{"id":55646,"date":"2024-12-26T12:17:39","date_gmt":"2024-12-26T11:17:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55646"},"modified":"2024-12-26T12:17:40","modified_gmt":"2024-12-26T11:17:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-il-primo-giorno-di-ugo-mauthe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55646","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Il primo giorno&#8221; di Ugo Mauthe"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando riaprii gli occhi non avevo la sensazione di aver dormito molto, per\u00f2 mi sentivo&nbsp;&nbsp;riposato come non mi capitava da parecchio tempo. La sera prima, invece, ero a dir poco sfinito.&nbsp; \u00c8 vero, questo incipit ha un sapore vagamente, molto vagamente, kafkiano, ma non ci sono metamorfosi in vista. O forse s\u00ec? Dipende dai punti di vista. Ero in un ambiente accogliente e familiare anche se, in realt\u00e0, non riuscivo a riconoscerlo. O meglio: mi sembrava di riconoscerlo, ma le mie sensazioni si fermavano l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era grande: una stanza come se ne abitano tante, con quelle misure che rendono un luogo pi\u00f9 ospitale di altri, il rapporto fra altezza, lunghezza e larghezza era pura armonia e appagava il pi\u00f9 esigente senso delle proporzioni. La finestra si apriva nella parete con una grazia senza parole. Io ero sdraiato sul letto, in una di quelle posizioni che il corpo scopre da solo e in cui ti ritrovi, di solito, soltanto al mattino, una di quelle posizioni che quando vuoi addormentarti non sei mai capace di ripetere. Ero molto comodo, perci\u00f2 non ancora interessato a scoprire la vista dalla finestra: mi godevo il momento, la posizione, che poi era solo un abbracciare il cuscino ma un abbracciare diverso dal normale abbracciare: doveva essere per via della forma presa dal cuscino durante la notte, oppure a causa della confortevole cedevolezza del pigiama fra il gomito e le spalle, insomma non mi sarei mai mosso di l\u00ec, come se avessi un alveo a mia forma e somiglianza in uno spesso strato di gommapiuma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sera prima mi ero addormentato di colpo. Non ricordavo d&#8217;aver letto le solite tre o quattro pagine. O forse s\u00ec? In effetti con la coda dell\u2019occhio vedevo dei libri impilati accanto al letto, c\u2019era scritto qualcosa sui dorsi ma sar\u00e0 stato per l\u2019angolazione o per la luce che li colpiva non riuscivo a leggere. Mi ripromisi di dargli un\u2019occhiata quando mi fossi svegliato del tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dormiveglia programmai la giornata come facevo da tutta una vita, la mia. Era un rito essenziale ed esistenziale ma, capiamoci, l\u2019importante non era tanto rispettare il programma quanto farlo e sapere di averlo davanti dal primo istante del mattino fino all\u2019ultimo del tramonto, come un gobbo. Il programma era un sentiero che metteva in fila le cose da fare come fossero i vagoni di un treno agganciati nella pi\u00f9 efficiente delle sequenze. Poi saltavo gi\u00f9 dal treno, cio\u00e8 dal letto, e quasi subito succedeva che il programma saltasse anche lui, ma dal lato opposto. Per\u00f2 era importante che dopo ogni risveglio il programma ci fosse comunque, perch\u00e9 solo questo dava ufficialmente il via alla giornata. Per cui, programmai.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piaceva disegnare mentalmente l\u2019itinerario dei prossimi movimenti: mi figuravo in prospettiva i percorsi letto-cucina-pastiglie-colazione-ginnastica-bagno-armadio-abiti-rifacimentoletto-sceltaabiti-indossoabiti-t\u00e8-computer-posta-sequenzalavori\u2026 non che arrivassi fino all\u2019ultimo minuto del tramonto per\u00f2 ci mancava poco. Paranoico? Ma no, semmai in\u00a0\u00a0cerca di sicurezze, tipico delle moderne solitudini che non possono nemmeno nutrirsi di vita maledetta o poetico spleen ma solo di pasti precotti, serie tv on demand e imprevedibili orari di lavoro non proprio schiavizzanti ma quasi. Il percorso geodomestico, con la concretezza delle sue scadenze immediate e ravvicinate, era la parte del programma che rispettavo senza difficolt\u00e0, ma se qualcosa interveniva a interrompere la sequenza, anche un semplice pensiero, ecco che il magico flusso s\u2019interrompeva: quella pausa era come il dove non si tocca per uno che non sa nuotare: annaspamento, panico istantaneo e schizzi. Dovevo muovermi dove si toccava.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Capito no come vivo? Vivo cos\u00ec, dove si tocca. Sento che l\u2019icasticit\u00e0 di questa espressione vi piace e in effetti devo ammettere che non \u00e8 niente male. Niente male. S\u00ec, niente male.<\/p>\n\n\n\n<p>Finito di programmare dovevo mettere in pratica, il meta programma di quasi tutti i miei giorni. Quindi misi i piedi fuori dal letto, come dicono gli anziani dove vivo io, e toccai il pavimento. Sorpresa!<\/p>\n\n\n\n<p>Era tiepido e morbido. Una moquette. O un tappeto. Non ricordavo d\u2019averlo in casa mia, n\u00e9 di averlo mai avuto in precedenza. La soffice consistenza del tutto inaspettata del pavimento ricordava l&#8217;erba e io, dopo averne scoperto l\u2019esistenza, mi godevo quel pavimento che non era un tappeto d\u2019erba, non era un nemmeno tappeto e non era neanche d\u2019erba, era di pavimento, la materia prima di cui sono fatti tutti i pavimenti dell\u2019universo: non so dirvi di quale materiale fosse fatto, potete provare a scoprirlo da voi e sono certo che prima o poi ci riuscirete. Io ci sto ancora provando ma senza quell\u2019impegno che potrebbe garantire il successo dell\u2019impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci mettevo impegno perch\u00e9 non me fregava niente del materiale, m\u2019importava della sensazione che, vi assicuro, era stupenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passo dopo doveva essere per forza muovere i primi passi sul pavimento magico. Li mossi. Leggerezza incredibile, quasi lunare, non avevo mai percepito cos\u00ec tanto di avere le piante dei piedi, mi ero limitato ai piedi, anche perch\u00e9 la pianta non \u00e8 un gran che \u2013 non che il resto sia chi sa cosa, per\u00f2, a volte, un piedino curato, ben scartavetrato e ben smaltato, calzato nella scarpetta giusta, con sopra la snellezza di un\u2019appropriata caviglia femminile, ha un suo perch\u00e9, per\u00f2 \u00e8 raro che sia cos\u00ec e il sotto del piede \u00e8 una di quelle cose che uno si metterebbe sotto i piedi con piacere per levarsele dai piedi una volta per tutte.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quella volta era diverso. La pianta del piede era rigogliosa di sensazioni piacevoli che da lei s\u2019irradiavano in linguiformi prolungamenti come sa fare solo una cioccolata calda in dicembre. Per questo ero tentato di rimettermi a letto e rifare tutto il percorso: sarebbe stata la prima deviazione dal programma della giornata, ma ne sarebbe valsa la pena per riavere quella speciale cioccolata calda che risaliva dalla pianta dei piedi fino alle sinapsi pi\u00f9 periferiche e solitarie della mia testa, desolati capolinea del pensiero.&nbsp;&nbsp;Anche la periferia conosce l\u2019estasi, magari \u00e8 solo una semplice festa di quartiere ma l\u2019intento \u00e8 lo stesso: il piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, stranamente, rispettai il programma e andai direttamente verso la cucina. Non ero mai stato in quella casa eppure sapevo dove fosse la cucina. Il pavimento mantenne la sua paradisiaca promessa per tutto il percorso ma a met\u00e0 corridoio incontrai una finestra che illuminava tutta la casa, proprio tutta, anche se era larga come una normalissima finestra e si apriva nel muro di un corridoio. Anche quella luce era diversa dall\u2019idea di luce che avevo sempre avuto dentro di me. Per esempio: il giorno prima era stato un bel giorno d\u2019inizio estate, l\u2019ora legale l\u2019aveva allungato fino alle dieci di sera per cui la luce era restata sospesa a mezz\u2019aria in un lunghissimo tramonto colorato. L\u2019avevo guardato dal balcone quel tramonto, fino al suo ultimo istante, prima di addormentarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Addormentarmi, perch\u00e9, che c\u2019\u00e8 di strano? Non era il tramonto di met\u00e0 pomeriggio di una giornata invernale ma quello tiratardi d\u2019una sera d\u2019estate, perfetto per appisolarsi su quella sedia sistemata sul balcone, sotto le stelle, a luci spente per non attirare le zanzare. E su quella sedia mi ero addormentato, mi sembrava che fosse andata proprio cos\u00ec, poi dovevo essermi svegliato chi sa a che ora della notte, disturbato da un\u2019arietta fresca o da un volo di pipistrello e come un sonnambulo dovevo essermi trasferito nel letto. S\u00ec, doveva essere andata cos\u00ec. Pensavo a queste cose fermo davanti alla finestra che si era aperta a met\u00e0 della parete del corridoio ma che in verit\u00e0, quando un istante prima avevo messo piede fuori della stanza iniziando a percorrerlo, non mi sembrava di aver visto.<\/p>\n\n\n\n<p>La finestra si era disegnata nel muro come una trasparenza improvvisa, completa di tende leggere che si muovevano nell\u2019aria che per\u00f2 a guardare bene, non era l\u2019aria a muoverle ma la luce dorata che veniva da fuori, un fuori che quella luce brezzolina nascondeva come una cortina. C\u2019era qualcosa che non mi quadrava, nemmeno la finestra che infatti era rettangolare, ma non era questa la ragione per cui non mi quadrava. Niente cucina, ora volevo uscire e vedere cosa c\u2019era fuori. La finestra sembrava un\u2019ottima scorciatoia per evitare di cercare la porta, le scale, i pianerottoli, gli ascensori e tutti quei sistemi che di solito si usano per passare da un dentro a un fuori. Mi sembrava un\u2019ottima idea scavalcare il bordo, che era all\u2019altezza giusta per farsi scavalcare da me, e uscire passando dalla finestra che mi si era spalancata davanti. Appena oltre il perimetro della finestra, la luce non permetteva di vedere cosa ci fosse fuori perch\u00e9 sembrava un controluce di se stessa e in controluce tutto \u00e8 contro la visibilit\u00e0, perfino la luce, per cui si vede poco o niente\u2026 ma non era una cosa di cui preoccuparsi, questo lo sapevo, anche se non sapevo come o perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero in piedi, in pigiama, impalato, indeciso insieme con altre parole con la<em>&nbsp;i<\/em>&nbsp;e altre anche senza&nbsp;<em>i<\/em>&nbsp;che avrebbero potuto aiutare a capire in quale incredibile (di nuovo la&nbsp;<em>i<\/em>) stato d\u2019animo mi sentissi. Credetemi sulla fiducia, sicuramente un\u2019esperienza simile capiter\u00e0 anche a voi e allora ripenserete a me e allo scetticismo con cui avete letto queste pagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono certo che anche voi vedrete, per esempio, la finestra allargarsi sotto i vostri occhi come stava capitando sotto ai miei.&nbsp;&nbsp;Se guardavo a destra si allargava da quel lato insieme con tutto il lato, se guardavo in alto si alzava verso il soffitto insieme con il soffitto. A sinistra succedeva la stessa cosa, in gi\u00f9 anche: la finestra si abbassava, si abbassava anche il morbido pavimento che per\u00f2 non era pi\u00f9 morbido, perch\u00e9 non era pi\u00f9 un pavimento ma un niente. Esatto, il pavimento mi stava piantando in asso abbassandosi e lasciandomi sospeso a mezz\u2019aria, nel mio pigiama. L\u2019aroma mi tocc\u00f2 su una spalla. Mentre mi voltavo scoprii di essere in piedi su un poggio di nuvole, a poca distanza da me qualcuno stava sorseggiando un profumato caff\u00e8 Lavazza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55646\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55646\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando riaprii gli occhi non avevo la sensazione di aver dormito molto, per\u00f2 mi sentivo&nbsp;&nbsp;riposato come non mi capitava da parecchio tempo. 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