{"id":55472,"date":"2024-11-08T12:37:28","date_gmt":"2024-11-08T11:37:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55472"},"modified":"2024-11-08T12:37:29","modified_gmt":"2024-11-08T11:37:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-sciogliere-la-rabbia-di-salvatore-pisani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55472","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;Sciogliere la rabbia&#8221; di Salvatore Pisani"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>Non ci aveva visto pi\u00f9. Le aveva mollato un potente ceffone. Adesso il viso di Nadia era sfigurato da cinque dita, stampate sulla pelle delicata come un fiore spuntato nel posto sbagliato. Ma lei non poteva fare tutto quello che le passava per la testa. Prima avrebbe dovuto parlarne con lui. Non prov\u00f2 alcun rimorso per lo schiaffone che gli era sfuggito via dalle mani, come se non si trattasse di una scheggia impazzita. Era solo un segnale. Un segnale educativo.<br>Il rispetto. Il rispetto veniva prima delle relazioni. Il rispetto verso se stessi precede l\u2019amore. Che vuoi che sia una sberla data a fin di bene?<br>Non la pensava cos\u00ec suo suocero quando, saputo del fatto, venne a chiederne ragione. Nadia era il bene pi\u00f9 prezioso della sua vita. Su di lei poteva mettere la mano sul fuoco. In fondo cosa gli aveva chiesto? Partecipare con un suo collega a un meeting per informatici sull\u2019intelligenza artificiale. Un meeting dove si parlava anche di cybersicurezza ed erano presenti degli hacker di fama internazionale, che lavoravano per le istituzioni, da questa parte della barricata. Era un convegno di grande interesse professionale. Gino non aveva alcun diritto d\u2019impedire a Nadia di parteciparvi.<br>Il vecchio insisteva. Gino s\u2019era scusato gi\u00e0 due volte. Cosa voleva di pi\u00f9? Suo suocero pretendeva che la figlia partisse con Coso, come si chiamava, Giuseppe. Uno che le sbavava dietro. Neanche per sogno. Se col matrimonio gli aveva affidato Nadia, ora spettava a lui rispettare le consegne, sorvegliare sulla sua sicurezza e incolumit\u00e0. Non se ne parlava nemmeno che ci andasse sola con quel tipo.<br>Vuol dire che non hai fiducia in lei, obiett\u00f2 il suocero. Nossignore ribatt\u00e9 Gino, ho fiducia in lei ma non nel suo collega. Devo proteggerla, capisci? No, suo suocero non capiva. Disse che Nadia restava a casa sua perch\u00e9 voleva andare al convegno, e lui non poteva impedirglielo.<br>Non si aspettava questa decisa reazione dal vecchio. Pi\u00f9 in generale, non era abituato ad avere ostacoli nelle sue decisioni, soprattutto quelle che riteneva giuste per il bene suo e di Nadia. Sent\u00ec montargli qualcosa d\u2019inevitabile, quello che in certe circostanze \u00e8 un passaggio obbligato e che qualcuno chiama semplicemente rabbia. Da dov\u2019era uscito quel coltello da cucina? Non era uscito da nessuna parte, era gi\u00e0 l\u00ec sul tavolo che attendeva di essere sistemato nel cassetto, dopo la cena che aveva consumato in solitaria.<br>Non aveva altro modo. Altrimenti, il giorno dopo, Nadia sarebbe partita per Napoli, con Coso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si rese conto di aver accoltellato il signor Barbero, Gino se ne pent\u00ec. Che aveva fatto? Si guard\u00f2 le mani sporche di sangue come se non fossero le sue. Il vecchio si era accasciato, non dopo aver emesso un urlo atroce, da bestia gravemente ferita. All\u2019urlo era accorsa la figlia. Era in auto in preda a un\u2019ansia indescrivibile, ad attendere il padre. Pensava che il suo matrimonio fosse finito, era quasi isterica al pensiero che lo avesse messo in crisi un convegno di cybersicurezza. Quando ud\u00ec l\u2019urlo, usc\u00ec dall\u2019abitacolo come una saetta e buss\u00f2 con disperazione alla porta di casa. Gino le apr\u00ec con le mani insanguinate. Che hai fatto, disgraziato! url\u00f2, facendosi strada nel corridoio fino alla cucina. Suo padre rantolava in una pozza di sangue, non aveva ancora perso i sensi. Cerc\u00f2 di sollevarlo, ma non ce la fece. Gino si accost\u00f2 e le diede una mano per caricarlo sull\u2019auto. Ti accompagno in ospedale, le propose, con voce spezzata. Neanche per idea, fu la sua risposta.<br>Part\u00ec di gran carriera, sgommando sull\u2019asfalto lordo di sangue. Lui rimase per un tempo imprecisato a guardare l\u2019auto, che non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i carabinieri vennero a cercarlo, lo trovarono a casa. Era incerto se recarsi in caserma per costituirsi. Era colpevole, senza dubbio. Ma non riusciva ancora a capire come era giunto a quel punto. Si era quasi sentito obbligato a comportarsi in tal modo.<br>Ai militi disse che avrebbe potuto scappare ma era rimasto a casa ad aspettarli. Aveva chiesto alla moglie di accompagnarla in pronto soccorso col padre ferito, ma lei era troppo stravolta per acconsentire. Potevano chiederle, lui l\u2019aveva aiutata, come avrebbe fatto senn\u00f2 a trasportare da sola il ferito dalla cucina all\u2019automobile?<br>Scortato in caserma, aveva confessato tutto. Mentre raccontava ci\u00f2 che era successo, si chiedeva se l\u2019avrebbe rifatto, e quel che lo preoccupava era che la sua risposta non era decisamente negativa. Riviveva quei momenti come un passaggio obbligato. Non era ancora convinto che Nadia avesse il diritto di andare a Napoli in compagnia del suo collega. Una coltellata in pancia al suocero continuava a essere una motivazione sufficiente per convincerlo del contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Nadia l\u2019avevano salvato per il rotto della cuffia. Aveva perso molto sangue, e avevano dovuto asportargli un metro buono d\u2019intestino. Gino era finito nelle patrie galere. I reati contestati erano violenza di genere nei confronti della moglie e tentato omicidio del suocero. Lo aiutava il fatto che non avesse precedenti, cos\u00ec aveva detto il suo avvocato, che l\u2019aveva tartassato con domande importune. Sua moglie poteva scordarsela, aveva affermato. Altro che meeting informatico saltato, viaggi di lavoro per aggiornamenti e congressi professionali d\u2019ora in poi ne avrebbe potuto fare quanti ne voleva.<br>Piuttosto, l\u2019avvocato voleva sapere se aveva alzato le mani su di lei altre volte. Gino era propenso a rispondere di no. Frug\u00f2 nei meandri della memoria. C\u2019era quella volta che avevano litigato per la partita. A lei piaceva il basket, seguiva la squadra di Casale Monferrato, dove giocava un suo compagno di scuola. Lui le aveva impedito di andarci. Aveva faticato a convincerla. L\u2019aveva bloccata sulla soglia di casa e le aveva sussurrato all\u2019orecchio che aveva voglia di fare sesso con lei. Nadia c\u2019era cascata. Per\u00f2 era stato bello, nessuna violenza su di lei, le era piaciuto. No, non era il caso di parlarne all\u2019avvocato.<br>Un\u2019altra volta, invece, aveva insistito che voleva vedere una nuova partita. E le sue nuove avances non erano bastate. Aveva dovuto fermarla con la forza. Non avevano fatto sesso, quella volta. Anche a lui era passata la voglia. Non poteva farlo per dissuaderla ogni volta che c\u2019era una partita\u2026 Aveva semplicemente chiuso la porta di casa e requisito le chiavi. Nadia s\u2019era chiusa in bagno al piano superiore e aveva pianto tutta la sera.<br>Poi c\u2019era l\u2019episodio in cui era andata al cinema con una sua amica ed era rientrata a casa dopo le due di notte. In quell\u2019occasione s\u2019era comportata male lei, non l\u2019aveva avvisato. Perci\u00f2 anche l\u00ec grida e sberle. Nadia aveva ammesso che aveva sbagliato, ma non capiva il perch\u00e9 di tutti quei ceffoni.<br>S\u00ec, disse all\u2019avvocato, c\u2019\u00e8 stata un\u2019altra volta quando \u00e8 andata al cinema con una sua amica. Dopo il cinema se la sono spassata in qualche locale a bere, lei non mi ha avvisato, e quando \u00e8 rientrata nel cuore della notte ho perso le staffe e le ho dato un paio di schiaffi. Lei aveva torto marcio, l\u2019ha pure ammesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Al terzo colloquio, nell\u2019infermeria del carcere, mi sono beccato un pugno sul naso. Il paziente aveva quasi scontato la pena, il collega psicologo mi aveva detto che per cinque anni si era comportato bene. Poi, quando la moglie gli aveva chiesto il divorzio, s\u2019era infuriato. Se l\u2019era presa col compagno di cella per il solo fatto che lo aveva canzonato, che sar\u00e0 mai liberarsi di una rompicoglioni, cos\u00ec gli aveva detto. In tal modo aveva aggravato la sua situazione, l\u2019avevano messo in isolamento per il pestaggio.<br>Alberto lo conosco dai tempi dell\u2019universit\u00e0, mi aveva chiesto di visitare il detenuto per un parere. Era disperato. La psicoterapia con Gino sembrava avesse funzionato, da quando era in galera aveva avuto l\u2019effetto di sciogliere la rabbia: tutto lasciava pensare che si rendesse conto del male fatto. E invece\u2026 una richiesta della moglie contraria alla sua volont\u00e0, e cinque anni di colloqui buttati nel cesso. Secondo lui, la mia consulenza poteva essere utile. Non ho mai trattato con uomini aggressivi, ma per lui si trattava di dipendenza, per questo mi aveva coinvolto. Ma dipendenza da cosa? avevo obiettato. Dipendenza unicamente dal suo pensiero, aveva ipotizzato. Sarebbe lungo da spiegare. In pratica, se il suo pensiero non veniva assecondato, il paziente veniva invaso da un accesso d\u2019ira, e non gli restava che sfogarla con la violenza.<br>Al primo colloquio mi ero fatto raccontare i fatti che l\u2019avevano condotto in carcere: potevo sbagliarmi, ma mi sembrava sinceramente pentito di quello che aveva commesso. Al secondo ero risalito fino alla sua adolescenza quando, a causa del biglietto di un concerto di Zucchero negatogli dal padre, in un impeto di collera aveva spaccato una dozzina di piatti della cucina. Avevo tentato di farmi spiegare che cosa provava poco prima che gli montasse la rabbia. Al terzo colloquio avevo forse calcato la mano.<br>Gli avevo chiesto di immedesimarsi in Nadia: come si sarebbe comportato se avesse ricevuto uno schiaffone e poi avesse avuto suo padre accoltellato dalla sua partner? Non era pi\u00f9 che sufficiente per una domanda di divorzio? In un attimo, senza quasi accorgermene, avevo sentito un gran male al naso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che successe subito dopo, credo, cambi\u00f2 le cose. Invece di alzare la voce o di adirarmi, raccogliendo il mio sangue freddo e celando una certa paura, dissi che, vista la sua reazione, avevo due possibilit\u00e0. O denunciavo la sua ennesima aggressione al responsabile delle guardie carcerarie, o lui dava un segno dell\u2019inutilit\u00e0 della sua rabbia: tanto per cominciare, chiedere scusa al suo compagno di cella, e poi imparare a contare fino a dieci, prima di qualsiasi incazzatura. Veda, aggiunsi, io ho la possibilit\u00e0 di scegliere, lei invece no, se si trova costretto a fare solo ci\u00f2 che gli detta la sua ira. Prima di rivederci, dunque, attendo la sua decisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Me ne andai coprendomi il naso con un fazzoletto di carta pulito, uno striato di sangue l\u2019avevo appena gettato nel cestino dell\u2019infermeria. Avevo quasi la certezza che la mia esperienza con il paziente si sarebbe fermata l\u00ec. Non ero esperto di psicoterapia per uomini violenti, credo che oggi l\u2019offerta terapeutica in tale campo sia insufficiente, ci si rivolge pi\u00f9 alle donne che di solito ne costituiscono le vittime, ma non sono le sole. Non mi feci medicare, sgattaiolai fuori dal passo carraio del carcere e non dissi nulla ad Alberto. Dopo dieci giorni mi chiam\u00f2. Al telefono aveva un tono di voce che sfiorava l\u2019euforia. Caro dottor Lentini (mi chiamava spesso per cognome, non tanto per celia quanto per una sorta di venerazione a mio giudizio ingiustificata), ci avevo visto bene ad affidarti il caso, disse. Ma cosa vi siete detti, l\u2019ultima volta? Ha firmato, ha concesso il divorzio alla moglie.<\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55472\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55472\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci aveva visto pi\u00f9. 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