{"id":53811,"date":"2024-04-09T16:06:52","date_gmt":"2024-04-09T15:06:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53811"},"modified":"2024-04-09T16:06:54","modified_gmt":"2024-04-09T15:06:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-la-ferita-di-mario-olivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53811","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;La ferita&#8221; di Mario Olivo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto si sforzasse ossessivamente di tendere l\u2019orecchio a intervalli di inconsapevole regolarit\u00e0, il suono ovattato della navicella non pareva cambiato in nulla. La piccola capsula di salvataggio continuava a solcare lo spazio producendo il solito rumore di un motorino immerso nell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 avevano fatto quell\u2019obl\u00f2, non sarebbe stata pi\u00f9 bella tutta carlinga? Avrebbe viaggiato in un utero di metallo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non si era preoccupato granch\u00e9 quando aveva attraversato quella che in gergo si chiama comunque tempesta di asteroidi, anche se si trattava in realt\u00e0 pietre non pi\u00f9 grandi di un pugno. Le rocce avevano fatto il rumore della grandine quando dormiva nella casa in campagna, dei rami e dello sterrato picchiettanti sulla carrozzeria della sua Land Roverd\u2019epoca. Che bella la Terra, che stupido era stato fuggirne via, non l\u2019avrebbe rivista pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva sentito la crepa correre un poco, come un ragno dalle zampe d\u2019acciaio che trotterella sulla parete, e aveva compreso presto che non c\u2019era molto da fare. La corazza adamantina del vetro era stata intaccata, quand\u2019anche si fosse potuto intervenire dall\u2019esterno, quella specie di canoa spaziale in cui era sdraiato non era approntata per l\u2019attivit\u00e0 extraveicolare. Le strumentazioni non potevano mentire e non c\u2019erano n\u00e9 navi ne stazioni pronte a salvarlo, sarebbe stata solo questione di giorni, forse ormai di ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il momento dell\u2019orrore non era poi durato molto, la rassegnazione e i tempi relativamente lunghi dell\u2019attesa gli avevano presto permesso di convertire il timor panico in un\u2019ansia capace di gelificargli e appesantirgli le viscere, ma non di impedirgli di pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, era davvero stanco, aveva ordinato al computer di bordo di limitare al minimo il tempo del sonno perch\u00e9 non voleva sprecare i suoi ultimi momenti, eppure era proprio quello che stava facendo, e lo&nbsp;sapeva. Ma, si chiedeva, possibile che fosse tutto qui?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019istante migliore dall\u2019apertura della crepa l\u2019aveva passato quando, senza pensarci, era riuscito a non pensare a nulla, quando la sua attenzione era stata catturata da una stella che faceva capolino da una nebulosa di spazio ageminato. Si era allora lasciato rapire dallo sguardo, che finalmente aveva davvero oltrepassato il vetro, senza soffermarsi pi\u00f9 su quella piccola, insulsa linea frastagliata al margine del suo campo visivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva avuto grande simpatia per i suoi ultimi compagni di viaggio, lo avevano perlopi\u00f9 lasciato freddo. Nessuna donna abbastanza carina da scuoterlo o perturbarlo; beh, meno dolori, meno&nbsp;stress, lui era fatto cos\u00ec. Sin da piccolo gli era sempre piaciuto stare al chiuso, un poco riparato, o almeno lontano dalla ribalta, tuttavia non si era mai sentito apertamente pavido: si era arruolato e aveva servito la Federazione senza tentennamenti, per non dire che era stato impeccabile, talvolta pure ardito, per\u00f2 solo sempre su un\u2019astronave. Le guerre nella marina aerospaziale si combattono furiosamente, ma senza mai guardare in faccia il nemico.<\/p>\n\n\n\n<p>A lui non interessava granch\u00e9 guardare nessuno. Nemmeno la bella ragazza dello spaccio ufficiali, quella che indossava sempre un sorriso finto che non avrebbe mai ingannato una donna, ma che faceva lievitare gli acquisti di ogni tenente o capitano lontano da casa. Con lui era inutile, era semplicemente lontano da tutto; aveva sempre dovuto forzarsi per aprirsi e ora gli toccava di morire per una minuscola fessura nella sua corazza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevano essere morti quasi tutti, quelli dell\u2019astronave madre, anche se molte capsule come la sua erano riuscite a partire, espulse come spore un momento prima dell\u2019esplosione. Un riflesso incondizionato, un istinto di sopravvivenza poco razionale: si trovavano in un territorio teoricamente nemico, effettivamente disabitato, naturalmente&nbsp;ostile alla vita. Le sue poche, illusorie speranze di arrivare tanto lontano da potersi salvare erano gi\u00e0 svanite grazie a quel piccolo incidente,&nbsp;gli restava solo il dono di poter morire affondando nel silenzio, lontano dalle urla, dalle sirene d\u2019allarme, dalle vampe di fuoco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando era sulla nave e gli mancava la Terra, pensava alle mosche, alla puzza di polvere, agli incontri infausti, a tutte quelle cose che nell\u2019ambiente asettico che si era scelto gli erano precluse. Ora questo giochino non funzionava pi\u00f9, quanto tempo sprecato a disprezzare; ora gli sarebbe piaciuto tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Che sciocco che era stato a imbarcarsi. Che sciocco che era stato a stancarsi di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora,\u00a0malgrado l\u2019apparente cordialit\u00e0, la sua capacit\u00e0 di provare tenerezza era andata deteriorandosi, come una malattia che fa cascare la pelle risparmiando mala pena il viso e le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Pens\u00f2 a quel suo sorriso timido,&nbsp;magari lezioso, chi lo sapr\u00e0 mai, ma riusciva ancora a farlo con naturalezza dopo tanti anni, scostando gli occhi di lato e abbassando le palpebre. Disegn\u00f2 nella sua mente quell\u2019immagine animata. Quello era l\u2019unico sorriso che gli fosse mai interessato contemplare; di interpretarlo nemmeno a pensarci, pura bellezza, come un astro che esce da una nebulosa ageminata.<\/p>\n\n\n\n<p>Riusc\u00ec a far si che fosse il suo ultimo pensiero, e cos\u00ec la vita parve addirittura una vittoria al pover\u2019uomo, quando fu sorpreso dal rumore di proiettile dello schianto del vetro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53811\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53811\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quanto si sforzasse ossessivamente di tendere l\u2019orecchio a intervalli di inconsapevole regolarit\u00e0, il suono ovattato della navicella non pareva cambiato in nulla. 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