottoli, allontanarsi sempre pi\u00f9, fino a scomparire. Nei suoi occhi apparve Sergio mentre precipitava, per poi acquietarsi nell\u2019acqua gelida.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Carlo la prese per mano e la port\u00f2 via dalle lacrime e, ancora una volta, pens\u00f2: l\u2019amore resta.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_561\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"561\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina, Carlo avrebbe preferito sentire la lama del gelo e della luce sibilargli negli occhi al posto di tutta quella insolita nebbia densa che penetrava fin dentro le ossa. 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