{"id":55969,"date":"2025-02-10T17:10:42","date_gmt":"2025-02-10T16:10:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55969"},"modified":"2025-02-10T17:11:24","modified_gmt":"2025-02-10T16:11:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-lamico-di-mio-padre-di-rita-anna-maria-stella-fantini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55969","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;L&#8217;amico di mio padre&#8221; di Rita Anna Maria Stella Fantini"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019aria della costa normanna francese era sempre stata pungente e lo era anche quel giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorseggiavo un caff\u00e8 americano nel mio solito bar in riva al mare, ed in quel vociferare sommesso e francese, guardavo incuriosita le due coppie e la signora Amelie che facevano colazione, mentre me ne stavo seduta ad un tavolino che sprofondava nella sabbia umida.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Davanti a me appariva un\u2019immensa distesa lucida ed argentea: il velo d\u2019acqua, che affiorava sull\u2019arenile dopo la risacca, si trasformava in quella beatitudine visiva.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Le alghe, sulla costa grigia e ventosa, erano aggrovigliate sulla battigia insieme alle conchiglie madreperlacee e, tutte insieme, ciottolavano allegramente fermandosi nelle reti dei pescatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella poltiglia marina creava dei grumi ventosi e silenziosi che interrompevano, all\u2019orizzonte, la distesa di renella e mare, dove i gabbiani volteggiavano senza sosta.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto che tutta quella bellezza si fosse ridotta ad un quadro di Turner, dove sarei potuta entrare ed uscire a mio piacimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La storia \u00e8 questa: mi trovavo in Francia, sulla costa d\u2019Alabastro, in un comune che si affaccia sulla Manica. Questo posto dell\u2019anima si chiama Etretat. La mia decisione di trasferirmici la presi poco prima dei miei 60 anni di et\u00e0 ed era passato pi\u00f9 o meno un anno.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che ci andai, la sua scogliera mi sospese in mezzo al cielo e l\u2019aldil\u00e0 mi fu spiegato in un istante. Capii che ero salva, che il paradiso era l\u00ec e non me ne allontanai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo preso in affitto una casa celeste in legno che un vecchio del posto mi aveva ceduto ad un buon prezzo. Quel sogno fatto di due stanze e servizi stava proprio sulla scogliera a cui si accedeva da un sentiero con delle sterpaglie sempre agitate dal vento. Da l\u00ec si poteva ammirare una vista mozzafiato e quella strana roccia bucata che spumeggiava nel mare.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina, quando mi svegliavo, venivo avvolta da una luce bianca e un po\u2019 abbagliante che inondava tutta quella piccola dimora. L\u2019acqua calda era un lusso e, dopo essermi lavata con quel freddo che sapeva di bagnato, vestivo abiti semplici e comodi, di colori tenui.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mi specchiavo molto poco, convinta che bastasse tutto quel riflettermi nel mare di Etretat. Avevo la sensazione che fossi sempre bella con quell\u2019acqua salata, quel vento e quelle conchiglie intorno a me. Forse non mi ero mai sentita cos\u00ec bella.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La mia anima era finalmente uscita allo scoperto e se ne andava appagata in giro, accompagnata da quella brezza eterna.<\/p>\n\n\n\n<p>Raggiungevo, ogni mattina, quel bar che si affacciava sulla riva e, talvolta, qualche onda furiosa raggiungeva i tavoli, le sedie e gli occupanti in un gioco emozionante per noi clienti, pronti a ritrarci per l\u2019occorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebastian era il proprietario di quel luogo e, con un\u2019aria premurosa e riservata, trovava il tempo di accontentare le richieste di tutti i suoi clienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quel che mi riguardava, si occupava di me ogni mattina preparandomi un caff\u00e8 lungo con un croissant fatto di burro salato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre pensavo al nulla, battei le ciglia e tenni gli occhi chiusi: mi venisti in me tu, caro Raimondo. Quanto tempo era passato e chiss\u00e0 come era cambiata la tua vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Eri stato l\u2019amico del cuore di mio padre, lo conoscevi da quando eravate ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Eravate nati nel \u201840 ed abitavate vicino a via della Chiesa Nuova, in una strada con i sanpietrini ed un portone d\u2019ingresso dove i gatti deponevano, spensierati, le loro urina, riversando quel liquido giallognolo e nauseabondo nella parte sottostante di quella soglia. Nell\u2019oscurit\u00e0 del cortiletto che seguiva, chiss\u00e0 perch\u00e9, quell\u2019odoraccio appariva pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Ormai cresciuti, da adulti e con le rispettive famiglie, avevate continuato ad incontrarvi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le volte il discorso finiva sulla vostra infanzia: di quel carrettino costruito da voi: con quattro ruote sbilenche ed uno spago che faceva da manubrio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Con quel trabiccolo vi recavate alla sommit\u00e0 di piazzale del Quirinale e poi, con voi a bordo, incoscienti e sghignazzanti, lo lasciavate libero di andare vorticosamente lungo una discesa trascinante e ventosa, che portava fino a via delle Vergini.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mentre ricordavate quei fatterelli, per una strana malia, ogni volta, perdevate tutti gli anni che avevate conquistato per definirvi adulti e cominciavate a ridere di cuore con gli occhi incollati gli uni negli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Credimi Raimondo, quando scoprimmo di essere innamorati l\u2019uno dell\u2019altro, verso i miei 20 anni ed i tuoi 45, sperai con tutto il mio cuore che i miei genitori non se ne avessero mai ad accorgersene.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cExcusez-moi madame, voulez-vous un autre&nbsp; caf\u00e8?\u201d : fui interrotta da Sebastian che mi chiedeva se volevo un altro caff\u00e8 . \u201cQui, merci Sebastian: un caf\u00e8 long et chaud\u201d: risposi di si.<\/p>\n\n\n\n<p>Dove ero rimasta\u2026ah, a quel giorno! E gi\u00e0 succede sempre tutto in un giorno qualsiasi, quando nulla ti lascia presagire quello che accadr\u00e0, o forse, invece, lo stavi preparando gi\u00e0 da un pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pioveva da far rumore ed il mio orecchio si stava sgretolando per quel tintinnio esasperante sulla grondaia del garage.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La mamma ti aveva invitato per un dolce appena sfornato in attesa del rientro pomeridiano di pap\u00e0 dal lavoro. Tua moglie ed i tuoi figli erano in settimana bianca e venisti da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mentre aspettavamo il rientro del genitore, squill\u00f2 il telefono e mamma and\u00f2 a rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo affettando la torta, mi passasti un piatto, ci avvicinammo troppo. Ti sentii dietro di me, ci strusciammo ed avvertii il tuo respiro sul collo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mi rigirai ed i nostri occhi sprofondarono in un magma di libidine e bramosia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dimenticammo che avevi 25 anni in pi\u00f9, che eri amico di mio padre e che eri sposato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che venne dopo sa dell\u2019incredibile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Dio quanto ti amai! Il cuore aveva un affanno strano: avevo un ardimento che sfiorava la cardiopatia e coincideva anche con uno strano sciacquettio nella pancia, quest\u2019ultimo decifrabile con delle farfalle che, leggiadre, svolazzavano nello stomaco: insomma ero troppo felice.<\/p>\n\n\n\n<p>La beatitudine m\u2019invase: tu fosti la mia bussola emotiva ed io non fui mai pi\u00f9 felice come allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Era banale dirti ti amo perch\u00e9 era una minuzia di quello che sentivo. Guardavo il cielo terso e mi sentivo un\u2019anima senza confini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio cuore divenne una lente d\u2019ingrandimento, scrutavo le minuzie intorno a te e mi accorsi che anche le tue ciglia mi amavano molto: sottili, allineate e delicatamente socchiuse, in un appagamento ancestrale mentre mi possedevi. Quando ridevi, rimanevo incantata da quella dentatura perfetta; avrei voluto essere ogni tuo dente per nicchiare dentro la tua bocca; avrei desiderato diventare la tua lingua quando mi baciavi, non bastava la mia.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ci furono notti in cui, scappati nella tua villa di campagna, non volli addormentarmi per non perderti nel sonno. Passammo giorni a letto a fare l\u2019amore, leggere, mangiare e dormire, per poi ricominciare, mentre i miei mi sapevano da una mia amica che non aveva il telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>Tic toc, tic toc\u2026..sentivo, per\u00f2, che eravamo dentro un tempo con una scadenza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orologio si ferm\u00f2: pap\u00e0 ci scopr\u00ec, in un bar al mare di Fregene, mentre stavamo mano nella mano e ci baciavamo a fior di labbra e tutto divent\u00f2 dolore, un grande ed inesauribile dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Un dolore feroce che aveva un suono: un sibilo perforante che non smetteva pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensai di non farcela.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sparisti e ritornasti nell\u2019integrit\u00e0 della tua famiglia, ed io, per dimostrare che tutto era superato, mi sposai con Tommaso, l\u2019amico di mio cugino, ed in 3 anni avemmo due figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono venti anni di matrimonio ed un divorzio, poi i figli laureati, sposati e come regalo una nidiata di nipoti da baciare. Arriv\u00f2, poi, la scelta di andarmene a vivere ad Etretat.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina, che strano, mi eri tornato alla mente, mentre sorseggiavo il caff\u00e8 di Sebastian e guardavo i gabbiani che si avviluppavano alle nuvole.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2, si, arriv\u00f2 una telefonata con un numero di cellulare sconosciuto e risposi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPronto, sei Rita? Sono Raimondo\u2026\u201d Risposi solo:\u201d Si, sono Rita\u201d. Mi venne in mente\u2026.<em>Elle n\u2019est pas possible!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Eri tu, immenso, mai passato, tutto senza il quale ero niente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019inizio e la fine di ogni cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mi ricollegai alla tua anima immediatamente e dimenticai di avere 60 anni e passa, dimenticai perfino di avere dei figli. Dimenticai di essermi sposata. Il mio tempo era fermo a te.<\/p>\n\n\n\n<p>In un mescolio di sensazioni travolgenti, rimasi stordita come da una grande sberla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRita, sto ad Etretat\u2026..desideravo vederti, vuoi?\u201d. La sua voce aveva una leggera increspatura di raucedine, come se fosse guarito da un recente raffreddamento e notai, anche, che gli tremava un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero diventata una statua, qualsiasi movimento avrebbe rovinato quell\u2019estasi tanto sperata.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi cos\u00ec, senza voler cambiare nulla, il tempo si era fermato. C\u2019era ormai \u201cun sempre\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi parlai:\u201d Certo che lo voglio. Dove sei?\u201d Non chiesi come fosse riuscito a sapere dove vivessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella voce era tutto quello che avevo sempre aspettato e d\u2019un tratto mi rivel\u00f2 la sua et\u00e0: per l\u2019ennesima volta mi apparve tremante e catarrosa: era un uomo di quasi 86 anni. Dio mio, chi mi sarei ritrovata davanti? Il tempo passato mi avrebbe demolito tutto quell\u2019amore?<\/p>\n\n\n\n<p>Annaspai cercando di prendere tempo e desiderai, sopra ogni cosa, di poterlo rivedere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cDove ti posso incontrare?\u201d incalz\u00f2 senza rispondermi ed io crollai: scongelai definitivamente quella antica passione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli risposi: \u201cSe vuoi, questa sera possiamo incontrarci al porto: c\u2019\u00e8 un ristorante molto buono per mangiare le ostriche; si chiama: da Mario e Vivienne\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Sentii che avrebbe accettato tutto, anche se gli avessi proposto d\u2019incontrarci dentro un bagno di un autogrill con le pareti scrostate.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFacciamo alle 20?\u201d mi chiese ed io risposi: \u201cAlle 20\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vidi pi\u00f9 quella battigia che da tempo curava la mia anima, tutto si era cristallizzato in una immobilit\u00e0 sacra, dove, se avessi osato muovere o dire qualcosa, quell\u2019attimo, atteso da pi\u00f9 di 40 anni sarebbe svanito: era questo il mio terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebastian mi port\u00f2 il caff\u00e8 ordinato. Lo guardai stordita e pensai a te.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo quell\u2019essere che ami, conosce come pu\u00f2 pizzicare la corda della tua follia: io, che avevo un timone saldo ed una bussola, all\u2019improvviso naufrago e continuo a sbatacchiarmi nella mareggiata grigia e schiumosa, sapendo che mi perder\u00f2 in un sole cocente ed in un\u2019arsura che preannuncer\u00e0 la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai tutto il tempo che ci divideva a rimescolare abiti e scarpe: niente era abbastanza per quell\u2019incontro. Era aprile e decisi per un abito in lana rosa; i capelli li lasciai liberi e le scarpe con il tacco mi alzarono un po\u2019 l\u2019autostima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti trovai fuori dal ristorante, avvolto da quel vento freddo che sa di subconscio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAmore mio, dove sei stato? Come hai fatto a vivere senza di me tutta questa vita? \u201c: furono le prime parole che gli rivolsi, prendendogli quella mano magra ed ossuta, resa fredda dal vento e dalla vecchiaia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fosti mio con uno sguardo, riconobbi in te l\u2019uomo che avevo amato pi\u00f9 degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il tuo viso scavato e meravigliosamente rugoso mi sorrise e cancell\u00f2 il tempo che c\u2019era stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mano strinse forte la mia, con una forza che sapeva di disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Declinai la testa sulla tua spalla.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cTu sei stata l\u2019unica\u201d: mi soffiasti cos\u00ec la tua dichiarazione d\u2019amore dentro un orecchio infreddolito.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrammo e ci sedemmo in quel ristorante sul porto: gli occhi erano uguali, giovani ed erotici, pronti a sbeffeggiare la tua vecchia faccia che riluceva davanti una candela fiammeggiante.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi posasti un bacio sulla guancia e rigirai il viso per baciarti sulla bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi spaventava quello che rimaneva da vivere e che sapeva di vecchiaia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ti volli con me per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55969\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55969\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aria della costa normanna francese era sempre stata pungente e lo era anche quel giorno. 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