{"id":54445,"date":"2024-05-23T17:05:57","date_gmt":"2024-05-23T16:05:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54445"},"modified":"2024-05-23T17:05:58","modified_gmt":"2024-05-23T16:05:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-luomo-con-la-bombetta-di-lorenzo-pompeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54445","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;L&#8217;uomo con la bombetta&#8221; di Lorenzo Pompeo"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo tanti anni di onorato servizio, finalmente era giunto anche per lui il momento di dire addio alla sua scrivania, di congedarsi dai colleghi e dai superiori, di cambiare radicalmente le sue abitudini. Giacomo aveva avuto la sorte, per alcuni la fortuna, di lavorare per tutta la vita nello stesso ufficio. Aveva avuto tutto il tempo per prepararsi a quel fatidico momento. Lo aveva accarezzato per anni, covato gelosamente nei recessi della sua mente, invocato, adorato, santificato, adulato. Mille volte lo aveva immaginato e in mille modi diversi.<br>Ma quel tempo di interminabili attese si era consumato, anno dopo anno, mese dopo mese, minuto dopo minuto, attimo dopo attimo. Tutti sapevano che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno in ufficio, che quell\u2019invisibile catena che lo aveva legato per una vita alla sedia e alla scrivania si sarebbe magicamente dissolta e che, appena uscito dall\u2019ufficio si sarebbe trovato di fronte alla chimera della libert\u00e0.<br>Ci\u00f2 che lo meravigli\u00f2 fu la mancanza di qualsiasi forma di empatia, di emozione, di reazione da parte dei suoi colleghi e dei suoi superiori. Ci furono i saluti deferenti, gli omaggi, gli auguri e i ringraziamenti da parte dei superiori. I protocolli del cerimoniale furono rispettati alla lettera, ma nessuno dei partecipanti mostr\u00f2 alcuna emozione, nessuna reazione personale. Giacomo comprese.<br>In verit\u00e0 erano moltissimi anni che colleghi e superiori lo trattavano in quel modo. Solo che nel fondo della sua immaginazione e del suo cuore sperava che almeno all\u2019ultimo, prima di congedarsi, qualcuno avrebbe tradito una qualche emozione nei suoi confronti. A quel frigorifero ci si era dovuto abituare, ma per qualche motivo non era riuscito a soffocare del tutto la speranza di un epilogo diverso: magari all\u2019ultimo momento, sulla soglia dell\u2019abisso, avrebbe potuto cogliere il segno di un qualche sentimento umano. E invece dovette scontare quella condanna fino all\u2019ultimo istante.<br>Tutto era cominciato molti, troppi anni fa. Era un giovane impiegato, poco pi\u00f9 di un ragazzo, allora. Si era laureato da poco. Aveva superato i test del colloquio di lavoro. E la settimana successiva era stato chiamato. Gli era stata mostrata la sua scrivania, il suo diretto superiore, i suoi colleghi, spiegate le sue mansioni, affidati i fascicoli da visionare, indicati i faldoni e dove riporli.<br>La prima settimana fatic\u00f2 a entrare nella routine quotidiana, ma gi\u00e0 a partire da quella successiva si andava abituando e alla fine del mese era gi\u00e0 diventato un impiegato modello in attesa della promozione, delle ferie e dello scatto di anzianit\u00e0. I suoi colleghi lo trattavano con benevolenza, dalle loro battute traspariva una certa invidia per la sua giovane et\u00e0 e per l\u2019insieme delle sue energie vitali, ancora integro. Tutto sembrava filare liscio, nel migliore dei modi, fino a quel giorno fatale.<br>Quel mattino Giacomo si era alzato, aveva fatto colazione come al suo solito (due fette di pane tostato con pat\u00e8 di olive e stracchino, spremuta di arancia, due fette biscottate con la marmellata di mirtilli che accompagnavano il caff\u00e8). Aveva dato un\u2019occhiata al cielo dalla finestra: le nuvole grigie parcheggiate sopra il parco sembravano minacciare da un momento all\u2019altro un rovescio di pioggia, come confermava anche il bollettino meteorologico. Per questo Giacomo non manc\u00f2 di prendere l\u2019ombrello prima di uscire. E ovviamente la sua amata bombetta, immancabile accessorio del suo abbigliamento. Raramente ne faceva a meno. Solo nelle giornate estive pi\u00f9 torride la sostituiva con un cappello di paglia pi\u00f9 leggero.<br>Come tutti i giorni, prima di salire sul tram, compr\u00f2 il suo quotidiano, che avrebbe sfogliato sul mezzo pubblico. Pur di accaparrarsi un posto a sedere, lo andava a prendere al capolinea. Un paio di chilometri a piedi che lo aiutavano a tenersi in forma e a non perdere il buon umore. Quella mattina era cominciata bene. La sera prima la sua squadra del cuore aveva vinto. Ci\u00f2 aveva aggiunto una nota di allegria.<br>Sul tram incrociava spesso colleghi di lavoro. C\u2019era la segretaria del suo superiore che tutte le mattine saliva quattro fermate dopo. Regolarmente, lui si alzava per salutarla e si sedeva nuovamente per continuare a leggere il suo giornale. Dal momento che ormai avevano fatto conoscenza, poteva capitare che scambiassero qualche battuta. Ma poich\u00e9 tifavano per due squadre notoriamente rivali, il calcio era un argomento escluso dalle loro conversazioni. Tuttavia capitava che condividessero qualche opinione su fatti che riguardavano l\u2019ufficio, ma che erano ormai di pubblico dominio (non erano ancora entrati in confidenza e quindi non parlavano delle loro opinioni personali n\u00e9, tantomeno, di alcun dettaglio riguardante la loro vita privata). Tutto ci\u00f2 sempre entro i confini della gentilezza e della cordialit\u00e0.<br>Naturalmente, quando vedeva la sua collega, Giacomo era solito togliersi il cappello. Un gesto che eseguiva senza farci caso, quasi fosse un riflesso condizionato. Ma proprio questo \u00e8 il punto: quella mattina, per qualche motivo sconosciuto, non ci riusc\u00ec. In ogni caso, la conversazione prese il solito binario. Un cordiale scambio di opinioni. N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Nessuno tra i passeggeri del tram, n\u00e9 tantomeno la sua collega, si erano accorti di nulla. Neppure lui. Eppure in quel momento, in quel preciso istante, tutto era cominciato.<br>Giunto in ufficio, si tolse il soprabito, pos\u00f2 l\u2019ombrello nel suo armadietto, ma quando prov\u00f2 a togliersi il cappello, si accorse che per qualche motivo non gli era possibile. Stette l\u00ec a provare per qualche minuto, ma non ci fu niente da fare. Si stava avvicinando il momento fatale. Furono momenti concitati e drammatici. Gli erano rimasti pochi minuti per decidere cosa fare.<br>Per nulla al mondo avrebbe fatto ritardo. Nessuno lo avrebbe potuto rimproverare per non essersi tolto il cappello. Al pi\u00f9 sarebbe passata per una sbadataggine. Forse qualcuno avrebbe potuto fare qualche battuta di spirito sulla sua goffa dimenticanza, ma il regolamento non vieta agli impiegati di sedersi alla scrivania col cappello.<br>Invece il ritardo era sanzionato. Se si fosse ripetuto pi\u00f9 volte nel corso di un mese, ogni volta la sanzione sarebbe stata raddoppiata. Oltre un certo numero di ritardi, c\u2019era la possibilit\u00e0 di essere deferiti alla commissione disciplinare, che avrebbe potuto proporre agli organi collegiali finanche la cessazione del rapporto di lavoro. Cos\u00ec Giacomo prese una decisione: per la prima volta in vita sua, si sarebbe seduto alla sua scrivania col cappello.<br>Apr\u00ec il cassetto per riporre il giornale, poi and\u00f2 a prendere il faldone con i fascicoli che avrebbe dovuto esaminare. Li pos\u00f2 sul tavolo e si accinse a svolgere il suo lavoro come tutti i giorni. Assorto, fece finta di non notare qualche collega che, passando l\u00ec vicino, gli faceva cenno di togliersi il cappello. Ma, inesorabile, si avvicinava la pausa pranzo, nella quale qualcuno avrebbe potuto chiedergli ragione del fatto che indossava ancora la bombetta.<br>Fu cos\u00ec che intorno a mezzogiorno and\u00f2 al gabinetto e l\u00ec, davanti allo specchio, si verific\u00f2 un increscioso episodio.<br>Quando prov\u00f2 per l\u2019ennesima volta a togliersi il cappello, accadde il miracolo: insieme al cappello si stacc\u00f2 anche la testa. Giacomo vide allo specchio la sua testa attaccata alla mano che teneva il suo cappello, ma staccata dal collo e, in quel preciso istante, il volto stravolto di un collega che era appena entrato nel bagno e che, dopo avere visto quel fatto incredibile, era fuggito. Il fato volle che in quel preciso istante un altro collega avesse spalancato la porta di uno dei tre gabinetti e avesse assistito a quel prodigio. Quest\u2019ultimo, a differenza del collega che era fuggito, gli rivolse un saluto. A Giacomo venne naturale rispondere. Cos\u00ec, per quanto possa sembrare incredibile, la voce usc\u00ec in modo naturale dalla sua testa staccata dal collo. Il collega si diresse verso il lavandino e si lav\u00f2 le mani. Ma per qualche motivo non riusciva a staccare gli occhi dalla testa di Giacomo. Poi si asciug\u00f2 le mani e usc\u00ec.<br>Davanti allo specchio era rimasto solo lui che continuava a osservare allibito allo specchio quel fatto inspiegabile. Per un istante pens\u00f2 a un numero di un prestigiatore o a una illusione ottica. E cos\u00ec non si meravigli\u00f2 quando la sua testa ritorn\u00f2 al suo posto insieme alla sua bombetta come se non fosse mai successo nulla.<br>Usc\u00ec dal bagno e torn\u00f2 alla sua scrivania. Si rimise al lavoro. Mancavano pochi minuti alla pausa pranzo. Alzando gli occhi dalle sue carte, si accorse di essere diventato oggetto di insistenti sguardi. I colleghi passavano a turno davanti e dietro la sua scrivania. Lo osservavano cercando di non farsi notare, bisbigliavano cercando di non farsi udire da lui.<br>Qualche minuto prima della pausa pranzo il direttore del reparto si avvicin\u00f2 alla sua scrivania e gli fece: \u201ctutto bene?\u201d. Lui rispose in modo affermativo, accompagnando le due parole con un sorriso tranquillizzante. Il direttore lo fiss\u00f2 perplesso per qualche secondo. Poi ricambi\u00f2 quel sorriso rassicurante, si volt\u00f2 e si allontan\u00f2.<br>Da quel momento in poi i colleghi cominciarono a trattarlo con una fredda cordialit\u00e0. Rispondevano ai suoi saluti, a volte potevano scambiare con lui qualche battuta su argomenti neutri e generali, ma non riuscivano a nascondere una certa ripugnanza. Nessuno osava accennare a quella bombetta, che da quel momento in poi divenne parte integrante della sua fisionomia, quasi fosse un suo attributo naturale fin dalla nascita.<br>Cos\u00ec quel giorno in cui Giacomo lasci\u00f2 per sempre l\u2019ufficio i colleghi lo videro allontanarsi. La sua bombetta si fece sempre pi\u00f9 piccola fino a scomparire e tutti per un attimo si interrogarono sul senso di quel singolare prodigio. Poi ripresero le loro consuete occupazioni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54445\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54445\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo tanti anni di onorato servizio, finalmente era giunto anche per lui il momento di dire addio alla sua scrivania, di congedarsi dai colleghi e dai superiori, di cambiare radicalmente le sue abitudini. 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