{"id":55757,"date":"2025-01-09T16:21:48","date_gmt":"2025-01-09T15:21:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55757"},"modified":"2025-01-09T16:21:50","modified_gmt":"2025-01-09T15:21:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-lappello-di-cinzia-micci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55757","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;L&#8217;appello&#8221; di Cinzia Micci"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno, finalmente, rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva trentacinque anni, Ada, ed era ombrosa come la penombra della casa materna, dalle tapparelle perennemente abbassate, dove era stata allevata, in perfetta e compiuta solitudine, da una madre depressa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 era morto d\u2019infarto quando Ada aveva appena quindici mesi, lasciando la moglie vedova a soli trent\u2019anni, con una figlia piccola da allevare. <\/p>\n\n\n\n<p>E lei l\u2019aveva allevata. <\/p>\n\n\n\n<p>Le aveva dato cibo da mangiare, vesti da indossare, quando aveva compiuto i sei anni l\u2019aveva iscritta a scuola. Il suo compito finiva l\u00ec. Ada non significava molto per Luigia, che si era spenta con la morte del marito. Segretamente, anzi, la odiava, perch\u00e9 le aveva impedito di lasciarsi andare alla morte come avrebbe desiderato fare per ricongiungersi all\u2019amato Massimo, luce dei suoi occhi, l\u2019unico essere che avesse dato un senso a una vita peraltro vuota di accadimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ada esisteva, tuttavia, e bisognava accudirla. Luigia aveva stretto i denti e aveva conservato il suo impiego al Comune, per portare a casa uno stipendio che le consentisse di non far mancare alla figlia i mezzi di cui aveva bisogno per diventare adulta. Lavorava, Luigia, sei ore al giorno pi\u00f9 gli straordinari.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fece mancare nulla alla bambina sul piano materiale. Le forniva ogni bene necessario al suo sostentamento, tranne l\u2019amore. Quello se n\u2019era andato insieme a Massimo. Dell\u2019amore si erano fatti carico i nonni paterni. Ada li adorava ed era felice di vivere con loro, in una vecchia casa inondata di luce e accesa di colore. Nonna Maria, con il suo affetto soffocante, le faceva dimenticare la gelida indifferenza materna. Nonno Aldo la portava alle giostre e a mangiare il gelato. Rideva con lei come un ragazzino e la guardava con occhi innamorati. L\u2019unica riserva di amore su cui poter contare le fu offerta da quei due vecchi signori le cui et\u00e0, sommate insieme, superavano abbondantemente un secolo e mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi accadde qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mor\u00ec nonno Aldo. Un infarto se l\u2019era portato via nel sonno, com\u2019era accaduto a pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonna Maria si strinse ancora pi\u00f9 saldamente alla piccola, cercando, da sola, di compensarla dell\u2019affetto che le era venuto a mancare, ma nonna Maria era vecchia. Quando Ada aveva undici anni, se ne and\u00f2 a sua volta, fulminata da un ictus.<\/p>\n\n\n\n<p>Non restava che tornare dalla mamma, sgomenta al solo pensiero di dover interagire con quella figlia che aveva sempre tenuto a distanza. Le pesava dover condividere l\u2019appartamento, nel tempo divenuto un sacrario di dolore, con la piccola estranea cui guardava come a una minaccia alla propria serenit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Ada rimise piede nell\u2019appartamento della madre, fu immediatamente edotta sulle regole della casa. Non bisognava trasgredire a esse per nessun motivo, la punizione sarebbe stata terribile.<\/p>\n\n\n\n<p>Regola uno: mai parlare. Mamma non doveva essere distratta dal proprio dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Regola due: mai sollevare le tapparelle. Mamma doveva vivere in un ambiente che assomigliasse alla tomba del padre prematuramente scomparso.<\/p>\n\n\n\n<p>Regola tre: mai invitare compagni di classe a casa. Avrebbero dissacrato il Tempio della Memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Regola numero quattro: mai ridere. Ridere era assolutamente vietato. La casa era un luogo di dolore e al dolore andava consacrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Se Ada avesse rispettato le regole della casa, mamma non si sarebbe adirata con lei e non l\u2019avrebbe collocata in collegio. Ada si chiese molte volte, nel corso della propria esistenza, se non sarebbe stato meglio finire in collegio, piuttosto che vivere in una tomba con una madre che non faceva alcuno sforzo per ricordarsi di essere viva.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorse i successivi nove anni in punta di piedi, nell\u2019assoluta solitudine in cui era stata relegata, e la solitudine si propag\u00f2 nel suo animo come un virus.<\/p>\n\n\n\n<p>Da bambina solare qual era, fintanto che era vissuta con i nonni, divenne taciturna e ombrosa, praticamente invisibile. Luigia non le rivolgeva mai la parola, mai la guardava negli occhi, mai osava riservarle un cenno, sia pure occasionale, di affetto.<\/p>\n\n\n\n<p>A diciannove anni, preso il diploma, Ada decise che era tempo di vivere da sola. Sacrific\u00f2 gli studi universitari pur di trovare un lavoro che le consentisse di uscire dalla casa che era stata per lei il luogo di una lunga espiazione priva di colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Trov\u00f2 lavoro come segretaria di uno studio medico e riusc\u00ec a ricavarne una paga sufficiente ad affittare un monolocale. Quando raccolse le sue cose per separarsi dalla madre, lei non si mostr\u00f2 dispiaciuta, anzi, forse per la prima volta, le rivolse un sorriso di compiacimento. Ada non la rivide mai pi\u00f9, dopo aver traslocato, n\u00e9 ne avvert\u00ec la mancanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai il danno era fatto. Il virus della solitudine le era stato inoculato e aveva espresso compiutamente i suoi effetti letali. Ada non era brutta. Non era bella. Il volto ovale, contrassegnato da piccoli occhi castani e da un naso leggermente aquilino, non lasciava nella memoria altrui tracce indelebili, ma, pi\u00f9 che in relazione all\u2019aspetto, Ada divenne trasparente agli occhi del prossimo a causa del carattere ombroso. Non aveva amici, non un rapporto affettivo che le consentisse di esprimere la carica emozionale rimasta sopita in lei per anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Svolgeva diligentemente, per otto ore al giorno, le mansioni da segretaria, per poi tornare in una casa vuota, senza riuscire a trovare soddisfazione all\u2019inquietudine che le cresceva dentro, giorno dopo giorno, per l\u2019assenza di un appagamento affettivo. Nessuno la coinvolgeva nei propri progetti. Nessuno le offriva un passaggio per tornare a casa. Nessuno si era interessato a lei al punto da chiederle il numero di telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico lenitivo alla solitudine era quello di trascorrere le serate, dopo il lavoro, a guardare il cielo, alla ricerca di una meteora cui affidare i desideri inappagati.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo guard\u00f2 cos\u00ec a lungo, il cielo, da cominciare a interessarsi alle sue costellazioni. Compr\u00f2 un manuale di astronomia e impar\u00f2 tutti i nomi e le posizioni degli agglomerati di stelle che poteva osservare nel corso dell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Si appassion\u00f2 cos\u00ec tanto che decise di trascorrere le vacanze in un\u2019isola, per poter scrutare la volta celeste senza il disturbo delle fonti luminose che in citt\u00e0 ostacolano una visione nitida del cielo notturno.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso delle vacanze vide la prima stella cadente della sua vita, una scia luminosa che percorse, nitida e opalescente, la volta notturna per lunghi istanti di incontenibile felicit\u00e0. Ne fu cos\u00ec turbata da esprimere con intensit\u00e0 inaudita il desiderio che l\u2019aveva accompagnata per un\u2019intera esistenza. \u201cGli umani sono cattivi ed egoisti. Vi aspetto da tanto. Venitemi a prendere!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La forza del suo appello era tale da non passare inosservata alla genia di Oje, pianeta della costellazione di Andromeda. Era in corso una missione esplorativa nello spazio cosmico alla ricerca di ecosistemi da studiare in vista di un\u2019eventuale colonizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Ojeani comunicavano in forma telepatica e non avevano mai preso in seria considerazione la Terra: troppo rumorosi e cialtroni i suoi abitanti per essere giudicati degni di un\u2019esplorazione approfondita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intensit\u00e0 mentale con cui Ada aveva rivolto il suo appello al cosmo, tuttavia, era tale da indurre i membri della missione esplorativa a rivedere le precedenti considerazioni sui Terrestri. Se l\u2019appello di un solo individuo era potuto giungere cos\u00ec nitidamente al loro sistema neurale, era probabile che avessero sottovalutato il potenziale degli esseri umani. In men che non si dica, la navetta esplorativa sbarc\u00f2 sul pianeta per compiere analisi aggiuntive i cui esiti andassero a implementare i dati gi\u00e0 in possesso<\/p>\n\n\n\n<p>Con le dovute cautele, prelevarono alcuni esemplari da analizzare, dopo averli selezionati in habitat differenti, tuttavia le analisi confermarono i deludenti risultati gi\u00e0 ottenuti nel primo campionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>La specie umana denotava un basso livello di attivit\u00e0 mentale e un uso infimo delle risorse disponibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Si opt\u00f2 per un ultimo prelievo e il successivo abbandono del campo d\u2019indagine. L\u2019esemplare umano che aveva irradiato il segnale mentale era degno di un\u2019osservazione scientifica approfondita, data la peculiarit\u00e0 che lo contraddistingueva rispetto agli altri esemplari della specie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ada fu prelevata dalla spiaggia ove era solita camminare nel corso delle sue passeggiate serali e divenne oggetto di un\u2019attenzione speciale nei laboratori di analisi di Oje, dove fu trasferita a una velocit\u00e0 di gran lunga superiore a quella della luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si ridest\u00f2 dal sonno artificiale cui era stata indotta, si ritrov\u00f2 a levitare in una sorta di bozzolo di luce accecante ove le era impossibile esperire altre sollecitazioni sensoriali che non quelle legate alla vista e alla percezione del proprio corpo fluttuante per l\u2019assenza di gravit\u00e0. Nuda, le erano stati asportati i capelli, le sopracciglia e le ciglia, nonch\u00e9 ogni altro elemento pilifero, galleggiava in una sorta di limbo luminoso vuoto di riferimenti spaziali, ove era impossibile calcolare lo scorrere del tempo. Dopo ripetuti e affannosi tentativi di trovare una via d\u2019uscita da quello stato inerziale, si rassegn\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto avvertiva un black out mentale e perdeva i sensi, per poi riacquistarli, dopo quello che le era parso un lungo sonno privo di sogni, e ritrovarsi a galleggiare nel medesimo bozzolo di luce in cui era immersa da un tempo indefinito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPrima o poi ne uscir\u00f2!\u201d si disse, ma stava perdendo la speranza. Da troppo tempo si dimenava nel disperato tentativo di attrarre l\u2019attenzione di qualcuno che la liberasse, finalmente, dal suo stato di prigionia, ma nessuno si fece vedere. Ogni tanto avvertiva nella propria testa come delle risonanze, debolissimi echi sonori che le sembrava fornissero istruzioni su quello che avrebbe dovuto fare, ma per lo pi\u00f9 non riusciva a comprenderne il significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si aggrappava ai ricordi della vita precedente come all\u2019unica fonte di conforto in una condizione per altri versi insopportabile, ma quando essi cominciarono ad affievolirsi, a farsi sfocati e poi a svanire, fu colta da una cieca disperazione, cos\u00ec devastante che ebbe l\u2019effetto di mettere fine alla sua sventurata esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la morte della cavia, la ricerca sulle ipotesi di evoluzione delle potenzialit\u00e0 mentali della specie umana s\u2019interruppe con esiti contraddittori. Il campione aveva rivelato delle risorse allo stato larvale, destinate per\u00f2 a rimanere latenti in relazione alla forte carica emozionale che contraddistingueva i Terrestri e interferiva con lo sviluppo pieno del loro potenziale mentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo di Ada fu conservato nel museo scientifico dei reperti animali prelevati dai pianeti di numerose Galassie. L\u2019espressione del volto congelata per sempre in una smorfia di tristezza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55757\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55757\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno, finalmente, rispose. Aveva trentacinque anni, Ada, ed era ombrosa come la penombra della casa materna, dalle tapparelle perennemente abbassate, dove era stata allevata, in perfetta e compiuta solitudine, da una madre depressa. Pap\u00e0 era morto d\u2019infarto quando Ada aveva appena quindici mesi, lasciando la moglie vedova a soli trent\u2019anni, con una figlia piccola da [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_55757\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55757\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":34920,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-55757","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55757"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/34920"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55757"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55772,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55757\/revisions\/55772"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}