{"id":54138,"date":"2024-05-09T19:15:45","date_gmt":"2024-05-09T18:15:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54138"},"modified":"2024-05-09T19:15:47","modified_gmt":"2024-05-09T18:15:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-cavaliere-e-il-demone-di-mario-olivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54138","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il cavaliere e il demone&#8221; di Mario Olivo"},"content":{"rendered":"\n<p>Ero arrivato in quella lugubre valle con le migliori intenzioni. Ciondolavo fiero sul mio cavallo da guerra dal manto lucido come il velluto e il mio morale scintillava sotto la corazza nera, anche se, visto quel che andavo a fare, il mio buon umore non era cos\u00ec giustificato. Non sarebbe durato a lungo, difatti.<\/p>\n\n\n\n<p>La contea di L. M. era angustiata da uno demone di quarta classe&nbsp;e il mio compito era di eliminarlo. Il capitano A. mi aveva fornito un resoconto confuso ma appassionato sull\u2019impresa di quell\u2019essere gigantesco, che aveva massacrato un\u2019intera compagnia risparmiando per miracolo lui solo, appiattitosi sul terreno giusto in tempo per sfuggire alle lunghe braccia del mostro, che scompariva e riappariva procedendo lento, mentre rastrellava da terra fanti e cavalieri in fuga. Quelli che rancava, li strizzava come minuscoli pulcini, spezzandoli in due e leccandosi ogni volta la mano, prima di ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alimento fondamentale del mio umore gaio era il fatto che i demoni della sua schiatta, per quanto dissimilissimi l\u2019uno dall\u2019altro, sono tutti, per cos\u00ec dire, allergici al sole. Incapaci di segnare con costanza l\u2019orizzonte, appaiono e rifuggono con intermittenza da questa dimensione a cui non appartengono. Poich\u00e9 non sono in grado di saltare a piacimento tra il loro mondo e il nostro, non riescono a scegliere di stare da noi solo di notte, quando sono i pi\u00f9 temibili dei nemici, e rimangono talvolta intrappolati qui, dove di giorno sono al pi\u00f9 del tutto innocui, spiaggiati tra due dimensioni come orche sulla riva. Non \u00e8 dunque un caso che il demone avesse scelto di rifugiarsi in quella valle rabbuiata dalle rughe del massiccio della S., che si erge all\u2019improvviso nella Grande pianura simile a un bue ossuto e grigio, seduto sull\u2019erba corta del suo pascolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le indicazioni erano precise: l\u2019essere aveva cercato riparo nella gola che crea la S. laddove declina verso ovest, immergendosi nella pianura dopo che si \u00e8 divisa in due vene nodose, a me toccava solo di riuscire a stanarlo con il sole alto in cielo per coprirmi di gloria e tornare indietro a incassare una buona ricompensa.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo passato l\u2019ultima settimana a cavalcare tra distese a perdita d\u2019occhio di grano celeste, appena agitato in onde calme dal vento della pianura, capirete dunque lo spaesamento provocato dal repentino cambiamento di paesaggio, appena infilatomi in quella valle buia e pietrosa. Faceva specie soprattutto che i campi di spiga blu non fossero sostituiti da null\u2019altro, anzi, a darmi per cos\u00ec dire il benvenuto nella valle di L. M., era stato l\u2019impressionante scheletro di un grosso albero morto.&nbsp;Difficile dire senza foglie di cosa si trattasse, ma mi riemp\u00ec di una curiosit\u00e0 abbastanza affilata da iniziare a intaccare la mia disposizione d\u2019animo, poich\u00e9 la serenit\u00e0 si nutre spesso di incoscienza. I due rami grandi rimasti intatti,&nbsp;un terzo sbeccato a met\u00e0 e pressoch\u00e9 l\u2019intero tronco erano ricoperti di uno spesso strato di resina rossa che pareva sangue ghiacciato. Tante piante hanno reagito in modo simile al passaggio dei demoni, lo sappiamo, ma questa pareva vetrificata, esplosa e rivoltata da chiss\u00e0 quale incantesimo. Se \u00e8 vero che la zona doveva ben essere frequentata da uomini, tutti avevano resistito alla tentazione di incidere o staccare un pezzetto di quella macabra meraviglia, e cos\u00ec feci anch\u2019io. L\u2019unico segno di un contatto umano con quell\u2019albero precedeva il passaggio della mia preda: sul ramo pi\u00f9 alto la resina arabescava, giocava e si interrompeva laddove il legno fu solcato da una corda, chiss\u00e0 se d\u2019altalena o d\u2019impiccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la prima accoglienza umana fu tetra quanto l\u2019atmosfera della valle. L\u2019Intendente mi era venuto incontro a cavallo, accompagnato da uno scarno seguito. Ci trovavamo nei pressi del solo campo coltivato che mi capit\u00f2 di vedere in quel paese e, manco a dirlo, era desolatamente abbandonato; ci faceva da sfondo&nbsp;con i suoi grumi di piante rannicchiate su s\u00e9 stesse senza che nessuno avesse colto il loro frutto.&nbsp;Quell\u2019uomo allampanato fu tanto scortese da indirizzarmi subito verso il mio demone senza invitarmi prima a palazzo, bench\u00e9 sapesse che venivo da giorni di viaggio. Un poco piccato, gli promisi di andare a rendergli omaggio entro sera, una volta ucciso il mostro, convinto che l\u00e0 avrei trovato la giusta riconoscenza per le mie fatiche, assaporando tutti i buoni cibi della contea di L. M.. L\u2019Intendente sorrise acido, mi fece consegnare un pane azzurro dal buon sapore, parte del rituale di benvenuto, e gliss\u00f2 sul resto, non nascondendo che aveva sperato in uno spiegamento di forze ben maggiore da parte dell\u2019Impero. Si conged\u00f2 dunque assegnandomi uno scudiero che mi avrebbe accompagnato presso la bestia che avevo spavaldamente promesso di eliminare. Non protestai nemmeno per la consegna di quell\u2019unico eccentrico aiutante, anche se certo l\u2019Intendente si accorse del mio trasecolare, che lo lasci\u00f2 del tutto indifferente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio nuovo scudiero si present\u00f2 bofonchiando il suo nome, P., mentre muoveva la mano contro il petto; invero avevo esagerato nel malgiudicarlo, ma mi era parso di primo acchito un demente, poich\u00e9 era deforme e parlava assai malvolentieri la lingua imperiale. Mi colp\u00ec subito la serpentina che compiva il suo setto nasale, mi rendeva difficile credere che potesse respirare e azzardai che ovviasse al problema solo grazie alle sue enormi narici. Bench\u00e9 fosse di poche parole, devo dire che non mi manc\u00f2 in nulla, n\u00e9 io fui mai scortese con lui.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Controllata la posizione del sole, P. fece strada a dorso del suo mulo verso \u201cil braccialunghe\u201d, come chiamava il mio demone, che mi assicur\u00f2 essere molto vicino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lunghe davvero quelle braccia, sottili, con muscoletti da rana, misuravano almeno venti passi l\u2019una ed erano attaccate ad un corpo tozzo e malformato, che avrebbero potuto abbracciare pi\u00f9 volte, se solo fossero state fatte a questa guisa. Che gli Dei mi proteggano, quel mostro era davvero apparso dinanzi ai miei occhi dal nulla, alto come una torre in mezzo a una spianata e pigramente rannicchiato sulle gambe esili. Se ne stava lontano dalle pareti scabre della S., che a quell\u2019ora non avrebbero saputo offrire alcun riparo dalla luce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>P. non sembrava troppo teso, di giorno era venuto pi\u00f9 volte a guardarlo soffrire al sole, bastava stare attenti a non farselo comparire davanti o peggio, mi spieg\u00f2 con vivido ricorso ad ampi gesti ed a rozzi riferimenti scatologici; per il resto mi assicur\u00f2 che, se non importunato, non si sarebbe mosso per ore da quella posizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La creatura era in effetti dominata dal malessere, al punto da non parere cos\u00ec pericolosa. I suoi occhi socchiusi si spalancavano tristi verso il cielo, mentre la bocca larga si contorceva sotto il naso oblungo e scaleno, mostrando un\u2019interminabile fila di denti ricurvi. I movimenti lenti e gravi talvolta diventavano scattosi per brevi momenti che mettevano soggezione. Alla base del suo corpo biancastro si era formato un guazzetto di sudore umido d\u2019angoscia tiepida e appiccicoso d\u2019ansia, e vi si dibatteva con improvvisi schizzi gelidi di ira.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ordinai a P. di scaricare dal mio arcione le assi della balista, cosa che fece prontamente mostrandomi la schiena ampia e ricurva, dopodich\u00e9 se ne stette muto a guardarmi seduto su un sasso mentre la montavo sfruttando la logica non meno dell&#8217;esperienza. Sentivo i suoi occhi incuriositi su di me, si distrasse solo di tanto in tanto per rimirare i miei arpioni e saggiarne pi\u00f9 volte col dito l\u2019affilatezza della punta.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta terminato il lavoro, mi rivolsi a lui per farmi aiutare ad orientare la balista e lui si rifiut\u00f2 recisamente. Il mio stupore si stava gi\u00e0 venando di indignazione, ma P. mi plac\u00f2 subito sorridendo e invitandomi a rimirare una scena che mai avrei creduto di vedere. Il mostro si era chinato in avanti poggiando il mento su tre rotoli di pappagorgia, distesecon fare regale il braccio che pareva ora lungo due leghe&nbsp;e lo pieg\u00f2 per andare a tormentare la pelle all\u2019altezza di una delle ultime costole del suo lato sinistro, quello che meglio si offriva alla nostra vista, protetta da un debole cespuglio semisecco sormontante una pietraia. Pensavo si stesse semplicemente grattando, ma nel suo occhio il godimento si era frammischiato al dolore, spingendomi ad osservare con pi\u00f9 cura la mossa di quell\u2019essere grottesco. L\u2019indice ossuto si era gi\u00e0 infilato nella carne, dove ora si stava tuffando anche l\u2019artiglio del pollice. Armeggiava con il gomito in aria e accompagnava il suo gesto dondolando tutt\u2019uno corpo e testa, che prese poi a ondeggiare nell\u2019aria. Interrotta l\u2019oscillazione, studi\u00f2 la ferita e con un colpo secco estrasse la costola dal corpo. L\u2019osso si spezz\u00f2 definitivamente con uno schiocco da ramo secco rotto contro l\u2019anca, che riecheggi\u00f2 nell\u2019aria fermando ogni altro suono. Il mostro tese nuovamente il braccio, provocando a uno a uno lo strappo dei filamenti che non volevano abbandonare la costola al suo destino, sollev\u00f2 sopra di s\u00e9 il macabro trofeo polposo&nbsp;e lo avvicin\u00f2 lentamente alla sua bocca per suggerlo in estasi come fosse un grappolo d\u2019uva, mentre il suo ventre si imbrodava di fiotti di sangue nero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva ancora finito il suo pasto immondo che la ferita si era gi\u00e0 magicamente richiusa, la costola si era ricreata come una vescica vuota che si gonfia e il torso era stato lavato con secchi gesti della mano sinistra intrisa di sudore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi notte \u00e8 peggio, gli piace di pi\u00f9 mangiare altri. Vuole usa balista tu?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi allontanai a passo svelto, seguito da P., senza proferire parola e cercando invano di mascherare quanto fossi scosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBalista, paladino Q.!\u201d Mi richiam\u00f2 P., quando divenne inequivocabile che stavo scioccamente abbandonando l&#8217;attrezzo da me montato con tanto orgoglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi misi a smontare la balista impacciato e nervoso, tanto che mi ferii lievemente a una mano. Imprecai oltremisura e mi soffermai quasi inebetito a rimirare per lunghi istanti il dito glassarsi di sangue, come un bimbo troppo stupito per piangere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripresi freneticamente a lavorare e P. mi venne in aiuto, dimostrandosi tanto intelligente da ripetere con fluidit\u00e0 a ritroso tanti dei gesti che mi aveva veduto fare poco tempo innanzi. Il suo naturale silenzio per la prima volta mi imbarazz\u00f2, ma non seppi romperlo in alcun modo, anzi fu lui a parlarmi brevemente mentre ero intento a mostrarmi indaffarato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMeglio lascia lui cos\u00ec\u201d, disse solo, agitandomi davanti al naso una puleggia fissata assai strettamente al suo listello, \u201cNon \u00e8 altro fare\u201d. Non replicai. Gett\u00f2 il pezzo nel sacco e prosegu\u00ec a smontare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo porto da Intendente?\u201d. Mi chiese quando, una volta finito, ci fummo allontanati il giusto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo P., vai tu. Riferisci che torner\u00f2, l\u2019Impero non si dimenticher\u00e0 di voi\u201d. Cos\u00ec gli dissi, perch\u00e9 non sapevo proprio che altro dire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono certo che il suo sguardo fosse ficcato nella mia schiena mentre mi allontanavo trattenendo il trotto del mio destriero nero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAddio\u201d, mi url\u00f2, e io non mi voltai.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54138\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54138\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero arrivato in quella lugubre valle con le migliori intenzioni. 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