{"id":54953,"date":"2024-06-01T23:03:40","date_gmt":"2024-06-01T22:03:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54953"},"modified":"2024-06-01T23:03:41","modified_gmt":"2024-06-01T22:03:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-lenigmatico-nonno-enigmistico-di-fabrizio-biuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54953","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;L&#8217;enigmatico nonno enigmistico&#8221; di Fabrizio Biuso"},"content":{"rendered":"\n<p>Ero nuovo ai lutti.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita mi aveva risparmiato penose preghiere serali per l\u2019incolumit\u00e0 dei miei nonni. Avevo dovuto concentrare tutte le mie forze su di uno soltanto, il mio preferito. Dire che lo fosse non era corretto nei confronti degli altri e speravo che questo mio pensiero non venisse udito dalle loro presenze ultraterrene. In fin dei conti, non li avevo mai conosciuti. O per lo meno, non ne avevo ricordi. Ma era e sarebbe stato cos\u00ec anche se ne avessi avuti, ne ero sicuro. Mi bastava guardare le loro facce serie incorniciate nell\u2019argento, oppure tenere in mano quegli spaventosi ricordini dalle dimensioni di santini. Non c\u2019era gioia in quei vecchi volti sorridenti su paradisiaci sfondi azzurri. Quindi s\u00ec, anche se li avessi conosciuti, il nonno enigmistico -era cos\u00ec che lo chiamavo- sarebbe stato comunque il mio preferito.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro di me pensavo anche a quanto avessi contribuito alla sua morte: crescendo, avevo ridotto la frequenza delle preghiere serali dove chiedevo che la Grazia del Signore scendesse su di lui. Si celava forse dietro questa mia negligenza la sua morte? Non me la sentivo di chiederlo a mia madre. Aveva troppe cose a cui pensare e poi mi vergognavo. Non avrei saputo resistere alle sue accuse, nel caso avesse confermato il mio concorso di colpa nella morte dell\u2019amato padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Come risultato, adesso mi trovavo nella vecchia cameretta di mia madre, che i nonni avevano adibito a studio\/magazzino da quando si era sposata. Avevo sempre odiato quella stanza buia e fredda. Era a nord, e riceveva l\u2019umidit\u00e0 su ben tre lati. Inoltre ogni stanza era collegata all\u2019altra e questa era in fondo, oltre quella da letto dei nonni, lontana da raggiungere. L\u2019odore di stantio che per me aveva un sentore di polvere mista a borotalco e muffa, mi aveva sempre tenuto lontano da quella stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre buttava uno sull\u2019altro i vecchi vestiti imbustati e infeltriti dall\u2019umidit\u00e0 al sapore di naftalina. A me toccava sistemare le altre cose. Decisi di cominciare dalla libreria. In fondo se c\u2019era una cosa che il mio caro nonno mi aveva trasmesso era il piacere per la lettura. Mi ritornarono in mente i pomeriggi d\u2019estate passati a leggere all\u2019ombra del pergolato dove sventolavano le foglie di vite. Facevamo a gara a chi leggeva pi\u00f9 velocemente. Baravo e continuavo a leggere anche a casa la sera pur di vincere. Passavamo cos\u00ec interi pomeriggi e il tempo volava. Solo ora riconosco che lo faceva per stimolarmi; e aveva fatto bene, perch\u00e9 da allora non ero pi\u00f9 riuscito a separarmi dalla lettura. Ero stato come vetro incandescente nelle sue mani di esperto plasmatore. Allora lo chiamavo \u201cnonno\u201d, perch\u00e9 in quelle cinque lettere era gi\u00e0 racchiuso tutto l\u2019amore del mondo. Crescendo per\u00f2 aveva sostituito sempre pi\u00f9 la lettura dei libri con le parole crociate, forse perch\u00e9 i suoi occhi si affaticavano con pi\u00f9 facilit\u00e0. Era diventato cos\u00ec il nonno enigmistico, con il quale avevo iniziato un nuovo sport di coppia: io leggevo e lui scriveva. Quando ero stanco di leggere e mi annoiavo, lui mi rivolgeva le domande che potevo rispondere oppure poggiava il giornale sul tavolino, allungando verso di me la pagina dove potevo giocare a riempire gli spazi o connettere le linee. Adorava anche i rebus, ma quelli mi annoiavano. Quando gli chiedevo di tornare con le sfide di lettura, lui declinava con maggior decisione e meno vigore. Avrei dovuto capire che si stava spegnendo, ma me ne rendo conto solo ora. Povero nonno, se solo avessi pregato di pi\u00f9, magari saresti ancora qui vicino a me?<\/p>\n\n\n\n<p>La casa senza di lui appariva pi\u00f9 piccola, piuttosto una tana maleodorante. E quella stanza era davvero minuscola seppur zeppa di roba vecchia e ricordi. C\u2019erano ovunque scatoloni, alcuni sigillati, altri aperti. Tutti ricoperti di polvere. La libreria era la vera regina della stanza. Ricopriva il lato lungo, quello opposto alla porta. Era piuttosto un insieme di tavole inframezzate da pezzi di legno rozzamente inchiodati l\u2019uno all\u2019altro. Al posto dei chiodi ormai c\u2019erano piccole ragnatele e batuffoli di polvere. Nessuno spolverava l\u00ec ormai da mesi. Riviste di giornale ed elenchi della settimana enigmistica sembravano gli articoli di pi\u00f9 recente consulta. L\u00ec la polvere non aveva ancora ingrigito i colori. Quelle pagine piene di quadrati bianchi e neri; quando avessi dovuto ricordare mio nonno, l\u2019avrei fatto pensandolo seduto sulla poltrona, in cucina, alla luce della cappa aspirante del fornello, con la testa quasi dentro le pagine e la sua piccola matita appuntita poggiata sull\u2019orecchio. O con un libro all\u2019ombra della vite, d\u2019estate, insieme a me. A proposito di libri, uno cattur\u00f2 la mia attenzione. Nell\u2019angolo di sinistra della libreria, quello sotto la parete ammuffita, ce n\u2019era uno grande dalla copertina azzurra e lettere dorate in parte cancellate. Realizzai con orgoglio cosa mi aveva attirato: quel libro era stato rimosso dalla sua posizione di recente, perch\u00e9 alla base c\u2019era molta meno polvere che intorno agli altri libri. Lo presi e soffiai senza che perturbassi quella superficie sbiadita dal tempo. Lo riconobbi all\u2019istante! <em>Il tamburo di latta<\/em> di Gunther Grass. Sentii girare la testa e dondolai sul posto. Mia madre mi guard\u00f2 con aria interrogativa, ma era troppo dentro i suoi di ricordi per preoccuparsi delle mie azioni. Il tamburo di latta! Non so quante volte avessi visto mio nonno leggere quel libro in vita sua. Decine di volte? Era cos\u00ec grande che io non so se ci sarei riuscito nemmeno una! Ma s\u00ec, quello doveva essere il suo preferito. Di tanto in tanto glielo vedevo sfogliare tra le dita. Leggeva qualcosa, alzava gli occhi al cielo e li richiudeva come se fossero versi di poesie che lasciava decantare nella sua testa. O stesse piuttosto pregando. Perch\u00e9 poi lo richiudeva, come la Bibbia e lo riportava a posto. Decisi che quello sarebbe stato il suo testamento per me. L\u2019avrei letto in suo onore. Misi il libro nello zainetto poi ripresi con il lavoro di pulizia dei vecchi scatoloni.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera mi sentivo stanco e svuotato. Avevo dovuto soccorrere pi\u00f9 volte mia madre e impedire che annegasse in quei ricordi di nylon e polvere. Era caduta di peso nel guardaroba che stava svuotando. Tra gli abiti c\u2019erano ancora quelli della madre, rimasti come avesse aspettato un suo ritorno. E invece ora era tutto finito. Volevo dirle che non era cos\u00ec, che c\u2019eravamo ancora io, mio fratello, mio padre, che la vita andava avanti. Cercai di rincuorarla promettendole che avrei letto tutti i libri migliori della libreria del nonno a partire da quella sera e le avevo mostrato <em>Il tamburo di latta<\/em>. L\u2019avevo rialzata tra sorrisi e singhiozzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, disteso nel mio letto prima di dormire, potevo iniziare la lettura. Le pagine erano ingiallite e spruzzate di puntini bluastri. L\u2019odore era quello della stanza dalla quale l\u2019avevo prelevato. Ne toccai con l\u2019indice il bordo. Le pagine erano porose e avevano assorbito umidit\u00e0, ma la copertina era ancora ben rigida. Mi chiesi cos\u2019avesse trovato mio nonno di cos\u00ec unico in quel libro cos\u00ec pesante. L\u2019aprii, accarezzandolo, poi poggiai la costola sul palmo di una mano e con il pollice dell\u2019altra iniziai a far scorrere velocemente le pagine. Il quel frullio odoroso di cellulosa e di muffa notai un rigonfiamento anonimo pi\u00f9 o meno al centro del libro, ma la pagina esatta mi sfugg\u00ec. Tornai a far scorrere le pagine, cercando di rallentarne la velocit\u00e0. Si trattava di due pagine attaccate, sicuramente l\u2019effetto dell\u2019umidit\u00e0. Presi il fermacarte e lo inserii con delicatezza nell\u2019unico punto in cui le pagine non si baciavano. Alla minima pressione si staccarono con un clic di foglia autunnale e si aprirono come ali di farfalla. Al centro della pagina, delle dimensioni di un ricordino, di quelli che mi incutevano timore, c\u2019era una foto in bianco e nero che ritraeva una donna che non conoscevo in una posa da diva; aveva una coroncina in testa e una veste che lasciava indovinare le morbide forme tonde e poco atletiche. Dalla mano sinistra, che poggiava su una colonnina di marmo, un bracciale con una pietra tonda emergeva oltre la veste. Conoscevo quel bracciale, era quello di mia madre! Ma la donna nella foto, seppure giovanissima, non somigliava nemmeno lontanamente alle foto che avevo della nonna. Girai la fotografia dai contorni irregolari e cercai di leggere nella grafia arabeggiante del nonno. Fortunatamente la conoscevo bene e riuscivo a distinguere le lettere in quella successione di linee sghembe e oblique.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Rosa, Maggio \u201839<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Che il tuo amore possa darmi la forza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Giugno \u201840<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in basso, a matita, la stessa calligrafia del nonno, ma pi\u00f9 tremolante, aveva inciso le seguenti parole: \u2018<em>Perch\u00e9 \u00e8 giusto che scopriate<\/em>\u2019. <em>333-345-90-145-501-412-260-398-296-473-106-336-493-274-252-325-279-134<\/em>. Il nonno doveva aver aggiunto queste informazioni in un secondo momento, ormai da vecchio a giudicare dal tratto poco sicuro. Ma cosa dovevamo scoprire? E chi era quella Rosa che aveva lo stesso bracciale della mamma? E cosa rappresentava quella serie di numeri?<\/p>\n\n\n\n<p>Trovai mai madre ancora sveglia e le chiesi di chi fosse il bracciale e quando lo aveva ricevuto. Mi rispose con quel tono perso e vacuo di chi reagisce per inerzia, senza volont\u00e0. Era un regalo di battesimo. A cui il nonno teneva tanto, aggiunse poi. Me ne andai prima che potesse aggiungere altro, lasciandola al suo vuoto dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimaneva ora da capire cosa significassero quei numeri. Quella donna era in qualche modo stata molto legata al nonno, ma la mamma non la conosceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sonno mi prese chino sulla foto mentre mi chiedevo quale messaggio volesse recapitare l\u2019ormai enigmatico nonno enigmistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni seguenti dedicai sempre meno tempo alla soluzione di quel puzzle di numeri. Gli impegni scolastici e le pulizie dei libri nella vecchia casa presero tutte le mie energie. L\u2019unica scintilla che continu\u00f2 ad ardere in me fu la curiosit\u00e0 di trovare altre foto disseminate nei libri. Non trovai nulla, n\u00e9 alcuna menzione alla serie di numeri.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a qualche settimana avevo completamente rimosso la serie di numeri. L\u2019unica promessa che stavo mantenendo era la lettura di quel libro unico. Era strano realizzare come una storia cos\u00ec difficile da leggere potesse risultare tanto affascinante. Quando mi imbattei in quel tratto circolare di matita che circondava la parola VASO, non gli diedi peso. Forse mio nonno aveva trovato originale quell\u2019oggetto nel contesto. La sera successiva trovai cerchiato l\u2019articolo DAL. Quella ancora seguente la parola FILA. <em>Fila dal vaso! <\/em>Saltai sul letto. Poteva suggerire qualcosa da scoprire? Mi trovavo a pagina 134 del libro. Scorsi le pagine a ritroso. Gli altri cerchi si trovavano a pagina 90 e 106. Quegli stessi numeri apparivano nella serie scritta dietro la fotografia. Avevo trovato la soluzione! Scorsi velocemente tutte le pagine menzionate e ne trascrissi le parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la risposta definitiva sarei dovuto andare fino al cimitero, trovare la tomba dietro al vaso sulla terza strada, tenendo la destra, quarta tomba della prima fila.<\/p>\n\n\n\n<p>La riconobbi subito. Era la stessa foto in bianco e nero che il nonno conservava nel libro. Rosa Cantini, <em>N.27.03.15<\/em>. La data di morte era coperta dal vaso d\u2019ottone. Lo spostai ma non vi trovai nulla dietro. Non c\u2019erano fiori per quella povera donna che mio nonno aveva amato. Il suo ultimo alito di vita si era forse estinto con quello di mio nonno? Rovesciai il vaso, ma non cadde nulla dall\u2019interno. Cercai un\u2019incisione nel marmo freddo, ma fu un altro tentativo a vuoto. Rilessi tutto ci\u00f2 che era riportato sulla lastra.<\/p>\n\n\n\n<p>Era morta il 06.08.41. Era il giorno in cui mia madre era venuta al mondo! Poteva questa essere una coincidenza? Quella donna era morta prima del battesimo di mia madre e il bracciale non poteva averglielo regalato lei. Capii e barcollai verso l\u2019uscita del cimitero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero nuovo ai lutti. In poche settimane non solo avevo seppellito il mio enigmatico nonno enigmistico, ma anche l\u2019amore della sua vita, la mia nonna biologica, la madre di mia madre. C\u2019era forse un\u2019altra famiglia l\u00e0 fuori ad aspettarmi?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54953\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54953\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero nuovo ai lutti. 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