{"id":5452,"date":"2011-03-07T13:04:57","date_gmt":"2011-03-07T12:04:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5452"},"modified":"2011-03-07T13:06:00","modified_gmt":"2011-03-07T12:06:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-il-bambino-sul-pallone-di-rosanna-affronte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5452","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Il bambino sul pallone&#8221; di Rosanna Affronte"},"content":{"rendered":"<p>Avevo letto i primi giorni di scuola la sua diagnosi e ne rimasi un po\u2019 perplessa. Era la prima volta che, come insegnante di sostegno alla scuola media, mi dovevo occupare di un ragazzino autistico. Il nuovo anno scolastico si presentava interessante.<br \/>\nSapevo bene che si trattava di un quadro clinico dei pi\u00f9 complessi e, chi ne soffre, \u00e8 anche definito: \u201cun bambino sdraiato sul pallone\u201d, per il fatto che si trova in una situazione in cui, qualunque movimento faccia, avverte il rischio di \u201cperdere l\u2019equilibrio\u201d e cadere. Proprio perch\u00e9 ha paura della realt\u00e0, il soggetto autistico resta inerte, se non c\u2019\u00e8 chi lo aiuta a scendere \u201cdal pallone\u201d e a immergersi nel mondo reale. Insegnando per mia scelta in una scuola cosiddetta \u201ca rischio\u201d, fin\u2019ora avevo sempre seguito per lo pi\u00f9 soggetti caratteriali, che vivevano in famiglie con un degrado socio culturale elevato e con problematiche enormi. Intolleranti ad ogni disciplina scolastica, spesso esercitavano atti di bullismo e anche vandalici, insomma la mattina pi\u00f9 che a scuola, mi preparavo per andare su un campo di battaglia. Se non avessi avuto il carattere che mi ritrovo, essere molto paziente e con la voglia di aiutare chi ha bisogno, non avrei certamente mai scelto di fare questo lavoro.<br \/>\nEravamo arrivati gi\u00e0 a fine ottobre e l\u2019alunno che mi era stato affidato non si era ancora presentato. Cominciai per\u00f2 a documentarmi sull\u2019autismo in modo pi\u00f9 dettagliato. Tutte le cose che si presentano un po\u2019 complicate, mi danno maggiore input per affrontarle.<br \/>\nL\u2019autismo \u00e8 una patologia che coinvolge la sfera affettiva e i processi cognitivi a tutti i livelli. Ogni tentativo di relazione con l\u2019autistico, suscita in lui diffidenza, panico, in quanto il suo mondo \u00e8 fuori da tutti i problemi concreti, \u00e8 fatto di cose irreali, di illusioni, di immagini evanescenti, fugaci. Egli comunica con il corpo, nonostante sia un qualcosa che non gli appartiene, cos\u00ec come il tempo per l\u2019autistico non esiste, non c\u2019 \u00e8 passato, n\u00e9 presente, n\u00e9 futuro, la sua vita \u00e8 un\u2019 alternanza tra sogno e realt\u00e0.<br \/>\nArriv\u00f2 il mese di novembre e una mattina vedo arrivare in classe un ragazzo, alto, robusto, il viso paffuto, due occhioni scuri ma assenti. Aveva 12 anni ma dimostrava molti di pi\u00f9. Accompagnato dalla madre, una donna giovane, con la stessa corporatura del figlio ma dall\u2019aria molto dimessa e stanca. Ci presentiamo, parliamo un bel po\u2019. Mi racconta della sua vita. Il marito l\u2019ha lasciata con due figli e non si \u00e8 preso pi\u00f9 cura della famiglia. Alessandro, mentre la madre parlava, stava con il capo appoggiato sul petto della donna e le stringeva la mano, nessuna espressione traspariva dal suo viso. Compiva ogni tanto dei gesti e dei movimenti incontrollati, pass\u00f2 tutto il tempo stretto alla madre n\u00e9 lei cerc\u00f2 di svincolarsi. Per i primi giorni restava a scuola anche lei insieme al figlio. Ale non parlava, i suoi erano pi\u00f9 che altro dei vocalizzi, l\u2019incedere era incerto e camminava sollevandosi sulle punte, caratteristica che deriva dalla difficolt\u00e0 che hanno questi soggetti, di appoggiare il corpo sui piedi e dal desiderio di sentirsi leggeri, non ingombranti. Lo sguardo sempre basso, immobile, fisso. Intanto la scuola aveva provveduto a nominare un\u2019assistente che aveva il compito di accompagnarlo in bagno, dargli da mangiare, pulirlo. Ale, col passare del tempo cominciava gradualmente a farsi prendere per mano, farsi fare qualche carezza, pian piano si abituava alla mia presenza. Dopo un po\u2019 di tempo provammo a fare in modo che la madre si allontanasse. Purtroppo c\u2019erano dei momenti in cui la situazione precipitava. All\u2019improvviso Ale si metteva ad urlare non vedendola, voleva scappare, diventava aggressivo. Gestirlo in quei momenti diventava veramente difficile, ma non mi sono mai persa d\u2019animo. Nella mia esperienza di anni di insegnamento con ragazzi in difficolt\u00e0, me l\u2019ero sempre cavata discretamente, soprattutto per la carica affettiva che ho sempre riversato in questo lavoro. Se ami questi ragazzi, otterrai il meglio da loro anche se spesso non li recuperi del tutto, perch\u00e9 l\u00e0 dove la scuola finisce, spesso non c\u2019\u00e8 una famiglia pronta a seguirli.<br \/>\nIo e Ale passeggiavamo spesso nel cortile della scuola, con la sua mano che stringeva forte la mia. Io gli parlavo, gli facevo toccare gli oggetti intorno, in modo che ne percepisse la consistenza, lui eseguiva il tutto come un automa all\u2019inizio, poi invece cominciavo a notare dei piccoli segnali di partecipazione. Dopo qualche mese Ale cominciava a prendere conoscenza dello spazio intorno a lui e a pronunciare il mio nome. Gli piaceva andare verso la finestra e battere le dita contro i vetri, per sentire quel tintinnio, poi mi guardava e sorrideva; certe volte prendeva la matita, la strisciava su un foglio, poi la tirava in aria. Era felice quando gli facevo ascoltare la musica, s\u2019immergeva completamente in quei suoni e sorrideva. Lui era diventato una sfida con me stessa, ogni suo piccolo progresso era per me una vittoria. Un altro obiettivo che mi ero prefissata era quello di farlo socializzare con i compagni di classe. Eravamo ancora ai primi mesi di scuola, da qui alla fine dell\u2019anno scolastico, ero sicura che Ale di progressi ne avrebbe fatti tanti.<br \/>\nIntanto la madre mi riferiva, con molta preoccupazione, che a casa manifestava degli atteggiamenti molto aggressivi e di notte spesso non li faceva dormire, perch\u00e9 urlava. Lei era molto provata, sfinita, trascinava le sue giornate con fatica, per cui le cominciava a balenare l\u2019idea di mettere il figlio in qualche istituto e un giorno di questo ne parl\u00f2 con me. Furono attimi in cui rifiutai categoricamente la sua idea, non si pu\u00f2 allontanare un figlio che ha bisogno di aiuto. Mi trattenni dal dirle questo in maniera esplicita, ma le feci capire che non era la soluzione adatta, di pazientare ancora. Capivo il suo calvario di donna, ma si doveva scegliere un qualcosa che non avrebbe danneggiato ulteriormente il ragazzo. Questa decisione che lei andava maturando, cominciava a preoccuparmi non poco. L\u2019allontanamento dal proprio ambiente familiare \u00e8 un qualcosa da fare in casi estremi, \u00e8 come voler staccare una pianta dalle proprie radici. Inoltre notavo quanti miglioramenti il ragazzo giorno dopo giorno continuava a fare. Purtroppo si assentava frequentemente e, quando verso il mese di Aprile, mi resi conto che l\u2019 assenza si era prolungata abbastanza, telefonai alla madre, la quale mi diede la conferma di quello che io avevo sospettato. Ale era stato portato in istituto e, in una frazione di secondi, mi venne in mente un film che avevo visto in TV. Trattava proprio di un bambino autistico. Ricordo che mi rimase impressa la scena, quando i genitori lo fanno salire in macchina per portarlo in una struttura per disabili. Non ho mai dimenticato lo sguardo smarrito di quel bimbo nel film, lo stesso di un cane quando viene portato al canile. La sensazione di abbandono e di distacco, nel vedere quella scena, la rivivevo ora di nuovo, pensando allo sguardo di Ale, nel ritrovarsi in un ambiente nuovo senza intorno le figure familiari.<br \/>\nEra stato depositato l\u00ec, in un istituto! Mi rimbombavano nella testa le sua urla quando a scuola cercava la madre e, chiss\u00e0 con quanta disperazione urlava adesso, lontano da casa!<br \/>\nIl lungo cammino che volevo intraprendere con Alessandro, si era ormai interrotto. Ricordo le parole della madre al telefono: &lt;&gt;. Capisco che doveva essere drammatica l\u2019 esistenza di questa donna! Ma non \u00e8 giusto che i figli debbano essere sempre vittime delle problematiche dei genitori.<br \/>\nChiss\u00e0 se Ale, nella sua disperazione, sia sceso dal pallone sul quale stava adagiato? Chiss\u00e0 se la realt\u00e0 dalla quale lui sfuggiva, aveva avuto stavolta una forza tale, da metterlo con i piedi per terra? Tante le domande che mi sono posta.<br \/>\nQuello fu uno degli anni scolastici che io conclusi con una grande angoscia dentro.<br \/>\nAvrei voluto portare a termine il percorso iniziato con Ale, sfidando ancora una volta me stessa e avere anche stavolta la conferma che, ogni gesto, ogni intervento educativo fatto con amore, possa dare sempre risultati positivi.<br \/>\nProprio cos\u00ec\u2026 se Alessandro avesse avuto una famiglia unita, dove poter percepire l\u2019amore tra i suoi genitori, dove anche la madre, si sarebbe sentita pi\u00f9 sicura e protetta dall\u2019affetto di un uomo, lui avrebbe sicuramente imparato nel tempo a non avere pi\u00f9 paura di \u201cperdere l\u2019equilibrio\u201d e cadere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5452\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5452\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo letto i primi giorni di scuola la sua diagnosi e ne rimasi un po\u2019 perplessa. 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