{"id":5578,"date":"2011-03-18T18:16:21","date_gmt":"2011-03-18T17:16:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5578"},"modified":"2011-03-22T12:24:02","modified_gmt":"2011-03-22T11:24:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-papaveri-di-martina-dagresta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5578","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8221; Papaveri &#8221; di Martina D&#8217;Agresta"},"content":{"rendered":"<p>Scuote irruento i campi di papaveri rossi. E\u2019 un sollievo poter vomitare la rabbia.<\/p>\n<p>Non sopportavo i caldi meriggi.<\/p>\n<p>Il vento\u00a0 violento ha estinto i cieli languidi e lisci che mai acciuffavo, da ogni\u00a0presa mi pareva sgusciassero. Ha maciullato le innocue e depressive\u00a0 nubi di zucchero la cui stasi, solo a guardarle, mi penetrava fin nel petto, soffocavo. Ha dileguato i riverberi effimeri e lievi, la sontuosit\u00e0 del bianco, le sottigliezze fresche e deboli del celeste che si mescolavano al grigio afoso e invincibile. Ha disperso la fissa schiuma del cielo, che prima appariva bianca e pulita, poi, come l\u2019alabastro al sole si gonfiava di luce, poi innocentemente diventava cenere, infine piombo tetro e tedioso: tutto era incerto, un incubo. Imprevedibili e tremule pagliuzze d\u2019 argento danzavano sulle punte dei cipressi, in un batter di ciglia si dissolvevano, poi ricomparivano, impazzivo. Ogni tentennamento della luce, ogni suo dubbio, ogni suo indugio era un\u2019agonia.<\/p>\n<p>Non tolleravo il sudore che mi imperlava la fronte nelle torride ore, la fiacca delle gambe, l\u2019 inerzia dei pensieri, non un refolo d\u2019 aria. L\u2019 indolenza estiva e silente mi angosciava.<\/p>\n<p>Il vento tumultuoso ha squarciato l\u2019 aria pesante e ferma come l\u2019 acqua dei pozzi, ha trapassato quel cielo malato, bianco e indefinito che sembrava fatto di colla, non si lasciava respirare. Detestavo i panorami acquerellati perch\u00e8 temevo di annegare orribilmente in quell\u2019 acqua che, sinuosa, diluiva i colori di un tempo e rallentava i moti della natura e della vita. Odiavo la campagna pallida e fioca, flebili e offuscati parevano anche i rumori. Era come se l\u2019 intera collina, e noi sopra, fosse stata rinchiusa in una spessa bolla di vetro, dove colori e suoni giungevano fumosi e smorzati e il cui ossigeno presto si sarebbe esaurito condannandoci\u00a0 ad una lenta, inesorabile asfissia. Io solo me ne rendevo conto e mi logoravo.<\/p>\n<p>Il vento feroce ha spazzato la bollente nebbia che addolciva ogni contorno e che pacatamente, come ovatta, attutiva gli sfolgoranti raggi d\u2019 agosto cosicch\u00e8 la luce risultasse sporca di latte e bellissima, e per questo a me odiosa.<\/p>\n<p>Finalmente<\/p>\n<p>Io non appartenevo a quei quadri nivei e misurati, belli e sonnolenti, pigri e lieti, nonostante li avessi dipinti con le mie stesse stanche mani. Sprigionavano una casta, bianca poesia. Mi ricordava la pelle lattea dei bambini. E mi torturavo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Ero sorpreso di quanto piacessero invece alle ricche dame di passaggio, che trascorrevano le\u00a0vacanza estive nelle lussuose ville immerse in questa campagna. Io vedevo sbocciare i loro colorati ombrellini, pi\u00f9 alti delle spighe di grano, ai piedi della collina, poi con pazienza risalire tutto il declivio, fino al mio cavalletto.<\/p>\n<p>Non si avvicinavano mai troppo alle\u00a0 mie mani nere, tremanti e meticolose; forse procuravo loro ribrezzo, forse erano abbastanza colte da sapere che un artista ha bisogno di certi spazi. Meglio cos\u00ec. Solo allungavano i bianchi, esili colli verso la tela, come silenziose giraffe. Ogni tanto si trasferivano dalla mia destra alla mia sinistra. Indossavano vestiti chiari e leggeri, e lunghi tanto che i loro piedini ne risultavano coperti; anzich\u00e8 muoversi grazie a piccoli passi, in quella breve passeggiata, pareva che volassero, o danzassero, non so. C\u2019 era magia nel loro modo di camminare, e in quel frusciare di seta. Solo quando posavo il pennello, rispettosamente, si curvavano sul quadro; alla vista di quel pacifico, torrido candore\u00a0il loro sguardo pareva quello di una vergine, cos\u00ec sognante e quieto. Non capivo quella calma, neppure chi l\u2019apprezzava.<\/p>\n<p>Finalmente il vento rabbioso ha trafitto l\u2019 umidit\u00e0 di perla e fuliggine. Ha rotto il dolce silenzio stagnante.<\/p>\n<p>Le dame facevano a gara per accaparrarsi i miei tenui dipinti. Parlavano tra loro pacatamente. Schiudevano le labbra rosse, contrastanti con la bianca pelle tanto che parevano di lucido smalto sulla porcellana, in candidi, afosi sorrisi. Sussultavano con le loro piccole, fragili spalle; lievemente disegnavano delicate figure nell\u2019 aria con le braccia cremose. Mi sembravano angelici fantasmi, parte dei panorami nebbiosi. Avevano un accento francese, \u201cr\u201d rotonde e \u201cc\u201d sciabordanti come ruscelli. Mi pagavano molto. Io odiavo quelle misurate discussioni, e quei paesaggi rilassati.<\/p>\n<p>Per realizzarli avevo fatto uso delle tinte pi\u00f9 labili della tavolozza. Dove altri coglievano bellezza e pace campestre ed estiva, io solo scorgevo angoscia e presagio di morte: bianco diafano, bianco esangue e cadaverico, grigio spento, stravolto e malsano, grigio livido e dissanguato, celeste sfuggente e nebuloso, vago. Era un supplizio per me dipingere un cielo enorme e immobile quando dentro non provavo che tormento. Delle mie budella non restavano che macerie disumane, io le sentivo galleggiare, a volte mi risalivano fin in gola. Avrei voluto potermi dimenare, invece quelle piccole, precise, ravvicinate, sempre uguali pennellate lattiginose mi costringevano alla disciplina, all\u2019 autocontrollo, all\u2019 equilibrio, mi consumavano. Come gridare con un candido, morbido cuscino premuto con furore sulla faccia. Le mani mi tremavano e mi dolevano atrocemente.<\/p>\n<p>Non ero capace di ridipingere sulla tela, tal quali le osservavo con gli occhi, le sfumature evanescenti\u00a0delle nubi di calore, l\u2019 indeterminatezza della pace. Le mezzetinte mi sfuggivano ineluttabili. Spargevo addolorati sospiri nell\u2019 infinita campagna, poi, con le mani, mi nascondevo il viso di carbone, arso e indurito dal sole; cos\u00ec mi imbrattavo di bianco e di grigio perla. Quegli schizzi di latte sulla pelle morta erano tutto ci\u00f2 che avevo in comune con i quadri calmi e appannati.<\/p>\n<p>Paesaggi soffusi,\u00a0lontani e dentro me grida. Colline sbiadite, accoccolate nella canicola\u00a0estiva, e nel mio cuore gelo.<\/p>\n<p>Finalmente il vento impetuoso si \u00e8 svegliato. Ha liberato la campagna dall\u2019 angosciosa, bianca fissit\u00e0. Ha spezzato le immacolate, impalpabili piume del cielo. Ha lacerato i veli d\u2019 afa grevi e uggiosi. E\u2019 un sollievo poter sputare la rabbia mentre il vento sferza e ferisce i fragili papaveri rossi, e il cielo si fa sempre pi\u00f9 nero. Finalmente posso esprimermi con franchezza. Non seguo alcun sistema di pennellata, concedo alla mano affranta i suoi voli dissennati, di ripetersi e accavallarsi con violenza disperata.<\/p>\n<p>Il cielo \u00e8 cupo e funesto. Il vento sano e forte urla e recide gli steli dei cagionevoli papaveri. Sfodero un nero profondo, come la mia pelle e il mio cuore incenerito, per riprodurre questo soffitto luttuoso. Bagno la punta assetata del pennello di uno squillante rosso sangue, che rappresenti la congestione dei fiori dilaniati. I miei segni sono nervosi, maldestri, tormentati, intensi, brutali,terribili.\u00a0Ho tanta foga che presto di un\u2019 immensa distesa di papaveri\u00a0\u00a0ne faccio un agonizzante groviglio, una deforme macchia scarlatta che si agita e geme sulla tela. Un cielo tombale, basso e tragico, si fa complice di questo scempio, sembra tuonare.<\/p>\n<p>Finalmente posso sfogare la collera, dare colore e forma alla sofferenza. Il mio male ha\u00a0i moti del vento furibondo, passa, strazia e poi torna, fa turbini e mulinelli, e mai mi lascia. Impetuose pennellate di sangue prendono la forma di spirali frante e spigolose, sofferte, inquiete, strozzate. Piango come un bambino, martoriato\u00a0dai vortici sferzanti.<\/p>\n<p>Sono un papavero dai petali sgangherati. Sono un padre che ha visto morire il proprio figlio. Cadde mentre correva, le manine ed il curioso sguardo d\u2019 argento protesi verso una bianca farfalla. Batt\u00e8 la testa. Mor\u00ec sul colpo. Aveva sette anni. Lo volevo crescere e formare a modo mio. Gli volevo insegnare a dipingere cieli estivi.<\/p>\n<p>Sono un pittore inutile, ed un uomo che nemmeno pi\u00f9 esiste. E pur senza pi\u00f9 figlio, per sempre padre. Questo cielo oscuro, orrido e ingiusto resta a guardare le mie pennellate che si contorgono e si sovrappongono come mani inconsolabili. Come bocche digrignate. Come brandelli di fegato. Come fasci di muscoli che strappati dalle ossa schizzano l\u2019 uno a cavallo dell\u2019 altro, e si torgono e si annodano. Non c\u2019 \u00e8 pace n\u00e8 riposo nel mio quadro, solo verit\u00e0. Gi\u00e0 so che la verit\u00e0 non sar\u00e0 compresa. Nessuna facoltosa dama avvolta nella seta vorr\u00e0 comprare questa tela raggelante. Io chiedo soltanto di potervi entrare,\u00a0e di potervi rimanere in solitudine in eterno, come eterno sar\u00e0 il mio dolore. Il mio posto \u00e8 tra questi papaveri sparsi\u00a0spersi, battuti e lacerati.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5578\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5578\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scuote irruento i campi di papaveri rossi. 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