{"id":54109,"date":"2024-05-06T19:18:58","date_gmt":"2024-05-06T18:18:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54109"},"modified":"2024-05-06T19:19:00","modified_gmt":"2024-05-06T18:19:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-lagenda-di-massimo-ceroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54109","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;L&#8217;agenda&#8221; di Massimo Ceroni"},"content":{"rendered":"\n<p>Il signore seduto che leggeva il suo quotidiano butt\u00f2 di scatto lo sguardo su quell&#8217;uomo assorto che lentamente camminava sul porfido del vialetto. Non vedendo tra le sue mani alcun cellulare e auricolari nelle orecchie, si decise.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Ehh? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Il passante si volt\u00f2 controvoglia cercando di legittimare l&#8217;intromissione di quella voce nelle sue faccende.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Scusi? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Diceva a me prima? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Il passante solo allora consider\u00f2 che le parole immaginate sarebbero potute tracimare rumorosamente all&#8217;esterno. Quello <em>stupido<\/em>! non era rimasto intrappolato nella rete dei suoi pensieri, ma era traboccato maldestramente all&#8217;esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; No, non dicevo a lei mi scusi, evidentemente pensavo ad alta voce senza rendermene conto, mi spiace. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Non importa, non si preoccupi, ormai dovrei saperlo. Non mi ci raccapezzo, tutta questa gente sempre connessa che sbraita al nulla. Non mi ci abituo; d&#8217;impulso a qualcuno che sembra mi parli rispondo, ricevendo quasi sempre occhiate di commiserazione, &gt;&gt; si irrigid\u00ec piegando il busto in avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Non sarei cos\u00ec catastrofico. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Mi rallegro che sia ottimista, contrariamente a lei, penso che tutto quello sfoggio di s\u00e9, mostrato sui social e simili modernit\u00e0 virtuali, sia un pasto appetito, rendendoci tutti, nostro malgrado, cannibali di esistenze altrui, &gt;&gt; cos\u00ec dicendo, mosse il bacino adattandosi pi\u00f9 morbidamente alle stecche della panchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passante pens\u00f2 di alleggerire la piega presa dalla conversazione, &#8211; i cannibali li ho incontrati solo nei fumetti di Zagor e nelle spigolature della settimana enigmistica. In entrambi i casi mi son parsi innocui, solo nei film western mi hanno impressionato, quando ho visto i nativi americani azzannare il fegato del nemico ucciso per assorbirne i poteri, &#8211; a questo punto vide i canini addentare quella massa informe e viscida, sent\u00ec il molliccio e l&#8217;amaro in bocca, strinse gli occhi rabbrividendo un po&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p>Meno male che prima non s&#8217;erano presi a morsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si rese conto, che quelle parole, immaginate leggere e divertenti, ora raffreddavano inesorabilmente la conversazione facendola ripiombare nel tono convenzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre aveva sbagliato registro.<\/p>\n\n\n\n<p>Cerc\u00f2 di rimediare, strinse le labbra, &#8211; mi scusi ancora per prima, io sono Ruggero &#8211; e gli porse la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; E io sono Alceste. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi sentirono un \u201cdlon dlon\u201d uscire dalle tasche di Ruggero che tir\u00f2 fuori il telefono e si affrett\u00f2 a giustificarsi \u2013 mi scusi devo rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciava a far freddo, Ruggero si abbotton\u00f2 fino al collo. Infil\u00f2 il telefono in tasca urtando la fredda ferraglia delle chiavi. Si accert\u00f2 che gli occhiali fossero al sicuro nell&#8217;altra, insieme al portafogli. Eppure non tutto gli pareva al suo posto, perlustr\u00f2 rapidamente la giacca.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Porca troia<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima o poi doveva succedere: l&#8217;agenda dov&#8217;era?<\/p>\n\n\n\n<p>Dimenticata in metropolitana.<\/p>\n\n\n\n<p>La immagin\u00f2 in mezzo al giornale, sul seggiolino accanto, rimasto vuoto fino al capolinea di Montebello. Scontava il castigo della borsa mai decisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell&#8217;agenda afflitta da pinguedine, lisa agli angoli, l&#8217;accompagnava da tempo immemore. Era il regalo che si era fatto col primo stipendio, come testimoniava la busta ripiegata su se stessa. Faceva capolino dal soffietto interno della copertina di pelle, a malapena si poteva leggere in rosso nell&#8217;ultimo riquadro: Lire 323.850.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quello a cui teneva di pi\u00f9 era il contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>I tratti secchi delle prime pagine avevano inciso i fogli, gli inchiostri scoloriti tingevano di tonalit\u00e0 di blu il giallo della carta, attraversata da sottili righe dorate. Subito dopo seguiva l&#8217;interruzione di pagine strappate che avevano lasciato di s\u00e9 solo il margine sfrangiato sulla legatura. Segno tangibile di ferite sempre aperte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corso dei segni riprendeva regolare fino al punto in cui si facevano panciuti, quasi ebbri e sfilacciati. Le pagine oltraggiate dall&#8217;acqua si erano ondulate asciugandosi, finendo per abbracciarsi tenacemente, a contenere segreti, che dicerto non ricordava.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi ogni verso e recto di ogni pagina racchiudeva a conchiglia le tracce del pulviscolo di vita passata.<\/p>\n\n\n\n<p>Spartiva lo scritto dall&#8217;intonso, un segnalibro di raso giallo che dal capitello si lasciava cadere penzoloni fino al piede del dorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, nella tasca della terza di copertina si erano ammucchiati due biglietti del cinema, un francobollo, un brandello grigio di seta, la piuma nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Pens\u00f2 anche, che forse era arrivato il momento opportuno che tutti quei detriti finalmente franassero altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero mosse intorno la testa per ritrovare tempo e luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena fu dissolto lo spaesamento, pens\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>In culo alla commiserazione, doveva agire subito!<\/p>\n\n\n\n<p>Linea 3, Vanzago \u2013 Montebello, ore 8,36, prime carrozze, posto in coda.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo questo, doveva dire all&#8217;impiegato della SMM.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00e0 dal telefono una voce stentorea, dopo una breve pausa, individu\u00f2 il treno TR8569 e aggiunse:<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; parte da Montebello alle ore 15,45, 17,02, 18,19 \u2026, comunque la sua agenda pu\u00f2 cercarla domani dalle 10 alle 19 al deposito per la manutenzione; chieda della signora Mara. &gt;&gt; Ruggero ringrazi\u00f2 quella voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Presagendo una giornata deprimente, si concesse in anticipo un lusso compensatorio. Allungando la strada pass\u00f2 per Via Tevere e infil\u00f2 la porta a specchio del bar Moderno. Si sedette in disparte al tavolo d&#8217;angolo, quello innaffiato dal barbaglio di luce d&#8217;una applique d\u00e9co. Nell&#8217;attesa pregustava il morbidume del panino integrale, l&#8217;acidulo della salsa bianca e lo scrocchio del radicchio. La lingua allappata dai tannini e la bocca invasa dal calore del rosso di cui non riusciva ancora a ricordare il nome: La tinaia, La bigoncia, La botte? Sperava che stavolta a servirlo non fosse la solita cameriera che pareva lo canzonasse rincattucciando le spallucce nelle bretelle d&#8217;un grembiule a righe.<br>Alle 15,24 si diresse alla stazione Montebello e dopo aver annusato la gomma nera delle scale mobili, e pi\u00f9 sotto l&#8217;odore acre dei freni della galleria, perlustr\u00f2 svogliatamente i passeggeri e le carrozze del TR8569.<br>Com&#8217;era prevedibile: niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto era rimandato all&#8217;indomani come suggeritogli dalla voce del telefono.<br>Il deposito carrozze vestito delle sue lamiere riflettenti era avvolto in una foschia umidiccia e gocciolante.<br>Intuendo una qualche presenza la signora Mara si volt\u00f2. &lt;&lt; Cosa vuole lei? Chi la manda? &gt;&gt;<br>Vestiva la divisa d&#8217;ordinanza, ma era apparecchiata come se stesse per accodarsi al trenino del veglione di capodanno. Il fondotinta troppo marcato, il celeste dell&#8217;ombretto e il rosa antico sulle labbra non riuscivano a scontare gli anni a quella figura appesantita e un po&#8217; ingobbita. Si raddrizz\u00f2 e allarg\u00f2 un po&#8217; le gambe facendosi scudo del buio dietro di lei. Ruggero cerc\u00f2 di essere accomodante per quanto il suo carattere scontroso glielo permetteva e inaspettatamente ottenne una resa condizionata che gli apr\u00ec l&#8217;accesso all&#8217;ufficio oggetti smarriti. Doveva aspettare, l\u00ec buono buono, che lei tornasse fra qualche minuto.<br>Dall&#8217;oscurit\u00e0 impenetrabile di sinistra si lev\u00f2 una vocina d&#8217;infante che lo fece muovere per avvicinarsi a meglio intendere cosa poteva essere. Inciamp\u00f2 e si riprese d&#8217;istinto appoggiandosi al muro d&#8217;angolo. Un materasso?<br>Il tramestio aveva spinto di pi\u00f9 nella tenebra, due sagome difformi. Appaiate e unite.<br>Dietro l&#8217;angolo si avvicinava lo scalpiccio dei tacchi sul gres del pavimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Si affrett\u00f2 a riaccomodare la piega del materasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un capitombolo temporale la signora Mara, dal trenino di capodanno, era balzata d&#8217;un botto alla Befana. Sul piatto delle mani aveva una cartella portadisegni di notevole dimensione. Marmorizzata e infiocchettata da larghe fettucce nere.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; L&#8217;ho trovata, non succede spesso, &gt;&gt; l&#8217;aria compiaciuta di chi ti fa un regalo inaspettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero forse per non deluderla, ma anche per non deludere il caso, distese tutte le sue rughe e si prepar\u00f2 al baratto. In un attimo si convinse a lasciare ad altri occhi la sua vecchia agenda, perch\u00e9 voleva infilare i suoi dentro la novit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt;Neanch&#8217;io ci speravo, \u00e8 stata velocissima, la ringrazio. &gt;&gt; Una firma e via. Ma non aveva ancora finito, sfoggi\u00f2 allora tutto il suo teatro, &lt;&lt; mentre lei era nell&#8217;altra stanza, credo di aver sentito una voce di bambino che veniva da l\u00e0 dietro, \u2026 ma forse mi sbaglio? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>La signora Mara, subito ricomposta, si butt\u00f2 prontamente su quella via di fuga che Ruggero gli aveva benevolmente offerto, &lt;&lt; sar\u00e0 venuta da fuori, c&#8217;\u00e8 uno strano rimbombo con la porta aperta. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>I disegni tecnici con piante, prospetti e sezioni erano tutti distesi sul tavolo di salotto. Quattro cartoncini neri dipinti a matita colorata con accurate vedute prospettiche di un mulino ad acqua completavano il progetto. Quella mano non sazia, aveva seguitato a tracciare linee, stavolta non dritte. Sopra un ritaglio strappato c&#8217;era abbozzato un nudo di donna addormentata. La cortina dei lunghi capelli aderiva ad un corpo dalle curve secche piuttosto pronunciate.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella cartella l&#8217;avrebbe di sicuro restituita. Poteva riabbandonarla in metropolitana, magari nell&#8217;ultima corsa disponibile, per essere ritrovata dall&#8217;inserviente delle pulizie.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quel ritaglio era da vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera stessa si ripresent\u00f2 agli oggetti smarriti. Non vide la signora Mara, ma sent\u00ec dietro al collo la sua voce: &lt;&lt; Ancora lei? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero offr\u00ec al suo sguardo una scatola, &lt;&lt; ho portato qualche pasticcino per ringraziarla di ieri. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Attorno al bancone di f\u00f2rmica arancione, uno da una parte e uno dall&#8217;altra, si rimandavano le solite domande di convenienza, fino a che Ruggero disse, &lt;&lt; adesso tolgo il disturbo&#8230; Ma mi dica del bambino? &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Venga Ruggero, glielo presento. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Luol era piccolo, ossuto e colorito d&#8217;ebano. La testa pelata, fatta eccezione per una lanugine rada e castana; gli occhi mobili e pieni di cose impenetrabili. Era allacciato stretto dalle braccia incrociate della madre che sedeva impettita sul materasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche passo ancora e la loro casa finiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Capodanno, poi la Befana e adesso il Natale. Per ora, poteva anche bastare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero non fu sorpreso, era come se l&#8217;aspettava. Prov\u00f2 a dire la sua gratitudine con un&#8217;occhiata complice alla signora Mara. Tir\u00f2 un lungo sospiro, sent\u00ec nelle narici tutta l&#8217;aria densa e acida della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapeva cosa fare, l&#8217;aveva gi\u00e0 previsto.<\/p>\n\n\n\n<p>Frug\u00f2 nella tasca del mongomeri grigio, pesc\u00f2 la pallacucca che aveva inciso a bulino qualche giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mappamondo tascabile dove le macchie pi\u00f9 scure delineavano i cinque continenti fra cui c&#8217;era sicuramente anche quello di Loul.<\/p>\n\n\n\n<p>Sperava che quel ditino, sopra bruno e bianco sotto, gli indicasse qual&#8217;era.<\/p>\n\n\n\n<p>Allung\u00f2 il mappamondo a mano aperta verso i due ospiti dello sgabuzzino degli oggetti smarriti, il piccino inclin\u00f2 il busto all&#8217;ins\u00f9 cercando l&#8217;approvazione della madre che gliela concesse a malavoglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Era sospettosa e protettiva, come doveva.<\/p>\n\n\n\n<p>A Ruggero pareva di vedere le terre rosse e sottili, i villaggi con capanne di fango e paglie sconosciute, i cieli tersi e infiniti presi in prestito dalle pagine lucide del nazional geografic.<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva fidarsi di quelle fotografie, perch\u00e9 in quei posti non c&#8217;era mai stato e forse non ci sarebbe mai andato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare limpido, le serate rinfrescate dal vento, i rumori inquietanti della notte, i manti degli animali selvatici li lasciava a chi aveva pi\u00f9 intraprendenza e voglia di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Kenia, Uganda, Zambia, Tanzania?<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec dovevano venire quei due.<\/p>\n\n\n\n<p>Sospinti come pecore da uomini in mimetica verso i villagi di tende bianche dell&#8217;UNHCR.<\/p>\n\n\n\n<p>O peggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Estirpati dalla loro terra coi crampi allo stomaco e l&#8217;acqua sudicia da bere.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto altro, tante cose che Ruggero non poteva immaginare e non voleva nemmeno sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso per\u00f2 erano qui, agli oggetti smarriti della signora Mara.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprese il filo del suo pensiero dal groviglio degli altri e lasci\u00f2 il tempo che gli altri riprendessero il proprio per avere la certezza di essere ascoltato.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Ora vi lascio in pace, ma mi piacerebbe ritornare a trovarvi. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>La signora Mara lo prese per un braccio e lo port\u00f2 di l\u00e0, &lt;&lt; glielo dico io se \u00e8 il caso, in effetti hanno bisogno di qualcuno che si occupi almeno un po&#8217; di loro, io fo quel poco che posso. &gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>A Ruggero bastava che la sua pallacucca desse uno svago al piccino, non pretendeva avesse chiss\u00e0 quale potere sovrannaturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva tante domande da fare che non fece. Chiss\u00e0 a quanti banditi o gendarmi avevano risposto di gi\u00e0 e quante storie diverse avevano dovuto inventare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero si teneva da parte le sue curiosit\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54109\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54109\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il signore seduto che leggeva il suo quotidiano butt\u00f2 di scatto lo sguardo su quell&#8217;uomo assorto che lentamente camminava sul porfido del vialetto. 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