{"id":54706,"date":"2024-05-29T18:48:17","date_gmt":"2024-05-29T17:48:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54706"},"modified":"2024-05-29T18:48:19","modified_gmt":"2024-05-29T17:48:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-ascetica-di-gianni-gioanola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54706","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Ascetica&#8221; di Gianni Gioanola"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>ASCETICA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">vocazione<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, io ce l\u2019ho messa tutta. Non so pi\u00f9 quanti digiuni, ormai in quella grotta la roccia ha preso la forma del mio culo. E viceversa, certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho consumato i grani del rosario. Certo che \u00e8 granito. Ma anche quello, se te lo passi fra le dita ogni mezz\u2019ora, dall\u2019alba a compieta, anche lui si sfarina. Lascia fare.<\/p>\n\n\n\n<p>La gola non si ricorda manco pi\u00f9 cosa sia lo zucchero: pane secco e acqua fresca, qualche foglia di insalata. Persino nei sogni sono arrivato a costringermi: all\u2019inizio sognavo banchetti, dolci, vini finissimi. Adesso solo pi\u00f9 pane secco. Anche l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sesso? Stai scherzando? Guarda qui, per essere sicuro di non cadere in tentazione ho bucato le brache. Quando mi viene da pisciare non devo neanche pi\u00f9 sbottonarmi: tiro su la stoffa, esce l\u2019affare e la faccio. Manco mi tocco, sembro un cavallo. E le donne quasi non le vedo pi\u00f9, e a forza di abbassare lo sguardo per strada ho battute tante di quelle testate che ragiono ancora per miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, vabb\u00e8, molto spiritoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il carattere. Non sai quanto c\u2019ho lavorato. All\u2019inizio mi prendevano attacchi di scoramento, di stanchezza, di invidia per gli altri, per voi che vivete normalmente. Non sai le costrizioni: il tempo passato in ginocchio sui ceci, i pateravegloria ad alta voce, che anche i vicini non ce l\u2019hanno fatta pi\u00f9, povera gente, e han cambiato casa, qualcuno addirittura citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, una merda, una fatica della Madre Santa. E di l\u00e0 non un minimo segno. Non dico dai preti: quelli sono sempre gli ultimi a capire, testa bassa e occhi chiusi, tutti concentrati sul pollaio del vicino e sul culo della perpetua. Ma almeno dai piani alti: un piccolo segnale, che so, un po\u2019 di aura, due stimmatine. Adesso non voglio dire un vero miracolo, ma almeno un prodigio, piccolo piccolo, una candela che si accende da sola, un buio improvviso \u2013 lo so, lo so, eclisse. Sei proprio il primo della classe \u2013 un legno fiorito, una rosa in mezzo alla neve. Qualcosa che ti dica va bene, figlio buono e meritevole, abbiamo visto, apprezziamo, sei nel Nostro Sacro Cuore. La soddisfazione e la gloria non saranno di questo mondo, ma il Cielo ti riserva un posto accanto a Noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cazzo di niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Neanche la minima illuminazione, per dire, quando qualcuno viene a chiederti guarir\u00f2? Sar\u00f2&nbsp; ricco? Sar\u00f2 bella da grande?<\/p>\n\n\n\n<p>Macch\u00e9, non dico un fulmine, ma manco un cerino. E se ne vanno via, qualcuno maledicendo i santi falliti, qualcun altro, peggio ancora, ridacchiando sardonico.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il problema \u00e8 che non si pu\u00f2 essere asceti part time. Cos\u00ec non si fa altro che sfiorare il barbonismo, rischi ancora che arrivino gli sgherri e ti buttino dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la strada \u00e8 divisa in due: o lasci perdere, e&nbsp; tradisci quell\u2019urto interiore, quell\u2019urgente anelito al sacro. O, al contrario, intensifichi il sacrificio, l\u2019ascesi. \u00c8 ora di scegliere la strada dura, te lo dico io. Mando a cagare tutto: la casa, il fratello la cognata i nipoti, soprattutto la cognata, il sicuro impiego di scriba gi\u00f9, in centro. E prendo la strada che mena fuori citt\u00e0, alla grotta, al deserto. E l\u00ec, con quell\u2019unico albero spelato davanti, a disfarsi nella meditazione e nel digiuno.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, faccio cos\u00ec. Vedrai, se non ci riesco. L\u2019anno prossimo, di questo tempo, sar\u00f2 santo. O sar\u00f2 morto: allora riderai tu. Se no, rido io, e mi devi una cena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">tentazione<\/p>\n\n\n\n<p>Mio buon Signore, soccorri il tuo servo umile e fedele! Anche oggi ho rifuggito i richiami della gola e anche gli altri, Signore, anche oggi da questo mio stallo guardo da lontano quell\u2019unico fico e non mi avvicino.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho visto prima crescere dal fiore, poi cambiare lentamente colore, maturare poco a poco, spaccarsi di lato e mostrare il rosso scuro dell\u2019interno, quel colore caldo e invitante, lo stesso colore della bocca di Rosa \u2013 ecco, mio Signore, ecco che i pensieri impuri si impadroniscono ancora di me! Ecco che ancora, mentre mi costringo a ignorare i morsi feroci della fame (che fame, Signore, mangerei un cane intero, coda e baffi!), mentre rimuovo dalla mente il meraviglioso sapore e il profumo ammaliante di quel frutto perfetto, e li sostituisco \u2013 nella mia mente, certo \u2013 con il profumo, vabb\u00e8, con l\u2019odore del pane secco e con la sensazione dell\u2019acqua tiepida lungo il gargarozzo, ecco che il frutto carnoso si trasforma nella bocca stregante di una bella donna. E io devo ricominciare, chiudere gli occhi, concentrarmi sul mio respiro, recitare in silenzio l\u2019Atto di dolore e tante avemarie fino a che il cuore smetta di sbattere contro le costole, e finalmente io possa riaprire gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>E il fico \u00e8 l\u00e0, mio Signore, \u00e8 sempre l\u00e0, che fico! Proprio l\u00ec dove la buccia si \u00e8 aperta, si \u00e8 posata una vespa, e si delizia della polpa zuccherina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 giusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le creature hanno diritto al nutrimento, e financo alla soddisfazione della gola, al piacere del palato. Le altre creature, dico, non gli umani, non io. Poich\u00e9 nelle vespe, cos\u00ec come nei cani o nei polli o nei gamberi del ruscello, la gola non \u00e8 peccato, poich\u00e9 essi non possiedono un\u2019anima da sporcare.<\/p>\n\n\n\n<p>E infatti di essi noi ci possiamo cibare, e se le vespe non ne sono atte, i polli e i gamberi rallegrano le tavole imbandite degli uomini, e persino i cani, non fossero bestie immonde, trattati come si deve, frollandoli per un paio di giorni, marinandoli nel vino rosso con cipolla, carota e coriandolo, si fa per dire, eh, Signore? Fatti andare pian piano a consumare la marinata, con un\u2019insalatina gentile e il rosso giusto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Peccatore!<\/p>\n\n\n\n<p>Peccatore!<\/p>\n\n\n\n<p><em>De profundis clamavi, Domine<\/em>\u2026 Quando il sole sar\u00e0 sceso oltre la collina l\u00ec a sinistra, conceder\u00f2 a questo carne debole il sostentamento del pane e il sollievo dell\u2019acqua. Fino ad allora, pregher\u00f2 in silenzio e torner\u00f2 a concentrarmi sul nulla. Il vuoto. L\u2019interno del guscio di una noce vuota. Anche di pi\u00f9: la coscienza di una vespa, intenta a suggere lo zucchero di un fico aperto. La sua mancanza di coscienza, la sua dipendenza dal cieco istinto, la consapevolezza di s\u00e9 ridotta all\u2019appoggio delle zampine sulla buccia, al nutrimento spaccato e rosso come \u2013 lasciamo perdere \u2013 spaccato e rosso, al respiro lento e minimo attraverso gli opercoli lungo l\u2019addome, cos\u00ec ben modellato sotto il restringimento al centro, l\u2019alternarsi di pieni e vuoti, l\u2019assottigliarsi e il gonfiarsi, ricordano le belle forme di<\/p>\n\n\n\n<p>Peccatore!<\/p>\n\n\n\n<p>Peccatore!<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo il tuo Padre Celeste verso il proprio sangue, per questo bevve l\u2019aceto? <em>Pater noster, qui es in coelis<\/em>\u2026 E solo al crocifisso si rivolga la mente tua, solo a quel capo reclinato e punto dalle spine, alle mani e ai piedi trafitti, al costato inciso e ornato dai bei seni\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Un crocifisso con le tette?<\/p>\n\n\n\n<p>Peccatore!<\/p>\n\n\n\n<p>Bestemmiatore!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Stabat mater dolorosa\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">espiazione<\/p>\n\n\n\n<p>Signore del Cielo e di noi, qui, disseminati in ordine sparso, ascolta questo tuo servo, illuminagli i giorni e specialmente le notti! Che nessuno glie ne ha parlato, a questo tuo servo, ma le notti nel deserto, Signore, Dio, che freddo! E quando non si gela, buon Signore, luce dei credenti e tepore dei giusti, quando non fa cos\u00ec freddo siamo qui indifesi di fronte a orde di famelici moscerini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma io mi chiedo, Signore di noi traforati, ma com\u2019\u00e8 che nessuno dei tuoi santi ed eremiti fa cenno mai alle zanzare? No, perch\u00e9 te lo giuro, Signore, \u00e8 una tortura! Sono nuvole di quei piccoli bastardi \u2013 anche loro tue creature, lo so, ma pur sempre figli di madre ignota \u2013 che quando finalmente, col chiaro, se ne vanno a far danni altrove, ti lascian l\u00ec arrossato e prudente (nel senso del prurito) senza un centimetro di pelle che non gridi grattami! Grattami!<\/p>\n\n\n\n<p>Come mai, Signore di ogni saviezza, degli unguenti, dei fiori e del piretro, come mai nessuno se ne duole? Forse che il loro odor di santit\u00e0 allontana i parassiti? L\u2019aura che splende attorno al loro capo (a proposito: quand\u2019\u00e8 che ne accendi un poco anche intorno a me, mio buon Signore, Luce Divina?), quell\u2019aura l\u00ec tien forse lontani gli insetti molesti?<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure \u00e8 pi\u00f9 sottile.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure anch\u2019essi sono torturati da tafani e pappataci, e solo non ne parlano. E perch\u00e9 mai non ne parlano, buon Signore? Due sole son le spiegazioni, se ci pensi, Signore: uno, non vogliono che si sappia. O due, non importa loro nulla. Che si sappia, dico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso, sperano forse di ridurre la concorrenza, nascondendo le difficolt\u00e0 del cammino? Credono davvero essi che uno che ha lasciato casa e famiglia e cognata e lavoro, uno che da settimane si tortura con digiuni e rinunce, sperano forse che un fedele di tal fatta si faccia spaventare da quattro pustole, gli stronzi?<\/p>\n\n\n\n<p>Chiedo scusa, Signore, essi sono senza dubbio i tuoi eletti, ma a maggior ragione, perdinci, come potrebbero essere cos\u00ec meschini? O io non ho capito niente, e la santit\u00e0 pu\u00f2 far rima anche con la meschinit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Preferisco pensare a due. Cio\u00e8, al secondo caso, Signore. Cerca di seguirmi. Essi non si curano del fastidio, anzi, essi salutano con gioia quel fastidio, quel doloroso prurito, poich\u00e9 tale stato fornisce loro un altro mezzo per vincere s\u00e9 stessi, un altro stimolo da sublimare, in aggiunta alla fame, al freddo, all\u2019astinenza, alla terribile, totale solitudine, che porta talvolta anche loro, ne sono sicuro, a rivolgere la parola agli uccelli \u2013 no, non al proprio, ma allora sei anche spiritoso, Signore! Spiritoso e santo! \u2013 e quando pure quelli li schifano alle farfalle e alle lucertole, a qualsiasi cosa voli o cammini o strisci schifosa in questa calma vuota e perenne.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec dev\u2019essere, Signore di tutte le creature. D\u2019altronde ci\u00f2 mi conforta e mi spiega anche quel colore strano che tanto mi aveva colpito nel ritratto del tuo Santo Bernardo l\u2019Eremita. L\u2019avevo visto tanti anni fa, ero ancora un pischello peccatore, in una fiera, esposto insieme ad altre immagini sacre e profane da un cantastorie che ne narrava la vita e i miracoli. E quel Santo, Signore, c\u2019aveva un colorito come avesse preso il sole, e io pensai \u2013 stupido giovinetto che ero \u2013 ecco, il santo nel deserto, tutto il giorno al sole e al vento s\u2019\u00e8 colorito la pelle, come fanno a volte a bella posta i ragazzi e soprattutto le ragazze, e soprattutto Magda.<\/p>\n\n\n\n<p>Macch\u00e9. Macch\u00e9, Signore delle rivelazioni e della verit\u00e0: quel rosso della faccia e delle spalle eran zanzare, e il rosso degli occhi eran le notti a non dormire, a cercare di dimenticare affanni e tormenti, pregando e sublimando.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec dunque sia, Signore di tutti i santi, si dimentichi dunque il prurito e il dolore, e si rivolga il nostro canto al Cielo benigno e misericordioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Libera nos, Domino, a malo\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54706\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54706\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ASCETICA vocazione Insomma, io ce l\u2019ho messa tutta. 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