{"id":54866,"date":"2024-05-31T18:35:59","date_gmt":"2024-05-31T17:35:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54866"},"modified":"2024-05-31T18:36:01","modified_gmt":"2024-05-31T17:36:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-bianchi-come-una-bugia-di-sara-musto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54866","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Bianchi come una bugia&#8221; di Sara Musto"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-left\">A Ettore l\u2019estate piaceva. Gli piaceva il soporifero&nbsp;<em>cri cri<\/em>&nbsp;dei grilli, la calura estiva che lo costringeva a tenere la finestra socchiusa col rischio ch\u2019entrassero le zanzare a banchettare col suo sangue, il sudore che colava lento lungo la schiena, i capelli impiastricciati e premuti viscidamente contro il collo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Si alzava sempre di buon&#8217;ora, si aggiustava la canotta a coste di cotone e la infilava svogliato nei pantaloncini, poi andava sul balcone e aspettava che sua madre gli portasse la colazione: il latte era tiepido, i biscotti sgretolati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore dal balcone guardava il mare. Lo guardava come un uomo guarda la donna che ama, lo scrutava, ma non si poneva le dignitose domande dei poeti, n\u00e9 quelle dei pi\u00f9 incalliti pensatori. Sovente usciva un \u201coh\u201d dalla sua bocca schietta, quando le increspature delle onde inghiottivano il bagnasciuga rivestito dalla sabbia pi\u00f9 scura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La mattina Ettore passava gran parte del proprio tempo con Babola, un bambino che abitava nel suo stesso condominio e con il quale si ritrovava spesso ad andare in bicicletta, scorrazzando per il grande cortile comune. Rumore di ruote, di sandali in plastica; odore di salsedine sulle braccia, pellicine crepate sui nasini, scottature sulla schiena, creme idratanti all&#8217;aloe vera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Durante il pomeriggio i bambini gridavano, personificando una frutta che il lupo sarebbe giunto presto a mangiare o un colore che la strega avrebbe comandato. Urlavano, isterici, per quel piccolo miracolo dell\u2019ingenuit\u00e0 che li rendeva tutti amici, sostenendosi nei momenti pi\u00f9 bui quando uno di loro perdeva a&nbsp;<em>un, due, tre, stella&nbsp;<\/em>o non riusciva a fare tana a nascondino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Poi arrivava la sera. Le porte venivano lasciate aperte e l\u2019odore invitante delle cene, ognuna diversa dall\u2019altra, si mischiava a quello iodico del mare: la zia Angela faceva la focaccia, la nonna Dina i panzerotti fritti. Si consumava il pasto in tutta fretta, per poi invadere le case degli altri in una silenziosa gara a chi finiva prima di mangiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La sera i nonni giocavano a carte sulle vecchie sedie di plastica bianca. Le sedie dei saggi, del vago filosofare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">E quelle sedie bastava impilarle una sopra l\u2019altra per farne un trono e diventare re o regine, metterle in cerchio per giocare a&nbsp;<em>ruba la sedia<\/em>, addossarle una accanto all\u2019altra per creare un fortino. A quei tempi l\u2019immaginazione, in fondo, era tutto quello di cui avevano bisogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La sera era lunga, durava molto pi\u00f9 della mattina. Perch\u00e9 era fresca e si potevano fare tutte quelle cose che si preferiva rimandare quando il sole era troppo alto, come fare una passeggiata sul lungomare o andarsi a prendere un gelato \u2013 o entrambe le cose, perch\u00e9 la sera non si aveva mai la paura che il gelato non sopravvivesse al suo nome e colasse vischioso sulle dita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ed era proprio con il gelato attorno agli angoli della bocca e le mani appiccicose che Ettore riusciva a vivere il suo momento pi\u00f9 bello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><em>Il mare di notte.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Andava sempre a guardarlo, approfittando di un buco nella rete del lido dove era solito recarsi di giorno con la sua famiglia. S\u2019infilava agile nella breccia, poi si toglieva le ciabatte e correva come un forsennato verso la battigia, godendosi la sabbia fresca, eco lontana di un\u2019infuocata distesa di mezzogiorno che gli bruciava le piante dei piedi \u2013 perch\u00e9 lui, nonostante i consigli ripetuti della madre, le infradito a riva non le portava mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Stava l\u00ec per ore. Senza parlare, perch\u00e9 se si parla il mare non risponde mai, e questo Ettore lo sapeva meglio di tutti gli altri. Per questo ci andava da solo, cos\u00ec poteva evitare di spiegare per quale motivo il mare si osservasse in silenzio \u2013 perch\u00e9 si deve anche&nbsp;<em>ascoltare<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">C\u2019erano dei giorni durante i quali era pi\u00f9 tranquillo del solito. Una vasta distesa nera, che finiva dove cominciavano le argentee increspature delle onde sulla riva. Quand\u2019era fortunato riusciva a vedere l\u2019acqua pi\u00f9 remota vicino alla linea dell\u2019orizzonte, illuminata dai pallidi raggi di una luna poco egocentrica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abMa non ti stanchi?\u00bb gli aveva chiesto un giorno suo padre, mentre sfogliava svogliato il giornale. \u00abIntendo a vedere la stessa cosa in continuazione.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore gli aveva risposto di no, che il mare non era mai uguale a s\u00e9 stesso, ma nessuno della sua famiglia riusciva mai a capire i ragionamenti troppo astratti del bambino, che aveva presto smesso di trovare le giuste parole per spiegarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">L\u2019unico in grado di comprendere ci\u00f2 che diceva era lo zio Filippo, un signore un po\u2019 in l\u00e0 con l\u2019et\u00e0, ma con la forza brutale di un nuotatore olimpionico che avrebbe potuto raggiungere le coste della Croazia a nuoto, se solo avesse voluto. Lo zio Filippo, a ben vedere, non era davvero lo zio di Ettore, ma solo l\u2019inquilino che abitava il pianterreno del condominio. Eppure il bambino lo chiamava cos\u00ec fin da quando aveva iniziato a parlare.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Si capivano, lui e lo zio Filippo. E quel signore, quando rideva, aveva un sorriso che assomigliava un po\u2019 alla falce della luna, bianco e incurvato verso l\u2019alto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Tutti i bambini del cortile amavano lo zio Filippo; un po\u2019 perch\u00e9 era stato lui ad insegnare alla maggior parte di loro come si nuotasse e un po\u2019 perch\u00e9 era l\u2019unico che, testimone di una marachella, sceglieva la via omertosa del silenzio, coprendo i piccoli colpevoli. Ed era sempre lui quello che sbucciava i fichi d\u2019india a mani nude, offrendoli ai bambini che, curiosi, si accalcavano per osservare il lavoro certosino dell\u2019uomo, per poi tornare a casa e rifiutarsi di cenare per via dei troppi frutti mangiati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore, tuttavia, lo amava un po\u2019 di pi\u00f9 degli altri. Perch\u00e9 lo zio Filippo era innamorato del mare anche lui; per questo spesso andavano a goderselo di notte insieme, seduti uno accanto all\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abCosa ti piace del mare?\u00bb gli aveva domandato un giorno il bambino, mentre stava finendo di masticare la punta del cornetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Lo zio Filippo non aveva risposto subito, perch\u00e9 lui era molto attento alle domande che gli venivano poste, soprattutto se a fargliele era un bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abIl mare,\u00bb aveva risposto infine, \u00abmi piace perch\u00e9 si adatta sempre.\u00bb Ettore, quella risposta, l\u2019avrebbe capita molti anni dopo. L\u00ec per l\u00ec aveva cercato di chiedere spiegazioni, ma lo zio Filippo si era limitato a fare un gesto di silenzio con il dito, indicando la luna. \u00abOggi ce la godiamo al massimo, Ettorino.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Fu proprio quello che fecero. Rimasero l\u00ec, taciturni, a guardare la luna specchiarsi sulla superficie corvina dell\u2019acqua. Uno spettacolo di quelli che Ettore non avrebbe mai dimenticato. Uno di quelli che, da grande, gli avrebbero riempito il cuore di malinconia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">&nbsp;\u00abIl mare non sarebbe lo stesso, senza la luna\u00bb mugugn\u00f2 a bassa voce, per paura di essere sgridato. Ma lo zio Filippo gli sorrise, cos\u00ec continu\u00f2: \u00ab\u00c8 come la collana che mette la mamma, quella con il puntino d\u2019oro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abAllora vai, Ettorino\u00bb lo sent\u00ec dire, dopo qualche istante di silenzio. \u00abVai a prenderla.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abChe cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abLa luna.\u00bb Lo zio Filippo fece un cenno verso lo specchio d&#8217;acqua. \u00abLa vedi? \u00c8 proprio l\u00ec. Vai a prenderla.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abMa quello \u00e8 solo il riflesso\u00bb replic\u00f2 il bambino, senza capire. \u00abMica riesco a prenderla.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abCome no!\u00bb Lo zio Filippo aveva un modo tutto suo per consentire ai bambini di sognare. Ed era mentire. \u00abSono sicuro che si \u00e8 poggiata sul fondo, vai un po\u2019 a guardare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore volle crederci. Non seppe darsi una spiegazione \u2013 forse neanche vi pens\u00f2. Era un bambino, e ai bambini le cose non vanno ripetute due volte prima che le facciano. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Fu cos\u00ec anche per lui.&nbsp;Si alz\u00f2 da terra, si tolse la canotta e cominci\u00f2 a correre verso quell\u2019immensa tranquillit\u00e0 che regnava sovrana sul fondo sabbioso, nascosto. Allung\u00f2 le braccia esili e fece come gli aveva suggerito lo zio Filippo: s\u2019immerse sotto la superficie dell\u2019acqua, trattenne il fiato e dischiuse le palpebre, avvezzando gli occhi al bruciore della salsedine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">E poi la vide, la luna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">L\u2019afferr\u00f2 con le dita lisce, risal\u00ec con la testa sopra il pelo dell\u2019acqua e si volt\u00f2 a cercare lo zio Filippo, che se ne stava seduto nello stesso punto dove l\u2019aveva lasciato. Ettore non disse niente, alz\u00f2 solo il braccio e sventol\u00f2 la mano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Lo zio Filippo sorrise, e apparve la luna anche sul suo volto.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Quindici anni dopo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Una camera sobria, tranquilla. Proprio com\u2019era stato lui, proprio come Ettore l\u2019aveva immaginata nei suoi tanti vagheggiamenti d\u2019infante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abEttore?\u00bb La zia Angela lo fiss\u00f2 per qualche istante, poi gli concesse un abbozzo di sorriso, seppur ombreggiato da due occhi gonfi e lucidi. \u00abEttorino! Ma come stai! Ma che bello che sei qui! E l\u2019universit\u00e0, com\u2019\u00e8 l\u2019universit\u00e0? Stai mangiando?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abTutto bene zia, grazie\u00bb gli rispose un giovane uomo con la cravatta e i capelli pettinati. \u00abMamma mi ha detto di zio Filippo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><em>Silenzio<\/em>. Un silenzio cos\u00ec diverso da quelli a cui Ettore s\u2019era assuefatto durante la sua infanzia. Un silenzio che gli ricordava, assordante, di un terribile vuoto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abEra peggiorato negli ultimi mesi. Non riusciva pi\u00f9 a muoversi, neanche a masticare. Non parlava pi\u00f9.\u00bb Ettore non avrebbe saputo dire se quella voce appartenesse davvero alla zia Angela. Lei era molto lontana da lui. Lo era perch\u00e9 Ettore, ch\u2019era cresciuto e aveva la barba, in quel momento s\u2019era ricordato dei grilli, del gelato appiccicoso e dei fichi d\u2019india.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abScusa zia\u00bb le disse, tirando su col naso. \u00abAdesso passa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Zia Angela gli stropicci\u00f2 i capelli composti, proprio come quando da bambino bussava alla sua porta per chiederle un pezzo di focaccia. \u00abEttorino, non trattenere, fa male. Lascia andare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore pianse, incollerito per non essere riuscito a salutare per l\u2019ultima volta il suo complice, il suo amico. Pianse perch\u00e9, nonostante fossero passati gli anni e la sua vita fosse andata avanti anche senza di lui, in quel momento l\u2019unica cosa che riusciva a pensare era che si sentiva di nuovo solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abZia Angela\u00bb la chiam\u00f2, dopo essersi calmato. \u00abTieni questa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La donna anziana fiss\u00f2 il piccolo oggetto posato sul palmo del giovane e l\u2019afferr\u00f2 con le mani tremolanti, solcate da profonde vene violacee. \u00ab\u00c8 un guscio di tellina, Ettorino. Che ci devo fare?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">\u00abNon \u00e8 una tellina, zia.\u00bb Ettore rimase zitto per un istante, durante il quale torn\u00f2 bambino e rivide la spiaggia, le onde infrangersi sulla berma e il sorriso pacifico e quieto di un uomo come tanti, come tutti. \u00ab\u00c8 la luna.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ettore aveva fatto come il mare, alla vita s\u2019era adattato anche lui come aveva potuto, cos\u00ec come tempo prima gli aveva insegnato lo zio Filippo: anche lui aveva mentito, anzi; aveva perso il conto di tutte le volte in cui lo aveva fatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Tuttavia quella di zio Filippo era stata una bugia necessaria, affinch\u00e9 il bambino ch\u2019era stato potesse crescere bene e rimanere \u2013 ancora per un po\u2019 \u2013 qualcuno in grado di credere alle storie. Una bugia innocente, ch\u2019era rimasta nel cuore di Ettore per una vita intera e che s\u2019era portato dietro durante tutti quegli anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Una bugia&nbsp;<em>bianca<\/em>. Bianca come la luna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Bianca come il sorriso di zio Filippo.&nbsp;<\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54866\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54866\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Ettore l\u2019estate piaceva. 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