{"id":54354,"date":"2024-05-23T11:31:12","date_gmt":"2024-05-23T10:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54354"},"modified":"2024-05-23T11:31:13","modified_gmt":"2024-05-23T10:31:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-mia-madre-di-massimiliano-ciarrocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54354","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Mia madre&#8221; di Massimiliano Ciarrocca"},"content":{"rendered":"\n<p>Aveva dei lividi sulle braccia, l\u2019ultima settimana che abbiamo passato insieme. Era il 2014. Avevo trentacinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando aveva i lividi sulle braccia ed era stesa in un letto di ospedale, ogni tanto la baciavo sulla fronte, mi sforzavo di farlo. Non siamo mai stati di quelle famiglie che si abbracciano, che si tengono per mano, che si accarezzano la testa, che si dicono Ti voglio bene.<\/p>\n\n\n\n<p>La baciavo sulla fronte e sapeva di medicine.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina di novembre, in macchina. Avr\u00f2 avuto dodici anni e lei aveva fatto una lastra ai polmoni, stavamo andando a ritirare il referto. Ero sicuro che le avrebbero diagnosticato un tumore perch\u00e9 mio padre era troppo carino con lei e lei era pallida e troppo tranquilla. C\u2019era un enfisema ma niente cancro, potevamo tornare alla nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando avevo sedici anni \u00e8 rimasta incinta e a quel punto le ho augurato di morire. \u00c8 morto il feto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera, ero pi\u00f9 piccolo, credo scuola elementare. Mio padre le ha allungato uno schiaffo mentre stava per terra e io guardavo la scena dal divano. Mia sorella se n\u2019\u00e8 andata fuori. Non era uno schiaffo, erano una serie di schiaffi. Solo sceneggiate, mai niente di definitivo. Cos\u00ec diceva mia sorella, per quello usciva di casa quando la situazione si metteva male. Le sceneggiate non le sono mai piaciute.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando aveva i lividi sulle braccia e passavo ore al suo capezzale, in attesa della prossima crisi respiratoria, leggevo un romanzo di cui non ricordo niente. \u00c8 passato un medico, mi ha spiegato che quei lividi erano dovuti alle piastrine basse e a qualcos\u2019altro. Ha fatto una pausa e mi ha chiesto del romanzo. Gliene ho parlato ma non mi \u00e8 stato a sentire. Guardava mia madre e le augurava di morire. Occupava pur sempre un posto letto in oncologia da quindici giorni. Secondo loro sarebbe dovuta morire il 6 agosto. E\u2019 morta il 21.<\/p>\n\n\n\n<p>Come mai non muore dottore? Perch\u00e9 tua madre \u00e8 un trattore, mi ha detto. Tua madre \u00e8 un carro armato. Morir\u00e0 dottore? Certo che morir\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta ha preso la borsa, stava uscendo di casa. In cucina c\u2019era l\u2019albero di Natale. Dove vai? Da nessuna parte. Posso venire? No. Per favore! No. Ho insistito, ha ceduto. Stava andando a comprare i regali di Natale, ecco dove stava andando. Siamo arrivati all\u2019edicola, ha indicato alcuni giochi alle spalle del giornalaio e li ha pagati. Io ero terrorizzato dall\u2019idea che potesse mettersi a piangere per pap\u00e0, per la solitudine, per sua madre che non l\u2019amava o per il fatto di averle rovinato la sorpresa di Natale, andando con lei. Non ha pianto e due giorni dopo ho scartato i regali facendo finta di non sapere. A quel punto si \u00e8 messa a piangere e mia sorella \u00e8 uscita di casa. Tutte sceneggiate, mi avete rotto il cazzo, diceva mia sorella. E siccome era la Vigilia di Natale, ho pianto pure io.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando piangevamo insieme era la cosa pi\u00f9 triste e patetica del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando stava per passare la nube da Cernobyl, tutti erano chiusi in casa; invece, io e lei siamo rimasti fuori. Avevo paura e mi voleva fare vedere che la nube non era proprio una nube. La nube, diceva, non era proprio niente di niente. Non mi teneva per mano, mi parlava, era il suo modo di consolarmi, di abbracciarmi, di dirmi che mi voleva bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno sono entrato dalla porta-finestra del giardino, di soppiatto. Mi sono infilato sotto la sua sedia e le ho stretto la caviglia in una morsa. Aveva un\u2019albicocca in mano che \u00e8 volata via per la paura. Mi ha rincorso fino a che non \u00e8 riuscita mollarmene una e poi un\u2019altra. Mi ha riempito di parolacce e non mi ha parlato per un giorno intero.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra volta ho finto di essere morto nella vasca da bagno. Ho rimediato schiaffi e parolacce. Pi\u00f9 tardi, dopo cena, si \u00e8 messa a piangere. Io ero vivo, stavo solo scherzando, ma non bastava perch\u00e9 il problema non era lo scherzo. Il problema era pap\u00e0. Senza di lui non ci riusciva, non le tornava qualcosa. Non le tornavano nemmeno i conti per arrivare alla fine del mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Maledetto il giorno, diceva. E sbatteva i piatti nell\u2019acquaio. Maledetto il giorno. E si asciugava le lacrime sul braccio. Io le dicevo Mamma, piantala. Mamma falla finita e lei mi diceva che avevo ragione. Per\u00f2 continuava a piangere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho pisciato a letto per un sacco di tempo. Lei si svegliava e mi insultava, poi puliva tutto e mi rimetteva a letto. \u00c8 andata avanti cos\u00ec per un po\u2019, poi ha capito che mi serviva uno psicologo e non le sveglie di notte per pisciare. Lo psicologo aveva detto Non si dice pisciare a letto, signora. Si dice enuresi notturna. Lei aveva detto E come si chiamano i materassi con le macchie gialle?&nbsp; Lui l\u2019aveva fatta uscire e poi avevamo parlato. Di cosa, non me lo ricordo. Ho smesso di pisciare a letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta, forse avevo quindici anni, le ho dato una spinta perch\u00e9 non mi aveva permesso di andare a una festa e mi stuzzicava per farmi uscire dal silenzio che mi ero imposto. Ha fatto per reagire ma non ha reagito e se n\u2019\u00e8 andata in cucina a piangere. Questa volta piangeva per me, pap\u00e0 era fuori per lavoro e mia sorella era via con delle amiche. Un periodo abbastanza felice se non fosse stato per il figlio adolescente che ero.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo molto bravi a rovinare le cose, quando sembravano andare meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra volta le ho mandato un SMS dicendo che non sarei tornato a casa a dormire. Mi ero innamorato ed ero pronto ad andarmene.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, un giorno, si \u00e8 ammalata. E allora tutta quella rabbia, tutta quella tensione, la paura che da un momento all\u2019altro potesse scoppiare un casino in casa, tutte quelle cattiverie, tutte quelle delusioni. Tutto \u00e8 sparito. I lividi sulle braccia le sono venuti molto dopo l\u2019ossigeno, le terapie, i pianti, il busto per tenere dritta la schiena e i Mangia, dai, per favore mamma. Mangiare perch\u00e9? Di fatto era gi\u00e0 andata.<\/p>\n\n\n\n<p>E non riusciva a morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono uscito dalla stanza, una notte. Ho cercato una siringa nella stanza delle infermiere e l\u2019ho trovata. Mi sono avvicinato al letto e ho guardato il suo petto andare su e gi\u00f9, come se fosse il petto di un robot, come se dei pistoni le comprimessero e rilasciassero la gabbia toracica. Ho aspirato un po\u2019 di ossigeno dalla siringa e l\u2019ho avvicinata al braccio. Si \u00e8 svegliata e ha detto Spegni i termosifoni. Cosa mamma? Spegni i termosifoni, non lo senti che caldo? Mamma, quali termosifoni? Non fare lo scemo, ha detto. Non fare lo scemo perch\u00e9 mi incazzo. Va bene mamma, li spengo. Ecco, e non mi prendere pi\u00f9 in giro, capito? Capito mamma. Si \u00e8 riaddormentata. Mi \u00e8 caduta la siringa, l\u2019ho raccolta. Quando gliel\u2019ho infilata nella vena, il braccio si \u00e8 mosso per un riflesso. Ho aspirato un po\u2019 di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta mi ha portato al cinema, abbiamo visto Jurassic Park. Sembravamo due alieni. Tutti erano a loro agio, a me sembrava di commettere un peccato, di dovermi vergognare, di non essere capace. Eravamo impacciati, ridicoli e non so nemmeno perch\u00e9. Poi hanno spento le luci ed \u00e8 cominciato il film e io ho pensato che quelle cose non fossero roba da noi. Noi stavamo bene a casa. Fuori eravamo ridicoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho guardato i lividi lungo le braccia. Con la sinistra le ho preso la mano e poi ho premuto lo stantuffo. 5 ml di aria in vena.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, alla macchinetta del caff\u00e8 c\u2019era un\u2019infermiera che parlava con chiss\u00e0 chi al telefono. Si lamentava dei turni e del marito. Dopo un po&#8217; ha messo gi\u00f9. Le ho offerto un caff\u00e8 e abbiamo parlato un po\u2019 del pi\u00f9 e del meno. Le ho raccontato di quando mia madre mi ha trovato per strada, in un posto in cui non sarei dovuto essere. Le ho raccontato anche di quella volta in cui, dopo aver comprato un letto a castello, \u00e8 rimasta tutta la notte su una sedia a controllare che non cadessi. Le ho detto dell\u2019ansia che aveva di ammalarsi di Alzheimer, di soffocare con la mozzarella o il prosciutto, del fastidio che provava se mimavi con la bocca quello che stava dicendo. L\u2019infermiera rideva. Prima di tornare in turno mi ha detto Tua madre era proprio simpatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono rimasto ancora un po\u2019 davanti alla macchinetta del caff\u00e8 chiedendomi se fosse passato abbastanza tempo. Quando sono tornato in stanza, mezz\u2019ora dopo, il petto di mia madre faceva ancora su e gi\u00f9 e il battito era stabile. L\u2019ho guardata, sorrideva. Era quel sorriso che faceva quando voleva dirmi che ero un\u2019incapace, un buono a nulla, uno che non sa nemmeno beccare la vena.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54354\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54354\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva dei lividi sulle braccia, l\u2019ultima settimana che abbiamo passato insieme. 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