{"id":54067,"date":"2024-05-04T17:42:03","date_gmt":"2024-05-04T16:42:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54067"},"modified":"2024-05-04T17:42:05","modified_gmt":"2024-05-04T16:42:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-volto-del-lupo-di-alessandro-foletti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54067","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il volto del lupo&#8221; di Alessandro Foletti"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abLa ragazza \u00e8 qui che urla e inveisce contro i passanti, viene lei a prenderla o la portiamo in centrale?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non era la prima volta che sentiva quelle parole. Elisa stava vivendo una crisi nervosa o era nuovamente sconnessa dalla realt\u00e0 a causa dell\u2019utilizzo massiccio di sostanze stupefacenti o di alcolici. Oppure entrambe le cose. Sua mamma ne era abituata. Ci\u00f2 non la rincuorava, anzi, la sofferenza della figlia la consumava lentamente dall\u2019interno, per\u00f2 sapeva bene cosa fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Maria, la mamma, arriv\u00f2 sul posto, la trov\u00f2 che tirava calci a un bidone dell\u2019immondizia, illuminata dalla luce arancione di un vecchio lampione, gridando all\u2019aria ogni sorta di insulto e imprecazione le venisse in mente. Era arrabbiata con quell\u2019uomo, con le stelle e con s\u00e9 stessa. Purtroppo, non riusciva a ricordare la sua faccia. Solitamente si faceva del male e anche quella sera era stato cos\u00ec. Il piede destro era gonfio e aveva una lacerazione sul dorso che le sue scarpe non erano state in grado di evitare.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria si mise nel campo visivo della ragazza. Quando Elisa la vide si ferm\u00f2, passarono una decina di secondi e poi la giovane scoppi\u00f2 in un pianto disperato e singhiozzante, con lacrime a cascata dai suoi occhi rossi di collera a inondarle le guance scarne. Il suo aspetto incuteva terrore, era lo specchio di s\u00e9 stessa. Prima non era cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>A sua mamma non servivano le parole. Sua figlia sapeva che lei le voleva bene e che comprendeva la sua rabbia, anche se non aveva mai espresso nulla che potesse far intendere di poter giustificare il suo comportamento. Secondo Maria si poteva agire in altri modi. Ma non poteva biasimarla. Ognuno reagiva a modo suo alle avversit\u00e0 e quello che era successo a Elisa era mostruoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimase a letto undici ore quella notte, nelle quali si alternarono momenti di sonno profondo a numerosi rapidi incubi. Quello che visse nei meandri della sua mente furono immagini gi\u00e0 viste centinaia di volte. Sogni angosciosi che la tormentavano quasi tutte le volte che si assopiva. Non c\u2019era verso di abituarcisi. Al contrario, creavano un costante incremento del suo stato d\u2019ansia che la portavano periodicamente a mettere in atto comportamenti autodistruttivi. Anche dopo essersi svegliata, la sensazione di essere braccata non svaniva mai del tutto. Sapeva che alla fine sarebbe stata catturata e che non avrebbe avuto alcuna via di scampo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era quasi mezzogiorno del giorno dopo e la mamma la inform\u00f2 che stava per arrivare la sua amica Nadia per portarla fuori a pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa dai mamma, ti sembro nelle condizioni di uscire?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi ha sempre fatto bene stare con lei!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non poteva darle torto. Da quando si erano conosciute alle scuole medie erano diventate come sorelle. Entrambe figlie uniche avevano colmato un vuoto generazionale. A Maria piaceva molto quella ragazza e anche se era stata la prima tra i suoi coetanei a iniziare a fumare e a diciassette anni, senza patente e all\u2019insaputa dei suoi genitori, aveva preso l\u2019auto per recarsi al mare a vedere l\u2019alba con sua figlia, aveva molto rispetto per lei. Aveva la testa sulle spalle, frequentava l\u2019universit\u00e0, lavorava come fattorino per pagare la retta ed era stata l\u2019unica tra i conoscenti di Elisa che non l\u2019aveva mai abbandonata. Era stata con lei o l\u2019aveva sentita al telefono ogni giorno, sia durante il ricovero in ospedale che nel successivo in clinica di riabilitazione. Diciotto mesi nei quali Maria non aveva perso la speranza, ma anche nei quali non avrebbe scommesso sulla dimissione e sul rientro a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevano scelto un ristorantino etnico all\u2019interno di un quartiere della citt\u00e0 caratterizzato da grattacieli pretenziosi e futuristici. Nonostante la zona fosse rinomata si riusciva a mangiare ancora non spendendo molto.<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma di Elisa lavorava in un negozio di abbigliamento e i soldi bisognava ridistribuirli con molta attenzione tra le diverse spese. Il pap\u00e0 se ne era andato alcuni mesi dopo il suo ricovero e non si era pi\u00f9 fatto n\u00e9 vedere n\u00e9 sentire. La mamma non aveva una spiegazione per la sua fuga e non voleva azzardare risposte per ipotesi. I due genitori erano gi\u00e0 molto distanti tra loro negli ultimi anni, parlavano poco e praticamente non trascorrevano nessun momento speciale insieme, se non qualche rituale familiare. La mamma era consapevole che l\u2019amore potesse finire un giorno e si assumeva almeno met\u00e0 di ogni responsabilit\u00e0, per\u00f2 non riusciva a comprendere come avesse potuto abbandonare la figlia. Era stato un pap\u00e0 molto presente fin dalla sua nascita, nonostante i lunghi turni in segheria, era sempre pronto a togliere qualcosa a s\u00e9 pur di non far mancare niente a Elisa. Qualcosa per\u00f2 era cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver ordinato due poke a base di tonno, riso venere, avocado, salsa Teriyaki e semi di sesamo tostati, le due ragazze si sedettero a un tavolo rialzato vicino alla vetrata esterna e iniziarono a mangiare. Erano l\u2019una di fianco all\u2019altra ed entrambe spostavano continuamente lo sguardo dalla piazza sottostante agli enormi edifici. In alcuni momenti, senza parlarsi, si soffermavano a ipotizzare come fossero affascinanti o deprimenti le vite delle persone che, come formiche, brulicavano sotto di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nadia avanz\u00f2 la conversazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDovremmo partire, cambiare citt\u00e0. O paese. O continente. Cosa ne dici dell\u2019Australia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon sono pronta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon importa, partiamo lo stesso!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon mi abbandoneranno cambiando casa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi riferisci ai tuoi incubi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGi\u00e0. Sono passati tre anni e non \u00e8 cambiato nulla. Incubi tutte le notti e non riesco neanche a ricordare la sua faccia. Occhi grandi che mi inseguono. Mani grandi che mi afferrano. Io che urlo e non riesco a liberarmi. Vorrei che non mi avessero trovata in quel bosco, cos\u00ec mi sarei lasciata morire!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo sai che non la pensi cos\u00ec davvero, ami troppo la vita. Altrimenti saresti ancora in clinica.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un lungo silenzio le accompagn\u00f2 mentre finirono di mangiare e tornarono a casa. Nadia era proprio una vera amica &#8211; pensava Elisa &#8211; ed era uno dei motivi per cui valeva la pena di non lasciarsi andare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPensaci.\u00bb disse Nadia prima di salutarla con un abbraccio sotto casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era ancora il momento di partire. Sapevano entrambe che non sarebbe bastato.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa sal\u00ec a casa, abbracci\u00f2 sua mamma, la ringrazi\u00f2 e le disse che le voleva bene. Passarono una serata tranquilla insieme, cucinando e guardando la televisione fino a tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quella notte gli incubi la tormentarono. Nel sogno c\u2019era una bocca grande con tutti i denti in vista che luccicavano davanti a lei. Fauci animalesche impegnate in un ghigno diabolico colante di viscida saliva a bagnarle il volto. Immobilizzata nella morsa di un predatore antico, pronta per essere&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Si svegli\u00f2 urlando e completamente fradicia di sudore. Il suo primo istinto fu quello di vestirsi per uscire di casa per ricercare sollievo in una bottiglia di liquore o con la prima sostanza psicoattiva illegale da rimediare nei pressi della stazione. Si obblig\u00f2 a resistere. Non fu facile, ma quella volta ci riusc\u00ec. Rimase a lungo seduta a gambe incrociate sul piatto doccia con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e le mani che impedivano alla sua fronte di cascare in avanti. Come tante altre volte aveva sperato inutilmente che quel getto di acqua calda che le batteva sulla testa e che rimbalzava sul suo corpo nudo potesse cancellare il passato, nella stessa maniera che una tempesta tropicale cancella le orme sulla terra. Non funzion\u00f2 neanche quella volta. Per\u00f2 finch\u00e9 rimaneva sotto l\u2019acqua corrente aveva l\u2019illusione di poterci riuscire.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa avrebbe voluto che ci fosse anche suo padre con lei, che non se ne fosse andato. Pensava che avrebbe potuto aiutarla, come faceva quando era bambina. \u00abDietro alle nuvole c\u2019\u00e8 sempre il sole\u00bb le diceva sempre. Lei ci aveva creduto, poi non pi\u00f9. Dopo quello che le era capitato come avrebbe potuto. Inoltre, aveva perso il pap\u00e0 e anche la nonna paterna non c\u2019era pi\u00f9, stroncata dal crepacuore ripetevano le persone intorno a lei. Aveva riposto le foto del padre che erano appese sulla parete sopra la scrivania nella sua camera in un cassetto, perch\u00e9 dopo che lui part\u00ec, la sola presenza era un ulteriore pugno nello stomaco. Sperava che tornasse. Ma non sarebbe mai successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Neanche le oltre centocinquanta ore di psicoterapia con il dottor Antonietti erano riuscite a ricostruire il volto del mostro che l\u2019aveva violentata. Le sedute erano comunque servite a ripristinare una certa regolarit\u00e0 nella sua vita. Anche se le notti erano tormentate da incubi, la maggior parte delle giornate funzionava. I momenti peggiori erano la mattina al risveglio e la sera quando le forze venivano meno. I farmaci aiutavano a stabilizzare l\u2019umore e a evitare lunghi stati depressivi. Il medico le aveva anche insegnato alcune strategie per focalizzare il pensiero su oggetti, persone e attivit\u00e0 rifugio su cui fare affidamento in caso di crisi. Alcune volte funzionavano, altre no. Nell\u2019ultimo anno aveva anche ricominciato a lavorare. Faceva l\u2019aiuto contabile per una piccola azienda di biciclette da corsa. Non era mai arrivata tardi e non aveva mancato neanche un giorno di lavoro. Occupare la mente la aiutava. Quando rimaneva sola o non aveva abbastanza energie per mettere in atto le difese per contrastare il suo male, cadeva in crisi, beveva, si faceva del male o si drogava. Il suo medico non la giudicava, ma le ricordava che c\u2019erano altre vie. Sapeva anche per\u00f2 in cuor suo che i farmaci e le terapie non potevano bastare.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono ancora molti giorni, settimane, mesi e anni. Giornate pi\u00f9 o meno tranquille e notti terrificanti. Rischi\u00f2 la vita in diverse occasioni, ma ogni volta risal\u00ec quell\u2019esile filo che la teneva aggrappata alla vita. La mamma e la sua amica furono sempre al suo fianco.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riusc\u00ec mai a guardare un ragazzo con interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mercoled\u00ec nella pausa pranzo, la sua amica, la convinse a fare shopping per svecchiare un po\u2019 il suo guardaroba che si era arrestato alle mode del decennio precedente. Arrivata alla cassa i suoi occhi si soffermarono sui baffi del commesso. Non erano la prima volta che vedeva dei baffi. Ma quelli catturarono la sua attenzione. Era un taglio che non si utilizzava pi\u00f9, stile camionista americano, non terminavano ai lati della bocca, ma continuavano scendendo verticalmente per unirsi alla linea del mento. Erano biondi. Qualcosa inizi\u00f2 a muoversi dentro di lei. Lei era bionda. Una mano sembr\u00f2 afferrargli il cuore strizzandolo. Le manc\u00f2 il respiro. Cadde sulle ginocchia con lo sguardo fisso nel vuoto. Non ebbe pi\u00f9 alcuna reazione. Dovettero chiamare un\u2019ambulanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0 sei un bastardo!\u00bb Furono le parole che pronunci\u00f2 al suo risveglio in quel letto cos\u00ec familiare dell\u2019ospedale.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54067\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54067\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa ragazza \u00e8 qui che urla e inveisce contro i passanti, viene lei a prenderla o la portiamo in centrale?\u00bb Non era la prima volta che sentiva quelle parole. Elisa stava vivendo una crisi nervosa o era nuovamente sconnessa dalla realt\u00e0 a causa dell\u2019utilizzo massiccio di sostanze stupefacenti o di alcolici. Oppure entrambe le cose. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_54067\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54067\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":28404,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[676],"tags":[],"class_list":["post-54067","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2024"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54067"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/28404"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54067"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54067\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54080,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54067\/revisions\/54080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54067"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54067"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54067"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}