{"id":5493,"date":"2011-03-12T18:23:06","date_gmt":"2011-03-12T17:23:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5493"},"modified":"2011-03-13T12:38:40","modified_gmt":"2011-03-13T11:38:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-la-sorella-di-gabriella-ferrari-curi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5493","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;La sorella&#8221; di Gabriella Ferrari Curi"},"content":{"rendered":"<p>Cesarina guard\u00f2 la sorella a lungo, per imprimersi \u00a0bene nella mente i suoi amati lineamenti. Pens\u00f2 con gratitudine a quanta compagnia si erano fatte negli ultimi dieci anni. Ogni sera quando rincasava era una gioia con Rosetta l\u00ec seduta al tavolo della cucina che fungeva anche da tinello, ad aspettarla. Dietro la finestra con le tendine inamidate che guardava nella piazza grande.<br \/>\nCesarina, mentre metteva a scaldare la cena, le raccontava tutto, la sua giornata di lavoro e cosa aveva provato quando la Tilde le aveva rivelato in gran segreto che aspettava il secondo bambino, senza essere sicura di chi fosse il padre\u2026 \u201cMa ci pensi Rosetta, un altro bambino! Immagina se anche noi avessimo avuto un bambino, un bel putein!\u201dQuanti discorsi, quante confidenze, pensieri intimi che Cesarina non avrebbe potuto raccontare a nessun altro.<br \/>\n\u201c Rosetta mia, che magone a doverti lasciare. S\u00ec, hai ragione, adesso che verr\u00e0 l\u2019Hermann racconter\u00f2 tutto a lui. Ma non tutto tutto, perch\u00e9 sai bene come sono gli uomini, che si annoiano ad ascoltare le nostre cose di donne. Sono impazienti, loro. Non che voglia subito lamentarmi dell\u2019Hermann, che lui \u00e8 proprio un brav\u2019uomo e sono contenta che ci sposiamo e poi con te mi posso sfogare anche se ci divento un po\u2019 rossa, ma qualcuno nel letto mi manca, che io sono stata sempre una donna calda, e gi\u00e0 adesso al pensiero\u2026 uh, perch\u00e9 l\u2019Hermann \u00e8 proprio un bel maschione, e anche ben attrezzato. Ma cosa mi fai dire!\u201d Cesarina fece una carezza affettuosa alla sorella, sui capelli setosi, tinti in un morbido color mogano, quello della &#8220;Kerastase&#8221; il numero 17.<br \/>\n\u201c E\u2019 proprio un bel colore! Quasi quasi lo faccio anche a me, cosa dici? La minestrina \u00e8 pronta tra un minuto. Preparo subito la tavola. A te, per la nostra ultima sera, metto davanti il piatto azzurro della povera mamma, che ti piace cos\u00ec tanto. E un bel bicchiere di Lambrusco frizzante. Viene da vicino a Castellazzo, ti \u00a0ricordi i Borri?\u00a0 dalle loro vigne. Ecco cara, e buon appetito. Scusa, ma dov\u2019ho la testa! Con tutte queste emozioni mi sono dimenticata il grana, un bel cucchiaio, che con la pastina d\u00e0 un buon sapore\u2026.\u201d<br \/>\nCesarina aveva quasi cinquant\u2019anni. Anzi doveva essere gi\u00e0 sui cinquantaquattro ma lei, con aria innocente, barava un po\u2019. Sapeva di dimostrarne di meno, con quella pelle liscia e cremosa, lo sguardo allegro e il fare peperino. Si era trasferita in quel paese della pianura lombarda a tredici anni per entrare a servizio dalla signora Romilda. Povera diavola anche lei, che dopo aver lavorato quasi tutta la vita nella merceria proprio in piazza di Torre d\u2019Isola, le era venuto un bel coccolone. E invece di godersi finalmente i soldi che aveva messo via risparmiando come una formichina, li aveva buttati alla grande in medici e medicine. Per darle una mano in casa un compare del suo paese le aveva mandato Cesarina.\u00a0\u201c E\u2019 una brava figliola, onesta. Forte come un mulo.\u201d \u00a0<br \/>\nCos\u00ec Cesarina, tra lacrime e speranza, si era trasferita in quella terra straniera. In mezzo a nuvole di zanzare, grigia, e nell\u2019acqua sotto e sopra, otto mesi l\u2019anno. Avendo per\u00f2 un\u2019indole ottimista pian piano si era abituata ai modi grezzi e mugugnosi della gente del posto, al cibo a base di riso, alla lontananza dalla sua affettuosa famiglia. Pensava: tengo duro una decina d\u2019anni, metto via un po\u2019 di soldini e ritorno al paese a trovarmi un marito. Un brav\u2019uomo delle mie parti, con cui mettere su casa, fare un paio di figli e finire i miei giorni con lui mano nella mano, come la mamma col babbo.<br \/>\nPurtroppo la signora Romilda che era sempre l\u00ec l\u00ec per morire, dur\u00f2 altri vent\u2019anni. Vent\u2019anni di medici, iniezioni, sciroppi, clisteri e pannoloni. Cesarina pian pianino ci si era affezionata e la teneva pulita e profumata come una principessa. Ogni giorno se la portava a spasso per il paese, seduta sulla sua sedia a rotelle che sembrava in trono, ben vestita e pettinata e il viso bianco e rosa di una bambina. Che Cesarina aveva una mano delicata in queste cose, e occhio con creme e profumi. \u00a0<br \/>\nUna bella domenica di sole, come se avesse preso finalmente la sua decisione, in quattro e quattro otto e senza perdere tempo in chiacchiere inutili la signora Romilda mor\u00ec. Cesarina, piangendo come una fontana, la vest\u00ec per l\u2019ultima volta e la sistem\u00f2 per la veglia funebre. Tutti poterono verificare di persona che con le sue cure, nonostante gli anni di malattia, era diventata quasi attraente, lei che da giovane non aveva avuto neanche la bellezza dell\u2019asino, come dicevano da quelle parti. E siccome si era sparsa la voce, addirittura molte donne anche\u00a0 dalle frazioni intorno erano venute apposta a vedere da vicino che miracolo aveva fatto. La povera Romilda, con i suoi radi capelli gonfiati dalla lacca e distesa serena nella sua bara aveva un\u2019aria cos\u00ec fresca e pimpante, che tutte avrebbero voluto essere come lei.<br \/>\nAlla sua morte Cesarina si trov\u00f2 sola e con un piccolo gruzzolo che la sua<br \/>\nassistita, senza parenti, le aveva lasciato. Cos\u00ec, fece un corso di tre mesi per avere un diploma da appendere al muro e apr\u00ec un salone di bellezza, &#8220;l\u2019Istituto Cesarina&#8221; unico in tutto il paese.<br \/>\nVista la pubblicit\u00e0 che senza volerlo le aveva fatto la defunta Romilda, ebbe un gran successo da subito.<br \/>\nCesarina era felice. Si sentiva arrivata. \u201c Estetista \u201c si ripeteva ogni tanto, perch\u00e9 il nome le suonava bene, pi\u00f9 che se l\u2019avessero chiamata\u00a0 avvocato o dottoressa.<br \/>\n\u201cS\u00ec, io sono l\u2019estetista del paese\u201d, diceva con importanza appena conosceva qualcuno di nuovo.\u201d L\u2019unica.\u201d<br \/>\nE\u2019 che purtroppo tanta gente nuova da l\u00ec non passava. Soprattutto di maschi nuovi. Gli altri erano tutti sposati, ingabbiati da famiglia e figli.<br \/>\nCesarina la sera o il sabato e la domenica, quando l\u2019 &#8220;Istituto&#8221; chiudeva, non sapeva che fare. Tutte grandi amiche, le donne del paese, molte anche clienti affezionate. Che si confidavano e le chiedevano consigli. Ma la sera e neppure la domenica non facevano mai nessun programma con lei. Anzi la Mocchetti Ida, quando c\u2019era stata la comunione di suo figlio Germano, che Cesarina aveva visto crescere, non l\u2019aveva neanche invitata alla festa che aveva fatto al Ristorante Boschetto, che avevano affittato tutto per l\u2019occasione e decorato con palloncini bianchi e rossi.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0<br \/>\n\u201c E\u2019 che i posti a sedere erano tutti a coppie e tu ti saresti sentita a disagio a dover stare al tavole delle vedove scompagnate. Tutte pi\u00f9 vecchie di te e anche un po\u2019 tristi\u201d, \u00a0si giustific\u00f2 \u00a0imbarazzata quando aveva notato che Cesarina ci era rimasta\u00a0 male.<br \/>\nPiccola di statura, con il corpo un po\u2019 tozzo ma bello sodo, le gambe corte e muscolose, la faccia forte da contadina, gli occhi birichini e ancora l\u2019accento generoso della sua terra d\u2019origine, si poteva considerare una donna piacente. Qualche volta, soprattutto d\u2019estate, era andata a ballare in qualche balera dei paesi vicini, per non suscitare pettegolezzi. Ma nonostante il suo modo di fare alla mano e ingenuamente seduttivo, un marito non se lo era proprio trovato. Anche se lei ormai si sarebbe di molto accontentata.<br \/>\nSi trov\u00f2 invece un amante. Un camionista. Una pasta d\u2019uomo che faceva avanti indietro ogni settimana per la &#8220;Milano-Genova&#8221; e che una sera si era fermato a Massaua a dormire, perch\u00e9 il suo camion aveva avuto un guasto. Veniva dalla Baviera, dove viveva in una cittadina vicino a Monaco con una moglie grande e bionda come lui e un paio di ragazzini. Con la sua risata esplosiva e le sue grandi bevute di birra, che si era accumulata tutta sul ventre prominente e teso come un tamburo, alla Cesarina era piaciuto subito, seduto sull\u2019alto sgabello del bar del &#8220;Dancing Honolulu&#8221;. Eccome, se le era piaciuto! Tanto che il gioved\u00ec chiudeva il suo &#8220;Istituto&#8221; alle sette,\u00a0\u201c Vado a trovare una mia vecchia zia\u201d, \u00a0e con la sua macchinetta andava all'&#8221;Hotel Moderno&#8221; sperduto nella campagna di Bereguardo. Portava con s\u00e9 ogni volta o un bel tegame di pasta al forno o degli agnolotti ben conditi. Perch\u00e9 nei dintorni ristoranti e trattorie chiudevano presto. Mentre lui, senza perdere tempo in tante smancerie, la voleva subito, cos\u00ec, quasi senza spogliarla. Solo dopo qualche ora, finalmente appagati, pensavano a svuotare il cesto con tutto il suo ben di dio. Non mancava mai la birra. Ma anche una bella bottiglia di frizzante Lambrusco. Un giorno, buttando gi\u00f9 l\u2019ultima forchettata di un\u2019intera teglia di lasagne al forno, come fosse stata l\u2019ultimo pasto di un condannato a morte, Hermann cupo in faccia avvis\u00f2 Cesarina che non avrebbe fatto pi\u00f9 quella tratta. La sua ditta lo destinava al nord dell\u2019Europa. Glielo disse, e poi in lacrime e anche un po\u2019 ubriaco per l\u2019ultima volta l\u2019 abbracci\u00f2 stretta quasi da stritolarla.<br \/>\nPer Cesarina incominci\u00f2 una solitudine che le rodeva dentro ora pi\u00f9 che mai, perch\u00e9 non c\u2019era neanche l\u2019attesa esaltante dei suoi speciali, segreti gioved\u00ec. Una sera, che svogliatamente stava guardando un giornale, la sua attenzione fu attirata da un\u2019offerta pubblicitaria. Il suo viso prese subito colore e la sua mente incominci\u00f2 a lavorare. Era un\u2019idea azzardata, ma tutto, nella sua vita, non era stato semplice. Eppure guarda dove era arrivata! L\u2019ordine lo fece in grande segretezza addirittura da Pavia. Si fece mandare il pacco anonimo al fermo posta dove tra mille peripezie and\u00f2 un venerd\u00ec sera a ritirarlo. Nottetempo, pregando la madonnina santa che nessuno la vedesse, con molta fatica port\u00f2 a casa il suo tesoro: la bambola \u201cPayme Patty\u201d.<br \/>\nLa tolse dallo scatolone anonimo in cui era stata piegata e la gonfi\u00f2 con cura con l\u2019apposita pompa in dotazione. Le ci volle quasi mezz\u2019ora. A lavoro compiuto l\u2019osserv\u00f2 con aria critica. Anche se la Patty era la bambola pi\u00f9 semplice del catalogo nel quale l\u2019aveva scelta, era assolutamente necessario farle alcuni ritocchi. Ma lei che \u00a0nel frattempo aveva studiato con cura le foto, se l\u2019era immaginato. E aveva preparato in casa tutto il necessario. Quella che richiese maggior impegno fu la bocca, per farla diventare normale, che a vederla cos\u00ec spalancata le faceva anche un po\u2019 impressione. Dopo un lavoro paziente di silicone, con la biancheria che aveva comperato e i vestiti, nonch\u00e9 una bella parrucca color mogano, la bambola gonfiabile Payme Patty, ormai irriconoscibile, era diventata Rosetta: la sua amata sorella.<br \/>\nDi lei ne parl\u00f2 con tutti: \u201c Mia sorella \u00e8 venuta dal paese a passare un po\u2019 di tempo con me. L\u00ec ormai non c\u2019\u00e8 rimasto pi\u00f9 nessuno della famiglia\u2026La Rosetta non cammina molto bene, per un difetto alle gambe e quindi non esce\u2026 Ci facciamo molta compagnia e non smettiamo mai di ridere. Per questo ci piace starcene per conto nostro\u201c, alle donne che curiose adesso la\u00a0invitavano perfino al bar &#8220;Moka&#8221; in piazza per prendere insieme un caff\u00e8 prima di tornare a casa a preparare la cena: erano curiose di vedere in faccia la nuova arrivata che sembrava, dalle descrizioni, graziosa e simpatica.<br \/>\nQuando rincasava, gi\u00e0 in strada a Cesarina si allargava il cuore a scorgere dietro le tendine tirate la sagoma della Rosetta che l\u2019aspettava. E anche preparare la tavola per due, chiacchierare, guardare insieme la televisione, mangiare un dolcetto prima di augurarsi la buona notte. \u00a0Davanti a quel paese di gente chiusa e diffidente non era pi\u00f9 la zitella da compatire con un pizzico di trionfante malignit\u00e0: \u201c Povera Rosetta. Far\u00e0 un sacco di soldi con il suo &#8220;Istituto&#8221;, ma la sera, sola come un cane!\u201d &#8211; e da lasciare in disparte, perch\u00e9: \u201cRagazze, se si \u00e8 un po\u2019 furbe, non si invita a casa una donna libera e ancora sulla breccia. Che magari il marito pu\u00f2 farsi venire il ghiribizzo. \u201c Una donna indipendente! Con il suo appartamento dove pu\u00f2 invitare chi vuole! \u201cChe si sa, l\u2019uomo \u00e8 cacciatore! E\u2019 nella sua natura. \u00a0E gli basta poco per farsi venire le fantasie. Anche al pi\u00f9 onesto. \u201d<br \/>\nSorrisini.<br \/>\nLe aveva indovinate le chiacchiere di quelle bigottone gelose e malfidenti! \u00a0Anzi proprio quella ficcanaso della Mocchetti, la pi\u00f9 disinvolta di tutte, una sera si era presentata a sorpresa a casa sua con la scusa di farle controllare uno sfogo che le era improvvisamente apparso sulla faccia.<br \/>\n\u201c Sar\u00e0 mica stata la crema che mi hai messo oggi per il massaggio ?\u201d \u00a0le aveva domandato come scusa e intanto in anticamera allungava il collo come un\u2019oca pronta a entrare di slancio. Cesarina ferma ma gentile l\u2019aveva spinta con forza sul pianerottolo.<br \/>\n\u201cScusa se non ti faccio venire in salotto, ma la mia Rosetta ha un po\u2019 di influenza e si \u00e8 appisolata sulla poltrona. Non voglio disturbarla che stanotte ha dormito poco per la tosse \u201d la conged\u00f2 sussurrando.<br \/>\nE quante risate poi con la Rosetta dopo il batticuore di quella visita improvvisa e quando l\u2019aveva imitata, facendo la bocca stretta a culo di gallina, come faceva la Mocchetti quando si sentiva furba.<br \/>\nO come la volta che era arrivato l\u2019Arrigo. Aveva un po\u2019 bevuto, lo si sentiva dall\u2019alito greve a metri di distanza. Di soppiatto una sera, dopo il lavoro, era entrato silenziosamente dietro di lei nel portoncino e l\u2019aveva seguita sul pianerottolo buio, brancicandola malamente con le mani dovunque e sbavandole ansimante sul viso. Grugniva: \u201c Dai, che so che ti piace. Una donna sola come te\u2026\u201d<br \/>\nLo aveva spinto via facilmente, perch\u00e9 era forte, Cesarina.<br \/>\n\u201c Sei via di testa? Cosa ti viene in mente? Lasciami stare e vattene. Che poi mia sorella si arrabbia ed \u00e8 capace di mettersi a strillare cos\u00ec forte che arrivano i pompieri anche dai paesi vicini!\u201d<br \/>\nPerch\u00e9 ora anche lei aveva una famiglia, una sorella amatissima con la quale trascorrere serena il tempo libero e che le faceva da scudo protettivo. E al diavolo tutte e tutti, quei villani!<br \/>\nErano passati quasi otto anni in compagnia di Rosetta quando, inaspettata come un fulmine, arriv\u00f2 dalla Baviera una lettera: \u201c Cara Zesarina, io in pensione e finito lavoro. Mia frau morta e ragazzi partiti. Non te mai dimenticato. E pensato sempre con grandissimo amore e nostalgia. Io arriva tra tre giorni. Se vuoi sposo te e viviamo sempre insieme. Aspetto tua risposta che spero ja. Tuo caro Hermann.\u201d Seguiva il numero di telefono.<br \/>\nMariavergine, pens\u00f2 Cesarina mentre credeva che le venisse un colpo per la gioia.\u00a0 Senza dire una parola alle clienti, che non ne sarebbe stata neanche in grado tanto aveva la gola chiusa, abbandon\u00f2 \u00a0il suo &#8220;Istituto&#8221; e corse a casa da Rosetta: \u201c Chi se lo aspettava pi\u00f9. Dio mio, senti come mi batte il cuore. Il mio gigante! Ritorna da me. Non mi ha mai dimenticato!\u201d<br \/>\nCesarina abbracci\u00f2 la sorella stretta stretta, le stamp\u00f2 due baci di felicit\u00e0 sulle guance e ritorn\u00f2 al lavoro. Sprizzava splendore. A chi le chiese se era successo qualcosa, fece la misteriosa: \u201c Vedrete, donne, che bella sorpresa vi prepara la vostra Cesarina, una sorpresa che proprio non ve l\u2019aspettate.\u201d<br \/>\nSolo verso sera le venne in mente: \u201c Dio mio, e la Rosetta? Non posso farla trovare a casa, dall\u2019Hermann. Come faccio?\u201d<br \/>\nA cena piangendo Cesarina raccont\u00f2 alla sorella il suo piano. Pure Rosetta piangeva, ma le faceva anche coraggio: \u201c Non pensare a me. Adesso importante \u00e8 l\u2019Hermann. Io sar\u00f2 sempre nel tuo cuore e tu nel mio. Noi saremo sorelle per tutta la vita. \u201c<br \/>\nA notte fonda Cesarina, che aveva parcheggiato la macchina vicino casa, scese a fatica le scale del palazzetto in cui abitava, con Rosetta tra le braccia. La teneva diritta e sembrava camminasse. Le aveva lasciato addosso i vestiti, la biancheria, la folta parrucca. Non aveva avuto cuore di spogliarla e di piegarla per metterla nella scatola. E neanche Rosetta aveva voluto. Con la sorella seduta \u00a0sul sedile accanto aveva guidato, con il cuore pesante, fino a raggiungere un ponte sul Ticino, un posto un po\u2019 solitario che aveva scoperto con Hermann, nell\u2019unico week end che avevano passato insieme. Con circospezione \u00a0e tenerezza tir\u00f2 fuori Rosetta dalla macchina, le avvolse il corpo in un lenzuolo pieno di pietre e dopo un ultimo bacio, la butt\u00f2 nella corrente. Poi stette a guardarla che si allontanava.<br \/>\nRosetta si gir\u00f2 a salutarla. Per l\u2019ultima volta.\u00a0<br \/>\nCesarina con gli occhi pieni di lacrime ritorn\u00f2 a casa. Per fortuna tra qualche giorno arrivava il suo Hermann. Avevano gi\u00e0 preparato le carte. Si sarebbero sposati la domenica, loro due soli, con due testimoni, dei suoi colleghi che come lui un tempo facevano la tratta &#8220;Milano-Genova&#8221;. \u00a0E non avrebbe invitato nessuna delle donnette del paese, che non l\u2019avevano mai voluta come amica. Avrebbe fatto loro una bella sorpresa. E se le immaginava gi\u00e0 le facce livide di quelle sceme .<br \/>\nA lui \u00a0avrebbe raccontato della sua amata sorella e di quanta compagnia le aveva fatto in tutti quegli anni.<br \/>\n\u00a0\u201c Abbiamo lo stesso carattere e andiamo sempre d\u2019accordo. Ha pi\u00f9 o meno la mia et\u00e0 e i capelli color mogano. Per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 alta di me. Ha preso dal povero babbo, che era un gran pezzo d\u2019uomo.\u00a0 Ora \u00e8 ritornata al paese. Un giorno andremo a trovarla.\u201d<\/p>\n<p>E Rosetta, senza la sua adorata Cesarina?<\/p>\n<p>Beh, due giorni dopo la prese all\u2019amo un pescatore solitario. Anche lui ebbe modo di apprezzarne il buon carattere e l\u2019affettuosa compagnia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cesarina guard\u00f2 la sorella a lungo, per imprimersi \u00a0bene nella mente i suoi amati lineamenti. Pens\u00f2 con gratitudine a quanta compagnia si erano fatte negli ultimi dieci anni. Ogni sera quando rincasava era una gioia con Rosetta l\u00ec seduta al tavolo della cucina che fungeva anche da tinello, ad aspettarla. Dietro la finestra con le [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1524,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-5493","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5493"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1524"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5493"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5493\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5503,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5493\/revisions\/5503"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}