{"id":54941,"date":"2024-05-31T23:01:57","date_gmt":"2024-05-31T22:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54941"},"modified":"2024-05-31T23:01:59","modified_gmt":"2024-05-31T22:01:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-la-vecchia-ferrovia-di-sara-romanato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54941","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;La vecchia ferrovia&#8221; di Sara Romanato"},"content":{"rendered":"\n<p>Era uscita a correre come tentava di fare almeno tre volte a settimana. Gliel&#8217;aveva detto il dottore. Per avere un bel fisico, alla sua et\u00e0, doveva mangiare come un uccellino e sfigurarsi il bel visetto in smorfie di sfinimento correndo senza meta. Aveva raggiunto i quaranta e, oltre a non avere n\u00e9 un marito n\u00e9 figli di cui vantarsi, per il suo costante senso di inadeguatezza, era rimasta a marcire in una squallida societ\u00e0 di provincia della quale, ormai, conosceva tutti i segreti essendo impiegata all\u2019anagrafe.<\/p>\n\n\n\n<p>Era presto e l&#8217;aria pungente. A ogni sordo rimbalzo delle scarpe sull&#8217;asfalto, i primi soliti pensieri si affacciavano nella sua mente. Come il latrare dei cani lungo il percorso la faceva sussultare di paura, questi digrignavano i denti. Il mondo era perfetto, dicevano i Guru che dimostrava di seguire fin da quando, molto pi\u00f9 giovane, fumava le canne in compagnia di qualche misero spasimante. Lei non lo era.<\/p>\n\n\n\n<p>Ansimando aveva raggiunto la casa dei gatti, cos\u00ec la chiamava da quando compieva quel percorso nelle ore pi\u00f9 vuote del giorno. La casa sorgeva sul finire di una stradina che si stringeva sempre pi\u00f9 per poi morire sulla vecchia ferrovia. Di l\u00ec passavano solo tre treni merci al giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero di quanti fossero ad attenderla quella mattina accrebbe d&#8217;improvviso la fatica sulle membra flaccide accompagnato da alcune prime ruvide sensazioni. La casa era vecchia e la puzza di pip\u00ec di gatto si poteva avvertire, come pungente fetore, gi\u00e0 a metri di distanza. Charlie si era stancata di correre e preferiva camminare. Questo il dottore non avrebbe potuto scoprirlo e rappresentava un\u2019infelice trasgressione con la quale dimostrava a s\u00e9 stessa di contare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>I passi rimbombavano del silenzio immobile della mattinata biancastra e Charlie quasi inciamp\u00f2 quando scorse un qualcosa di altrettanto immobile al margine della carreggiata. Era proprio nel punto in cui il passaggio veniva inghiottito dalle ombre degli alberi che si allungavano in lunghe falci. Gli sarebbe dovuta passare vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2018Eccone un altro\u2019 si disse tra s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo giaceva allungato sul confine tra asfalto e terra. Il muso congelato in una smorfia di dolore. Espressione che si dipinse all&#8217;istante anche sul volto di Charlie. Nell\u2019avvicinarsi aveva rallentato il passo e i suoi movimenti erano diventati sempre pi\u00f9 goffi al pensiero di calpestare il corpicino del gatto che giaceva disarticolato al suolo. Una volta superato, vide la colonia felina indifferente.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie, invece, conosceva bene il passaggio tra la vita e la morte. Era uno di quei pensieri che si divertivano a prendersi gioco di lei fino a suggerirle di essere completamente pazza. Le vennero subito in mente i morti sotto al treno sulla vecchia ferrovia.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie inizi\u00f2 a correre pi\u00f9 forte fino alla fine della strada dove due alte siepi bordavano il percorso del treno impedendo di vedere al di l\u00e0. Da sotto si levava un lezzo di marciume, umidit\u00e0 e stantio. Pezzi di nastro a strisce rosse e bianche si mescolavano al terriccio bagnato. Era l\u00ec che ben tre suoi compaesani si diceva avessero messo fine alla loro vita nell\u2019ultima settimana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo era stato il vecchio Carlo Da Pont, sull&#8217;ottantina. Avevano detto che ormai era talmente attaccato alla bottiglia che non avrebbe distinto la strada dalla vecchia ferrovia e il treno merci dal rombo di un aereo e, cos\u00ec, era finito triturato sotto le ruote di ferro. Poco male, pensava Charlie, viveva rinchiuso in casa da quando aveva lasciato tutto e tutti per l&#8217;ennesima sua infruttifera passione.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda era stata Meggy, vedova del Maresciallo morto nella guerra che si stava combattendo oltreconfine. A morire venivano mandati prima quelli di altre etnie e la povera Meggy lo sapeva anche se nessuno osava dirlo, tantomeno il prete nel recitare l&#8217;omelia funebre. Lei, nordafricana, dicevano non fosse in s\u00e9 quando aveva oltrepassato la ferrovia di notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie aveva ripreso il percorso all&#8217;inverso. Il fiato le si mozzava in gola procurandole una sensazione di gelido bruciore. Con due sbuffi d\u2019alito lasci\u00f2 il segno nell&#8217;aria condensata. Forse, se avesse atteso qualche minuto in pi\u00f9 al cospetto della siepe dietro cui si nascondeva la ferrovia, sarebbe passato un treno anche per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultimo a incontrare lo stridore dei binari era stato Ricky. Belloccio e muscoloso. Charlie era andata a letto con lui pi\u00f9 volte, finch\u00e9 lui non l&#8217;aveva derisa per il suo aspetto fisico. Marika, che lavorava nell&#8217;ufficio accanto al suo, le aveva detto che la polizia aveva molti dubbi sul suicidio ma che, poi, aveva dovuto chiudere il caso per insufficienza di prove. Mentre ci pensava, Charlie ricordava che Marika, appena smesso di raccontare, si era voltata e aveva ripreso a sbrigare le sue faccende come se nessuno fosse mai esistito.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie sent\u00ec un&#8217;auto avanzare alle sue spalle. Ormai le macchine non facevano nemmeno pi\u00f9 rumore. Poteva accadere di non accorgersi di venire spazzati via in un secondo. Charlie inizi\u00f2 a incespicare confusamente e a fissare l&#8217;asfalto nero per rimanere in equilibrio. La macchina le strisci\u00f2 a fianco e lo spostamento d&#8217;aria la fece voltare. L&#8217;auto brillava di un nero profondo. Al suo interno, la figura di un uomo, vestito di nero e dal profilo spigoloso, scivol\u00f2 davanti ai suoi occhi acquosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo aveva mai visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mattino seguente il cielo, per lui, era dello stesso colore. La gente lo chiamava <em>professore<\/em> e lui aveva anche imparato a voltarsi quando ci\u00f2 accadeva. Nella cucina economica il crepitio del fuoco accompagnava le lunghe boccate di fumo che uscivano agli angoli della sua bocca tesa e umida di saliva. Intorno a lui, almeno cinque o sei gatti. Uno di questi gli balz\u00f2 in braccio e gli spinse la mano con la quale stava affettando una mela verde acido.<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva sbrigarsi o avrebbe fatto tardi. Si alz\u00f2 noncurante e, con il piede teso, allontan\u00f2 due gatti dal suo passaggio. Questi miagolarono sommessamente andando ad accovacciarsi ai margini della stanza. Poco dopo era fuori, in mezzo all&#8217;erba incolta, con un pezzo di stoffa insanguinata in mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;edificio a fianco alla biblioteca riecheggiavano i rintocchi della campana della chiesa antistante. I tre stabili creavano un sinistro triangolo di ombre reciproche. Nel cielo si stavano condensando nubi cariche di pioggia e, dietro di loro, rilucevano flash di luce elettromagnetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie si era avvicinata al colonnato dell&#8217;edificio. Quella mattina doveva sbrigare una pratica che, a suo dire, avrebbe potuto attendere che il tecnico dei computer si facesse vivo per ripristinare i collegamenti saltati. Ma i morti, secondo gli altri, non potevano aspettare neanche da morti e dovevano essere cancellati dai registri comunali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si volt\u00f2 per dare un&#8217;ultima occhiata al cielo plumbeo. I suoi occhi vennero attraversati dal bagliore di un lampo e poi si voltarono per entrare nell&#8217;oscurit\u00e0. All&#8217;interno sarebbe stata al sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggi\u00f2 le chiavi sull\u2019unico tavolo e il rumore fece eco nella stanza semi-vuota. Premette su tutti gli interruttori e un brivido le corse lungo la schiena quando vide che alcuni neon non si accendevano. Quella mattina era uscita a correre ma aveva, in realt\u00e0, solo camminato. Era arrivata fino alla casa dei gatti e l\u00ec si era imbattuta nel suo abitante umano. Stava camminando a testa bassa nel punto esatto in cui la strada si stringeva, temendo di incappare in altri gatti senza vita. L\u2019odore acre di fumo l\u2019aveva fatta voltare e l\u00ec l&#8217;aveva visto con degli stracci sporchi di sangue in mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, infastidito, aveva emesso un rantolo ed era scomparso oltre il muro. Un attimo dopo era successa la cosa che lei non avrebbe mai voluto vedere. Un suono sordo e un miagolio strozzato avevano raggiunto Charlie che, immobile, accaldata e con un rivolo di sudore che le scivolava gelido lungo il collo, era rimasta a fissare l&#8217;angolo della casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano passate solo un paio d&#8217;ore e il pensiero si era gi\u00e0 trasformato in ossessione: la vista di quell&#8217;uomo, dei cadaveri dei gatti e l\u2019immagine dei corpi finiti sotto al treno si erano impossessate dei suoi occhi, ripresentandosi ogni volta che la penombra prendeva il sopravvento.<\/p>\n\n\n\n<p>Scosse la testa per far uscire quei pensieri mostruosi e si diresse verso lo schedario. Aveva iniziato a cercare i nomi di Ricky, della vedova e del Signor Da Pont quando sent\u00ec la porta dell&#8217;edificio aprirsi e il rumore della pioggia battente improvvisamente amplificato. Moll\u00f2 le carte sulla scia dello spavento e, con il battito accelerato, corse a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo che, il giorno prima, aveva visto a bordo dell&#8217;auto nera era di fronte a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto non \u00e8 un ufficio aperto al pubblico\u201d si affrett\u00f2 a dire Charlie.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo si tolse l&#8217;impermeabile nero che grondava pioggia e si sistem\u00f2 i capelli all&#8217;indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe non le dispiace\u2026sono a piedi\u201d disse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh\u2026\u201d disse Charlie incapace di terminare la frase.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo talcato dell&#8217;uomo si diffuse nell&#8217;ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi accomodi qui. Lei non pu\u00f2 entrare\u201d ribad\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>I tuoni rimbombavano nelle stanze semivuote creando eco che si sormontavano l&#8217;una all&#8217;altra in una interminabile litania. Charlie prese a cercare di nuovo i documenti dei morti sotto al treno e a pensare all&#8217;acqua tempestosa che ne stava cancellando ogni traccia dai binari insanguinati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe avevo detto di non entrare\u201d disse, cercando l&#8217;autorit\u00e0 che non aveva mai avuto, quando si accorse che l&#8217;uomo si era avvicinato allo schedario. Il suo tono la tradiva con alti e bassi che lasciavano trasparire la cupa eccitazione che si stava accumulando dentro di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPosso sedermi?\u201d chiese lui indicando una sedia da ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon \u00e8 di qui, vero?\u201d chiese Charlie sollevando i suoi grandi occhi verdi dal raccoglitore <em>Maggy Farouk<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo\u201d, rispose, \u201cnon sono ancora tra quei nomi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, tra questi non potrebbe proprio esserci visto che le persone in questione sono finite sotto un treno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie rise nervosamente mentre ne fissava i lineamenti spigolosi e l\u2019atteggiamento misterioso che lo avvolgeva come un\u2019aura di fascino oscuro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 in visita a qualcuno?\u201d chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dei passi nell\u2019ingresso scossero Charlie che si precipit\u00f2 a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi \u00e8?\u201d chiese ancor prima di uscire dalla stanza e un violento tuono fece vibrare i vetri delle finestre sbarrate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro le si strozz\u00f2 in gola. L&#8217;uomo dei gatti attendeva con una valigetta in mano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDov&#8217;\u00e8 il server?\u201d chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie indic\u00f2 la stanzetta oltre l&#8217;archivio incapace di aggiungere altro. Il puzzo di fumo lasciava una scia densa e disgustosa dietro di lui. Le immagini dei gatti senza vita iniziarono a farsi largo nella mente e lei si trattenne dal dare di stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSotto a chi tocca\u201d disse l&#8217;uomo in nero che aspettava seduto sulla sedia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le dita di Charlie tremarono mentre toglieva dalla scena la signora Meggy e prendeva i documenti del Signor Da Pont.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella stanzetta a fianco, l&#8217;uomo dei gatti inizi\u00f2 a tirare colpi metallici e a rantolare e sbuffare come fosse nell&#8217;atto di scavare una fossa, anzich\u00e9 lavorare su una macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie si aggrapp\u00f2 al bordo della camicetta che le strizzava le rotondit\u00e0 tirandola verso il basso. L&#8217;uomo in nero non le toglieva gli occhi di dosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBisogna farlo fuori. Non serve pi\u00f9 a niente\u201d disse l&#8217;uomo dei gatti a voce alta. Un colpo secco e metallico rimbomb\u00f2 nella stanzetta e Charlie rabbrivid\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPotrebbe passare al B&amp;B vicino alla vecchia ferrovia? A mio carico, ovviamente\u2026\u201d disse l&#8217;uomo in nero rivolgendosi all\u2019uomo dei gatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;udire quelle parole mescolate ai suoni che sembravano provenire dall&#8217;aldil\u00e0, Charlie vide i volti e i corpi delle persone martoriati nella morsa di ferro e pietra della vecchia ferrovia. Svelta ammucchi\u00f2 le carte dei morti. L&#8217;uomo dei gatti usc\u00ec dallo stanzino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVado ovunque ci sia un lavoro da sbrigare\u201d disse sollevando le spalle in un&#8217;espressione di quieta indifferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Charlie pens\u00f2 a Marika che, oltre al lavoro, gestiva il B&amp;B.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDomani passeranno gli ultimi tre treni\u201d disse l&#8217;uomo in nero fissando il vuoto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54941\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54941\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era uscita a correre come tentava di fare almeno tre volte a settimana. 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