{"id":53911,"date":"2024-04-22T18:15:34","date_gmt":"2024-04-22T17:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53911"},"modified":"2024-04-22T18:19:06","modified_gmt":"2024-04-22T17:19:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-note-di-riscatto-di-claudio-cristina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53911","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Note di riscatto&#8221; di Cristina Di Claudio"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono sempre stata una bambina introversa. Anche prima dell\u2019<em>incidente<\/em>. Le mie guance avevano l\u2019imbarazzante abitudine di prendere fuoco. Le parole erano solite muoversi per loro conto, incespicando e arrotolandosi su s\u00e9 stesse. Le mie unghie si avvicinavano incautamente alla bocca, deliziando i miei denti crogiolanti in uno sgradevole vizio. Mia sorella invece era l&#8217;esatto contrario. Lei amava mettersi in mostra. Quando parlava, tutti tacevano. Viveva come un\u2019attrice al centro del palcoscenico. E noi non potevamo far altro che ammirarla. <\/p>\n\n\n\n<p>Questo a sottolineare che impacciata lo sono sempre stata. Non \u00e8 colpa dell\u2019<em>incidente<\/em>. Ma per i miei genitori prima era scomodo farci caso. \u00c8 dopo la disgrazia che si sono accorti di me. Credo sia l\u00ec che Sara abbia iniziato a odiarmi. Le ho rubato la scena. Senza capire che la mia continuava a essere un\u2019esistenza ai margini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo quando ha distrutto il violino regalatomi da mio padre. Lo ha battuto pi\u00f9 volte contro la spalliera del letto. Non sopportava la mia passione per la musica. Non sopportava che pap\u00e0 la condividesse con me. L\u2019ho reso felice quando gli ho detto che volevo imparare a suonare. Ma io lo facevo per me. Sola con il mio strumento. La condizione perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 alla musica che penso anche ora, nel giorno pi\u00f9 importante della mia vita, mentre mi trascino lungo strade ancora buie ma gi\u00e0 brulicanti di gente. L\u2019inconfondibile profumo di Sacher, mi fa tentennare di fronte una signorile pasticceria. Guardo l\u2019orologio. Devo accontentarmi del caff\u00e8 che stringo tra le mani. Chiudo il cappotto e riprendo il cammino tra le eleganti vetrine di negozi ancora assopiti. Il suono dell\u2019arpa di un\u2019artista di strada riempie l\u2019aria con le note del <em>Bel Danubio blu<\/em> di Strauss. Chiudo gli occhi per un momento. Vienna \u00e8 davvero la capitale della musica. Una fitta alla gamba mi costringe a fermarmi. Sento il telefono squillare. \u00c8 Sara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCiao Melania! Emozionata?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAl momento mi sento pi\u00f9 stanca\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNoi saremo l\u00ec per le dieci e mezza\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOk. A dopo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco le nostre conversazioni. Brevi, concise. Metafora dei nostri incontri. Fulminei, di circostanza. Schizzi diradati, scarabocchiati a tratti su tele distanti. Lei ha appena raggiunto i quaranta. Io ci sono quasi. Ma quel divario nato dopo l\u2019<em>incidente<\/em> non lo abbiamo mai superato. <\/p>\n\n\n\n<p>Avevo tredici anni. Era una mattina come tante altre. Stavo andando a scuola. Lievi goccioline di pioggia, via via sempre pi\u00f9 insistenti, mi punzecchiavano il viso. Poi lo scroscio improvviso. La repentina corsa. L\u2019assordante suono del clacson, il fragoroso rumore dei freni, lo stridio della gomma che scivola sull\u2019asfalto bagnato. L\u2019orrore di fronte l\u2019inevitabile. Urla, dolore. Poi il nulla. <\/p>\n\n\n\n<p>Posso reputarmi fortunata. Ma la gamba non \u00e8 pi\u00f9 tornata quella di prima. Sono rimasta zoppa. Una storpia, come ho sentito pi\u00f9 volte mormorare alle mie spalle. Forse mi sono chiusa ancora di pi\u00f9 in me stessa. O forse no. Non so. So solo che la musica \u00e8 stata la mia salvezza. <\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa di freddo e bagnato mi cade sulla testa. Alzo lo sguardo. Nevica! Vienna imbiancata deve essere uno spettacolo meraviglioso. Ma devo andare. Senza di me, non si pu\u00f2 iniziare. Giro l\u2019angolo e l\u2019imponente edificio mi colpisce in tutta la sua statuaria bellezza. Con un respiro profondo, varco l\u2019ingresso del Musikverein. Sono nel tempio della musica classica. Raggiungo la Sala D\u2019Oro, dove un intenso profumo di fiori mi inebria. La stanno addobbando. Vedo i musicisti disposti sul palco. \u00c8 ora di iniziare le ultime prove.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMelania!\u00bb. Mi volto di scatto. \u00c8 Sara. Sono gi\u00e0 le dieci e mezza?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn bocca al lupo. Sono cos\u00ec felice per te\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lampo di rabbia mi acceca. Non resisto: \u00abSmettila. Non ti importa niente\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p>Si fa scura in volto: \u00abSei sempre stata invidiosa\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p>E proprio qui, poco prima del concerto, il rancore accumulato negli anni prende vita. Ci urliamo addosso parole irripetibili. Scorrono minuti che sembrano eterni. Poi mi dice che non vuole pi\u00f9 vedermi.&nbsp; La guardo uscire. Il brontolio dei suoi passi mi rimbalza nelle tempie. Non penso quello che ho detto. E lo so, neanche lei. Avverto un nodo arrampicarsi nella gola. Si fa strada fin dentro gli occhi. Sento le lacrime rigarmi il volto. Ora vorrei solo fuggire. Lontano. Ma eccolo di nuovo: il rumore dei suoi tacchi riecheggia ancora nella stanza. \u00c8 davanti a me. Mi guarda negli occhi. Mi molla un sonoro ceffone. Resto impassibile. Fin quando un improvviso calore mi avvolge. \u00c8 lei che mi circonda. E io mi sciolgo tra le sue braccia. Restiamo a lungo cos\u00ec, annodate in un abbraccio al profumo di conforto e liberazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Adesso s\u00ec. Posso davvero andare in scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono in piedi, spalle al pubblico. Gli occhi rivolti all\u2019Orchestra. Un rigolo di sudore mi bagna la fronte. Alzo le bacchette. Le muovo lentamente. Faccio partire la musica. Violini, oboe, clarinetti, trombe. A ogni mio gesto, il suono prende sempre pi\u00f9 forma. Oscillo le mani in un\u2019altalena armonica che interpreta e colora le note. Tutto svanisce: il teatro, l\u2019orchestra, il pubblico. Anche la gamba nemica. Sono aria. Sono vento. Sono unione perfetta tra il mio corpo e la musica. La mia musica. \u00c8 lei che guida i miei movimenti. \u00c8 lei che mi ha guidato fin qui oggi. <\/p>\n\n\n\n<p>Passo da Strauss a Bruckner, da Komz\u00e1k a Ziehrer. Il tempo scorre in maniera indefinita. Poi finalmente il gran finale: la Marcia di Radetzky. I capelli si bagnano, la testa oscilla, le bacchette si agitano frenetiche. Sento il pubblico scaldarsi. Siamo un tutt\u2019uno. Ogni barriera tra noi cade. Un ultimo sussulto e fermo tutto. Un silenzio assordante ci avvolge. Riapro gli occhi. Mi volto. <\/p>\n\n\n\n<p>Esplode l\u2019ultimo applauso. La gente \u00e8 in piedi. Le mura di questo teatro stanno per crollare. Lampi di pura felicit\u00e0 mi investono. \u00c8 Gennaio, ma i raggi di un sole d\u2019Agosto mi irradiano. Ho davvero diretto l\u2019Orchestra Filarmonica di Vienna. Al concerto di Capodanno. In un mondo di Direttori uomini. Io, la prima donna a riuscirci. Ripenso alla bambina timida e insicura di un tempo. Sorrido. Posso lasciarla andare. Incrocio gli occhi di mia sorella, mia madre e mio padre. Applaudono commossi. <\/p>\n\n\n\n<p>E scusate, ma io questo applauso me lo prendo tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53911\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53911\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono sempre stata una bambina introversa. 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