{"id":55516,"date":"2024-11-19T19:35:42","date_gmt":"2024-11-19T18:35:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55516"},"modified":"2024-11-19T19:35:43","modified_gmt":"2024-11-19T18:35:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-la-zattera-di-roberto-fiorentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55516","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;La zattera&#8221; di Roberto Fiorentini"},"content":{"rendered":"\n<p>Il ronzio del vecchio condizionatore riempiva, strisciante, la stanza. Vagava petulante come una zanzara in cerca di una preda. Si arrampicava, indolente, sui muri.&nbsp; Sui mobili. Sul letto. Fino ad arrivare dentro l\u2019orecchio di Cinzia. Scandiva una ritmica stanca che l\u2019accompagnava dalla veglia al sonno. Il suo corpo, immobile, giaceva disteso su una sdraio, tra il balcone e la porta finestra della camera da letto. Sotto la testa, un cuscino le permetteva di osservare il panorama oltre il parapetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedeva la piana. I filari interminabili di pioppi. I campi arsi. Il fiume, in quell\u2019esatto punto in cui si allargava in un\u2019ansa infinita. L\u00ec la corrente scivolava veloce. Come se il mare lontano, migliaia di chilometri, la attirasse a s\u00e9, con una forza magica. &nbsp;Il caldo torrido di inizio luglio sfocava la visione. Deformava: linee e forme. Anche i colori mutavano; ad ogni movimento delle palpebre. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era il mare ad occupare i pensieri di Cinza. Immaginava le onde su quel suo corpo ricoperto da una patina di sudore, immerso ora in una leggera vestaglia. Cercava di risentire sensazioni fisiche, da decenni dimenticate. Brividi. Sussulti interiori. Scosse di antica passione. Sprofondava in un ricordo di un\u2019immensit\u00e0 agognata. Immersa nel desiderio di abbandonare le membra a un naufragio tra la battigia e le onde morenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti agli occhi le scorrevano immagini, talmente vecchie, che sembravano fotografie in bianco e nero. Sapevano di un amore marino: ora evaporato. Eroso: diventato nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Lontananza di corpi e di sessi. Indifferenza colpevole. Solitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f2 leggermente il capo verso l\u2019interno di quella stanza. L\u2019uomo che nella foto della memoria l\u2019abbracciava con passione, in mezzo al mare, era ora l\u00ec seduto. Dimesso. Controfigura di quel giovane amante; diventato poi suo marito.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo stava affondato in una sedia da picnic. Con gli anni aveva perso la sua originaria prestanza fisica. Si era rimpicciolito. Il volto, leggermente adunco come il naso, aveva finito per prevalere sul corpo. Pian piano aveva<\/p>\n\n\n\n<p>smarrito i capelli. Gliene rimanevano pochi. Li pettinava ancora come i divi del cinema anni Cinquanta. Una foggia che gli consegnava un\u2019immagine grottesca.&nbsp; Possedeva ancora certa grinta ogni volta che entrava in un campo da calcio; nonostante il corpo si fosse imbolsito. Il football era stata la sua passione di giovent\u00f9. Tramontata, ben presto, quando le doti da bomber erano svanite nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio il calcio e le sue mille distrazioni li avevano allontanati. Separati. Lei alla ricerca di nuove emozioni. Lui incupito dalla mancanza della gloria sportiva. Da un lavoro grigio e insignificante. Incarognito, ogni giorno, in inutili carte. Sepolto in un angolo di casa. Con poca voglia di affrontare il mondo esterno. Serrato in quattro mura a guardare calcio alla televisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto rimanevano sotto lo stesso tetto. Lei: per pura convenienza economica, cos\u00ec diceva agli amanti occasionali. Lui: per il timore di sprofondare in una nera vecchiaia. Accettava di pranzare con i compagni di letto della moglie; pur di non perderla. Lei gli aveva garantito che non lo avrebbe mai abbandonato. Cinzia aveva provato anche ad andarsene. Convisse, per un certo periodo in un\u2019altra citt\u00e0, con un socio in affari. Troppe botte e maltrattamenti da parte di questo ex camionista; con alle spalle dolorose vicende di crack economici e di ex mogli funeste.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec aveva deciso di tornare nella casa con Carlo. Dividevano, mestamente, il triste e opaco quotidiano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAvrei voglia di tornare al mare\u201d, disse improvvisamente lei, quasi parlando con s\u00e9 stessa che non con l\u2019uomo che aveva vicino. \u201cMi piacerebbe risentire l\u2019acqua che mi avvolge e mi entra nel corpo\u201d. \u201cSar\u00e0 almeno vent\u2019anni che non andiamo assieme in vacanza; sarebbe una buona idea\u201d, rimbrott\u00f2 lui. \u201cProbabilmente non avrebbe alcun senso: sai come viviamo. I nostri corpi sono qui. Le nostre teste sono altrove. Per lo meno la mia. La tua non so e neppure mi interessa saperlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo si alz\u00f2 in piedi, perplesso. Era indeciso se rispondere alla provocazione o lasciare perdere.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla stanza, pass\u00f2 al balcone. Anche il suo sguardo si riemp\u00ec dell\u2019immensit\u00e0 del fiume e della vastit\u00e0 della golena. Accese una sigaretta. I suoi pensieri si dileguarono nell\u2019aria seguendo le evoluzioni del fumo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQui davanti, cinque pensionati partirono con una strana imbarcazione per raggiungere il mare. Volevano arrivare al Po e proseguire fino all\u2019Adriatico\u201d. &nbsp;\u201cCome and\u00f2 a finire?\u201d. \u201cIn maniera grottesca Cinzia\u201d, rispose. \u201cCaricarono talmente tanto lo zatterone; soprattutto di vino che, alla prima curva del fiume, finirono tutti in acqua. Si salvarono ma erano tutti ubriachi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine di quella rudimentale navicella aveva destato Cinzia, dal lungo torpore pomeridiano. Recuper\u00f2 una posizione pi\u00f9 eretta sulla sdraio. Cerc\u00f2, il pacchetto di sigarette, rimasto sul pavimento. Ne accese una con sfacciata volutt\u00e0. Nella sua immaginazione, pian piano, apparvero storie di viaggi. Di avventure. Di notti passate sotto il chiarore della luna; cullata dalla corrente del fiume. Di una recuperata passione per qualcosa che non fosse solo il letto del suo ultimo amante.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2, con ancora pi\u00f9 intensit\u00e0, l\u2019orizzonte: il fiume, la golena, i campi, i boschi di pioppi e rubine. Sent\u00ec un moto nuovo salirle dal cuore. Aveva il bisogno di liberarlo nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTrovo bellissima l\u2019idea di utilizzare una zattera, fatta con le proprie mani, per arrivare al mare. &nbsp;Anzi meravigliosa. Sono stati molto pi\u00f9 avventurosi loro che i giovani d\u2019oggi: sempre mollicci\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec! \u00c8 proprio una bella storia\u201d, comment\u00f2 lui senza grande entusiasmo. \u201cLa raccontano, di tanto in tanto, al circolo. Spero che non sia una delle solite leggende buone per far passare i lunghi e noiosi pomeriggi di canicola in queste terre cos\u00ec piatte\u201d. Gett\u00f2 il mozzicone dal balcone. Migr\u00f2, con passo dolente, verso il salotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera mangiarono in silenzio. Senza pi\u00f9 scambiarsi una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCarlo: svegliati! Ti devo parlare. Subito\u201d. L\u2019uomo ancora immerso in sogni di coppe di campioni e di scudetti apr\u00ec lentamente gli occhi. Osserv\u00f2 il viso della moglie. \u201cDimmi Cinzia\u201d, bofonchi\u00f2. \u201cHo pensato che dobbiamo anche noi andare al mare. Come quegli anziani. L\u00e0 ci siamo conosciuti. Ci siamo amati, per la prima volta. Dobbiamo tornarci\u201d. Non ammetteva repliche. \u201cLasciami pensare un attimo. Non \u00e8 semplice\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi pu\u00f2 fare tutto. Lo dobbiamo a noi. A questa nostra vita cos\u00ec bella: prima. Cos\u00ec disperata: ora\u201d. \u201cVa bene, va bene\u201d, replic\u00f2 lui cercando di uscire da quella situazione che lo stava imbarazzando. Improvvisamente sent\u00ec salirgli dall\u2019animo un nuovo sentimento verso quella donna che aveva infinitamente amata. E che aveva perduta nei meandri grigi della quotidianit\u00e0 e della noiosa routine giornaliera. Nei piccoli egoismi di un\u2019esistenza banale. Senza grandi ideali. Costruita su un senso di rivincita per una giovent\u00f9 complicata passata nei quartieri periferici di una metropoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole era alto sul fiume. I rondoni scorrazzavano in un cielo infinito. Marito e moglie si avvicinarono alla sponda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ernestino giaceva appoggiato al ronco di una rubina con le radici sprofondate nell\u2019acqua. Un cappello di paglia sfilacciato gli ricopriva il volto. \u201cErnestino sveglia. Sveglia\u201d, grid\u00f2 Cinzia. L\u2019anziano si dest\u00f2, quasi intimorito. \u201cSiamo venuti da te per chiederti se ci presti due vecchie barche delle tue\u201d. \u201cTe le paghiamo subito: tranquillo\u201d, aggiunse Carlo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe vi servono? Siete due matti voi\u201d. &nbsp;\u201cVogliamo costruire una zattera e andare al mare. Un\u2019idea grande e fantastica\u201d, ribatt\u00e9 Cinzia immersa in un entusiasmo senza pi\u00f9 limiti. \u201cSecondo me \u00e8 un\u2019idea pazza. Ma proprio perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec folle mi piace\u201d. Percorsero una decina di metri in mezzo a un canneto selvaggio. Legati a un pioppo della golena, giacevano due scafi. \u201cEcco se vi possono servire: vi regalano queste. L\u00e0 dietro, in quella baracca ci sono dei legni che vi possono servire. Fate voi. Torno a dormire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavorarono tre giorni. Inchiodarono assi. Passarono vernici fuori e dentro la barca. Tornarono, piano piano, ad amarsi come uomo e donna. Lo zatterone, nato dalle loro mani e dal loro cuore, fu chiamato \u2018Felicit\u00e0\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alba si era appena alzata. Dolce e tranquilla quando spinsero \u2018Felicit\u00e0\u2019 nel bel mezzo del fiume. Il vento sereno della pianura faceva ondeggiare leggermente quel lenzuolo, a mo\u2019 di bandiera, su cui era stampato il \u2018bacio\u2019 di Klimt.<\/p>\n\n\n\n<p>La navigazione fu serena. I due naviganti si scambiarono un lunghissimo abbraccio. Si assopirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle montagne arriv\u00f2 un tappeto di nuvolaglia grigia. In pochi minuti il vento spazz\u00f2 il fiume. Cercarono di avvicinare \u2018Felicit\u00e0\u2019 alla sponda. La zattera inizi\u00f2 a ondeggiare. L\u2019uomo calc\u00f2 il remo sul fondo per stabilizzare lo scafo. Lei lo aiut\u00f2, con tutte le sue forze.<\/p>\n\n\n\n<p>La corrente aumentava sempre pi\u00f9 di velocit\u00e0. La pioggia si trasform\u00f2 in grandine. Carlo fece un ultimo disperato tentativo per tenere a galla l\u2019imbarcazione. Una terribile raffica in controvento ribalt\u00f2 lo scafo. Caddero in acqua. Cinzia nuotava affannosamente. Il marito, sbalzato pi\u00f9 in l\u00e0, non riusciva a restare a galla.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrancava affannosamente. \u201cCarlo ti prego. Resisti\u201d. Un pescatore, rifugiatosi sotto il telo di una posta di pesca abbandonata, avvert\u00ec i soccorsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon abbandonarmi: amore. Non mi puoi lasciare ora\u201d. Pi\u00f9 gridava, pi\u00f9 il corpo dell\u2019uomo era inghiottito da quell\u2019inferno. \u201cDobbiamo vivere ancora insieme. Non puoi morire cos\u00ec\u201d. \u201cAiutalo, per Dio\u201d, urlava a squarciagola verso il pescatore che si era rintanato, ancor di pi\u00f9 sotto gli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p>Con uno sforzo sovrumano cerc\u00f2 di avvicinarsi il pi\u00f9 possibile al corpo dell\u2019uomo; oramai in balia della corrente.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece appena a tempo a rivedere i suoi occhi ricolmi del terrore della morte. \u201cTi amo. Perdonami\u201d, grid\u00f2 prima che il marito sparisse.<\/p>\n\n\n\n<p>La corrente si mescol\u00f2 con le sue lacrime amare che arrivarono fino al mare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55516\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55516\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ronzio del vecchio condizionatore riempiva, strisciante, la stanza. 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