{"id":53431,"date":"2024-02-05T23:23:55","date_gmt":"2024-02-05T22:23:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53431"},"modified":"2024-02-05T23:23:56","modified_gmt":"2024-02-05T22:23:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-lampione-di-antonella-esposito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53431","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il lampione&#8221; di Antonella Esposito"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Marted\u00ec, 17 ottobre<\/em><br>Oggi \u00e8 arrivato un bollettino di pagamento. Centottantatr\u00e8 euro. Causale: <em>Bonifica dell\u2019area con smaltimento dei rifiuti e assorbenti per sversamento liquidi<\/em>. Anni di studi, ma io quelle parole non sono riuscita a capirle.<br>C\u2019era una data sul bollettino: 17 settembre 2022, quando tutto \u00e8 finito. Diciassette, come gli anni squillanti del mio Piergiorgio, PiGi per tutti, da quando era piccolissimo e riccioluto come un puttino. E\u2019 gi\u00e0 passato un mese.<br>Un urlo potente, polifonico, si era levato dal cortile, alle diciotto e trenta di quel pomeriggio di settembre, troppo grigio per essere fine estate. Non ero neppure trasalita. I soliti amiconi del derby interpretavano tutto-il-calcio-minuto-per-minuto a esplosioni di versi inumani, a beneficio dei condomini.<br>Avevo continuato a correggere i compiti di latino, gli occhiali sul naso, la catenella che oscillava ad ogni movimento e mi distraeva. PiGi sarebbe passato un\u2019ora dopo, pi\u00f9 o meno.<br>La sera prima avevamo discusso io e lui, rivedendo A qualcuno piace caldo: per lui non fa ridere ed \u00e8 sessista, io che l\u2019accuso di essere prigioniero di tonnellate di ideologia che lo privano del piacere di un capolavoro, che sessista non \u00e8. E anche se lui nega, c\u2019entra Maril\u00f9. C\u2019entra sempre, quella fidanzatina dal viso di madonna del Quattrocento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gioved\u00ec, 19 ottobre<\/em><br>Oggi, una visita: la Martelli, di inglese, di sicuro costretta dalla preside. Mezz\u2019ora, in soggiorno, l\u2019una di fronte all\u2019altra, il pi\u00f9 del tempo guardando il fondo di una tazza di t\u00e8. Mi sento ripetere quello che so gi\u00e0, di PiGi benvoluto. Annuisco meccanicamente.<br>D&#8217;improvviso, la Martelli solleva lo sguardo e dice d\u2019un fiato: \u201cSe la cavava abbastanza anche in inglese, per essere\u2026\u201d.<br>\u201cCosa?\u201d faccio io incuriosita, posando la tazzina sul tavolino basso di cristallo, quello che ha l\u2019angolo sbrecciato da una pallonata di PiGi.<br>La prof, imbarazzata, abbassa di nuovo lo sguardo e continua a girare la tazza sul piattino: \u201cBeh\u2026la balbuzie\u201d.<br>\u201cMa PiGi ha sempre parlato benissimo!\u201d.<br>Ci guardiamo stupite, ci specchiamo l&#8217;una nell\u2019altra, mentre i nostri volti si trasformano. Io mi copro la bocca ma esplodo in una risata sguaiata, fino alle lacrime. La Martelli cerca di darsi un tono mordendosi le labbra, ma le spalle sono scosse da sussulti di ilarit\u00e0.<br><em>Genio, il mio PiGi, ci hai fregate tutte e due.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Venerd\u00ec 20 ottobre<\/em><br>Mi sono decisa e ho chiamato l\u2019ufficio in Comune per capire che fare di quel bollettino: un\u2019impiegata dalla voce fessa mi spiega che si tratta del pagamento per il lavoro di ripulitura del sangue dalla strada. Caro il mio PiGi, non avevo ancora pensato al tuo sangue sulla strada. Ho sempre avuto in mente la tua bici accartocciata e a quanto ci tieni, guai se te la dovessero rubare: la lucidi, la smonti, la rimonti, controlli in modo maniacale catena, gomme e freni, aggiungi gadget comprati online e pupazzetti fatti a mano da Maril\u00f9. E il casco azzurro, che ti ho regalato io, al quale hai aggiunto un faretto e che ti allacci sempre con scrupolo. Hai ragione, non me l\u2019hanno ancora restituita, la bici, devo chiedere. Domani richiamo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Luned\u00ec 23 ottobre<\/em><br>Non sono ancora stata sul luogo dell\u2019incidente. Mi hanno dato indicazioni precise sul lampione, ai margini del parco, dove ti ha scagliato il suv. La mia amica psicologa, che mi chiama inesorabile ogni giorno, anche oggi mi ha ripetuto che devo \u201candare dove \u00e8 successo, per elaborare il lutto\u201d. Quante stronzate si dicono quando l\u2019unica cosa che pu\u00f2 essere detta \u00e8 il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marted\u00ec 24 ottobre<\/em><br>Oggi ho aperto la lettera, preannunciata dall\u2019avvocato di quello che ti ha investito. E\u2019 rimasta tre settimane sulla cassapanca dell\u2019ingresso.<br><em>\u201cNon riesco a farmi una ragione di quello che ho fatto, non volevo fare del male a suo figlio. E\u2019 stato un incidente terribile. Ho solo un anno di pi\u00f9 di lui, potevamo essere fratelli, compagni di scuola. Niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima per me. Non so se riuscir\u00e0 mai a perdonarmi, ma deve sapere che io mi sono rovinato la vita\u201d.<\/em><br><em>Lui <\/em>si \u00e8 rovinato la vita. Ne sono sicura, non ti sarebbe piaciuto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mercoled\u00ec 25 ottobre<\/em><br>Dopo la scuola, sono andata a cercare il lampione, in macchina, sotto la pioggia, aggrappata al volante. L\u2019ho individuato quasi subito. Dio mio, qualcuno ha creato una specie di altarino, con una tua foto dove ridevi, un cero spento e dei mazzi di fiori in disfacimento sotto l\u2019acqua. Sono scappata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sabato 28 ottobre<\/em><br>Sono tornata l\u00ec, a piedi. C\u2019era il sole. Ai piedi del lampione, proprio vicino alla tua foto, era accovacciato un gattone fulvo, che mi ha guardata con degnazione quando mi sono avvicinata per raccogliere i fiori ormai da buttare. Ti sono sempre piaciuti i gatti. Io per\u00f2 non sopporto la puzza degli animali in casa, e tu non ne hai mai avuti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domenica 29 ottobre<\/em><br>Eccomi di nuovo al lampione-altarino. Il gattone non c\u2019\u00e8. Mi sono attrezzata con guanti, paletta e busta per strappare le erbacce tutto intorno alla base del lampione grigio. Questa volta l\u2019ho esaminato bene e ho passato il dito sulle tracce di vernice blu all\u2019altezza dei miei occhi. Il blu della tua bici.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marted\u00ec 31 ottobre<\/em><br>C\u2019era un prete, oggi, al tuo lampione. Deve aver sentito il mio sguardo ostile, perch\u00e9 ha cercato di giustificare la sua presenza. Dice di conoscerti, parla di te come animatore con i bambini in ospedale. Gli dico che si sbaglia: mio figlio ha paura degli ospedali e sta alla larga dai preti. Lui mi sorride: dice che non volevi si sapesse, ma stavi facendo una specie di prova, prima di decidere se tentare il test a Medicina. Non so cosa pensare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Luned\u00ec 1\u00b0 novembre<\/em><br>Ormai sta diventando un\u2019abitudine andare l\u00ec, e non so se sia un bene. Ho pensato di portare due piantine di gerbere gialle e arancio. Sorridono come te nella foto, chiss\u00e0 dove e quando \u00e8 stata scattata. Mentre sto sistemando le gerbere, si avvicina un vigile con la pancia e mi chiede con gentilezza che ci faccio l\u00ec. Mi fa le condoglianze.<br>\u201cEro di turno quella sera. Era gi\u00e0 successo, quando arriva una macchina ed esce fuori come una furia una ragazzina, si getta sul corpo a terra, lo copre tutto con i suoi capelli, e lo chiama, lo chiama, gli abbraccia la testa. Sembrava la Piet\u00e0. E\u2019 stato difficile strapparla da l\u00ec\u201d.<br>Povera Maril\u00f9. E io, a correggere compiti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gioved\u00ec 4 novembre<\/em><br>La visita al cimitero non \u00e8 andata come volevo, non sono riuscita a parlarti. Cos\u00ec sono tornata l\u00ec, al lampione, ma c\u2019era qualcuno. Anzi, qualcuna. Una ragazza smilza e dall\u2019aria tosta, vestita di nero, che stava sistemando un pannello colorato al lato del lampione.<br>\u201cCosa fai?\u201d<br>\u201c\u2026\u201d<br>\u201cConoscevi PiGi?\u201d<br>\u201cConoscevo Giorgio. Lui diceva che PiGi era un nome del cazzo\u201d.<br>\u201cSicura?\u201d<br>Mi guarda in tralice, occhi magnetici bordati di scuro: \u201cHai portato tu le piante?\u201d.<br>\u201cCos&#8217;\u00e8 questo pannello?<br>\u201cE\u2019 una prova, di Giorgio\u201d.<br>\u201cDipingeva?\u201d<br>\u201c<em>Writing<\/em>, ha presente? <em>Murales, street art<\/em>\u201d.<br>\u201cSo cos\u2019\u00e8, ma non sapevo che mio figlio\u2026\u201d.<br>\u201cIniziava a essere conosciuto\u201d. Si mette le mani nelle tasche posteriori dei pantaloni cargo e si guarda gli scarponi, il ciuffo nero dei capelli corti che pende da un lato come una tendina.<br>\u201cMi fai vedere cosa ha fatto?\u201d.<br>Mi squadra dalla testa ai piedi, alzando le spalle: \u201cSi pu\u00f2 fare, ma non sono posti da signora\u201d.<br>\u201cCome ti chiami?\u201d.<br>\u201cEsther\u201d.<br>Giorgio ed Esther. Altro che madonna del Quattrocento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marted\u00ec 17 novembre<\/em><br>Era stata un\u2019app ad accorgersene. Alle diciotto e quaranta di quel 17 settembre, sullo schermo del cellulare di Maril\u00f9, tu eri un circoletto rosso fermo da dieci minuti nello stesso punto.<br>Eri l\u00ec, per terra accanto al lampione, scagliato via come uno straccio usato. Da solo. Senza casco.<br>Come hai fatto, aquilotto mio, ad accettare di essere pedinato?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mercoled\u00ec 18 novembre<\/em><br>Accendo il tuo laptop. Fisso per un minuto intero la maschera di accesso, poi digito di getto \u201cEsther\u201d. Entrata! Richiudo subito. Lo so che non si fa. Per\u00f2 mi piacerebbe tanto conoscere meglio questo Giorgio. Perdonami.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53431\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53431\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marted\u00ec, 17 ottobreOggi \u00e8 arrivato un bollettino di pagamento. 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