{"id":55383,"date":"2024-10-27T20:00:22","date_gmt":"2024-10-27T19:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55383"},"modified":"2024-12-09T13:21:45","modified_gmt":"2024-12-09T12:21:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2025-biscotti-di-stefano-acquario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55383","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2025 &#8220;L&#8217;amore miope&#8221; di Stefano Acquario"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8211; Ciao pap\u00e0 &#8211; mia figlia rientrata da scuola mi d\u00e0 un bacio. La sua guancia \u00e8 fresca come l\u2019inverno fuori e l\u2019odore del suo viso \u00e8 quello infantile che ancora indugia sulla pelle e i capelli delle adolescenti. Sento il freddo della stanghetta metallica dei suoi occhiali sul mio zigomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo e gli occhiali del primo bacio, anzi, del secondo bacio. Il primo, quando avevo undici anni, me lo ero scambiato con Grazia nelle scale dietro il cortile. Era una penitenza per un gioco di carte che facevamo con gli altri bambini del palazzo che poi erano bambine, visto che io ero l\u2019unico maschio. Grazia mi piaceva molto e approfittavo di queste penitenze pilotate e confuse, identiche ai premi. Quando ci siamo baciati mi sono stupito di trovare sulle mie labbra qualcosa di cos\u00ec morbido. Le labbra sono ricche di terminazioni nervose, ma \u00e8 un termine inappropriato. Non c\u2019\u00e8 nulla di nervoso nelle labbra. Il bacio sulle labbra \u00e8 un qualcosa di dolce, accogliente.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque ero orgoglioso di quel mio primo bacio a undici anni, sembrava annunciare una gratificante carriera di baciatore. Ho aspettato invece molti anni un altro bacio, addirittura alla fine del terzo anno di liceo. Per questo motivo sono sempre stato incerto se dare a quello con Grazia l\u2019omologazione ufficiale di primo bacio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre mi aveva portato a dieci anni dall\u2019oculista.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cosa leggi con queste lenti? \u2013 mi interrogava il medico \u2013 e con queste vedi meglio?<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto mentire, ma quelle lettere cos\u00ec chiare sui libri che leggevo, erano poste a una distanza incolmabile per i miei occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine dell\u2019interrogatorio arriv\u00f2 la sentenza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Due diottrie all\u2019occhio destro e due e mezzo all\u2019occhio sinistro. Le faccio la prescrizione per gli occhiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ritrovavo quattrocchi, diverso dagli altri. Brutto. Non conoscevo ancora il concetto di bellezza ma avevo scoperto quello di bruttezza. Per tutta la scuola media ho vissuto rassegnato con questi supporti sul naso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nuovo liceo dove ero andato, ho scoperto anche il concetto di bellezza, cio\u00e8 la bellezza delle ragazze in quanto ragazze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho smesso di portare gli occhiali<\/p>\n\n\n\n<p>O meglio, li portavo in classe per vedere la lavagna, per ascoltare meglio la lezione, noi miopi sentiamo meglio con gli occhiali. Anche nella nuova scuola al suono della campanella per l\u2019intervallo li riponevo velocemente sotto il banco, con una destrezza acquisita negli anni scolastici precedenti. Nel corridoio dove sostavo con i compagni di classe cominciai presto a notare una scena rituale. Poco dopo la campanella gli studenti nel corridoio si spostavano sui lati, un Mar Rosso che si apriva per far passare una ragazza, alta, con i capelli lunghi: quell\u2019apertura dava alla camminata di questa ragazza un che di solenne, rinforzato dai commenti maschili sussurrati. Io per\u00f2 non riuscivo a vedere un bel niente. La scarsa illuminazione del corridoio era letale per la miopia. La bellezza di lei era descritta dalle mezze frasi incomprensibili e dai sospiri degli altri ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>In quei primi mesi ho ripetuto e si \u00e8 svolta quasi ogni giorno la medesima sequenza. Campanella, occhiali sotto il banco, corridoio, sfilata della ragazza ombra. Quello che non vedevo lo annusavo: avevo imparato a riconoscere il suo profumo. Prima ancora della sua figura sbiadita sentivo arrivare questo profumo fresco che sapeva di frutta, forse pompelmo.<\/p>\n\n\n\n<p>In inverno Massimo, il mio compagno di banco, mi chiese per la prima volta se quel sabato pomeriggio volessi uscire con il suo gruppo. Si andava alle giostre di piazza Vittorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivai all\u2019appuntamento mi trovai di fronte la modella che sfilava nella penombra del corridoio di scuola. Era bellissima Magda. L\u2019ho riconosciuta subito dal profumo. Stavolta, anche se con gli occhiali lasciati nella tasca interna del cappotto, era a pochi centimetri da me. Non ho un ricordo visivo di quell\u2019incontro, come se in quel lungo e nebbioso addestramento gli altri sensi avessero preso il sopravvento. Facemmo diversi giri sulla giostra delle astronavi a due posti. Con lei cos\u00ec vicino a me sentivo ancor meglio il suo profumo, e il contatto tra i nostri fianchi, immersi nei cappotti, mi sembrava un qualcosa di incredibilmente intimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le offrii i guanti, cosa che lei accett\u00f2 con naturalezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pochi minuti, in quell\u2019ora del tardo pomeriggio invernale torinese, le mie mani erano diventate una sola ghiacciata unione con la sbarra di acciaio alla quale mi reggevo. Eppure quel freddo cos\u00ec intenso da bruciarmi la pelle mi dava felicit\u00e0, una ebbrezza da cavaliere impavido, insensibile a qualsiasi sofferenza fisica. Anche perch\u00e9 la sensibilit\u00e0 delle mani l\u2019avevo ormai persa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tolsi le mani dalla sbarra di metallo sentii della mia pelle rimanervi attaccata. Dopo essere scesi lei mi restitu\u00ec i guanti, cosa che io accettai con naturalezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quel sabato ne seguirono altri con cinema, gite fuori porta, feste di compleanno o semplicemente pomeriggi in casa di qualcuno. Il tempo trascorso a scuola era soltanto un conto alla rovescia dell\u2019uscita settimanale o l\u2019occasione per intravedere la sfilata di Magda nel corridoio: ero l\u00ec, sempre senza occhiali, che sorridevo cercando di indovinare la giusta direzione. Lei guardava oltre e annuiva sempre a qualcun altro. Soffrivo molto della noncuranza con cui mi passava accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una tale bellezza aveva generato una competizione feroce tra tutti i maschi adolescenti della scuola. Qualcuno lasciava intendere di esserci uscito insieme o addirittura di averci fatto qualcosa di pi\u00f9 concreto. Sapevo che quelle affermazioni erano un millantato credito perch\u00e9 Magda usciva tutti i sabato pomeriggio con il nostro gruppo ma provavo ugualmente grande rabbia. Mi preoccupava di pi\u00f9 la contesa con Neno, amico del ginnasio che era venuto con me nella nuova scuola, anche lui della nostra comitiva, con cui condividevo il mio innamoramento per lei. Si era creata tra noi una rivalit\u00e0, una competizione dichiarata tra maschi, pi\u00f9 o meno leale, una sfida fatta di alterne vittorie e sconfitte, e anche qualche pareggio. Alla fine del pomeriggio chi era riuscito a stare seduto vicino a lei, che fosse il cinema o il trenino a cremagliera per Superga, magari vicini per via dei sedili stretti, poteva a buon diritto considerarsi vincitore per quel turno. A scuola invece quando la vedevo, per modo di dire, Magda ostentava indifferenza nei miei confronti. La parziale consolazione era il medesimo disinteresse verso Neno. Sicuramente non era conveniente farsi vedere in giro con il nostro gruppo, quello un po\u2019 sfigato, senza nessun motorino posseduto, che si muoveva grazie al servizio filotramviario comunale: mi insultavo da solo per non aver insistito abbastanza con i miei per avere il ciclomotore. Invece Magda andava via da scuola sulla vespa di un ragazzo, che mi dicevano essere suo fratello, notizia comunque non verificata. Appartenevamo a due classi sociali diverse. Io facevo parte di quelli senza motorino. Probabilmente usciva con noi soltanto perch\u00e9 nel gruppo c\u2019era Emanuela, amica del cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>I momenti migliori erano quelli delle feste di compleanno in casa, quando si ballavano i lenti. Per la prima volta in vita mia avevo l\u2019esperienza del mio corpo aderente a quello di un altro essere umano, una ragazza femmina, le guance cos\u00ec strette l\u2019una all\u2019altra da cominciare a sudare e quando ci staccavamo erano rosse di un accaloramento bambino, come quando si torna a casa dopo aver giocato in cortile. E poi il resto del viso immerso nel profumo dei suoi capelli. Una volta il cuore mi batteva cos\u00ec forte che lei mi disse di averlo sentito. Anch\u2019io avevo sentito il suo, ma non dissi nulla. L\u2019unica cosa di quell\u2019abbraccio che avesse a che fare con il ballo era la musica del giradischi. Erano minuti di felicit\u00e0, rovinati dal fatto che Neno facesse la stessa cosa, avvinghiato a lei quel maledetto mi sorrideva maligno.<\/p>\n\n\n\n<p>A ridosso della fine dell\u2019anno scolastico Magda comunic\u00f2 al nostro gruppo che sarebbe partita entro poche settimane per le vacanze estive ma senza fare ritorno a Torino: andava a vivere a Livorno con la sua famiglia poich\u00e9 il padre era stato trasferito per lavoro. Che dolore. Il mio tempo con lei era finito. La mia prima storia d\u2019amore sarebbe morta prima ancora di nascere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, in quella settimana di maggio inoltrato, presi la mia decisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo andati tutti quanti al cinema a vedere una commedia ma durante il film non sono riuscito a realizzare nessuna delle fantasie che mi avevano accompagnato durante la settimana, come metterle il braccio sulla spalla e stringerla a me. Forse avrei dovuto proporre un film di paura, ma se poi, pensai, si fosse seduto accanto a lei Neno? Alla fine della proiezione per\u00f2, mentre ci alziamo dalle poltrone, improvviso un gesto audace: le prendo la mano, che nella mia mi fa sentire di nuovo quell\u2019intimit\u00e0 del luna park. Fuori dal cinema il coraggio mi viene subito meno e gliela lascio.<\/p>\n\n\n\n<p>Al ritorno Neno ed io saliamo come sempre sullo stesso autobus di Neno, il 63, mentre noi scendiamo a piazza Statuto dove Neno prende l\u2019autobus per Rivoli e io quello per casa mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arriviamo a piazza Statuto lei ci saluta e Neno, scendendo, ricambia. In quel momento risuona forte il silenzio della mia risposta. La fotografia \u00e8 questa:<\/p>\n\n\n\n<p>Io, attaccato con virile fermezza al corrimano che dichiaro \u201cnon scendo, l\u2019accompagno a casa\u201d, l\u2019espressione meravigliata di Magda e le porte del mezzo che si stanno richiudendo sugli occhi spalancati per l\u2019orrore di Neno, ormai sceso dall\u2019autobus, fissi su noi due.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei abita vicino al capolinea ma rimaniamo a parlare alla fermata dell\u2019autobus. Cominciamo a raccontarci di noi come se non avessimo aspettato altro che quell\u2019occasione per poterlo fare. Lei mi rivela di essere miope, anche pi\u00f9 di me, e che soltanto da pochi giorni ha messo le lenti a contatto. Anche lei quando esce dalla classe lascia gli occhiali sotto il banco. Altro che passerella o sfilata, c\u2019\u00e8 soltanto l\u2019ansia di chi va a tentoni nell\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E ci baciamo. Di nuovo quella sensazione di tanti anni prima ma stavolta non \u00e8 breve, fugace. Quella sensazione unica di un qualcosa di morbido, le labbra che si toccano con altre labbra, una cosa ugualmente morbida, permane. Lei mi dice sorridendo \u201dhai il naso freddo\u201d e io non ho altro da risponderle che \u201canche tu\u201d. Ci diamo altri baci, pi\u00f9 lunghi, pi\u00f9 brevi. Non importa, adesso possiedo finalmente quel soffice segreto e posso replicarne la formula. Ci salutiamo con altri baci.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendo l\u2019autobus per tornare a piazza Statuto. Ho le gambe che mi tremano. Mi fermo ad un bar per prendere un cappuccino e un croissant, come se mi dovessi nutrire per aver compiuto una grande fatica. Metto un moneta nel juke box ma adesso non mi ricordo quale canzone.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi torno a casa, con le gambe che ancora un po\u2019 mi tremano. &nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_55383\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55383\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Ciao pap\u00e0 &#8211; mia figlia rientrata da scuola mi d\u00e0 un bacio. La sua guancia \u00e8 fresca come l\u2019inverno fuori e l\u2019odore del suo viso \u00e8 quello infantile che ancora indugia sulla pelle e i capelli delle adolescenti. Sento il freddo della stanghetta metallica dei suoi occhiali sul mio zigomo. Il profumo e gli [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_55383\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55383\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":28549,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[703],"tags":[],"class_list":["post-55383","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2025"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55383"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/28549"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55383"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55383\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55585,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55383\/revisions\/55585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55383"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55383"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55383"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}