{"id":5480,"date":"2011-03-11T19:31:39","date_gmt":"2011-03-11T18:31:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5480"},"modified":"2011-03-16T17:09:52","modified_gmt":"2011-03-16T16:09:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-pizza-al-volo-di-federico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5480","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Pizza al volo&#8221; di Federico Fascetti"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0Serata fiacca. Poche chiamate finora.<\/p>\n<p>Mauro mi passa una sigaretta e dice \u00abTi sprecassi mai a offrire, eh?\u00bb<\/p>\n<p>Prendo la sigaretta, l\u2019accendo, soffio via la prima boccata. Non rispondo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in l\u00e0, Manuel e Andrea chiacchierano appoggiati alla cabina elettrica. Andrea, il medio della sinistra fasciato, sta raccontando a Manuel degli allenamenti di oggi pomeriggio. Della sua parata impossibile su un tiro rasopalo. Del dito che gli si \u00e8 piegato novanta gradi nel senso sbagliato. Del ghiaccio spray che gli ha tolto sensibilit\u00e0 al polpastrello. Della difficolt\u00e0 di guidare lo Zip con una mano gonfia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Manuel lo ascolta passivo, annuisce e commenta a monosillabi. Non c\u2019\u00e8 scampo, se Andrea ti intrappola con le sue storie. Puoi soltanto assecondarlo, sperando che la finisca presto e ti conceda uno spiraglio per svicolare.<\/p>\n<p>\u00abTra un po\u2019 ce ne andiamo tutti a casa e buonanotte\u00bb dice Mauro, sfruttando la pausa che Andrea ha involontariamente infilato nella filippica per bersi un sorso di Fanta Lemon.<\/p>\n<p>\u00abMi sa che io me ne vado adesso\u00bb dice Manuel.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9?\u00bb dice Andrea.<\/p>\n<p>\u00abForse Chiara ha dieci minuti\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAncora non l\u2019hai capito, che quella non ne vuole sapere di te?\u00bb interviene Mauro.<\/p>\n<p>Manuel si stringe nelle spalle e guarda via. Con Chiara \u00e8 finita da due settimane. Anzi: \u00e8 finita per <em>lui<\/em>. Per lei non \u00e8 mai cominciata.<\/p>\n<p>Andrea dice \u00abChe palle che siete. A voi le donne vi hanno rovinato\u00bb.<\/p>\n<p>Accartoccia la lattina e la lancia verso il cestino; ma, invece di centrare l\u2019apertura, quella colpisce il bordo e finisce per terra.<\/p>\n<p>\u00abMancato\u00bb constata Andrea, ed entra in pizzeria.<\/p>\n<p>Attraverso la vetrina lo vedo che si avvicina a Robi, il cuoco. Robi \u00e8 indiano, o del Bangladesh, uno di quei Paesi l\u00ec. \u00c8 scuro di pelle, i capelli sempre unti e la fronte umida di sudore. Per\u00f2 ci sa fare. Non ho assaggiato da nessun\u2019altra parte una margherita migliore della sua. Robi scambia un paio di battute con Andrea, poi Andrea appoggia i gomiti al banco di marmo, si sporge in avanti, pesca una mozzarella dalla ciotola e se la ficca in bocca intera.<\/p>\n<p>\u00abVai, allora. Che ti frega?\u00bb dico a Manuel.<\/p>\n<p>\u00abMa s\u00ec, tanto\u2026\u00bb dice Manuel.<\/p>\n<p>Inizia a togliere il portapacchi dal pianale posteriore dell\u2019sh, e, quando ha finito, lo porta dentro e lo ripone nello stanzino accanto alla cassa. Dice qualcosa a Patrizio, il padrone del locale. Patrizio lo congeda con un cenno del mento, senza sorridere.<\/p>\n<p>Manuel torna fuori, sale sullo scooter, gira la chiave e accende il motore. \u00abCiao\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCiao\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abDalle questo da parte mia\u00bb dice Mauro, e si tocca il pacco.<\/p>\n<p>\u00abSei uno stronzo\u00bb gli dico, quando Manuel \u00e8 ormai lontano.<\/p>\n<p>\u00abE me ne vanto\u00bb.<\/p>\n<p>Andrea ritorna, ha con s\u00e9 una mezza focaccia. \u00abVolete?\u00bb<\/p>\n<p>Dico s\u00ec e ne stacco un bel pezzo; Mauro invece scuote la testa e fa schioccare la gomma che sta masticando da mezz\u2019ora.<\/p>\n<p>\u00abMirko!\u00bb chiama Patrizio.<\/p>\n<p>\u00abAlleluia\u00bb dico.<\/p>\n<p>\u00abBuon viaggio\u00bb commenta Mauro.<\/p>\n<p>\u00abBeato te. Almeno ti muovi\u00bb dice Andrea, e continua a picchiettare sulla tastiera del cellulare.<\/p>\n<p>Patrizio mi aspetta seduto alla cassa col suo atteggiamento da divinit\u00e0 pagana. Ha trent\u2019anni, \u00e8 abbronzato, muscoloso, i capelli raccolti in una coda di cavallo. Profuma sempre come appena uscito dalla doccia e gli piace sentirsi il <em>capo<\/em>. La pizzeria, in realt\u00e0, \u00e8 di suo padre, lui si limita a gestirla battendo gli scontrini e guardando il culo delle cameriere.<\/p>\n<p>Appoggiati a un tavolino alla sua sinistra, due cartoni di pizza e una bustina di suppl\u00ec.<\/p>\n<p>\u00abEcco l\u2019indirizzo\u00bb.<\/p>\n<p>Mi passa un foglietto. Lo piego e me lo infilo nella tasca dei jeans.<\/p>\n<p>\u00abRapido, mi raccomando\u00bb dice, e mi fa l\u2019occhiolino, stile \u201cci siamo capiti\u201d; poi attacca a cantare <em>The final countdown <\/em>schiaffeggiandosi i pettorali per tenere il ritmo.<\/p>\n<p>Mi fermo in Viale Aventino, davanti a un bel palazzo con le ringhiere dei balconi in ferro battuto, le finestre ampie, i davanzali pieni di fiori. Citofono al cognome segnato sull\u2019appunto. I pulsanti e la piastra dell\u2019apparecchio sono di ottone lucido.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec?\u00bb domanda una voce femminile.<\/p>\n<p>\u00abPizza al volo\u00bb.<\/p>\n<p>Trascorrono alcuni secondi di silenzio, uno strano silenzio interrotto dalle scariche statiche che si accavallano nell\u2019altoparlante, e da una specie di sospiro di sottofondo; quindi la serratura scatta.<\/p>\n<p>Spingo il portone, entro e chiamo l\u2019ascensore. \u00c8 di legno, con le finestrelle alle pareti.<\/p>\n<p>Quinto piano. La cabina rallenta e si ferma con un rumore di ingranaggi ben oliati.<\/p>\n<p>Poso i piedi sullo zerbino. Sopra c\u2019\u00e8 l\u2019immagine di un gatto addormentato. La scritta sul collarino recita <em>Benvenuti<\/em>. La porta \u00e8 blindata, come le altre del pianerottolo. Deve abitarci gente benestante, qui dentro. Magari ci scappa una buona mancia.<\/p>\n<p>L\u2019uscio \u00e8 socchiuso. \u00abPermesso?\u00bb<\/p>\n<p>Il corridoio \u00e8 in penombra; un grande specchio sul mobile davanti all\u2019ingresso fa sembrare l\u2019ambiente pi\u00f9 spazioso. Osservo la mia immagine riflessa, e mi trovo sporco, trasandato. Dovrei andare dal barbiere, farmi una lampada.<\/p>\n<p>A un tratto avverto dei passi: pochi secondi, e appare una donna di mezza et\u00e0. \u00c8 minuta, poco truccata. Tiene il borsellino in una mano; nell\u2019altra, un fazzoletto stropicciato.<\/p>\n<p>\u00abSalve\u00bb dico. \u00abLe pizze\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuant\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>Le porgo la busta con le ordinazioni, e lo scontrino. Lei posa il tutto per terra e non legge la cifra: estrae una banconota a caso.<\/p>\n<p>\u00abTutto a posto?\u00bb domando.<\/p>\n<p>Alza il viso, mi guarda.<\/p>\n<p>Ha gli occhi gonfi, pieni di venuzze.<\/p>\n<p>Rimane cos\u00ec per un attimo, con la mano a mezz\u2019aria, poi mi spinge la banconota tra le dita.<\/p>\n<p>\u00c8 molto pi\u00f9 di quanto deve. Frugo nel marsupio.<\/p>\n<p>\u00abLascia stare\u00bb. Fa per richiudere.<\/p>\n<p>Di solito, quando una mancia \u00e8 un po\u2019 alta, non \u00e8 che mi metto a fare il buon samaritano. Per\u00f2 stavolta \u00e8 davvero troppo. \u00abC\u2019\u00e8 una differenza di pi\u00f9 di trenta euro\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCosa vuoi che me ne importi?\u00bb<\/p>\n<p>Questa donna ha qualcosa che non va. Non voglio approfittarne. Non voglio che Mauro e Andrea ridano di lei, quando ci spartiremo i suoi soldi. \u00abLe do il resto e me ne vado\u00bb.<\/p>\n<p>Mi fissa con le palpebre spalancate, sospira; si appoggia allo stipite. \u00abScusami\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMa no, si figuri\u00bb.<\/p>\n<p>Le consegno il denaro, contato fino all\u2019ultimo centesimo. La donna lo accetta.<\/p>\n<p>E lo lascia cadere sul pavimento.<\/p>\n<p>Le monetine rimbalzano sul parquet, si disperdono rotolando intorno.<\/p>\n<p>Volto le spalle, dico \u00abArrivederci e buona serata\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon hai visto nessuno, mentre salivi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPrima, per le scale. Non hai incontrato\u2026 un uomo?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHo preso l\u2019ascensore\u00bb.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso, scoppia a piangere. Singhiozzi potenti che le spaccano il petto.<\/p>\n<p>\u00abSi sente\u2026 bene, signora?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSe n\u2019\u00e8 andato\u00bb dice, tra le lacrime che le rigano il viso. \u00abSe n\u2019\u00e8 andato\u00bb.<\/p>\n<p>Le tocco una spalla, dico \u00abHa bisogno di\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Si accascia sulla soglia, sempre singhiozzando. Che situazione del cazzo. Come mi metto, se si affaccia un vicino? Decido di portarla dentro. Almeno nessuno ci vedr\u00e0 in questo stato. La donna mi permette di aiutarla, mi guida in salone. La sorreggo per qualche metro, poi lei dice \u00abAspetta\u00bb e si stende sul divano. Rimango in piedi al centro della stanza e non so come muovermi. La vetrinetta in fondo riflette il brillio del mio orecchino.<\/p>\n<p>Pare che si sia calmata. Non piange pi\u00f9, anche se tiene ancora gli occhi chiusi. Respira piano.<\/p>\n<p>\u00abSignora?\u00bb La scuoto cercando di essere delicato. \u00abIo devo rientrare\u00bb.<\/p>\n<p>Fa forza coi pugni sul bracciolo del divano, si tira su a sedere. \u00abHai ragione. Chiss\u00e0 che starai pensando di me\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon si preoccupi. Capita\u00bb dico, giusto per non restare zitto.<\/p>\n<p>\u00abTi accompagno\u00bb.<\/p>\n<p>Ci incamminiamo per il corridoio.<\/p>\n<p>\u00abSai qual \u00e8 la cosa peggiore?\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abChe avevamo organizzato questa cena per ricominciare daccapo. Come quando non avevamo una lira e al massimo potevamo permetterci una pizza\u00bb. Si avvicina un fazzoletto pulito al naso. \u00abChe ci faccio adesso, con questa roba?\u00bb<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>\u00abNo, non ci posso credere!\u00bb dice Mauro. Ride. \u00abSei rimasto a mangiare con lei?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCio\u00e8, a casa sua?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abEsatto\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVoi due soli?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTe l\u2019ho detto\u00bb.<\/p>\n<p>Non so che mi \u00e8 preso. Il fatto \u00e8 che mi dispiaceva mollarla, perci\u00f2 le ho fatto compagnia, ho assaggiato due fette di pizza e ascoltato le sue chiacchiere. Mentre lei parlava di questo tizio, di questo grande amore di giovent\u00f9, io pensavo a Manuel. Me lo vedevo sotto casa di Chiara, lui che prova a baciarla e lei che gli ripete che sta frequentando un altro. Ho provato a immaginare come ci rimarrebbe, Manuel, se Chiara gli dicesse la verit\u00e0. Se gli confessasse che sono io, l\u2019altro.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9 non te la sei fatta?\u00bb dice Andrea.<\/p>\n<p>E gi\u00f9 di nuovo a ridere, tutti e due.<\/p>\n<p>Be\u2019, non mi posso offendere. Al posto loro, forse mi comporterei allo stesso identico modo.<\/p>\n<p>Vado da Patrizio, gli consegno i soldi e gli dico che me ne torno a casa. Sistemo il portapacchi accanto a quello di Manuel.<\/p>\n<p>\u00abAbbandoni?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPer stasera s\u00ec. Sono distrutto. Ciao\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCome preferisci. Oh, Mirko, in gamba\u00bb.<\/p>\n<p>Prima che me ne vada, Andrea mi urla di non scoparmene troppe, strada facendo. Le sue parole si perdono nel rumore del traffico.<\/p>\n<p>I miei genitori stanno guardando la televisione. Mi cambio e mi siedo sul divano, vicino a loro. C\u2019\u00e8 un film con Alberto Sordi. A me Sordi non piace, non \u00e8 mai stato capace di strapparmi una risata, ma lo stesso decido di rimanere alzato. \u00c8 da tanto che non facciamo qualcosa insieme.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5480\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5480\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Serata fiacca. 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