{"id":54370,"date":"2024-05-23T11:45:51","date_gmt":"2024-05-23T10:45:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54370"},"modified":"2024-05-23T11:45:53","modified_gmt":"2024-05-23T10:45:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-oggi-in-questo-momento-unaltra-volta-di-stefano-garzella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54370","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Oggi, in questo momento, un\u2019altra volta&#8221; di Stefano Garzella"},"content":{"rendered":"\n<p>Oggi nell\u2019aria le prime gocce che cadono in un cielo grigio pastoso; davanti ai miei occhi un giardino nel mese di marzo che vorrebbe risvegliare i propri colori e che invece resta addormentato, prolungando il sonno di un inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggio la mia testa sulla superficie fredda della finestra, lo sguardo puntato fermo con quella fissit\u00e0 che lascia i pensieri fuori dal proprio corpo. Ho un ricordo che mi riaggancia a una stessa sensazione provata quando ero ragazzo. Tante volte mi piaceva guardare al mattino il cielo, avrei voluto godere di quei momenti che erano carichi di una prodigiosa aspettativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi  lascio cos\u00ec trascinare nei pensieri che seguono una loro esigenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi scuola\u2026sempre la stessa cosa: uscire (tra poco la mamma far\u00e0 sentire la sua voce), prendere l\u2019autobus, attraversare le solite strade, superare tre semafori e poi il punto di arresto vicino all\u2019edificio, dove scendiamo ordinati in fila indiana con lo sguardo attento per cercare gli altri compagni che ci aspettano sul piazzale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiama la mamma\u2026\u201dsono pronto, ora scendo!\u201d; lei \u00e8 sempre molto ansiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento costringe ancora a imbacuccarmi in un giacchetto imbottito. Alla fermata il freddo si percepisce ancora di pi\u00f9. Sono solo, non c\u2019\u00e8 mai nessuno a quest\u2019ora che attenda l\u2019autobus insieme a me; le foglie rotolano in terra, mi si raccolgono intorno ai piedi, sembrano cercarmi e darmi una consolazione inattesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva puntuale l\u2019autobus, lo intravedo che ha svoltato la curva. Dopo che sono salito resto in piedi, ci sono due posti a sedere dalla parte del conducente, ma preferisco cos\u00ec, non sono abituato ai privilegi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il mezzo avanza inizio a riempirmi di un sentimento, l\u2019embrione di qualcosa che non riuscir\u00f2 a fermare nella sua crescita. Una vecchietta mi guarda con&nbsp; occhi sbarrati, non ha vergogna, alle persone anziane tutto \u00e8 concesso: \u00e8 come se leggesse questo sentimento e aspettasse che facessi qualcosa, ma non ne sono in grado, so solo distogliere lo sguardo e buttarlo fuori dal finestrino nel vai e vieni delle macchine che dal lato opposto seguono i loro ritmi quotidiani.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 solo un ragazzo della mia et\u00e0 che tutte le mattine sale sull\u2019autobus, avr\u00e0 un anno di meno perch\u00e9 scende prima, va ancora alle scuole medie. Ha gli occhiali e mi guarda ogni tanto, forse non piaccio nemmeno a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo arrivati alla fermata, scendo di getto e manca poco inciampo sul gradino. Non tengo bene il peso, mi sento spesso sbilenco e lo zaino sulle spalle non mi aiuta, stavolta poteva finire male.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccoli l\u00e0, la squadra dei quattro. I loro occhi puntati su di me come una luce accecante. Io cammino e stavolta prego: \u201cDio tienili buoni\u201d. Poi lui si muove seguito dagli altri, dietro le orecchie ho una percezione esagerata, camminano amplificando il rumore dei loro passi, come se emergessero prepotentemente dagli altri suoni. Avverto come un\u2019ombra che mi insegue e&nbsp; il petto mi si gonfia di un veleno acido fino a salire in gola.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il momento, ora il sentimento che avevo ha preso forma, diventa un mostro che \u00e8 pronto a divorarmi e io mi sento un verme esposto alla luce del sole, sono l\u2019obiettivo dell\u2019animale che ha individuato la sua preda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ancora in mente il suono delle loro voci, mentre parlano tra loro, solidali nel condividere la loro forza di gruppo. Avanzano con l\u2019incedere sicuro di soldati, pieno di vittoria.<\/p>\n\n\n\n<p>(Bisognerebbe registrare le parole, per conservarle\u2026un giorno potrebbero essere utili, utili a capire come siamo cambiati anche senza capirne le ragioni\u2026).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi bassi a guardarmi le scarpe mentre procedo fragile, come un giunco piegato dal vento. Che cosa faranno ora mi chiedo. D\u2019accordo, fate quello che volete ma fatelo subito cosi finir\u00e0 presto questa angoscia, con la fine sar\u00e0 anche la liberazione. Io non sono nulla, loro sono i pi\u00f9 forti ed \u00e8 giusto che siano loro a vincere. Io devo soccombere alle loro pretese, il mondo \u00e8 dei vincenti e qui non c\u2019\u00e8 posto per me. Sono un cacasotto che solo mi spavento a ogni battito di mani portando il mio sguardo contro l\u2019asfalto, con la faccia che vorrebbe cadere a terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo ora mi viene incontro, la sua cartella sbatacchia a destra e a sinistra sulle sue spalle esili. Ha un gran sorriso sulla faccia. E\u2019 un ragazzone alto, dimostra almeno due anni di pi\u00f9. Dietro a lui c\u2019\u00e8 suo padre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEccoti, guarda cosa ho trovato&#8230;la figurina che ti dicevo, la n. 209, quella che completa la squadra del Palermo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da dietro averto una ritirata, un dissiparsi di ombre che mi cadevano sulle spalle. Mi hai salvato, vorrei dirgli, ma mi vergogno e taccio fingendo di ascoltarlo. Mi prende per il braccio e mi accompagna dagli altri. Stanno giocando con le figurine, il primo che lancia la carta su una di quelle gi\u00e0 a terra se le prende tutte! Paolo \u00e8 un patito di questo gioco. Per me non \u00e8 un granch\u00e8 ma fingo di interessarmi. Paolo ha un mazzetto di figurine in mano, vuole partecipare, spesso ne perde la met\u00e0, ma lui insiste, non gli importa, la fortuna prima o poi passer\u00e0 dalla sua parte, cos\u00ec dice.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora non li vedo pi\u00f9, saranno rintanati in qualche angolo pronti a una nuova strategia d\u2019azione, non demorderanno dai loro intenti: il cacciatore non perde di vista la propria preda, anzi il durare della sfida lo esalta e ne incita la violenza, ne porta a galla il gusto zampillante, pronto a mostrarsi libero e giustificato.<\/p>\n\n\n\n<p>Scatta poi il suono della campanella: la massa procede attratta dalla bocca dell\u2019ingresso, come un risucchio. Vi \u00e8 un accalcarsi disordinato di gente, io&nbsp; resto indietro. Voglio aspettare, anzi vorrei scappare e ritornarmene a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine entro, sono solo e mi indirizzo verso il bagno. Bevo un po\u2019 d\u2019acqua dal rubinetto, il suo sapore di cloro mi finisce gi\u00f9 nello stomaco. Mi guardo allo specchio, tra un cuore disegnato in rosso con due sigle M. e S. e un figurina stilizzata di due corpi che vuole rappresentare un amplesso. Lo specchio \u00e8 sporco, non abbastanza da coprire la mia faccia, che avverto come una maschera: la testa tonda coi capelli neri tagliati con una linea retta, i due denti sporgenti in avanti, &nbsp;la pelle con quell\u2019accumulo sul naso di punti neri.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 anche il resto del corpo, fatto come una carota, grasso nella parte superiore che poi finisce per affusolarsi, con due stecchini di gambe. Sembro un bimbo scemo, ma io no lo sono: \u00e8 solo colpa dei miei genitori che mi hanno fatto cos\u00ec, o forse di Dio, se esiste.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi verrebbe da piangere ma mi trattengo, resto attaccato a un filo di dignit\u00e0 e commiserazione per me stesso che ancora mi rimane nelle ossa. &nbsp;Forse qualcosa nel mio futuro cambier\u00e0, i miracoli accadono se esiste Dio, non si sa mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo andare in classe, non posso permettermi di far capire le cose agli altri. Devo resistere, lo faccio per un istinto di conservazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio banco non ascolto la lezione della professoressa, ho antenne e nervi allertati. Quando esco dovr\u00f2 correre forte, superare le prime file per imbucarmi nell\u2019uscita prima che loro arrivino. Il mio compagno ride e scherza con Paolo, &nbsp;che sta dall\u2019altra parte del suo banco. Li sento come una presenza statica e non riesco a condividere la loro spensieratezza, stanno l\u00ec e un po\u2019 mi rassicura. Sono la parvenza di un altro mondo che vorrei fosse l&#8217;unica realt\u00e0. Invece esistono le guerre, le malattie, la povert\u00e0. Esistono anche persone cattive che se la rifanno coi pi\u00f9 deboli. Perch\u00e9 esistono i deboli?<\/p>\n\n\n\n<p>Distolgo lo sguardo e riprendo a essere me stesso, allontano quei ricordi, alle volte riemergono come un peso sullo stomaco che continua a premere di tanto in tanto. Alle dieci riunione coi miei collaboratori. Oggi Patrizio non potr\u00e0 esserci, si \u00e8&nbsp; separato dalla moglie e deve andare dall\u2019avvocato per risolvere le sue faccende. Sono cinque anni che sono alla guida di questo gruppo, sono stanco ormai, inizio a avere una certa nostalgia del tempo che mi manca per uscire, per portare fuori i bambini, per passare pi\u00f9 tempo con mia moglie. Ci vediamo solo la sera ormai, stanchi entrambi, appena il tempo per controllare i compiti e occuparsi dei cattivi voti da recuperare, dell\u2019iscrizione al corso di tennis, delle tasse da pagare, di quello che avrei voluto per cena ma che ci siamo scordati al supermercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Vado in bagno, incontro lo specchio e la mia immagine mi avverte: oggi indossi un\u2019altra maschera ma sotto nascondi ancora quel bambino che nella scuola sapeva di portare un fardello, niente avrebbe cambiato la sua esistenza. Il \u00a0dolore nasceva dal profondo come un richiamo, una sabbia mobile che si faceva padrona della terra. Lo spavento negli occhi, la sensazione di deriva, l\u2019incomprensione che ricevevo da un mondo fatto per pochi, dove non esisteva l\u2019uguaglianza che volevano insegnarci. Penso: il tempo passa ma restano delle cicatrici impresse, sono state loro il vivaio dei miei istinti. Ho voluto riemergere dal fango tenacemente, \u00a0lottando per essere \u00a0alla fine accettato. Per far questo ho creduto che ci fosse una giustizia da qualche parte pronta a salvarmi, a intervenire con misericordioso aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevo riconciliarmi con la mia natura, speravo che le persone di questo mondo &nbsp;potessero fare lo stesso. Oggi provo a vedermi diverso e a sopportare quel dolore sordo, o meglio a ignorarlo, sforzandomi di relegarlo in un angolo lontano da me e dal mio tempo. Non ho altra alternativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 fatta l\u2019ora di uscire, la mia auto mi aspetta in garage. Indosso il golf, quello blu che sta bene con la camicia bianca, oggi il soprabito non lo metto, inizia a fare caldo, meglio il giubbetto leggero.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia moglie \u00e8 gi\u00e0 uscita, ha accompagnato i ragazzi a scuola, poi andr\u00e0 in ospedale dove \u00e8 il suo lavoro, non rientrer\u00e0 fino a tardi. Io mi posso permettere di avere orari pi\u00f9 flessibili, mi piace la mattina godermi questa possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Supero la soglia e scendo di buon passo le scale. Non incontro mai nessuno, molti scelgono l\u2019ascensore in questo palazzone. Trovo il portone aperto, qualcuno che mi ha preceduto non lo ha richiuso. E\u2019 un invito a uscire, qualcosa che si apre alla luce che sta l\u00ec fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>(Pazienza diceva mia nonna, devi portare pazienza per tutte le persone che ti stanno accanto, la famiglia \u00e8 l\u2019unica cosa importante, \u00e8 il crinale roccioso dove arroccare l\u2019esistenza, se si sgretola non hai pi\u00f9 niente\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Come mai ho le mani per terra, davanti agli occhi. Disteso sull\u2019asfalto del marciapiede, qualcosa non va mentre cerco di fare una ricognizione \u2026 sono caduto, perch\u00e9 mi ritrovo cos\u00ec?  Ho improvvisamente la cognizione di un colpo, qualcosa che \u00e8 successo prima o mentre cadevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Avverto rumori intorno a me, non ho coraggio a guardarmi, gli occhi mirano dove possano. Si fanno pesanti, sento che non ce la faccio a tenerli aperti, una nebbia profonda sta inghiottendomi mentre qualcuno, un\u2019ombra, &nbsp;si ferma accanto a me. Il pensiero a mia moglie mi avverte del peggio, e poi quello di quando ero ragazzo: qualcosa che vorrebbe essere un ultimo richiamo. Ma si spenge nell\u2019abbuiarsi dei sensi, non ha la possibilit\u00e0 di essere bello come mi piacerebbe. Nemmeno ora. Allora chiss\u00e0 perch\u00e9 ci penso in questo momento.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54370\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54370\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi nell\u2019aria le prime gocce che cadono in un cielo grigio pastoso; davanti ai miei occhi un giardino nel mese di marzo che vorrebbe risvegliare i propri colori e che invece resta addormentato, prolungando il sonno di un inverno. 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