{"id":54102,"date":"2024-05-06T19:11:03","date_gmt":"2024-05-06T18:11:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54102"},"modified":"2024-05-06T19:11:04","modified_gmt":"2024-05-06T18:11:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-lultima-fotografia-di-andrea-foschini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54102","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;L\u2019ultima fotografia&#8221; di Andrea Foschini"},"content":{"rendered":"\n<p>Come ogni mattina, Simone alz\u00f2 la saracinesca del suo studio fotografico, lo stesso che aveva ereditato dalla madre qualche anno prima, quando se ne era andata per sempre. Sentiva ancora l\u2019eco dei suoi occhi guardarlo, per l\u2019ultima volta, solitaria e riservata, adesso che era rimasto solo, senza donna, senza famiglia, con l\u2019animo turbato da una giovinezza mai vissuta fino in fondo. Amava la fotografia, cos\u00ec come aveva fatto la madre, perch\u00e9 gli dava l\u2019illusoria opportunit\u00e0 di creare una realt\u00e0 parallela a quella in cui esisteva, provando a sentire il peso degli anni meno opprimente. Tra i capelli ricci color castano e gli occhi verdi, la speranza per un futuro migliore sembrava, tuttavia, non appartenergli pi\u00f9. L\u2019assenza di sua madre, con cui, dopo l\u2019abbandono del padre, aveva condiviso ogni istante di vita, pesava ancora un macigno dentro di lui, poich\u00e9 da quel giorno nulla era stato pi\u00f9 come prima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di giorno in giorno i clienti si erano fatti sempre pi\u00f9 rari, come si stessero estinguendo; qualche cliente affezionato tornava a fargli visita di tanto in tanto, pi\u00f9 per compassione, che per reale bisogno. Passava il tempo con la mano sotto il mento, il pensiero rivolto inevitabilmente altrove, fissando di ora in ora i riflessi sulla vetrina formare immagini di ogni tipo sui profili della gente che passava, attenendo che qualcuno attraversasse la soglia, facendo suonare il campanello posto all\u2019ingresso. Anche quella volta, per\u00f2, si fece tardo pomeriggio, senza che nessuno avesse quel giorno varcato il portone. Decise di richiudere i software inutilmente accesi, spegnere le luci della ribalta, per tornare a casa dove ad attenderlo non ci sarebbe stato comunque nessuno. Si gir\u00f2, and\u00f2 verso il ripostiglio per prendere il giubbino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso, il campanello dell\u2019ingresso suon\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 l\u2019ora, mancavano dieci minuti alle sette. Attese per capire se si trattasse di un\u2019allucinazione sonora dovuta al momento di sconforto. Poi, il campanello trill\u00f2 di nuovo. Aprendo, vide una donna di mezza et\u00e0 ben vestita, con un cappotto lungo fino ai piedi, una camicia bianca abbottonata e dei pantaloni a uso ufficio. Non l\u2019aveva mai vista da quelle parti, ma dai suoi occhi traspariva un mistero insondabile e, al contempo, tormentato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChiedo scusa, \u00e8 aperto?\u00bb chiese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStavo per chiudere, ma non si preoccupi. Prego, cosa desidera?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDomani ho un colloquio di lavoro, ho bisogno di due foto da porre sul curriculum, ma fatte bene, perch\u00e9 \u00e8 importante\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi accomodi sullo sgabello, accendo le luci e arrivo subito\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fece accomodare, prese la macchina fotografica, posizion\u00f2 l\u2019inquadratura, scatt\u00f2 pi\u00f9 volte per prendere tutte le possibili angolature del viso. Quando fin\u00ec, pose l\u2019attrezzatura sul ripiano dove era posizionato il computer, muovendosi come per scaricare le foto, al fine di perfezionarle e stampare quelle pi\u00f9 adatte. La donna, per\u00f2, lo ferm\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVedo che ha gi\u00e0 spento tutto, non c\u2019\u00e8 fretta. Me le far\u00e0 avere domani mattina con calma, ma mi raccomando, \u00e8 questione di vita o di morte, \u00e8 importante per me. Ho il colloquio nel pomeriggio\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon si preoccupi. Qual \u00e8 il suo nome?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNidal, sono di origini venezuelane\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa bene, allora a domani, Nidal\u00bb.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne and\u00f2, senza dire nulla, salutando con un rapido, ma profondo scambio di sguardi, come volesse imprimerselo nella memoria. Simone rimase interdetto, ma non disse una parola. Poich\u00e9 a casa non avrebbe avuto nessuno ad aspettarlo, scaric\u00f2 subito le fotografie sul computer, perfezionandole, migliorandone colori, contrasto e saturazione. Prese la carta lucida, le stamp\u00f2 una ad una: aveva sempre amato il momento in cui qualcosa di irreale, catturato in una frazione di secondo, si trasformava in qualcosa di fisico. C\u2019era nello sguardo di quella donna qualche dettaglio che lo ipnotizzava, di enigmatico, che non riusciva a spiegarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spense tutto, rimandando qualsiasi ragionamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indomani, prepar\u00f2 il pacchetto con le foto da dare a Nidal. Passarono le ore, tuttavia, e la donna non torn\u00f2. Guardando l\u2019orologio, si accorse che si erano fatte gi\u00e0 le undici e di lei nessuna novit\u00e0. Se ne stava con le fotografie in mano osservando, come d\u2019abitudine, la vetrina disegnare i riflessi delle persone che passavano. Forse ci aveva ripensato, Nidal, forse aveva disdetto il colloquio di lavoro, o forse era stata tutta un\u2019illusione, anche quella, chiss\u00e0. Uno strano presentimento, per\u00f2, lo invagh\u00ec, come di un terribile presagio: \u00abquestione di vita o di morte\u00bb aveva detto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuse il negozio per l\u2019ora di pranzo, andandosene in preda a infausti pensieri che, tuttavia, sembravano ingiustificabili o, quantomeno, non razionali. Eppure, anche nel pomeriggio, non si fece vivo nessuno: della donna nessuna notizia. Prov\u00f2 a cercare in rete il nome, cos\u00ec poco comune, ma non trov\u00f2 nulla. Scorrendo le notizie, l\u2019occhio gli cadde su un articolo che parlava di una signora scomparsa nel trevigiano, a due passi dal paese in cui abitava. Non c\u2019era scritto il nome, ma le caratteristiche fisiche riportate corrispondevano proprio a quelle di Nidal.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non perse ulteriore tempo e si diresse dai carabinieri. Con il pacchetto delle foto in mano, percorse a piedi quei due chilometri che lo separavano dalla stazione, dopodich\u00e9, una volta innanzi, entr\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPrego\u00bb fece l\u2019uomo posto all\u2019ingresso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDevo denunciare la scomparsa di una donna\u00bb rispose Simone in maniera intimorita, con il cuore che gli saltava in gola. Non era mai stato all\u2019interno di una stazione di carabinieri e aveva paura che lo incolpassero di qualcosa che, in realt\u00e0, non aveva commesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi accomodi, mi spieghi\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo fecero accomodare in uno stanzone in cui erano presenti soltanto una sedia e una scrivania. L\u2019uomo in divisa si mise dall\u2019altra parte del tavolo, lui prese posto innanzi e raccont\u00f2 quanto successo, porgendo al carabiniere il pacchetto con le fotografie affinch\u00e9 le vedesse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIeri \u00e8 arrivata una donna presso il mio studio di fotografia. Sembrava un po\u2019 enigmatica, mi disse che aveva bisogno di alcune foto per un colloquio di lavoro. Ben vestita, elegante, se ne \u00e8 andata dicendo che sarebbe ripassata l\u2019indomani mattina a prenderle, cio\u00e8 oggi. Aveva urgenza di averle: questione di vita o di morte, ha detto. Tuttavia, non \u00e8 pi\u00f9 tornata. Mi ha preso uno strano presentimento quando in internet ho letto che nel trevigiano \u00e8 scomparsa una signora, le cui caratteristiche sono simili a quelle della donna di ieri. Pertanto, sono qui. Queste sono le ultime foto che le ho scattato\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome si chiama la donna?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNidal\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn nome poco comune. Ricerco subito in anagrafica se c\u2019\u00e8 qualcosa a suo nome, non dovrebbero essercene molti. Le dico per\u00f2 che \u00e8 un po\u2019 poco soltanto un giorno per effettuare una denuncia di scomparsa, al di l\u00e0 di quel che \u00e8 successo nel trevigiano. Magari ci ha ripensato e le foto non le voleva pi\u00f9\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHa ragione, \u00e8 il presentimento che mi ha portato qui\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVediamo, Nidal, Nidal\u2026\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il carabiniere cerc\u00f2 per qualche minuto nelle banche dati, ma sembrava anche lui dubbioso. Simone, da parte sua, rimase in attesa. Poi l\u2019uomo allontan\u00f2 la tastiera, spost\u00f2 lo sguardo e riprese a parlare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon risulta nessuna Nidal qui. \u00c8 sicuro che fosse il suo vero nome?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto non lo so, so solo che mi ha detto di essere d\u2019origini venezuelane\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abO meglio, qui risulta una sola Nidal in tutta Italia, e credo sia proprio quella a cui ci stiamo riferendo noi. C\u2019\u00e8 solo un piccolo particolare\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSarebbe?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSarebbe morta il 25 Ottobre del 2018\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPrego?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSarebbe morta il 25 Ottobre del 2018, le ripeto\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Simone ebbe un po\u2019 di sconforto, gli gir\u00f2 la testa. Si sent\u00ec confuso, quasi spaesato, al punto da doversi tenere alla scrivania per non cadere gi\u00f9 per terra. Qualche lacrima gli scese dal volto, non capiva il senso di quella coincidenza, ma Nidal, in un modo o nell\u2019altro, aveva fatto breccia nel suo cuore, nei suoi ricordi, senza che l\u2019avesse mai conosciuta. Quella data, proprio quella data, non poteva essere un caso, coincideva con la data in cui aveva visto per l\u2019ultima volta sua madre. Sorretto dall\u2019uomo in divisa, se ne torn\u00f2 al proprio negozio pieno di pensieri e paure, rimettendosi a sedere sul banco di lavoro, osservando il pacchetto di foto. Si accorse proprio in quel momento che Nidal era l\u2019anagramma di Linda, il nome di sua madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riapr\u00ec i file che aveva caricato sul computer contenenti le foto scattate il giorno prima. Scorrendole, non ritrov\u00f2 pi\u00f9 le stesse, ma altre, raffiguranti Linda, negli ultimi momenti in cui era comparsa sorridente, fino all\u2019ultima fotografia che avevano fatto assieme davanti a un campo di girasole. Senza che se ne fosse accorto, sotto le vesti di Nidal, sua madre era venuto a trovarlo, piangendo profondamente di malinconia. Solo in quell\u2019istante cap\u00ec che nessuno muore mai veramente, se vive nel cuore di chi rimane.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54102\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54102\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni mattina, Simone alz\u00f2 la saracinesca del suo studio fotografico, lo stesso che aveva ereditato dalla madre qualche anno prima, quando se ne era andata per sempre. 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