{"id":54979,"date":"2024-05-31T23:31:39","date_gmt":"2024-05-31T22:31:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54979"},"modified":"2024-05-31T23:31:40","modified_gmt":"2024-05-31T22:31:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-impronte-di-virginia-martini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54979","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Impronte&#8221; di Virginia Martini"},"content":{"rendered":"\n<p>La prima e ultima volta in cui sono stata sposata avevo ventisette anni. Vivevo insieme a Lorenzo in una casa circondata su tre lati da un giardino. Aveva i soffitti bassi, le pareti colorate e le stanze si sviluppavano pi\u00f9 in lunghezza che in larghezza. Oltre allo spazio dedicato alla cucina \u2013 dove avevamo ricavato un angolo per il divano e la tv \u2013 la casa contava due camere comunicanti tra loro da una porta in legno a due ante e un bagno. Ricordo che la doccia aveva una di quelle tende in PVC che si attaccano addosso come una pellicola e che mi faceva alzare i peli delle braccia al solo sguardo. Pur avendola sostituita pi\u00f9 volte negli anni in cui ho abitato l\u00ec, quando la sfioravo mi lasciava addosso la sensazione di sporcizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da subito fu chiaro che non era la casa a cui avevamo pensato inizialmente n\u00e9 io, n\u00e9 il mio giovane ex marito. Quello che per\u00f2 ci convinse a firmare il contratto di affitto \u2013 oltre al prezzo abbordabile per due apprendisti \u2013 fu il giardino. Lo spazio esterno era grande quanto tutte le stanze ed era circondato dalla siepe d\u2019alloro che si alzava da terra di almeno un metro e mezzo. Oltre al vialetto in porfido che portava all\u2019ingresso, c\u2019era una rimessa in legno per gli attrezzi e la struttura in ferro di un gazebo gi\u00e0 pronta ad ospitare cene e pranzi tra amici.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiavi in mano decidemmo, ancor prima di riverniciare gli interni, di piantare un albero come simbolo per il nuovo inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer il tipo di zona in cui siamo, la scelta migliore \u00e8 una betulla\u00bb ci consigli\u00f2 il titolare del vivaio al quale ci eravamo rivolti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci tenevo che fosse un albero da frutto ma, non avendo alcun tipo di conoscenza in materia, mi affidai ai suoi consigli e una settimana prima di sposarci la betulla aveva trovato posto nell\u2019angolo alla destra del cancello. Era alta gi\u00e0 un paio di metri e i suoi rami leggeri vibravano ad ogni soffio di vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piaceva osservarla dalla finestra la mattina appena sveglia e ogni tanto aprivo la porta d\u2019ingresso per guardarle le foglie leggere incorniciate dal cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo anno di matrimonio fu divertente. Nonostante le pareti della casa mi sembrassero ancora troppo colorate \u2013 tornare al bianco avrebbe richiesto un lavoro e una spesa che, dopo la caparra iniziale, non potevamo permetterci \u2013 iniziavo a sentire mio quello spazio. La quotidianit\u00e0 era una continua scoperta. Le nostre vite stavano trovando nuovi incastri e prendendo una nuova forma, ogni oggetto si modellava all\u2019interno di quello spazio. Anche noi avevamo forme diverse rispetto al passato, sembravamo somigliarci. A quel tempo passavo molte ore nello studio dell\u2019architetto per il quale lavoravo e finalmente iniziavano ad affidarmi alcuni dei lavori pi\u00f9 interessanti. Era Lorenzo, quindi, che pensava alla cena e, in generale, alla cucina, mentre io mi occupavo della casa. Ogni tanto la sera, soprattutto quando ancora non faceva freddo, ci piaceva aprire le finestre e sdraiarci nudi sul divano a fumare uno spinello e fare l\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ricordo cosa accadde prima, se il momento in cui mi accorsi che la betulla stava seccando o il giorno in cui Lorenzo mi chiese di avere un figlio. Nel primo caso sono certa che fosse un sabato mattina e che io fossi da poco tornata da una trasferta di lavoro a Barcellona. A differenza degli alberi che avevo incontrato sulla strada per tornare a casa, il nostro aveva un colore spento e i rami non sfoggiavano il loro solito fogliame anzi, lo stavano perdendo. Chiamai subito il vivaista \u2013 con il quale nel frattempo eravamo entrati in confidenza \u2013 e dopo varie cure contro i parassiti, le mosche, la Agrilus anxius fu per lui chiaro quale fosse il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 il terreno\u00bb mi disse mentre strusciava sui pantaloni il dorso e il palmo delle mani, lasciando aloni e briciole marroni. \u00abAvete cambiato qualcosa nell\u2019irrigazione?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, niente.\u00bb Arrossii per il senso di colpa. Non sapevo cos\u2019era accaduto durante la mia lunga assenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA dire la verit\u00e0\u00bb riprese il vivaista \u00absembra che le radici non abbiano attecchito in profondit\u00e0. \u00c8 strano ma spiegherebbe perch\u00e9 la betulla non riesca a nutrirsi. Comunque possiamo ancora fare qualcosa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In pochi giorni installammo un nuovo sistema di irrigazione e tagliammo i rami ormai secchi. In attesa di vedere dei risultati osservavo la betulla ancora pi\u00f9 di prima e spesso uscivo da casa per accarezzare il suo tronco o sedermi sotto la sua chioma rada, in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lorenzo, invece, espresse i suoi piani per il nostro futuro durante una cena tra amici. Era il periodo dell\u2019anno in cui si parla di vacanze estive e il nostro progetto erano tre settimane con lo zaino in spalla in giro per il Vietnam e il Laos.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer adesso abbiamo prenotato soltanto i voli e qualche notte qua e l\u00e0 ma ci piacerebbe improvvisare il pi\u00f9 possibile\u00bb stavo raccontando soddisfatta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo abbiamo mai fatto e ci vogliamo mettere alla prova\u00bb prosegu\u00ec Lorenzo. \u00abAnche perch\u00e9 non potremo farlo per sempre, con un bambino le vacanze cambieranno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentii la mandibola irrigidirsi alle sue parole e i rumori nel locale mi sembrarono subito troppo forti. I nostri amici ci lanciavano sguardi ammiccanti e sorrisi che non vedevo. Forse riuscii a imitarli o forse trattenni solo il respiro. Non avevamo mai parlato di avere figli o almeno, non nell\u2019immediato e il pensiero mi faceva girare la testa. Il mio smarrimento fu evidente a tutti. Forse non volevo avere figli o forse non volevo averli con lui. Mi resi conto di non averci pensato neanche una volta prima di quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il viaggio di ritorno in macchina restammo in silenzio, senza dire una parola, n\u00e9 sull\u2019argomento, n\u00e9 su altro. I rumori della pioggia sui vetri dell\u2019auto aiutavano a coprire la sua delusione e i miei sensi di colpa. Aprii il cancello mentre Lorenzo parcheggiava e attraversai il giardino guardando l\u2019ombra del mio corpo che si univa a quella della betulla. I miei passi non lasciavano alcuna impronta.<\/p>\n\n\n\n<p>I mesi successivi furono difficili. Non avevamo pi\u00f9 toccato l\u2019argomento a parole ma i nostri corpi e la stessa casa ci parlavano. Di giorno passavo sempre pi\u00f9 tempo a lavoro, accettavo ogni tipo di trasferta e il poco tempo che passavo a casa lo impiegavo a fare pulizie, a riempire la seconda camera di libri e oggetti che non avrei mai usato, a guardare la betulla che si ingrigiva e le sue foglie che si incastravano nelle crepe del terreno. Se prima speravo in una sua ripresa, adesso sentivo che non ci sarebbe stata. Lorenzo, di contro, si era iscritto in palestra e anche lui aveva iniziato a passare molte ore fuori casa. Non entrava mai nella seconda camera.<\/p>\n\n\n\n<p>Di notte per\u00f2, eravamo di nuovo insieme. Ci stendevamo sullo stesso letto, ognuno ripiegato verso il proprio lato. Sembravamo due gatti che, pur riposando, tengono le orecchie tese in attesa di un segnale o di una parola che non ci sarebbe stata. Ogni tanto aprivo gli occhi nel mezzo della notte e fissavo le luci del lampione che filtravano tra le fessure delle persiane. Seguivo sul muro le ombre dei rami secchi della betulla mentre ascoltavo il respiro di Lorenzo. Prima che gli occhi si riempissero di lacrime li richiudevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine fui io a prendere la decisione, a dire quello che ormai era evidente a entrambi: non saremmo andati in Vietnam. Per noi, come per la betulla, non c\u2019erano pi\u00f9 possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvresti almeno potuto provarci\u00bb mi rinfacci\u00f2 Lorenzo, pur ammettendo che era troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai qualche mese sul divano a casa di un\u2019amica in attesa di trovare una sistemazione. Quando non lavoravo, mi trascinavo da una parte all\u2019altra della citt\u00e0 senza avere realmente voglia di trovare un posto mio e, in quel torpore, passavo ore al parco a guardare gli alberi e le loro radici. Fu durante uno di quei pomeriggi che finii per accettare un lavoro in Portogallo. Inizialmente pensavo spesso a Lorenzo, alla casa dalle pareti colorate, alla betulla e ai giorni passati all\u2019ombra dei suoi rami. Ci pensavo cos\u00ec tanto che durante un weekend in cui ero in visita dai miei genitori, presi l\u2019auto e arrivai fin davanti al cancello del luogo in cui avevo vissuto. La betulla non c\u2019era pi\u00f9 e nemmeno Lorenzo. Il terreno arido era stato coperto da un nuovo tappeto erboso, dal quale spuntavano cespugli di rose. Poi ripartii per il Portogallo e, giorno dopo giorno, finii per mettere da parte quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati quattro anni da quel giorno. Con Lorenzo abbiamo continuato a sentirci ogni tanto dopo il divorzio e, come accade in questi casi, ci mandiamo gli auguri per il compleanno e per Natale. Sono venuta a sapere che si \u00e8 fidanzato con una ragazza molto giovane e che stanno aspettando una bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo parlati l\u2019ultima volta la scorsa estate. Eravamo entrambi invitati al matrimonio di una vecchia coppia di amici, in una villa sulle colline toscane. Un lungo viale di cipressi collegava la strada principale fino al cancello d\u2019ingresso, dove tutte le coppie si fermavano a farsi fotografare. Sono stata io a raggiungerlo mentre era seduto sulla fontana in granito al centro della corte con la giacca in una mano e la cravatta allentata. Era una di quelle fontane dove decine di pesci rossi girano intorno, in attesa che qualcuno gli butti qualche briciola. Mentre noi ci raccontavamo delle nostre vite, della sua casa, delle mie storie fugaci, loro si rincorrevano. Mi venne voglia di immergere una mano nell\u2019acqua fresca e di scuoterla. Intorno al mio polso si crearono delle onde e i pesci iniziarono a nuotare compulsivi da una parte dell\u2019altra della vasca. Alzai gli occhi e Lorenzo mi stava guardando. Anche lui, come me, stava piangendo. Continuammo cos\u00ec per qualche minuto, io rivolta verso il centro della fontana, lui verso il punto in cui si svolgeva la festa. Poi mi mise una mano sulla spalla e torn\u00f2 a ballare insieme agli altri ospiti. Salutai gli sposi e decisi di incamminarmi verso la macchina. Sentivo i tacchi sprofondare nel terreno, segno che, nonostante il caldo, era ben idratato. Mi voltai alzando prima un piede e poi un altro, per accertarmi di non aver rovinato i sandali appena comprati. In terra, tra le radici e le foglie, c\u2019erano le mie impronte.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54979\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54979\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima e ultima volta in cui sono stata sposata avevo ventisette anni. Vivevo insieme a Lorenzo in una casa circondata su tre lati da un giardino. Aveva i soffitti bassi, le pareti colorate e le stanze si sviluppavano pi\u00f9 in lunghezza che in larghezza. Oltre allo spazio dedicato alla cucina \u2013 dove avevamo ricavato [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_54979\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54979\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":29198,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[676],"tags":[],"class_list":["post-54979","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2024"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54979"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/29198"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54979"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54979\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54980,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54979\/revisions\/54980"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}