{"id":53752,"date":"2024-03-29T18:27:32","date_gmt":"2024-03-29T17:27:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53752"},"modified":"2024-03-29T18:27:33","modified_gmt":"2024-03-29T17:27:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-zeno-di-paola-mereu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53752","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 \u201cZeno\u201d di Paola Mereu"},"content":{"rendered":"\n<p>Lasciare il proprio paese sembra ancora adesso ai miei genitori, anche adesso che io me ne sono andato, un sacrificio tanto grande da sfiorare la pazzia. Mio cugino Zeno era per&nbsp;mia madre&nbsp;una vittima di&nbsp;sua sorella,&nbsp;andata a lavorare a Pavia (\u00abdi tutti i posti che c\u2019erano al mondo\u00bb). Cos\u00ec, appena comp\u00ec quattordici anni, Zeno fu invitato a passare il mese di agosto da noi. \u00abPoverino, almeno questo\u00bb ripeteva mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Io non avevo niente in contrario a questa visita. Uccidere Zeno non era mia intenzione. L\u2019idea nacque dopo e non era un\u2019idea cos\u00ec terribile. Intendo dire che non la concep\u00ec nella sua terribile interezza e rimase un\u2019idea piuttosto confusa e incerta, direi quasi goffa. D\u2019altronde, \u00e8 ancora vivo e vegeto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il due agosto Zeno scese dall\u2019autobus. Camminava con il busto e la testa verso destra per bilanciare il peso del borsone nero che portava, ma pareva che il borsone fosse l\u00ec non per contenere le sue cose. Il borsone era l\u00ec per ottenere esattamente l\u2019effetto che era allora sotto ai nostri occhi: un corpo leggerissimo e perfetto,&nbsp;anche se piegato dallo sforzo. Adesso potevo immaginare che aspetto potesse avere Narciso,&nbsp;\u2013&nbsp;se mai Narciso avesse deciso di portare un borsone nero; o Apollo, se avesse lasciato crescere i capelli fin sotto le orecchie. Mia madre guardava Zeno come divertita e ogni tanto puntava il dito su di lui e dava una gomitata a mio padre come a dire \u201cma lo vedi? Quello \u00e8 mio nipote\u201d. Divenne persino divertente. \u00abMi presteresti questa maglietta? Cos\u00ec la metto quando vado a ballare\u00bb disse a un certo punto, e prese Zeno per il braccio e lo port\u00f2 con s\u00e9 nel cucinino con la scusa di farsi aiutare a fare il caff\u00e8. Li osservai dalla mia sedia. Parlavano fitto fitto. Zeno scherzava e mamma rideva. Se non avessi conosciuto mamma, avrei detto che faceva la civetta. Ma no, non faceva la civetta. O s\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo cena mio padre mi prese da parte. \u00abFiglio mio, domattina portalo in giro. Uscite, non pu\u00f2 stare solo con i grandi. Chiama i tuoi cugini.\u00bb Pensava che fossimo amici. I ragazzi di quattordici anni erano per mio padre&nbsp;come colombi oppure muli, indistinguibili. I ragazzi di quattordici anni che conoscevo io erano invece ben distinti in un sistema di caste. In queste caste io non stavo n\u00e9 troppo in alto n\u00e9 troppo in basso, ma nella parte bassa del mezzo, insieme ai cugini Malune. Il problema \u00e8 che io non sopportavo i cugini Malune. Non sopportavo nessuno che fosse mio pari,&nbsp;anche se&nbsp;nessuno al di sopra mi avrebbe mai rivolto la parola. E cos\u00ec non avevo un amico. Neanche uno.<\/p>\n\n\n\n<p>I Malune stavano sempre alla fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCiao\u00bb disse Zeno a Luigi Malune.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCiao\u00bb risposero Donato e Luigi Malune. Io li guardai e abbassai la testa per salutarli. Pareva che non mi avessero riconosciuto. Guardavano solo Zeno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvete una sigaretta?\u00bb chiese Zeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Scossero la testa, scusandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi andresti a prenderle, Fra\u2019? Ci andrei io ma non so dove \u00e8 il tabaccaio. Ti do io i soldi.\u00bb Zeno parlava con me. I Malune mi incoraggiavano con gli occhi. Mi stavano scaricando. Riuscii solo a fare s\u00ec con la testa, senza aprire bocca, e diventai rosso per la vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano le dodici e trenta. Non andai dal tabaccaio. Mi sedetti all\u2019ombra del mandarino ad aspettare che arrivasse l\u2019una. Il venticello del primo pomeriggio non bastava a mitigare i trentasei gradi segnati dal termometro della farmacia. Salivo e scendevo dal muretto cambiando idea sul da farsi. Zeno offuscava tutti. Certamente offuscava me. Per tornare a splendere avrei dovuto essere morto. Non c\u2019era modo migliore per splendere. Per quanto farabutto e mascalzone fosse un figlio, per quanto brutto fosse, da morto diventava una visione e&nbsp;un santo sceso in terra. Un figlio morto era sempre il miglior figlio possibile.&nbsp; Non era necessario che io morissi per sempre, s\u2019intende. Bastava sparire giusto per qualche ora, il tempo di far sentire la mia mancanza e poi farli gioire della mia improvvisa&nbsp;e&nbsp;inaspettata apparizione. Decisi di non tornare in piazza e non tornare a casa per pranzo. Mi avrebbero cercato, mi avrebbero fatto cercare. Li immaginavo andare di casa in casa e con la faccia gialla&nbsp;a&nbsp;chiedere se mi&nbsp;avessero&nbsp;visto (\u00abper carit\u00e0, per carit\u00e0 lo avete visto?\u00bb). La dolcezza di questa ricerca&nbsp;mi commosse e rese piacevole quell\u2019ora e mezza. Il problema \u00e8 che faceva caldo, non avevo mai sentito cos\u00ec caldo. Si fecero le due e mezza e decisi che potevo tornare a casa e mettere fine alla agonia di tutta la mia famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Aprii la porta di casa per trovare Zeno, mia madre e mio padre&nbsp;erano&nbsp;seduti a tavola. I piatti erano ormai ammassati sul lavandino;&nbsp;prendevano il caff\u00e8 al tavolo. Mio padre rideva di gusto mentre mia madre preparava una seconda caffettiera, ridendo anche lei. Prima di potermi chiedere che cosa mai&nbsp;stesse raccontando&nbsp;Zeno ai miei genitori per farli ridere cos\u00ec, sentii il sangue salire alle tempie e&nbsp;avvamparmi&nbsp;gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFinalmente il signorino si \u00e8 degnato\u00bb mi gel\u00f2 mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo lasciato una fettina e l\u2019insalata dentro la credenza, i piatti li laverai tu poi\u00bb disse mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu tutto. Non si preoccuparono di sgridarmi o consolarmi, non mi fecero domande. Io ubbidii e andai in camera. Piansi tutto il pomeriggio e poi fino a sera, torturandomi con le lacrime e le fantasticherie: una&nbsp;volta avevo l\u2019aspetto di Zeno e tutti si giravano a guardarmi e ridevano con me anche se non parlavo mai. Una volta avevo il mio aspetto ma qualche sortilegio mi rendeva irresistibile ed ero fonte di tutti i sospiri e tutte le gioie del paese e del mondo intero. Zeno entr\u00f2 in stanza e non disse niente. Smisi di fantasticare. Tanto grandi mi sembravano i suoi poteri che avevo paura che&nbsp;avesse&nbsp;potuto indovinare cosa stessi immaginando.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai una settimana a casa. Zeno usciva tutti i giorni. Usciva con i Malune e usciva anche con Andrea Loddo. Uscivano tutti insieme, andavano in piazza e al tabacchino. Certo, a me i Malune non piacevano. Ma&nbsp;che&nbsp;proprio&nbsp;fossi io invece a non piacere a loro mi faceva torcere lo stomaco. Immaginavo a volte che parlassero di me per tutto il tempo, a volte che non facessero mai il mio nome. Non sapevo cosa mi avrebbe fatto soffrire di pi\u00f9. Non potevo ingannare neanche i miei genitori: tutti sapevano che ero solo. Forse lo avevano sempre saputo. Mi venne anche il dubbio che Zeno fosse stato invitato per me, per farmi compagnia. Ero io da compatire, non lui. Mi si rivolt\u00f2 lo stomaco dall\u2019umiliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per mettere fine al mio strazio&nbsp;\u2013&nbsp;credetti&nbsp;\u2013&nbsp;i miei decisero di portarci al mare quella domenica. Ci mettemmo in macchina con ombrello, asciugamano, insalata di riso e fettine impanate.<br>Mi vergognavo di tutto. Della mia solitudine durante la settimana, del costume da bagno che indossavo, del mio petto stretto stretto. Mi vergognavo dell\u2019insalata di riso. Mi vergognavo perfino di Donela con il suo fondale scuro e l\u2019acqua verde;&nbsp;mi pareva un mare di seconda categoria. La mia famiglia era di seconda categoria.&nbsp;E&nbsp;anche io ero di seconda categoria.<br>Stendemmo gli asciugamani vicino alle rocce a picco sulla spiaggia. Zeno si butt\u00f2 subito in acqua, lasciandomi da solo con i miei in spiaggia. Fu allora che un\u2019idea si abbozz\u00f2.<br>Chiesi a mio padre se potessimo affittare un pedal\u00f2. Mio padre fu ben contento di quella proposta, ma qualunque mia iniziativa, a questo punto, lo avrebbe reso felice. Dissi che avrei preso Zeno sul pedal\u00f2 per andare a Cala Morena, la spiaggia accanto. Mio padre avrebbe voluto accompagnarmi ma non os\u00f2 ostacolarmi per una volta che vedeva uno slancio vitale in me. Scorsi Zeno e pedalai verso di lui sorridendo.<br>\u00abVado all\u2019altra spiaggia \u2013 dissi \u2013 vieni con me?\u00bb<br>Zeno fece spallucce e sal\u00ec a bordo.<br>\u00abPedala\u00bb disse. E io pedalai. Al promontorio girai per Cala Morena. In quel punto l\u2019acqua diventava gelida, l\u2019acqua della corrente arrivava direttamente dalle montagne interne, dicevano.<br>\u00abAndiamo pi\u00f9 al largo, fino ai motoscafi\u00bb dissi a Zeno. Quando arrivai alla linea dei motoscafi continuai parallelo alla spiaggia.<br>\u00abTorna indietro\u00bb disse Zeno.<br>\u00abTorna tu, se nei hai voglia\u00bb risposi io.<br>\u00abTorna indietro\u00bb disse ancora Zeno.<br>Stetti zitto. Per un istante Zeno non seppe che fare e si guard\u00f2 alle spalle. Si alz\u00f2 di scatto e mi si stava buttando addosso quando io lo spinsi gi\u00f9 dal pedal\u00f2. Cadde in acqua, di spalle. Il mare che rifletteva il sole facendo diventare i suoi occhi pi\u00f9 brillanti. Si mise a nuotare per tornare al pedal\u00f2 e io mi allontanai. Mi url\u00f2 qualcosa contro e continu\u00f2 a nuotare nella mia direzione mentre io continuavo ad allontanarmi. Grid\u00f2 ancora e stavolta feci fare al pedal\u00f2 un giro quasi a centottanta gradi e puntai verso di lui. Lui nuot\u00f2 per allontanarsi, urlando. Urlava contorcendo la bocca e allungando il collo, riempiendosi di macchie bianche e rosse sulle spalle. Mi diede l\u2019idea di un maiale quando si rende conto che \u00e8 arrivata la sua ora. Pedalai pi\u00f9 veloce e Zeno non pot\u00e9 evitarmi. Passai con il pedal\u00f2 sopra il suo corpo. Non proprio sopra, forse, non credo di averlo toccato. In ogni caso Zeno spunt\u00f2 dietro il pedal\u00f2. Mi dispiacque che spuntasse a galla cos\u00ec velocemente.&nbsp; Il punto era proprio che doveva sparire. Mi allontanai per un tratto poi girai di nuovo e ripuntai verso di lui. Di nuovo Zeno si mise a nuotare pi\u00f9 veloce, cambiando direzione. Mentre pedalavo verso di lui si ferm\u00f2 alla mia destra e mi url\u00f2 ancora contro insulti di ogni tipo. Di nuovo lo misi sotto e di nuovo spunt\u00f2 dal retro del pedal\u00f2. Questa sua ostinazione mi parve un altro dei suoi pregi, dei suoi insopportabili pregi. Si ostinava a tornare a galla. Gli andai ancora addosso, senza allontanarmi stavolta, solo girando il pedal\u00f2. Zeno non si mosse tanto e spunt\u00f2 un po\u2019 tardi dietro il pedal\u00f2. Url\u00f2, url\u00f2 senza motivo.<br>Chi poteva sentirlo a quella distanza dalla spiaggia? Mi allontanai ancora pronto al quinto attacco quando vidi che Zeno tremava in acqua. Era nel punto dove l\u2019acqua diventava pi\u00f9 fredda. La faccia gli si era irrigidita e per un attimo mi parve di vederlo come sarebbe stato da morto. Come sarebbe stato da morto? Se lo avessi ucciso, lui sarebbe morto ma io sarei stato peggio che morto. Era quello che tutti dicevano quando un fratello uccideva un altro fratello.&nbsp;Ah, la mamma. Ha un figlio morto e un altro peggio che morto, avrebbero detto. Mi prese paura. Non volevo essere peggio che morto.<br>Mi avvicinai a Zeno, di nuovo. Era troppo stanco per allontanarsi. Gli tesi la mano e sal\u00ec a bordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi chiesi allora perch\u00e9 avesse accettato la mia mano, perch\u00e9 fosse salito a bordo. Gli dissi solo \u00abRiposati Zeno\u00bb. Non mi chiesi nemmeno se avrebbe fatto cenno di tutto quello che era successo negli ultimi venti minuti ai miei. Zeno a loro non avrebbe detto niente. E fu cos\u00ec. Fu cos\u00ec? In ogni caso, di tutta quella faccenda nessuno disse pi\u00f9 niente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53752\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53752\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lasciare il proprio paese sembra ancora adesso ai miei genitori, anche adesso che io me ne sono andato, un sacrificio tanto grande da sfiorare la pazzia. 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