{"id":55,"date":"2008-11-13T12:57:15","date_gmt":"2008-11-13T11:57:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55"},"modified":"2008-11-13T12:57:15","modified_gmt":"2008-11-13T11:57:15","slug":"racconti-nella-rete-2009-zingara-di-stefano-frilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=55","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Zingara&#8221; di Stefano Frilli"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<p><span lang=\"IT\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Cosa potresti dirmi? Un\u2019altra bugia? Raccontarmi un sogno che non prevede realizzazione?<\/p>\n<p align=\"justify\">La piccola zingara, vestita da un folle pittore, appare dall\u2019angolo della casa e rallenta il suo rapido passo nel vedermi. Come il cane che fiuta una traccia, si torce nel fermarsi e nel gesto plastico di tendermi una mano. Il suo giovane volto color foglia d\u2019autunno si alza e si reclina lievemente; poi si spacca in un sorriso di maniera, mostrando i bianchi denti irregolari. La mano che mi porge \u00e8 semichiusa, tra il pugno e l\u2019appiglio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vuoi solo qualche spicciolo o vuoi colpire la mia apparente integrit\u00e0? Forse vuoi offrirmi una possibilit\u00e0. Ma cosa potresti dirmi, se non un\u2019altra bugia!<\/p>\n<p align=\"justify\">Il tempo di un mio pensiero per lei \u00e8 stato troppo lungo e l\u2019ha tradotto in un rifiuto: rientra su di s\u00e9 reinserendo la mano nelle sue vesti e chinando il capo; poi riprende il suo rapido passo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 il terzo turno del semaforo che lascio passare senza attraversare la strada. Guardo le automobili che passano e, distrattamente, osservo il lavavetri che propone il suo servizio agli autisti fermi all\u2019incrocio.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 qui ogni giorno: mi aspetto di trovarlo come di trovare un mio collega dietro alla sua scrivania.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ha scarpe pesanti e vestito triste di poche tinte, due pretenziose basette, scure rispetto al colore della corta capigliatura, e larghe bretelle, che evidenziano una pancia bassa e pronunciata, come da gestazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il capo si muove cercando il favore dei suoi interlocutori, aiutato da goffe gesticolazioni e incerte parole, pronunciate in mille lingue, che formano il suo personale dialetto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lavare, pulire: azioni che non trovo in sintonia con l\u2019aspetto di quell\u2019uomo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Riprendo la mia strada, lasciandolo l\u00e0 a respirare i gas di scarico e le imprecazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Poco oltre inizia un giardinetto, luogo di passeggio e servizio per cani e loro accompagnatori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ce ne sono alcuni che sento parlare. L\u2019argomento principale sono sempre i cani e viene da domandarsi come sia possibile ogni giorno avere novit\u00e0 da raccontare. Tuttavia li vedo parlare di questo per lunghi momenti, mentre i loro animali scambiano odori e sapori tra di loro e con l\u2019ambiente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Continuo sul marciapiede, evitando le biciclette con un\u2019attenzione che i loro conducenti non sempre ricambiano. Poco oltre, la strada a cinque corsie passa sotto la ferrovia creando una cunetta, la cui risalita impegna un po\u2019 troppo i ciclisti. Cos\u00ec questi preferiscono usare per il transito il marciapiede, che \u00e8 rialzato rispetto alla strada e corre quasi in piano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Due passi nei giardinetti ed arrivo al breve ponte di ferro pedonale che permette di attraversare il torrente Terzolle. Una rapida occhiata alle papere e agli altri uccelli che stazionano sulle rive del fosso, poi un rapido pensiero ai ricordi narrati da Lorenzo il Magnifico delle sue avventure vissute lungo la valle di quel corso d\u2019acqua e alle mie, forse meno nobili, ma non meno eccitanti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eccomi dinanzi alla scuola dove ho studiato i cinque anni delle superiori: un istituto tecnico pieno di aule e ragazzi, posto nella allora periferia popolare della citt\u00e0, a duecento passi o poco pi\u00f9 dalla casa dove sono nato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un palazzo con un grande cortile cinto da muri, tre piani di finestre e tre bandiere ostentate come obbligatorio ornamento: la sua visione, a volte il solo pensarlo, mi riporta sempre al bellissimo periodo in cui lo frequentavo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dovevo s\u00ec studiare, ma quante altre meraviglie erano legate a doppio filo col fatto di essere l\u00e0!<\/p>\n<p align=\"justify\">Sarebbe un elenco arido ricordarle ora, perch\u00e9 ciascuna di queste memorie meriterebbe un\u2019attenzione, che vedr\u00f2 di riconoscerle in prossimi scritti, e solo citarla la svuoterebbe dell\u2019importanza che ha avuto nella mia vita, il mio crescere e formarmi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come ai tavoli delle mense dei piloti d\u2019aereo veniva lasciato il posto vuoto per chi non \u00e8 tornato dalla missione di guerra, cos\u00ec nel mio cuore ci sono dei posti vuoti in memoria di chi con me ha studiato ed oggi non \u00e8 pi\u00f9 in questo mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un posto per Guido, splendido mediano di rugby, schiantato con la sua cinquecento contro il semaforo proprio sotto la mia abitazione. Che corsa all\u2019ospedale per poter solo condividere la disperazione con la sua donna e gli altri amici accorsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un posto per il genio di Luciano, che suon\u00f2 la sua chitarra elettrica fino in fondo, sdraiato sul letto quando non riusciva pi\u00f9 a contrastare il tumore che gli rodeva le ossa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ancora un posto per Marco, compagno di tante fughe! Anche per lui un tumore, che gli ha dato tempo di sposarsi ed avere un figlio, ma non di vederlo crescere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tre anni fa ho rischiato di veder lasciato, nel cuore di qualcun altro, un posto vuoto anche per me. Un dolore al petto, una corsa all\u2019ospedale\u2026 Infarto.<\/p>\n<p align=\"justify\">La capacit\u00e0 e l\u2019esperienza dei medici, unite alle moderne tecnologie, hanno risolto il problema.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tra le buone abitudini, da coniugare alla terapia con i farmaci, c\u2019\u00e8 quella di fare passeggiate a piedi. &#8220;Almeno un\u2019ora al giorno, almeno ci provi!&#8221; raccomand\u00f2 il cardiologo ed eccomi ad utilizzare la pausa per il pranzo per fare una passeggiata.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli itinerari non variano molto e spesso filano via su ricordi legati a quelle strade e a quei luoghi dove sono cresciuto.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019esempio pi\u00f9 evidente \u00e8 il fatto che prediliga tornare a mangiare il mio panino proprio nello stesso locale, posto di fronte alla scuola, dove andavo quando studiavo l\u00e0. E col panino prendo anche la spuma, bevanda nota solo dalle nostre parti, e la scelgo bionda, come allora.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un\u2019occhiata all\u2019orologio mentre addento il filoncino al prosciutto e formaggio: le una e trenta. Tra un attimo sciameranno i mille motorini dei ragazzi che hanno terminato le lezioni. Mi affaccio alla porta del locale per vederli uscire dal cancello della scuola.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad un tratto accade qualcosa di anomalo, come se la musica, che conosci bene e stai ascoltando, per un incomprensibile motivo cambiasse.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il vocio che si sente venire dal cancello non \u00e8 quello dei ragazzi, non \u00e8 festante, anzi, sono grida.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infastidito dall\u2019imprevista anomalia, esco dal locale per capire l\u2019origine del clamore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vedo subito alcuni motorini in terra, ma non vedo automobili ferme: forse avranno colliso tra di loro nell\u2019uscire. Mi avvicino e individuo tra la gente una signora, che urla pi\u00f9 delle altre persone, piange ed impreca, stendendo un braccio verso l\u2019asfalto. Ancora cinque passi e vedo a terra, quasi nascosto da un\u2019automobile in sosta, un fagotto di vesti di mille colori. Si, \u00e8 la giovane zingara.<\/p>\n<p align=\"justify\">La ragazza aveva sottratto la borsa a quella signora e, nel fuggire lungo il marciapiede, si era trovata la strada chiusa dal flusso dei ragazzi in motorino in uscita dalla scuola. Incalzata dalle grida della signora e da un giovane che si era lanciato all\u2019inseguimento, aveva tentato di passare ugualmente, ma uno studente in motorino l\u2019aveva urtata e gettata a terra. Altri due motorini erano poi rimasti coinvolti nella caduta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ora si \u00e8 formata una piccola folla intorno alla signora, che ansima e si tiene la mano destra sul petto. Muove il capo a desta e sinistra, trema di stizza e paura sulle scarpe a tacco basso, continua a maledire la zingara e tutti &#8220;quelli come lei&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qualche metro a me pi\u00f9 vicino, i ragazzi si sono alzati ed hanno rimesso in piedi i loro mezzi. La velocit\u00e0 degli urti non era forte e nessuno di loro si \u00e8 fatto male. Anche i motorini sono tutti efficienti e qualche graffio in pi\u00f9 non si nota sulle carrozzerie gi\u00e0 provate dalle loro disavventure. Senza troppo preoccuparsi delle cause e degli effetti delle cadute, sia loro, sia i compagni che si erano fermati a sincerarsi delle loro condizioni, ripartono verso le loro diverse mete.<\/p>\n<p align=\"justify\">La zingara \u00e8 sola. Colpita, dolorante e forse ferita, altrimenti si sarebbe alzata e avrebbe tentato di scomparire; invece riesce con difficolt\u00e0 a respirare.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Qualcuno ha chiamato un\u2019ambulanza?&#8221; urlo &#8220;Questa ragazza sta male\u2026&#8221; e mi avvicino a lei.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dall\u2019assoluta indifferenza delle altre persone intuisco che i soccorsi non sono stati chiamati: guardo la ragazza e cerco di rassicurarla: &#8220;Chiamo un\u2019ambulanza, vedrai che non \u00e8 niente di grave!&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Lei non comprende e riesce a dire solo &#8220;No, no, no\u2026&#8221; ma io ho gi\u00e0 il cellulare in chiamata al centodiciotto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Spiego velocemente la situazione e fornisco l\u2019indirizzo, poi mi volgo verso la ragazza: &#8220;L\u2019ho chiamata, ora arriva\u2026&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Lei mi offre ancora il suo irregolare sorriso e ancora mi tende la mano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per un attimo incrociamo gli sguardi: cerco di leggere i suoi pensieri, ma i suoi occhi tornano a socchiudersi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le prendo la mano: stringo un umido insieme di sangue e sudore, fremito e calore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ora siamo lei ed io, il resto del mondo \u00e8 come nella nebbia, non ho sensi che per lei.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cerco con l\u2019occhio la ferita da cui esce il sangue che ha sulla mano: ne vedo una sulla gamba sinistra, non sembra grave.<\/p>\n<p align=\"justify\">All\u2019arrivo dell\u2019ambulanza alzo il capo e mi accorgo che intanto le altre persone si erano allontanate, forse ritenendo che la punizione per la ladruncola fosse stata sufficiente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Senza molte parole, ma con chiari gesti, gli inservienti dell\u2019ambulanza mi scostano dalla zingara ed iniziano a verificarne le condizioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Ha una ferita sulla gamba&#8221; Indico il punto. &#8220;Si, si. Ci lasci fare, \u00e8 in buone mani. Lei \u00e8 un parente, un amico?&#8221; mi dice quello che pare il caposquadra.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gi\u00e0, cosa sono io? Niente, non sono niente. Sono solo uno cui quella poverina ha teso la mano. Cos\u00ec taccio, mentre gli infermieri parlano tra loro e confermano che non c\u2019\u00e8 niente da temere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ormai la zingara \u00e8 sulla barella e la stanno mettendo nell\u2019ambulanza. Con uno sforzo alza il suo capo e ancora mi porge la mano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un sussulto, uno slancio e le sono a fianco &#8220;Dimmi, posso aiutarti? Dimmi\u2026&#8221; e le stringo la mano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ancora si incrociano gli sguardi e tra i suoi denti imperfetti esce una frase confusa, che ripete tre volte, sempre uguale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono l\u00ec in piedi mentre la barella si allontana e la mano mi sfugge: tra le dita ho una piena sensazione di vuoto<\/p>\n<p align=\"justify\">Rimango stupito di non riuscire a capirla. Ha detto qualcosa in un italiano incerto, semplice e diretto: eppure una parola non la comprendo e, con essa, tutta la frase perde senso.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019ambulanza parte lanciando il grido della sua sirena nell\u2019aria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rimasto ormai solo, realizzo che la vicenda \u00e8 passata: potrei andare a lavarmi le mani e finire il mio filoncino al prosciutto e formaggio, se mai il mozzicone, che avevo abbandonato insieme alla spuma nel locale, non avesse fatto gola a nessuno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Invece rimango l\u00e0, colto dall\u2019angoscia di aver ricevuto una richiesta che neppure ho compreso e che non potr\u00f2 soddisfare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi giro intorno e\u2026 ecco! Vedo gli zoccoletti che la zingara aveva ai piedi, volati via al momento dell\u2019urto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco quel che voleva: le sue scarpe e &#8220;scarpe&#8221; non lo avevo capito!<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Non avr\u00e0 gettato al vento quelle parole!&#8221; mi dico, mentre raccolgo le scarpe e le ripongo in un sacchetto.<\/p>\n<p>Andando di passo buono alla mia automobile penso &#8220;Sicuramente l\u2019avranno portata al vicino ospedale ed \u00e8 l\u00e0 che inizier\u00f2 a cercarla!&#8221;.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_55\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"55\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa potresti dirmi? 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