{"id":53459,"date":"2024-02-09T17:17:02","date_gmt":"2024-02-09T16:17:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53459"},"modified":"2024-02-09T17:17:03","modified_gmt":"2024-02-09T16:17:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-grande-telo-di-pier-luigi-brunori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53459","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il grande telo&#8221; di Pier Luigi Brunori"},"content":{"rendered":"\n<p>Fumavo <em>hierba de diablo<\/em> seduto sull\u2019ampio balcone di casa. La serata era magnificamente luminosa e fredda, le dolci nuvole di fumo dello spinello si disperdevano nell&#8217;aria gelata e il mio sguardo poteva spingersi fino al piazzale della stazione. Osservavo le tre file di automobili che risalivano il viale alberato. Poi i palazzoni di vetro e cemento sui controviali. Il Broletto, riconoscibile per l\u2019orologio, le palafitte, la facciata senza finestre e gli inserti in rame. Lo sfondo di luci e scie luminose sulla strada e la neve ammonticchiata ai margini.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservavo e ricordavo con estrema precisione com\u2019era il quartiere prima della creazione del Centro Direzionale. La dislocazione dei vecchi opifici sorti nella prima met\u00e0 dell\u2019altro secolo attorno alla stazione. L\u2019ex-fabbrica della Perugina sulla destra. La fabbrica della Colussi a sinistra. La fabbrica della Mausa. Vecchi capannoni di mattoni marroni o grigi. Tetti a volta. Tegole rosse. La pasticceria di Nicolini che faceva angolo tra il viale della stazione e via Canali. Dalla cucina arrivava l\u2019eco del giornale radio con le principali notizie del giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Neve a Roma autostrade in tilt. La ripresa \u00e8 incerta gi\u00f9 le borse. Julio Velasco: la mia Argentina mi ricorda la Repubblica di Weimar.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi fu la volta del notiziario regionale. Tutta la regione sottozero. Bufera di neve tra Gaifana e Boschetto. L&#8217;insidia del ghiaccio rende faticoso il collegamento verso l\u2019Adriatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Le notizie erano state lette di seguito ma tra Gaifana e Boschetto successe qualcosa. Come se il giornalista non conoscesse quel tratto della Flaminia. La specie di buco che interrompe la continuit\u00e0 dell\u2019Appennino umbro marchigiano, favorendo accumuli di neve sulla strada. Strano. Come se il giornalista venisse da chiss\u00e0 dove e si esprimesse in una lingua straniera.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>hierba de diablo<\/em> era finita. Chiusi la porta finestra e rientrai in casa. Spensi la radio, attraversai l\u2019appartamento dirigendomi in cucina. Accesi il televisore. La signorina buonasera della Rai, che somigliava straordinariamente ad Andrea, la mia compagna berlinese, stava annunciando i programmi della serata in tedesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Non feci neppure in tempo a realizzare che, ecco, voci sulle scale. Un gruppo di persone non pi\u00f9 giovani, met\u00e0 uomini e met\u00e0 donne, probabilmente le due famiglie che abitavano al secondo piano. Risalivano le scale e parlavano animatamente tra loro. Spalancai il portoncino per ascoltare meglio. Dialogavano in francese.<\/p>\n\n\n\n<p>Decisi immediatamente di scendere in strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quello che potevo udire, la poca gente che risaliva lentamente il controviale, o attendeva alla fermata dell&#8217;autobus, faceva risuonare l&#8217;aria fredda degli idiomi di tutte le lingue. Ovunque mi girassi sentivo rimbalzare frasi in inglese, tedesco, francese, spagnolo, olandese, portoghese, arabo, cinese, giapponese, ungherese e indi, forse.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi posizionai proprio davanti alla palazzina anni \u201930, dove abitavo. Mi allontanai di una ventina di metri, fino quasi alle vetrine della profumeria. Davo le spalle a tutta la parte nuova. Cercai il punto in cui si potevano inquadrare insieme le Fonti di Veggio e il viale che sale fino al Rettifilo e alla Piaggia Colombata.<\/p>\n\n\n\n<p>La trovai. Rimasi a osservare qualche minuto. Il tempo necessario per verificare che corrispondeva, era una visione della citt\u00e0 rimasta com\u2019era. Ma la faccenda non mi diede alcun sollievo. Mi girai e di fronte ai miei occhi troneggiava il centro Direzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientrai in casa. Tornai al balcone. Osservai di nuovo le tre file di automobili che risalivano dal piazzale della Stazione. I controviali. I palazzi di cemento e vetro. Intanto l\u2019aria risuonava di voci di persone che continuavano a parlare in tutte le lingue. Era possibile tutto ci\u00f2? Era davvero successo l\u2019irreparabile? Andai in cucina. Afferrai un coltellaccio da dentro il cassetto. Con quello decisi di correre gi\u00f9 per le scale a regolare la questione. Non ricordai neppure di indossare un soprabito.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena giunto fuori dell\u2019uscio di casa, ecco il primo ostacolo. Andrea. \u201cAndrea, ma che sorpresa!\u201d. Andrea saliva lentamente le due file di scale nella mia direzione. Tentai subito la manovra di ripiego. Rinculai fino al pianerottolo di casa, socchiusi l\u2019uscio, nascosi il coltello dietro la schiena. Andrea mi venne incontro. Anche da lontano era possibile intravedere una nota di biasimo nel suo sguardo. La nota di biasimo di tutte le donne innamorate che si sentono messe da parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea avanzava leggera tra i coni di luce dei pianerottoli. Quasi danzante, con quel carnato che si confondeva con il lucore diffuso della tromba delle scale. Danzavano anche i suoi biondissimi capelli di tedesca bionda. Intanto rimanevo impalato con l\u2019uscio socchiuso, cercando di nascondere il coltello dietro la schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea mi individu\u00f2 e prima ancora di avermi raggiunto, senza aver bisogno d\u2019altro, con tutta la forza e l\u2019ostinazione di una donna innamorata che si sente trascurata da te, disse: \u00abSi pu\u00f2 sapere cosa stai combinando?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon parlarmi in tedesco, faccio fatica a capirlo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSto parlando in italiano, amore\u00bb rispose e cominci\u00f2 a spingere per entrare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon puoi spostarmi!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOh, certo che posso!\u00bb rispose lei, spingendo con una forza e un\u2019autorit\u00e0 inedite.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe sei passata per il telo non ce la fara mai a spostarmi!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl telo? Che telo? Devo assolutamente entrare\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo novit\u00e0 importanti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo ne ho pi\u00f9 importanti ancora. Per questo stavo uscendo a risolvere la questione\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe mie sono pi\u00f9 importanti\u00bb e mi moll\u00f2 un pugno nello stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piegai in due. Andrea ne approfitt\u00f2 per entrare. Il coltello mi scivol\u00f2 dietro la schiena. Cominci\u00f2 a ruzzolare per le scale.<\/p>\n\n\n\n<p>Piegato in due, cominciai a tossire e a vomitare. Il pianerottolo divenne il minuzioso inventario sensoriale di tutto quello che avevo ingerito nel pomeriggio. Mandarino a pezzetti, il marroncino di un caff\u00e8 zuccherato, pur\u00e8 di biscotti secchi, afrore di un bicchiere di whisky bevuto dopo pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea si era fermata per assistere impassibile allo spettacolo. Poi si gir\u00f2 elegantemente di lato e vomit\u00f2 pure lei direttamente sul corridoio. Mi feci forza e mi tirai su. La presi per un braccio e, superando il tappeto di vomito, la portai fino al balcone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco\u00bb dissi mostrando il piazzale della stazione, le tre file di automobili che risalivano il viale alberato, i palazzoni di vetro e cemento sui controviali e il Broletto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco, cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 mostruoso?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon scherzare. \u00c8 tutto cos\u00ec evidentemente mostruoso\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon scherzare\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDevo lacerare il telo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuale telo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon puoi capire. \u00c8 una faccenda per noi indigeni\u00bb risposi tossendo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon sono indigena ma non vedo niente di speciale, a parte il fatto che mi sembri un po\u2019 fuori di testa. Non \u00e8 che quella roba, quella <em>hierba de diablo<\/em>,ti batte un po\u2019 in testa?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ti sei accorta che la vecchia citt\u00e0 \u00e8 nascosta dietro quel telo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDietro il telo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDietro il telo, certo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDietro il telo cosa? Cosa c\u2019\u00e8 di cos\u00ec importante dietro \u2018sto telo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa vecchia fabbrica della Perugina, la vecchia fabbrica Colussi, la vecchia Mausa, la vecchia via Canali, la vecchia pasticceria di Nicolini. In una parola la nostra vecchia citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono decenni che la zona \u00e8 stata demolita e ricostruita. Io l\u2019ho sempre vista cos\u00ec!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, \u00e8 chiarissimo invece. C\u2019\u00e8 un grandissimo, invisibile, telo sul quale proiettano, con un enorme macchina da presa, l&#8217;immagine della citt\u00e0 moderna. Se tu lo attraversi perdi consistenza e cominci a parlare in tutte le lingue del mondo. Sembra impossibile non averlo capito prima. Solo il viale e gli alberi sono gli stessi. Il resto \u00e8 coperto dal telo. Tutta la prospettiva che dai tetti si allarga sui vecchi opifici di mattoni biondi e sul diritto viale alberato della stazione \u00e8 coperta da quel telo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero mi si era delineato con precisione. Ma era cos\u00ec orrendo che ricominciai a vomitare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE con l\u2019arnese cosa volevi fare? Dimmelo un po\u2019\u00bb chiese lei indagando il mio sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCon cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00abIl coltello. Cosa volevi fare con quel coltello?\u00bb<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abRompere il telo, tornare a com\u2019era prima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le labbra di Andrea divennero bianche. Cominci\u00f2 a tremare. Poi mi guard\u00f2. Ed ebbi la conferma che anche lei aveva attraversato il telo ma, stranamente, non aveva perso la sua consistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto le labbra di Andrea ripresero colore. Smise pure di tremare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTornare a quand\u2019eri bambino? A quando non ti conoscevo neppure?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTroppo tardi, bello. Aspettiamo un bambino. Stai per diventare padre!\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Non credo di aver compreso male. Lo disse in tedesco o in qualche altra lingua straniera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono incinta\u00bb ripet\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>E non aggiunse altro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53459\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53459\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fumavo hierba de diablo seduto sull\u2019ampio balcone di casa. 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