{"id":53415,"date":"2024-02-04T13:40:02","date_gmt":"2024-02-04T12:40:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53415"},"modified":"2024-02-04T13:40:03","modified_gmt":"2024-02-04T12:40:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-rinuccia-di-stefania-pontieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53415","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Rinuccia&#8221; di Stefania Pontieri"},"content":{"rendered":"\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Fu un\u2019estate felice, abitavamo a Campora San Giovanni in fondo al corso, in un appartamento spazioso dai mobili vecchi e i pavimenti consunti. Ricordo che mi vennero i pidocchi. Mia madre mi pettinava accuratamente con un pettinino a denti stretti, effettuando meticolosamente un\u2019operazione dolorosissima. Diceva che li avevo presi nella piscina di Duna Verde, in Veneto, dove trascorrevamo sempre il mese di luglio: me li avevano passati i bambini del circo che venivano a fare il bagno di nascosto la sera. Ricordo che per vedere meglio le piccole uova ci mettevamo davanti alla finestra inondata di luce, ma io mi vergognavo tremendamente, temevo che mi scorgessero da fuori, soprattutto mi preoccupavo che mi vedesse Rinuccia, la figlia del proprietario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era il 1982, quell\u2019estate, a luglio, l\u2019Italia aveva vinto i mondiali. Conoscevo la squadra della nazionale a memoria e il mio giocatore preferito era Cabrini, che, come un principe delle fiabe, popolava i miei sogni di bambina. Mai pi\u00f9 nella vita ho conosciuto la formazione di una squadra, il calcio non mi ha mai entusiasmato, ma quell\u2019estate pap\u00e0, zio Fernando, mio fratello e i cugini parlavano del pallone con foga e passione ed io, che ne seguivo i ragionamenti sulle strategie e sulle tecniche di gioco, finii per restarne affascinata. Durante la partita Italia- Brasile mio padre, tifosissimo e appassionato di calcio, era talmente teso che non resse all\u2019emozione e passeggi\u00f2 nel giardino della villetta di Duna Verde per l\u2019ultimo quarto d\u2019ora. Cap\u00ec che avevamo vinto solo dal clamore che si lev\u00f2 come un boato dalle case e dai bar in fondo al viale. Dopo quel luglio luminoso in Veneto, partimmo come ogni anno per la Calabria, una breve sosta alla casa di Napoli per spezzare il viaggio e poi a Campora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella primavera precedente eravamo andati a fare una veloce perlustrazione della zona per scegliere la casa da affittare. Ne avevamo trovata una che affacciava direttamente sulla strada, una catapecchia con fuori un piccolo recinto con una capra che io sognai di portare al pascolo. Quando il primo agosto arrivammo a Campora fui molto delusa, avevo sognato la mia capretta per pi\u00f9 di tre mesi ed invece la casa che pap\u00e0 alla fine aveva deciso di affittare sembrava quasi una casa cittadina, con i divani marroni di pelle e i pensili della cucina lucidi color caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina mi svegliavo sempre presto, mia madre mi portava la tazza di caffellatte che io odiavo, mi costringeva a bere fino in fondo e talvolta mi domandava a bassa voce, con occhi luccicanti: ci vuoi inzuppare un po\u2019 di pane? Io detestavo il caffellatte e il solo pensiero di inzupparci il pane mi faceva orrore. Rifiutavo decisamente e scappavo. Lei diceva che col latte sarei diventata alta, come mia cugina Sissi, che si chiamava come la principessa e beveva il latte anche a tavola, al posto dell\u2019acqua. Qualsiasi cosa mangiasse, Sissi beveva latte bianco, anche con la bistecca, i ceci o la pizza e questo piaceva molto a mia madre. \u201cCos\u00ec \u00e8 diventata alta Sissi!\u201d, ripeteva mamma quando scappavo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Verso le undici andavamo al mare, sulla spiaggia del Maris o quella del Savuto.&nbsp;&nbsp;A me e a pap\u00e0 piaceva quella del Savuto, cos\u00ec bianca e deserta, coi sassolini pi\u00f9 piccoli e il fiume che sfociava lento e sonnacchioso nel mare. Sugli isolotti che si formavano alla foce c\u2019erano le rane e il fondo era liscio e colloso. Risalivamo la corrente fino a un certo punto e poi ci lasciavamo scivolare sul materassino rosso e blu, remando con le braccia raggiungevamo gli isolotti e giocavamo ai naufraghi. Lungo le sponde, la superficie della sabbia era croccante e si frantumava in scaglie sottili, l\u2019acqua era torbida, ma a me piaceva: mi sembrava di navigare sul Nilo, immaginavo coccodrilli affiorare, e ibis. Al Savuto portavamo l\u2019ombrellone, i panini, la borsa termica con l\u2019acqua e il succo di frutta alla pera. A volte eravamo solo noi, padroni della spiaggia, e, di fronte, il mare sconfinato e azzurro, subito profondo come un\u2019immensa piscina. Il mare di Calabria dove ho imparato a nuotare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva i capelli biondi e gli occhi grandi e celesti, che a tratti rivolgeva lontano, sorridendo, forse pensava all\u2019infanzia, a quando andava a cogliere i fichi tra le colline di Nocera e passavano gli aerei degli americani e lo zio Veronico gli gridava di nascondersi, che con quei capelli l\u2019avrebbero preso per un tedesco e gli avrebbero sparato.&nbsp;&nbsp;Un ragazzo sereno, con il volto buono e le spalle larghe. Oggi ho pi\u00f9 anni di quelli che lui aveva quando giocavamo alle zattere sul Savuto, ed \u00e8 un pensiero tenero e struggente quello di pap\u00e0 cos\u00ec giovane e di me adesso, pi\u00f9 vecchia di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio fratello e mia sorella preferivano la spiaggia del Maris, dove c\u2019erano Rita e Franca, le cugine dei miei cugini grandi, nostre coetanee. Rita e Franca portavano sempre le trecce, che la madre arrotolava come due girelle sulle tempie, e il pomeriggio dovevano per forza tornare a casa a dormire, al buio, col pigiama. Al Maris c\u2019era il bar e qualche ombrellone in pi\u00f9, ma quasi tutti tornavano a casa a pranzo, tranne noi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sera andavamo al Pergolato a mangiare la pizza. Era una pizza deliziosa e profumata che per me sapeva di Calabria, cotta nel forno a legna, sottile e croccante, molto diversa da quella napoletana. Prima di cena passavamo sempre al Pizzicarulo, dove c\u2019era la villa dei Mancuso, i cugini di mio padre, con il giardino di ghiaia e di ulivi e il panorama del mare in lontananza. Si sentivano i grilli frinire al crepuscolo e l\u2019abbaiare lontano di cani e mamma portava sempre lo scialle traforato di lana bianca che le aveva fatto la nonna Margherita, perch\u00e9 faceva freschetto.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019anno la casa paterna di Nocera l\u2019aveva rilevata mio zio Mauro, il pi\u00f9 ricco dei tre fratelli,&nbsp;&nbsp;&nbsp;padre dei cugini grandi, ed era in ristrutturazione, ecco perch\u00e9 avevamo affittato la casa di Campora. A me sarebbe piaciuto di pi\u00f9 stare a Nocera tutti insieme, con i cugini, a giocare come i pazzi nella calura del primo pomeriggio, ad acchiappar mosche nella grande cucina che odorava di gas e frutta cotta e a raccontarci le storie di fantasmi fino a tarda sera, morendo di paura quando andavamo nel bagno piccolo che era in fondo al corridoio, quello che toccando l\u2019acqua del rubinetto sentivi la corrente. Peccato \u2013 mi dicevo- era bello travestirsi da principesse coi vestiti delle mamme, Sissi ed io, e ridere a crepapelle quando mio fratello Nicola e il fratello di Sissi, Emilio, si appendevano alle tende di zia Concetta per fare Tarzan.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La casa di Campora mi sembrava cos\u00ec fredda, invece, e poi Sissi ed Emilio erano lontani. Anche loro avevano affittato una casa: era una vecchia casupola sulla strada del Pizzicarulo, coi pavimenti ondulati e sconnessi, ma al pap\u00e0 di Sissi, zio Fernando, piaceva tanto perch\u00e9 era antica, e fuori aveva un piccolo orto, poi la notte si sentivano i grilli e la mattina le cicale e tutt\u2019intorno c\u2019erano ulivi a perdita d\u2019occhio e alberi di fichi. Mamma la chiamava la casa dell\u2019Abate Faria, perch\u00e9 il proprietario era un signore anziano dalla lunga barba, con un cappello a falde larghe e gli abiti sgualciti, e le ricordava il personaggio del romanzo di Dumas.<\/p>\n\n\n\n<p>Una notte zia Lidia, la mamma di Sissi, mettendo una mano sotto il cuscino, mentre si rigirava nel letto, sent\u00ec qualcosa di morbido e caldo sotto le dita: era un topolino di campagna. Da quel giorno lei e zio Fernando litigarono ogni giorno. Zia Lidia era di Treviso, era abituata ai negozi lussuosi del centro e ai palazzi eleganti che affacciavano sul Sile e non voleva saperne di casupole, topi e ruderi. Fu l\u2019ultimo anno che trascorsero insieme in Calabria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quell\u2019estate io non lo sapevo, ignoravo che la vita un giorno ci avrebbe divisi tutti, persino i miei fratelli e me e quei miei amati cugini e la sabbia del Savuto e pap\u00e0, che se ne sarebbe andato via per primo, da solo, chiudendo le palpebre sui suoi ricordi di ragazzino che resteranno per me sempre un mistero e un sogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Continuarono i giochi, le giornate uguali, il mare. Una mattina a Campora suonarono alla porta.&nbsp;&nbsp;Mamma mi mand\u00f2 ad aprire, era Rinuccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rinuccia era una bambina dai capelli castani ricci e corti e gli occhi neri e vispi, la pelle chiarissima e delicata e la corporatura morbida. Aveva con s\u00e9 un piccolo pacchetto fatto di fogli di giornale:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Queste ve le manda mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie- risposi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ciao- mi salut\u00f2 lei, lasciandomi tra le mani l\u2019involto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ciao!-&nbsp;&nbsp;risposi io. Spar\u00ec veloce per le scale ed io rientrai in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>-Chi era?- chiese mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La figlia della proprietaria, quella bambina. Ha portato un pacchetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma mi disse di aprirlo. Erano sei uova. Le toccai, erano tiepide! Quella sera mangiammo le ovette fresche di Rinuccia, ancora tiepide di gallina, e da quel giorno Rinuccia ed io diventammo inseparabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rinuccia aveva undici anni e io dieci. Lei sapeva fare cose che a me, bambina di citt\u00e0, erano sconosciute, come spazzare nell\u2019aia con disinvoltura, sollevare le galline per prendere le uova, cogliere i pomodori e i peperoni rossi nell\u2019orto, accarezzare i conigli, e poi era pi\u00f9 grande di me di un anno, e questo mi piaceva. Mi piaceva andare gi\u00f9 da Rinuccia perch\u00e9 le cose che per lei erano normali per me erano avventure sempre nuove.&nbsp;&nbsp;La mattina, prima di andare al mare, scendevo al piano di sotto e davamo da mangiare ai maiali, alle galline e ai conigli, lei doveva sempre svolgere qualche lavoro domestico, finire di rassettare la cucina, andare a cogliere qualche ortaggio per la mamma e ogni tanto mi porgeva una prugna o una pesca, dicendo: \u201cmangia, \u00e8 buona!\u201d. Io la seguivo masticando e la guardavo muoversi con sicurezza in quel suo piccolo mondo di cui mi pareva la regina. A volte le chiedevo di venire con noi al mare, ma rispondeva sempre che aveva da fare, ci sarebbe andata pi\u00f9 tardi, l\u00ec vicino. Io le credevo, perch\u00e9 la spiaggia era vicinissima alla casa, al di l\u00e0 della campagna, oltre l\u2019orto e le gabbie dei conigli, dove la vegetazione si faceva sempre pi\u00f9 rada e lasciava il posto ai cardi e alle erbe secche, ma non capivo perch\u00e9 Rinuccia, al contrario di me che ero abbronzata, avesse la pelle sempre di un candore latteo; soprattutto il collo, era bianchissimo. Zio Fernando diceva: \u201cQuesta \u00e8 gente che nemmeno lo sa che cos\u2019\u00e8 il mare\u201d. E infatti un giorno sentii le nostre mamme che chiacchieravano e mamma invit\u00f2 Rinuccia al mare con noi.&nbsp;&nbsp;La mamma di Rinuccia rise e rispose:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Per carit\u00e0 sign\u00f2, quella affoga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scoprii cos\u00ec che Rinuccia, pur abitando a pochi metri dal mare, non sapeva nuotare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La mia vita a Campora era divisa in due, la mattina con Rinuccia e il pomeriggio e la sera con Sissi. Sissi sfogliava continuamente riviste di moda, parlava di vestiti e di rossetti, sognava di diventare una stilista. Anche Sissi aveva un anno pi\u00f9 di me ed era molto alta, forse perch\u00e9 beveva tanto latte, non ricordo di averla vista mai con un bicchiere d\u2019acqua in mano, neanche nelle giornate pi\u00f9 calde, per dissetarsi. A volte anch\u2019io la imitavo e bevevo latte bianco e parlavo di moda e di modelle, di attrici e attori, dimenticavo le mattinate con Rinuccia e mi immergevo nelle riviste di Sissi e nei miei libri e, ahim\u00e8, nei compiti per le vacanze, che ricordo copiosi e insensati e che svolgevo svogliatamente e nel peggior modo possibile. Rinuccia invece non doveva fare compiti e non le piaceva leggere, quando si parlava della scuola cambiava sempre argomento e mi portava nell\u2019orto o alla gabbia dei conigli, e li nominava uno per uno.&nbsp;&nbsp;Poi quando entravo in macchina per andare al mare o a cena fuori, la salutavo in fretta e la guardavo rimpicciolirsi nel lunotto. Lei mi salutava e restava l\u00ec ferma, o sedeva su un piccolo sgabello fuori casa, dondolando le gambe e dando calci alle pietruzze dello sterrato.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di agosto ci promettemmo che ci saremmo scambiate lettere e che l\u2019anno dopo ci saremmo riviste, che lei durante l\u2019anno sarebbe venuta a Napoli a trovarmi ed io a Campora a Pasqua, e poi sarebbe tornata di nuovo l\u2019estate e saremmo state ancora sempre insieme. A fine settembre le scrissi una lettera e lei mi rispose, io le risposi ancora, poi pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Quando un\u2019estate, dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni, tornai a Campora con mio marito e le mie figlie, di ritorno da un viaggio in Sicilia, lessi sul cartello \u201cCampora San Giovanni\u201d, ma nulla assomigliava pi\u00f9 al paese di quell\u2019estate di bambina: case su case, insegne al neon, negozi e supermercati. Non riconobbi niente, n\u00e9 il bivio, n\u00e9 il corso, n\u00e9 quella casa, forse inghiottita da altro. Il Maris era sempre l\u00ec, ma ci avevano costruito la piscina e il lido aveva tante file di ombrelloni.&nbsp;&nbsp;La spiaggia del Savuto, erosa dal mare, non era pi\u00f9 quell\u2019immensa distesa deserta su cui lungamente camminavamo prima di raggiungere l\u2019azzurro dell\u2019acqua, ma una striscia di sabbia abbandonata e sporca, popolata da esseri grotteschi. Il fiume un sottile scuro rigagnolo, una fogna a cielo aperto.&nbsp;&nbsp;Niente era simile ai miei ricordi, come se nulla fosse mai stato vero: il tempo aveva spento le cose e una patina di grigiore e di bruttezza si era adagiata sul mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Accaldati e stanchi, dopo il lungo viaggio da Reggio Calabria, ci fermammo poco dopo l\u2019entrata del paese, ad un bar poco distante dalla spiaggia, per comprare dell\u2019acqua. Dietro il banco c\u2019era un omone sulla cinquantina con un vassoio tra le mani e, seduta, una ragazzina pallida e tonda, dai capelli castani e ricci, con una penna in mano e un libro aperto sotto lo sguardo vuoto, perso nel cellulare. L\u2019omone stava portando delle bibite a un tavolino. Gli chiesi due bottiglie d\u2019acqua, mi rispose:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Subito sign\u00f2, un attimo che chiamo mia moglie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E grid\u00f2:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Rin\u00f9, Rin\u00f9! Vieni, che c\u2019\u00e8 una signora che vuole due bottiglie d\u2019acqua!.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec la vidi, Rinuccia, la mia amica. Arriv\u00f2 tutta sudata, con due bottiglie di plastica da un litro e mezzo. Era lei.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono quattro euro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il viso appesantito dall\u2019et\u00e0, gli occhi neri, ancora vispi ma pi\u00f9 stanchi, il sorriso aperto: era proprio lei. Le porsi le monete:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie &#8211; dissi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie a lei, arrivederci &#8211; rispose distrattamente&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore nel petto ebbe un sussulto. Per un istante pensai di chiamarla per nome, di chiederle se ricordasse, se abitasse ancora in quella casa, come fosse stata la sua vita, ma la voce si blocc\u00f2 in gola e non dissi nulla. Che senso avrebbe avuto?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivederci- dissi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo per voltarmi, quando il mio sguardo si pos\u00f2 sul suo collo: era candido, come quando aveva undici anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che seppi. Seppi che mentre la vita passava su di noi, su Campora e Nocera, sul Pizzicarulo e sul Maris e sulla spiaggia del Savuto, su pap\u00e0 e mamma, i fratelli e i cugini, in tutto quel tempo in cui le nostre vite si erano perse ed erano state travolte dagli eventi e noi eravamo diventati sfocato ricordo, chi nella morte chi nella vita, la bianca Rinuccia era stata sempre l\u00ec, a pochi metri da quella casa, su quella spiaggia ormai inghiottita dal cemento, a testimoniare con la sua sola esistenza che anche noi eravamo esistiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rinuccia dai capelli ricci e la pelle di latte. Rinuccia che non conosceva il mare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53415\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53415\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fu un\u2019estate felice, abitavamo a Campora San Giovanni in fondo al corso, in un appartamento spazioso dai mobili vecchi e i pavimenti consunti. Ricordo che mi vennero i pidocchi. Mia madre mi pettinava accuratamente con un pettinino a denti stretti, effettuando meticolosamente un\u2019operazione dolorosissima. Diceva che li avevo presi nella piscina di Duna Verde, in [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_53415\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53415\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":27794,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[676],"tags":[],"class_list":["post-53415","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2024"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53415"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/27794"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53415"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53415\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53425,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53415\/revisions\/53425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}