{"id":54020,"date":"2024-05-02T17:56:12","date_gmt":"2024-05-02T16:56:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54020"},"modified":"2024-05-02T17:56:14","modified_gmt":"2024-05-02T16:56:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-figlio-di-paola-macchiarulo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=54020","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il figlio&#8221; di Paola Macchiarulo"},"content":{"rendered":"\n<p><a>\u00a0<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Dalla mia finestra si vedono il porto e le banchine. Da questa barca che sta attraccando scende un bel giovane abbronzato, elegante nei modi. Aiuta i passeggeri a scendere, sorride, immagino che stia salutando e ringraziando. Quel giovane \u00e8 mio figlio: io lo so, lui non lo sa. Fa lo skipper, d\u2019estate porta in giro per l\u2019arcipelago le persone che vogliono passare una settimana in barca a vela, assaggiare il sapore del mare e di una piccola avventura senza pericoli. Li imbarca di sabato su questo molo, li sbarca sempre di sabato davanti ai miei occhi nascosti dai vetri.  Ha come me il mare nelle vene, ma non sa di chi \u00e8 quel sangue e chi glielo ha passato. Sua madre invece \u00e8 una donna di terra. Vive in mezzo alle vigne sui muretti a secco, non ama il mare e ha voluto tenere suo figlio lontano da lui e da me. Lei sa che dalla mia finestra lo vedo arrivare in porto, ma abbiamo un patto e io, nonostante sia un marinaio, certi patti li rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo giovani, troppo. Lei si innamor\u00f2 di una bianca divisa, io di una chioma nera come la notte. Lei aspettava il ritorno dei cadetti, io aspettavo le sue braccia. L\u2019Accademia fin\u00ec e rimasi in Marina. Partivo, giravo il mondo, ritornavo, ci ritrovavamo e ricominciavamo tutto da capo: l\u2019amore, i sogni, i progetti. Erano giorni felici, dimenticavo il mare e tutto ci\u00f2 che in quei mesi ci aveva allontanato, lei dimenticava la terra e le vigne. Io vivevo di lei, della allegria della nostra casa, ma mentre le vigne erano sempre ferme, assopite al sole, io guardavo le onde che vanno e vengono, i brillanti sull\u2019acqua, l\u2019orizzonte che si perde nella luce. Non sono mai stato un uomo di terra, ho bisogno di movimento, di cambiamento, di sfide, di assaporare la partenza: trovavo tutto questo solo quando lasciavo il porto e prendevo il largo. Il mare \u00e8 una sirena: bella, affascinante, dal bacio infinito e io ogni volta bevevo questo bacio che non mi bastava mai, ogni volta lo desideravo un po\u2019 pi\u00f9 dei baci di lei. Ma anche ogni volta, quando intorno a me non c\u2019era che acqua e l\u2019orizzonte era una linea indefinita, o nella notte, quando la luna disegnava una riga chiara e il mare era il buio assoluto, avevo nostalgia di lei, del suo odore di sole e del suo tocco segreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi annunci\u00f2 di aspettare un figlio mi sentii perduto: la mia libert\u00e0, il mio mare erano in pericolo. Capii che non l\u2019amavo abbastanza: la sirena scintillava al sole, sussurrava di notte, prometteva e indugiava e mi teneva legato. Anche lei cap\u00ec. Non saremmo mai stati veramente felici insieme, ci avrebbe sempre separato il mio desiderio di navigare, l\u2019anima irrequieta del marinaio, un muro invisibile fatto d\u2019acqua salata. Nessuno dei due volle rinunciare: lei al bambino, io al mare. <\/p>\n\n\n\n<p>Per questo facemmo quel patto che oggi mi costa tanto: il figlio era suo e io dovevo sparire. Non voleva che il mare le togliesse anche quell\u2019illusione di famiglia che era tutto quello che aveva, aveva paura che anche lui un giorno andasse via verso quella sirena senza volto. Decise che sarei stato suo padre solo di nome, nient\u2019altro: avrei saputo tutto di lui, l\u2019avrei visto da lontano, avrei conosciuto la sua vita ma non vi avrei mai partecipato. E questo allora mi piacque: ero libero di navigare, avevo una famiglia ma non ne avevo le responsabilit\u00e0. Ero giovane, gli anni sembravano infiniti, la sirena mi baciava ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gli anni non sono infiniti e ho sentito sempre pi\u00f9 forte il desiderio di un luogo a cui tornare per fermarmi, ritrovare anche quello da cui ero fuggito, diventare un uomo. Ho scelto di continuare a vivere nel paese in cui avevo amato la donna che mi aveva dato un figlio. Ho cercato una casa che guardasse il porto e le banchine dove si svolgeva tutta la vita del paese e da dove vedere il mare anche quando ero a terra. Senza confessarlo nemmeno a me stesso c\u2019era una famiglia che mi apparteneva e a cui appartenevo, anni che mi stavo perdendo senza conoscerli, un porto a cui tornare ma non in barca.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio figlio \u00e8 cresciuto sotto i miei occhi che lui non ha conosciuto. L\u2019ho visto correre con gli altri bambini, distinguendolo anche in mezzo a una folla e sentendolo ridere e gridare. Da lei ho sempre saputo tutto delle loro giornate: le abitudini, i progressi, i gusti di quel bambino che ci univa e ci aveva diviso. Ci sentivamo spesso, ci incontravamo per parlare di noi e di lui come se parlassimo di altre persone, di altra vita. Eravamo ancora innamorati, lo sapevamo, ma non eravamo riusciti ad amarci fino in fondo. Ci volevamo bene ormai come due amici legati da una vecchia abitudine e da molti ricordi in comune.\u00a0Il patto era rispettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma senza che ce ne accorgessimo quel bambino sent\u00ec la voce della sirena e lei fu pi\u00f9 forte di noi. Quando per la prima volta lo vidi su una vecchia barca della scuola di vela capii che tutto era stato inutile: noi, i suoi genitori, avevamo lottato invano contro qualcosa di pi\u00f9 grande di noi. Era marinaio: nel suo cuore batteva il palpito della vela che cerca il vento, nella voce tintinnavano le drizze che battono nell\u2019albero, nelle mani scorrevano le scotte fradice d\u2019acqua. Il mare era in lui quando ancora non sapevamo che esisteva.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono stato un buon padre, anzi non sono stato un padre. Toccava a me insegnargli a navigare, conoscere i pericoli e gli incanti del mare, interpretare i venti e le bonacce, affinare l\u2019istinto che guida oltre la ragione. Dovevo essere io a metterlo sulla prima piccola barca che avrebbe ricordato per tutta la vita come l\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 adulta, perch\u00e9 la vela \u00e8 la mano tesa di padre in figlio come complicit\u00e0 e sicurezza, un patto fra uomini che si fidano e si affidano l\u2019uno con l\u2019altro. Toccava a me insegnargli a vivere. Invece ho preferito rimanere un ragazzo che ha creduto che la libert\u00e0 fosse una conquista e che il mare fosse solo mio senza dividerlo con nessuno. Dovevo rinunciare a navigare, fermarmi: non ho capito che quel mare pi\u00f9 piccolo mi avrebbe dato la stessa felicit\u00e0 dei grandi orizzonti, che \u00e8 la passione a riempire gli occhi e il cuore, quella passione che avrei visto negli occhi di mio figlio uguale alla mia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole si sta abbassando dietro le gru del porto. I nuovi passeggeri stanno salendo a bordo e il bel giovane abbronzato porge la mano per aiutarli, il suo sorriso \u00e8 quello di sua madre, il portamento somiglia al mio. Ormai sono le ultime partenze. Con l\u2019autunno la sua vita cambier\u00e0 e lo vedr\u00f2 molto raramente: il suo mare diventa molto pi\u00f9 vasto. So che fa traversate oceaniche, trasferimenti, regate d\u2019altura: \u00e8 uno skipper molto richiesto, serio, esperto, che sa come affrontare anche le situazioni pi\u00f9 difficili. Ne sono orgoglioso, ma in tutto questo non ci sono io. Anche questo toccava a me: parlargli delle incognite del mare, delle sue illusioni, delle improvvise tempeste e delle bonacce logoranti. Avrei spiegato che il mare \u00e8 come la vita, sorprendente, imprevedibile, piena di insidie e di meraviglie, la vita a cui si rimane attaccati sempre, anche quando mostra il lato pi\u00f9 amaro, perch\u00e9 sempre si spera in quel filo di vento che riporta a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0Avrei dovuto raccontargli dei momenti di paura, metterlo in guardia dai pericoli dell\u2019imprudenza e della sicurezza eccessiva, dagli inganni dei miraggi, da quella sirena cos\u00ec bella e cos\u00ec traditrice, io che la conosco bene e ne sono stato incantato, io che per seguire lei ho dimenticato lui. E forse per questo sono in ansia per mio figlio, cerco notizie su Internet, chiedo a sua madre, mi informo nel porto dagli armatori. Qualche volta penso che sia l\u2019et\u00e0 che avanza che mi fa sentire inquieto, ma so che non \u00e8 cos\u00ec. Dentro di me si muove un leggero senso di smarrimento al pensiero di non vedere dalla mia finestra la sua barca: non avrei pi\u00f9 un motivo per affacciarmi a guardare il mare, diventerei lentamente un uomo di terra, quella terra a cui \u00e8 attaccata lei. Io che ho visto tanti mari, tanto vento, tante tempeste, ora temo il mare di mio figlio, aspetto dalla mia finestra un ritorno che si fa attendere. Io ora, troppo tardi, mi sento padre<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_54020\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"54020\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Dalla mia finestra si vedono il porto e le banchine. 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