{"id":54052,"date":"2024-05-04T17:00:59","date_gmt":"2024-05-04T16:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54052"},"modified":"2024-05-04T17:01:01","modified_gmt":"2024-05-04T16:01:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-le-maiuscole-della-guerra-di-antonella-zanca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54052","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Le maiuscole della Guerra&#8221; di Antonella Zanca"},"content":{"rendered":"\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Da ragazzi amavamo sentir raccontare delle storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Non eravamo tanto originali: ci trovavamo, in gruppo, si chiacchierava e si dicevano sciocchezze o grandi paroloni, poi qualcuno nominava Nonno Mil\u00f2 ed era tutto un \u00abS\u00ec, dai, andiamo \u2013 Facciamoci raccontare &#8211; Oggi gli chiediamo di quella volta che ha dovuto scappare gi\u00f9 dalla finestra.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si rideva. I ragazzi riescono a ridere della guerra, anche se \u00e8 quella con le maiuscole, La Prima Guerra Mondiale. Nonno Mil\u00f2 accettava col sorriso di iniziare il racconto del suo rientro; era un insieme di fughe e ripari, di fienili e belle donne e noi lo prendevamo in giro in quelle sere d\u2019ottobre davanti al camino con bicchieri di vino rosso e castagne abbrustolite come solo Nonna Maria sapeva fare. Il Nonno raccontava di avventure e tutti amano le avventure, che siano di donne o di viaggi. Maliziosi, chiedevamo e ridevamo e poi guardavamo Nonna Maria che ridacchiava pure lei e scuoteva le spalle. \u00abNonna, non sei gelosa?\u00bb \u00abMa no, per niente. Lui \u00e8 arrivato da me, alla fine!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Adolescenti e sicuri di aver capito il mondo, ci riempivamo di film contro la guerra, di manifestazioni contro gli americani, di simboli e slogan. Nessuno di noi sapeva cosa volesse dire davvero fare la guerra. Qualcuno lo chiese al nonno e lui rispondeva sempre in modo diverso: \u00abFarsi degli amici.\u00bb \u00abSoffrire il freddo.\u00bb \u00abCercare di non farsi prendere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Noi capivamo poco e ridevamo molto, anche quando le emozioni avrebbero dovuto farci restare seri.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre ridendo, si cominciava a cantare, a mezza bocca e poi da vero coro, le canzoni del Piave, quelle che avevamo imparato coi gruppi della montagna, in pullman, in gita. Arrivavamo a \u201cIl capitan della compagnia\u201d e ci guardavamo facendoci dei cenni, assaporavamo il seguito, sapevamo bene cosa sarebbe successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il nostro giochino perverso, il modo per finire le serate con la cattiveria dei giovani che vogliono buttare tutto in divertimento, anche i sentimenti veri di altri che certo non capivano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il culmine, la cima della tristezza e del ricordo doloroso, si raggiungeva con<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultimo pezzo alle montagne<br>Che lo fioriscano di rose e fior<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla erre finale Nonno Mil\u00f2 guardava fuori, verso la montagna pi\u00f9 alta, senza vedere, gli occhi ormai colmi di lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi cantavamo con maestria, Nonno Mil\u00f2 piangeva in silenzio, e Nonna Maria si avvicinava: gli accarezzava le spalle, lo faceva alzare e lo portava di l\u00e0, senza una parola, con amore lo coccolava e lo lasciava ai suoi ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra noi qualcuno rideva ancora, qualcuno cominciava a vergognarsi, un paio riuscivano a piangere; successe anche a me, una volta. Piansi e cancellai la vergogna; non tornai pi\u00f9 col gruppo a trovare Nonno Mil\u00f2, ci andai da sola: restavo in silenzio davanti al camino, lui mi raccontava delle noci, dei merli, del bosco. Finch\u00e9 un pomeriggio mi disse: \u00abNon fatela, la guerra, \u00e8 brutta, ti resta dentro anche se non sei morto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La Seconda Guerra Mondiale, invece, era viva in casa ogni giorno: la frase \u00abquando c\u2019era la Guerra\u00bb era consueta per le abitudini di tutti i giorni, per farci fare i bravi (\u00abVoi non avete visto la Guerra\u00bb) e per ricordarci che nulla ci era dovuto.<\/p>\n\n\n\n<p>I racconti di fame e freddo, di bombe e case distrutte erano le nostre storie, il Nonno Paolo e la Nonna Anna con un materasso e una sveglia, uniche due cose rimaste dal bombardamento di Milano dell\u2019agosto del \u201943 erano per noi il pane quotidiano; eravamo pure un po\u2019 stufi, io e i miei cugini, di sentire sempre le stesse storie. Restavamo comunque affascinati dai partigiani, zio Vincenzo che mor\u00ec in montagna, i medici delle SS che insegnavano il tedesco alle ragazze del bar a Merlara, un partigiano ucciso all\u2019istante perch\u00e9 aveva la cravatta rossa, un ragazzino che portava biglietti in bicicletta, Erano tutte piccole storie ma ci avvicinavano alla gente che la guerra l\u2019aveva vissuta tutti i giorni, cercando di sopravviverle.<\/p>\n\n\n\n<p>Da grandi, le guerre erano quelle del Vietnam, fate l\u2019amore non la guerra, Joan Baez, i grandi \u201cNo!\u201d, i sogni e le ideologie.<\/p>\n\n\n\n<p>Guerra era la parola che ci permetteva di stare contro e fare gruppo, essere insieme, rabbrividire di gioia per quanto si potesse diventare amici in un attimo grazie a un\u2019idea.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2, in una diretta che non ci faceva capire nulla ma ci affascinava, la Guerra del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Televisione presente, orrori in onda, tutto che pareva un film, tranne gli sguardi dei giornalisti che ai pi\u00f9 attenti facevano paura. Chiss\u00e0 cosa ci stavamo perdendo, cosa non ci si raccontava.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduti sui divani, le discussioni ci allontanavano dalla gente. Non sapevamo neppure come si chiamassero da quelle parti l\u00e0. Per noi erano tutti arabi, come a Bologna gli immigrati li chiamavano tutti marocchini. Il distacco dal disastro arriva quando cancelli la gente. Sono numeri o confini o terre, mai un nome, mai una famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 l\u2019agosto del 1991 e ci trovammo a Mostar: una pausa di viaggio tra risate, il caff\u00e8 turco a dipingerci i denti e un ragazzino, Sasha, che tra italiano e inglese ci fece vedere la sua casa, ci raccont\u00f2 della scuola, di mamma e nonna. Gli regalammo una scatola di biscotti e lui corse via felice. Nel viaggio di rientro in Italia la guerra raggiunse la Iugoslavia, toccammo con mano ore di blocco militare, di controlli coi fucili puntati, di sguardi duri e di vicini di coda spaventati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo la sensazione di superiorit\u00e0: no, a noi non sarebbe successo niente, gli italiani li avrebbero lasciati andare. Nella paura, la sopravvivenza aveva la meglio anche in noi che avevamo imparato quegli slogan che l\u00ec non servivano pi\u00f9, la guerra era gi\u00e0 arrivata. E precipit\u00f2 nelle nostre case tranquille quando nel novembre del 1993 arrivarono le foto del crollo del ponte, a Moster. Era proprio l\u00ec che avevamo incrociato gente vera, un ragazzino che ora doveva essere ragazzo e che non sapevamo se sarebbe diventato uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si trattava pi\u00f9 di raccontare di Guerra, ma di Sasha: ce l\u2019avrebbe fatta? Nel mondo dove la comunicazione cominciava a svolgere la parte principale, non c\u2019era spazio per le persone, ma solo per le masse, per i numeri. Cos\u00ec non sapemmo mai se Sasha fosse cresciuto, se mai fosse riuscito a farsi una famiglia, se la casa l\u2019avesse ricostruita, se lui, proprio lui, avesse superato la guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Da lontano le persone son puntini e i puntini non fanno la storia, diventano sfondo ai racconti dei grandi che coi loro vestiti migliori si trovano a parlare ai tavoli ricchi di fiori, porcellane e cristalli e pure di sorrisi bench\u00e9 parlino di morti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i morti non contano, nella guerra. Come non contano i vivi. Sono gli obiettivi strategici a farla da padroni e a riempire bocche e cervelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i cuori?<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ancora, i cuori, in questo mondo di guerre?<\/p>\n\n\n\n<p>Cercando in rete pare ci siano in atto circa centosettanta guerre, oggi. Se i numeri hanno un senso significa che in centosettanta luoghi del mondo ci sono gruppi di persone che si ammazzano. Che famiglie intere soffrono per la perdita di anche solo uno di loro, morto per guerra. Uno, nessuno, per noi. Uno, fondamentale, per i cuori della gente in guerra, Quell\u2019uno \u00e8 morto con un nome, un figlio, una madre, un amore. Quell\u2019uno ha dimenticato, la mattina, di dire alla moglie quanto l\u2019amava. Quell\u2019uno non ha mai finito di intagliare quella culla da bambola che sua figlia gli aveva chiesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno, nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>E nelle case arriva la guerra della vicina, vicinissima Ucraina e siamo di nuovo attaccati ai televisori, alle bombe, paiono pi\u00f9 vere, sono vere le case sventrate e le donne che piangono in una lingua che da sempre mi pare lingua di lacrime. Paiono un po\u2019 pi\u00f9 vere, perch\u00e9 sono cos\u00ec vicine, queste sofferenze. Ci avvicinano alle paure, per la prima volta ci sfiora il dubbio che potrebbe succedere anche a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>La parola Guerra, che ci accompagna da sempre, ha la sua presenza anche nel nostro cuore, ora, e lo fa tremare.<\/p>\n\n\n\n<p>Passano i mesi e diventa un\u2019abitudine. Passano i mesi e si finisce di raccogliere ci\u00f2 che potrebbe servire agli ucraini; basta coi vestiti, col cibo. Pare che finita la novit\u00e0 anche l\u2019emergenza si allontani dai nostri pensieri. Riprendiamo l\u2019abitudine tra lavoro, casa, affetti; i nostri: per gli altri c\u2019\u00e8 poco spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora: i nomi di chi davvero sta male non arrivano fino a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 non arriva un altro Sasha. Pap\u00e0 parla un po\u2019 di tedesco, mamma solo ucraino, Sasha si arrangia con italiano e inglese. Non hanno pi\u00f9 niente. I nonni sono morti, erano poveri l\u00e0 e hanno perso la casa. La mamma stringe al petto una borsa di pelle, mi guarda e dice qualcosa che non capisco. Sasha dice: \u00abHa solo borsa.\u00bb Sorridono, tutti e tre, chiedono aiuto. \u00abCasa\u00bb, ripete Sasha. I genitori annuiscono e continuano a ripetere: \u00abGrazie, grazie, grazie.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro di loro, in coda per mangiare, c\u2019\u00e8 Oumar, stessa et\u00e0 di Sasha. Lui parla bene il francese, viene dal Mali. Non ha pi\u00f9 niente, oltre alla guerra ci sono state lotte politiche, problemi che non sono arrivati fin qui. \u00c8 nato coi problemi, Oumar, e nei problemi \u00e8 abituato a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, pur non parlando la stessa lingua, riconosce in Sasha la stessa faccia della sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>La parola che li accomuna \u00e8 \u201cniente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Paiono capire che la guerra \u00e8 questo. Che la vita \u00e8 questo. Resta in testa, la Guerra; resta nel cuore, la gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Oumar, con il suo sacchetto pieno di biscotti e tonno in scatola, riso e olio, allunga una mano verso quella di Sasha.<\/p>\n\n\n\n<p>Si guardano negli occhi. Oumar lo tira verso di lui, gli fa vedere la strada. \u00abViens avec moi!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Noi abbiamo da fare, la pratica degli aiuti richiede attenzione, anche noi scavalchiamo la gente, ci affidiamo al lavoro e mettiamo da parte i cuori. Ma il nostro angolo di mondo pare fermarsi quando Sasha e Oumar si prendono per mano e camminano via, verso un chiss\u00e0 dove che non sappiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec ci concentriamo sulla speranza e costruiamo un mondo dove il Chiss\u00e0 Dove \u00e8 un paese bellissimo: si studia, si fa sport, si parlano tutte le lingue del mondo, ci si guarda dritto negli occhi e Sasha dice che vuole fare l\u2019elettricista, che sa che con l\u2019energia solare si pu\u00f2 muovere il mondo. Intanto Oumar ride, lui vuole l\u2019ombra, il sole l\u2019ha visto al suo paese, ora ha bisogno di stare tranquillo e vuole studiare i batteri. Dice proprio cos\u00ec, vuole vedere un microscopio, vuole inventare le medicine.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi sogniamo con loro mentre prepariamo i pacchi di riso e impiliamo le scatolette di tonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tonno piace a tutti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54052\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54052\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da ragazzi amavamo sentir raccontare delle storie. 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