{"id":54621,"date":"2024-05-29T10:36:08","date_gmt":"2024-05-29T09:36:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54621"},"modified":"2024-05-29T10:36:11","modified_gmt":"2024-05-29T09:36:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-la-piece-teatrale-di-damiana-marzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54621","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;La pi\u00e8ce teatrale&#8221; di Damiana Marzano"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 gi\u00e0 il crepuscolo quando scendo dal treno. Metto piede nella mia terra e sento gi\u00e0 aria di rappresentazione sacra. Arrivo&nbsp;sulla strada della mia infanzia ed entro nel palazzo della mia adolescenza. Apro la porta di casa e subito scorgo, illuminato da riflettori caldi, il solido palco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre \u00e8 dietro le quinte ad aspettare. Mi dirigo in camera per posare le mie cose, e faccio pi\u00f9 rumore del dovuto, per annunciare il mio arrivo. Prendo il mio posto. Lei mi vede e prende vita. Non ho neanche il tempo di andare in bagno che mia madre entra in scena, con il suo primo monologo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Atto Primo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Corridoio di casa, poi camera da letto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mamma<strong>: <\/strong>Com\u2019\u00e8 andato il viaggio? Ti vedo sciupata, stai mangiando? Vuoi scomparire dai vestiti? Ma che hai combinato ai capelli? Te li stai rovinando. Erano cos\u00ec belli quando eri piccola. Non mi stai mai a sentire, ti ostini a tingerli ma ti invecchiano. Dio mio, ma poi che hai fatto, te li sei cotonati? Senti, apri un po&#8217; la finestra che si deve arieggiare la stanza. Sta chiusa cos\u00ec a prendere polvere da mesi. E si devono cambiare le lenzuola. Ah, ho lasciato qualche scatolone di roba vicino all\u2019armadio che non sapevo dove mettere, non ti dispiace vero? Ma dimmi un po&#8217;, che vogliamo preparare per cena? Qua ormai non si cucina pi\u00f9 eh!<\/p>\n\n\n\n<p>Eccolo, \u00e8 il mio momento di parlare. Provo a proporre una pasta all\u2019amatriciana. Lei per\u00f2 mi dice che ha scongelato il pollo. E allora va bene il pollo. Mi chiede come cucinarlo. Propongo al curry. Ma lei lo vuole fare al limone perch\u00e9 si abbina meglio all\u2019insalata. Al limone \u00e8 perfetto mamma. Ci spostiamo in cucina per preparare la cena. Le chiedo come sta, come vanno le cose a casa, con pap\u00e0. Lei adora questa parte della sceneggiatura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cucina<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mamma<strong>: <\/strong>Come vuoi che vada? Sempre uguale, sempre peggio. L\u2019acqua \u00e8 bassa e la papera non galleggia! Io e tuo padre stiamo sempre a faticare e come&nbsp;ci danno i soldi in mano&nbsp;cos\u00ec li passiamo alla banca per il mutuo, all\u2019Enel, all\u2019Agenzia delle&nbsp;Entrate. E le quattro lire che ci rimangono in tasca ci servono per tenere in piedi questa disgrazia di impianto idraulico, che se lo facevo io veniva meglio. Il lavandino \u00e8 sempre otturato, la lavastoviglie \u00e8 da buttare e ogni tanto si allaga anche il bagno. Ormai all\u2019idraulico gli abbiamo pagato pure le vacanze alle Seychelles.&nbsp;\u2018Sta casa cade a pezzi figlia mia. Ma tanto\u2026&nbsp;a te che te ne importa? Vieni qua due o tre giorni per fare bella figura e poi te ne torni a Milano a fare la tua vita. Neanche al telefono rispondi pi\u00f9. Sempre troppo impegnata questa povera figlia mia. Teniamo il re qua, signori! Per parlarci bisogna prendere appuntamento sei mesi prima. Figuriamoci poi se ci d\u00e0 una mano con i soldi! No, ha il braccino corto lei, ha preso dalla cognata. Ricordati che tu stai a Milano grazie alla fatica nostra. Come \u00e8 bello, vero, campare sulle spalle degli altri?<\/p>\n\n\n\n<p>Oso contraddirla. Le parole si succedono fluide sulle mie labbra, ricordo senza fatica le mie battute. Le dico che non \u00e8 vero che non m\u2019importa e che vorrei tanto avere il tempo di chiacchierare al telefono per ore, ma il lavoro \u00e8 diventato impegnativo. E che vorrei aiutarli, ma coi pochi soldi che guadagno sto ristrutturando casa. Lei a malapena mi ascolta mentre apparecchiamo la tavola. Pensa che sono una schifezza di figlia, e non ha il tempo e la voglia di cambiare idea.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sente un rumore di chiavi, e una porta che sbatte, \u00e8 arrivato pap\u00e0. \u00c8 in ritardo come al solito. Entra anche lui in cucina, in scena. Mamma guarda l\u2019orologio e con una smorfia irritata prende atto anche lei del ritardo. Come se fosse la prima volta, come se non fosse sempre cos\u00ec. Pap\u00e0 mi vede e sorride, viene verso di me con le braccia protese e io mi avvicino per abbracciarlo. Lui mi d\u00e0 una pacca sulla spalla e poi mi scansa per arrivare al frigo dietro di me, alla birra ghiacciata che lo sta aspettando. Poi ci sediamo a tavola e la danza comincia. Mio padre assaggia il pollo e fa la faccia di chi ha appena addentato della merda. Si parte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Atto Secondo <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tavolo in cucina, sera<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Giov\u00e0, ma che ci hai messo in questo pollo?<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma: Niente Fabrizio, il limone.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Ma lo sai che a me non piace il limone, che ce lo metti a fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma: Ma a chi \u00e8 che non piace il limone? Non sa di niente, \u00e8 come dire che non ti piace l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Ma che stronzate vai dicendo Giov\u00e0, l\u2019acqua \u00e8 come il limone? Ma cose di pazzi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma: Lo preferiva al vino bianco?&nbsp;O al curry,&nbsp;vossignoria?<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Eh si, al curry gi\u00e0 era meglio. Almeno sapeva di qualcosa&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma: Vabb\u00e8 allora facciamo cos\u00ec, la prossima volta non preparo proprio niente. Mi fa pure schifo cucinare. Prepara tu, che sei cos\u00ec bravo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tento di smorzare gli animi dicendo a mamma che secondo me il pollo \u00e8 molto buono,&nbsp;ma&nbsp;le mie parole sembrano dissolversi nell\u2019aria. Non gliene importa un fico secco a nessuno se mi piace o meno il pollo. Continuiamo a mangiare in silenzio. Mio padre dopo un po&#8217; alza lo sguardo e guarda il quarto posto a tavola rimasto vuoto. Eccoci, \u00e8 il momento del fantasma. Pap\u00e0 si rivolge a me e mi chiede se ultimamente ho sentito mio fratello. Gli dico che ci ho parlato la settimana scorsa. Che era entusiasta perch\u00e9 a Londra gli hanno approvato un progetto di ricerca e\u2026&nbsp;Pap\u00e0 mi interrompe, il&nbsp;<em>riflettore illumina lui e solo lui deve parlare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Se tu sei una schifezza, lui \u00e8 proprio una mappina! Sono tre mesi che non si fa sentire quell\u2019ingrato. Troppo preso dai suoi ideali da radical chic. Gli ideali sono da idioti,&nbsp;piccirella. Il mondo vero \u00e8 un altro, il mondo vero voi non lo conoscete. Voi la fatica non sapete neanche dove sta di casa. Li chiamate lavori i vostri? Io li chiamo&nbsp;<em>pazzielle<\/em>. E infatti state sempre senza una lira. Tuo fratello mi chiama solo quando gli servono soldi. Stiamo facendo cose importanti qua pap\u00e0, mi dice. Stiamo cercando di cambiare il mondo. E quando vuoi cambiare il mondo i soldi non sono importanti. Ah, se vi vedesse pap\u00e0 mio. Si star\u00e0 rivoltando nella tomba adesso. Abbiamo sbagliato tutto con voi, vi abbiamo viziato troppo. Niente vi dovevamo dare. Cos\u00ec avreste imparato il valore vero delle cose. Il valore delle cose che si conquistano col sangue e col sudore!<\/p>\n\n\n\n<p>Io non ribatto, mi limito ad annuire. So che in questo contesto le mie parole non sono influenti. Non posso cambiare la trama, bisogna seguire il copione. E qui il mio ruolo, c\u2019\u00e8 scritto, \u00e8 stare in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0: Ma almeno sta bene? Gli serve qualcosa?<\/p>\n\n\n\n<p>Gli dico che sta bene e che non gli serve nulla, il progetto di ricerca \u00e8 ben pagato. Lui accetta le mie parole e si acquieta. Finiamo di cenare in silenzio, a riempire la stanza solo il rumore delle posate che battono sui piatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo cena, come d\u2019abitudine, ci dirigiamo in salotto per vedere un film. Ne mettiamo uno a caso, quello che passa in tv, anche se \u00e8 gi\u00e0 cominciato. Non importa, tanto nessuno lo vedr\u00e0 davvero. Mio padre, seduto a destra sul divano, fuma una sigaretta. Mia madre seduta dal lato opposto, ben attenta a non sfiorarlo neanche per sbaglio, imita il suo gesto. Io mi siedo sulla poltrona e per loro \u00e8 come se scomparissi. Non mi vedono pi\u00f9. Li guardo e sembrano cos\u00ec lontani, assorti nei loro pensieri. Sembrano finti. Restano cos\u00ec, con gli occhi fissi sullo schermo, come ipnotizzati. Chiss\u00e0 a cosa stanno pensando. Chiss\u00e0&nbsp;<em>se&nbsp;<\/em>stanno pensando. Non lo so, e il brusio della televisione sottrae anche me dai miei pensieri. Dopo un po&#8217; pap\u00e0 si alza e se ne va in camera, borbottando un \u2018buonanotte\u2019 dal corridoio. Mia madre ed io lo congediamo in coro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro fantasma che se ne va.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora siamo solo io e la mamma. E la mia invisibilit\u00e0 si fa pi\u00f9 pesante. Siamo solo io e ci\u00f2 che temo di diventare. Una donna rassegnata a essere uno spettro. Lo spettro di chi avrebbe voluto vivere diversamente, di chi troppo presto ha deciso che era troppo tardi. Troppo presto si \u00e8 vestita a lutto, stoffe umide intrise di solitudine e disperazione, che asciugandosi l&#8217;hanno imprigionata. Senza possibilit\u00e0 di uscita, ha seguito i passi che il suo stretto abito le concedeva. Una danza di resa, lenta e malinconica.<\/p>\n\n\n\n<p>Io me ne vado inosservata in cucina e preparo un t\u00e8. Glielo porto come per rivelarle la mia esistenza, per ricordarle che li ci sono anche io. Per dirle, con quel semplice gesto che la capisco, che non ho mai sentito la sofferenza di qualcuno quanto sento la sua, che la amo come solo una mamma si pu\u00f2 amare, con tutte le ipocrisie e le contraddizioni. Lei lo prende e mi sorride con gli occhi stanchi e affossati, ma non so&nbsp;<em>se<\/em> ha ascoltato quel gesto, il suo sembra pi\u00f9 un sorriso di cortesia. Prima ogni tanto mi dava una carezza, ora neanche pi\u00f9 questo. Io, invece, quanto disperatamente la vorrei quella carezza. Quante cose sarei disposta a fare per quella carezza. Nessuna altra carezza \u00e8 come la sua, nessuna mano liscia e morbida e bella e delicata \u00e8 come la sua mano ruvida e dura, quando mi d\u00e0&nbsp;quella carezza. Ma non me la d\u00e0, neanche questa volta. E allora continuiamo a vedere il film in silenzio, finch\u00e9 lei non si addormenta sul divano. Io aspetto che finisca il film, che qualcuno mi dia un segnale per poter proseguire lo spettacolo. Poi mi alzo, le metto una coperta addosso, spengo la tv e la luce e vado in camera mia.<br>La mia ultima scena.<br>Spengo la luce e mi accoccolo nel mio letto ammuffito. \u00c8 piccolissimo e scomodissimo e non riesco a prendere sonno. Mi rigiro tra le coperte col suono delle vecchie assi di legno sotto di me e mi concedo di piangere un po&#8217; nel cuscino. Penso al perch\u00e9 io mi ostini a tornare. Al perch\u00e9 io non riesca a lasciare all\u2019erosione del tempo le ossa di ci\u00f2 che \u00e8 stato. Perch\u00e9 non mi concedo di dimenticare ci\u00f2 che ero, ci\u00f2 che ho sbagliato? Quando apro quella porta di legno rumorosa per rientrare nella mia casa, per rientrare in scena, tutta la mia sofferenza di giovane donna, colma di indecisione e turbamenti, torna vividissima e presente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Atto Terzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflettore si accende su di me, per la prima volta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Figlia: Torno perch\u00e9 non posso fingere che una parte di me non sia ancora qui, nella mia vecchia casa infestata dai fantasmi, dove affondo nei ricordi, nel senso di impotenza provato di fronte alle scelte che i miei genitori hanno fatto per noi, per me. Qui ritrovo la parte di me pi\u00f9 insignificante e mortale, cos\u00ec minuscola, inutile ed invisibile che l\u2019ho abbandonata incatenata nella mia stanza. Quando torno \u00e8 qui che mi aspetta, mi ripete che quell\u2019ombra avvolta su s\u00e9 stessa per occupare il minor spazio possibile ero io, sono io. Mi chiede di ascoltarla e io mi accovaccio accanto a lei e ascolto il suo dolore. Mi prega di dare peso a quel dolore e mi persuade a direzionarlo verso mondi dove, finalmente libero, pu\u00f2 mutare in altro. Ma il suo flebile ricordo non dura a lungo. A volte mi sfugge il senso, il motivo per cui mi alzo al mattino e con tanta tenacia io continui a fare le cose, a vivere. \u00c8 per questo che devo molto ai miei genitori, alla mia famiglia in generale. Perch\u00e9 ogni volta che perdo l\u2019orientamento e cado nel buio dell\u2019apatia, ogni volta che comincio a sentirmi pi\u00f9 spettro che&nbsp;donna&nbsp;e in me sento solo la morte torno a vedere la mia pi\u00e8ce teatrale preferita. Vado a vedere un dramma umanissimo, straziante,&nbsp;e&nbsp;che fa male. Ma&nbsp;mi ricorda per cosa lotto, mi ricorda per cosa vivo. E in me tutto si riequilibra.<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Poi abbraccio il mio peluche di bambina e, infine, nel buio, esco anche io di scena.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54621\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54621\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 gi\u00e0 il crepuscolo quando scendo dal treno. 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