{"id":53945,"date":"2024-04-22T19:24:26","date_gmt":"2024-04-22T18:24:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53945"},"modified":"2024-04-22T19:24:28","modified_gmt":"2024-04-22T18:24:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-cielo-a-pecorelle-di-salvatore-pisani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53945","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Cielo a pecorelle&#8221; di Salvatore Pisani"},"content":{"rendered":"\n<p>All&#8217;inizio Chiara era entusiasta delle foto che le facevo vedere. Non sono un fotografo professionista, ma con questi moderni smartphone siamo tutti bravi a fare belle foto. \u00c8 l&#8217;effetto della globalizzazione, dice lei: son tutti capaci di qualcosa che prima non sapevano fare, e scompaiono i mestieri. Chi pensa ormai ad aprire un negozio di fotografia?<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto era cominciato per gioco un tardo pomeriggio, dopo una visita alla rocca d&#8217;Angera. Quando eravamo scesi per una passeggiata sul lungolago, ci attendeva un cielo spettacolare. Lo spettacolo era la lunga teoria di nuvole che si addensavano verso la costa piemontese del Lago Maggiore. Alcune riflettevano i raggi del sole prossimo al tramonto. Un cumulonembo, con la sua consistenza soffice come un enorme sbuffo di schiuma da barba, s\u2019indorava verso ovest e acquistava in basso il colore scuro della terra dissodata.<\/p>\n\n\n\n<p>Io non sapevo che cosa mi attraesse delle nuvole. Forse quel loro incedere etereo nel cielo, quel comparire e scomparire, quel loro misterioso conformarsi in vario modo, quell&#8217;implicito ammiccare al divino. Forse l&#8217;aver riletto di recente l&#8217;omonima commedia di Aristofane, dove Socrate osteggia l&#8217;ontologia delle divinit\u00e0 dell&#8217;Olimpo, cos\u00ec meschine, colleriche e invidiose da raggrumare le peggiori qualit\u00e0 degli umani; e viceversa ha fiducia in queste dee naturali e benefiche, che ristorano la terra con la pioggia. Ricordo d\u2019aver declamato alcuni versi a Chiara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Nuvole eterne,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>leviamoci visibili nella nostra rorida agile natura<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>dal muggente padre Oceano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>sulle chiomate vette dei monti eccelsi&#8230;<\/em><a href=\"#_edn1\" id=\"_ednref1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Belli, mi dice, di chi sono? Aristofane, quinto secolo avanti Cristo, o gi\u00f9 di l\u00ec, le rispondo: quello del primo sciopero sessuale delle donne per dissuadere gli uomini dalla guerra, narrato in <em>Lisistrata<\/em>. Interessante, fa lei. E il dialogo si ferm\u00f2 qui. Interessante davvero, pensai, o interessante cos\u00ec per dire, come una possibilit\u00e0 remota da approfondire?<\/p>\n\n\n\n<p>Io comunque avevo continuato a dedicarmi al tema collezionando scatti che inquadravano le nuvole. In alcuni campeggiavano indisturbate, assolute protagoniste dello sfondo. In altri decoravano il paesaggio dando un tocco di mistero, nel dispiegarsi di forme spesso indecifrabili. Chiara agli inizi era contenta di un gioco con cui un marito farfallone si trastullava, lasciandola in pace a curare le sue cose. Dopo qualche mese, per\u00f2, s\u2019accorse che non si trattava solo di un sano passatempo: appena io scorgevo un nembostrato minaccioso, o un cirro particolarmente ricurvo, o un ammasso di altocumuli cavalcanti in direzione del sole, piantavo qualsiasi cosa stessi facendo in quel momento per brandire il telefono e scattare delle foto, vittima inconsapevole di un inesplicabile automatismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, in lei cominci\u00f2 a serpeggiare una sana diffidenza. Non era pi\u00f9, come all\u2019inizio, la ricerca di una bella immagine. Era una sorta di nuova dedizione di cui le sfuggiva l\u2019essenza. Ogni tanto, con le amiche che le domandavano di me, le scappava qualche battuta ironica. \u00c8 con la testa tra le nuvole, diceva. Oppure raccontava del mio strano hobby monotematico di fotografare nuvole e del mio disdegno per altri soggetti, come persone o panorami.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo accumulato tanto materiale che facevo fatica a classificarlo. Una nube che mi piaceva molto, immortalata a Castelluccio di Norcia, aveva la forma di una testa di cane. L\u2019avevo avvistata sdraiato con Chiara su un prato coltivato a lenticchie. Il cane, si sa, indica fedelt\u00e0, ed ero ben lieto di quel presagio, mentre stavo con mia moglie mano nella mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra a forma di farfalla mi aveva inquietato. Secondo molti simboleggia frivolezza, ma poi, leggendo un racconto di Tabucchi,<a href=\"#_edn2\" id=\"_ednref2\">[2]<\/a> appresi che nuvole di quella foggia sono di buono auspicio, in quanto le persone che hanno dissensi esistenziali cesseranno di averli.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, riflettevo, nonostante la trasparenza, sono corpi visibili e si trasformano in preziose precipitazioni d\u2019acqua che scompaiono misteriosamente nel terreno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Siamo nuvole<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>acqua soffiata dal vento<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>condensata in pioggia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>inghiottita dalle viscere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>della terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Lessi questi versi a mia moglie una sera, e mi guard\u00f2 con diffidenza. Di chi sono, chiede. Miei, rispondo. Non mi piacciono, aggiunge. Grazie dell\u2019incoraggiamento, dico. L\u2019idea che qualcosa di bello, mi spiega, finisca sotto terra m\u2019inorridisce: lo so, \u00e8 la natura fisica delle cose, ma per favore, non me lo ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>Messaggio ricevuto, pensai, senza aggiungere altri commenti. Ma poi quel concetto della natura fisica delle nuvole non mi lasci\u00f2 in pace. Quella loro essenza di corpi senza limiti m\u2019intrigava, come pure quella sensazione di corporeit\u00e0 che sfumava nell\u2019etereo, nell\u2019indeterminato, come una divinit\u00e0 inafferrabile che tende all\u2019infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero ormai succube di un\u2019attrazione inspiegabile. Nulla meglio delle parole di Fernando Pessoa descriveva il mio stato d&#8217;animo nel catturare in una foto ammassi di vapore vaganti nell&#8217;immensit\u00e0 del cielo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nuvole&#8230; Esisto senza che io lo sappia e morir\u00f2 senza che io lo voglia. Sono l&#8217;intervallo tra ci\u00f2 che sono e ci\u00f2 che non sono, tra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale tra cose che non sono niente, pi\u00f9 il niente di me stesso. Nuvole&#8230; Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilit\u00e0 se voglio!<\/em><a href=\"#_edn3\" id=\"_ednref3\">[3]<\/a><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentivo come chi, attraverso le nuvole, cerca di scoprire i misteri della vita. E la mia stessa vita, in fondo, si stava trasformando in una semplice (o complessa?) operazione di nefelomanzia. Ma forse le nuvole non nascondevano un gran mistero, forse nelle loro forme e nel loro mutare non c\u2019era nulla di esoterico. Il loro passaggio era solo un casuale errare nel mondo, come in fondo \u00e8 la nostra stessa esistenza. E a quel loro dire misterioso si sovrapponeva la chiarezza di un semplice messaggio. Questo spiegava il mio errare stupito e il maniacale istinto che mi spingeva a fotografarle. Alla fine, meglio di me descrivevano il traguardo di questa mia pulsione alcuni versi di Patrizia Cavalli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>E fuori la stessa luce di ieri, lo stesso azzurro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>aprono altre distanze<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>e chiedo alla gentilezza delle nuvole<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>di intervenire, meglio grigie che bianche,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>per svelare l\u2019imbroglio degli azzurri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>che fingono la grandezza, fingono l\u2019infinito,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>la luce effimera \u2013 la ladra.<\/em><a href=\"#_edn4\" id=\"_ednref4\">[4]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Dopo due anni che convivevo con questo anancastico trasporto, Chiara era convinta che non fossi tanto normale e che soffrissi di qualche turba psichica. Non era cos\u00ec: se uno aspira al trascendente o guarda in verticale e orienta la sua bussola verso le nuvole, sottrae tempo alle relazioni <em>orizzontali<\/em>, sfuggendo alla cosiddetta normalit\u00e0. La mia amata occupazione era ormai la sua prima preoccupazione: \u00e8 la naturale evoluzione dei rapporti coniugali, avrei pensato un tempo, prima l\u2019amore incondizionato, poi la tolleranza benevola e infine l\u2019insofferenza malcelata degli incomprensibili, disprezzati passatempi altrui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Una volta mi pedin\u00f2 mentre guadagnavo il sommo del tetto e mi sorprese a fotografare dei cirrocumuli. Ma tu sei pazzo, mi grida dietro, rischi di cadere per una stupida foto, scendi da l\u00ec. Lo feci a malincuore e le mostrai tutto contento il frutto del mio operato. Da l\u00ec sopra avevo avuto modo d\u2019inquadrare il cielo senza l\u2019inquinamento visivo di tetti, antenne, terrazzi e abbaini. Ammassi cementizi aggiunti alla rinfusa a una citt\u00e0 che, appesantita, stentava a inerpicarsi sulla collina. Le nuvole cotonavano col loro candore un cielo blu indaco, che faceva una gran fatica a venir fuori dalla trama di un ricamo fitto fitto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un cielo a pecorelle, dice lei, ora che l\u2019hai fotografato che te ne fai? D\u2019improvviso capii cosa stavo facendo negli ultimi due anni. Inseguivo un sogno, l\u2019azzurro che sta dietro le nuvole, inafferrabile e inalterabile. E capii pure che i sogni si frappongono alle relazioni, le ostacolano, le turbano. Fino al punto che quest\u2019ultime chiedono il conto, diventano esclusive, pretendono il principio di realt\u00e0, facendo fuori tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo mi alzai di cattivo umore. Fuori il presagio di quell\u2019ultima foto s\u2019era avverato sciogliendosi in un\u2019abbondante pioggia a catinelle. Un cielo buio e tetro, che un meteorologo non avrebbe esitato a descrivere invaso da nembostrati, non lasciava spazio ad alcuna traccia d\u2019azzurro. Che fai l\u00ec impalato alla finestra, domanda Chiara. Gi\u00e0, che faccio qua, continuo a guardare le nuvole?<\/p>\n\n\n\n<p>M\u2019era passata la voglia di fotografarle. Piuttosto, osservavo la pioggia rigare i vetri della finestra. Le gocce, giunte con scrosci battenti, poi scendevano gi\u00f9, silenziose e tristi come lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi a consolare i sogni infranti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\" id=\"_edn1\">[1]<\/a> Aristofane, <em>Le nuvole<\/em> in <em>Le Commedie<\/em>, Einaudi, Torino 1972.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref2\" id=\"_edn2\">[2]<\/a> Tabucchi A, <em>Nuvole<\/em> in <em>Il tempo invecchia in fretta<\/em>, Feltrinelli, Milano 2009.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref3\" id=\"_edn3\">[3]<\/a> Pessoa F, <em>Il libro dell\u2019inquietudine di Bernardo Soares<\/em>, Feltrinelli, Milano 2020.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref4\" id=\"_edn4\">[4]<\/a> Cavalli P, <em>Fra tutte le distanze la migliore possibile<\/em> in <em>Poesie<\/em>, Einaudi, Torino 1992.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53945\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53945\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;inizio Chiara era entusiasta delle foto che le facevo vedere. 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