{"id":53384,"date":"2024-02-02T17:26:52","date_gmt":"2024-02-02T16:26:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53384"},"modified":"2024-02-02T17:26:53","modified_gmt":"2024-02-02T16:26:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-il-ramarro-di-simone-colombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53384","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;Il ramarro&#8221; di Simone Colombo"},"content":{"rendered":"\n<p>Il tepore del calore risaliva lungo l\u2019erba secca, forse l\u2019aria ondeggiava nel tentativo di rinfrescarsi, forse lo faceva perch\u00e9 felice di quel Sole cos\u00ec cocente. All\u2019aria \u00e8 sempre piaciuta l\u2019estate ed anche a Gilberto. Il giardino tendeva ad imbrunirsi, l\u2019erba a impigrirsi e l\u2019acqua ad alleggerirsi. Quel giallo-bruno si traduceva nella fatica degli alberi, dei fiori, dei piccoli animali che correvano tra le siepi chiare, tra i ciottoli bollenti e le lastre di pietre impilate, in attesa di sistemazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilberto nella casa in campagna si sveglia presto, quando la natura sembra ancora poter respirare, ed osserva il cambiamento di quel giardino che percepisce, in ogni istante, come il proprio piccolo mondo. Quando il ramarro con gli occhi spalancati riposa sul morbidissimo letto di aghi di pino marroni, Gilberto era gi\u00e0 l\u00ec, sveglio ad osservarlo. Pensare che un tempo ne aveva paura, ricordava spesso la prima volta in cui lo vide, era certo che quello che ancora oggi guardava, fosse lo stesso di quando aveva otto anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Gilberto parlava sovente di questo essere verdastro a Franca, sua moglie, perch\u00e9 ne era intimorito. Delio, grande studioso e avvocato, non era avvezzo a quella vita di campagna ma amava troppo Franca per non accettare di andare a vivere da lei quando si sposarono. Franca non aveva una grande tenuta, non era ricca, non aveva animali, non amava il lusso, non aveva grandi campi: gli piaceva l\u2019intimit\u00e0 della campagna, quei suoi colori cos\u00ec variabili di stagione in stagione; amava il fatto che potesse riconoscerci il rigido passare del tempo. Delio amava il lusso, anche se nato povero divenne ricco grazie alle proprie grandi amicizie. Erano diversi e lo erano molto. Franca doveva salvarlo dai ramarri, doveva rincuorarlo, dargli buone ragioni affinch\u00e9 non volesse alcun animale morto; Franca amava gli animali a tal punto da non averne mai voluti possedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilberto era, dunque, figlio della campagna, eppure, figlio della citt\u00e0. Viveva in lui l\u2019ambiguit\u00e0 del ramarro al di sotto del pino: posto in bella vista come se quell&#8217;albero fosse la propria tana, ma sempre veglio ad osservarsi attorno, come impaurito. Gilberto aveva smesso di aver paura dei ramarri immediatamente la prima volta che lo vide.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di allora Delio provava a descriverglieli tendando di spaventarlo: \u00absono lunghi, verdi brillanti e viscidi! Eccome se sono viscidi! Hanno delle unghie pazzesche, guarda\u2026 per quanto mi riguarda dovrebbero morire tutti. Sono sempre l\u00ec a guardarsi intorno, fermi, ma in realt\u00e0 stanno solo pensando a cosa farti. Nemmeno loro sanno cosa farti, ed \u00e8 questo che li rende ancora peggiori\u00bb e la madre prontamente rispondeva, avviando quelle discussioni complicate che portano a tutt\u2019altro, senza un fine: \u00abDelio!\u00bb iniziava Franca, \u00abPerch\u00e9 devi far cos\u00ec paura a Gilberto?\u00bb. Lo diceva con un tono pieno di sottintesi, sapiente della doppia vitalit\u00e0 di Gilberto, sperando che non avesse davvero paura, che fosse un campagnolo come lei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe ha paura, fa bene! Cos\u00ec star\u00e0 lontano da tutte quelle bestiacce che saltano in giardino\u00bb e proseguiva poi guardando Gilberto: \u00abHai gi\u00e0 finito i compiti?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilberto non rispondeva mai, faceva un cenno con la testa e poi guardava sua madre, sapeva che da l\u00ec a poco avrebbe detto qualcosa. Franca era in piedi, ai fornelli, con un turbante di asciugamani sulla testa per far s\u00ec che l\u2019umidit\u00e0 facesse attecchire l\u2019henn\u00e8 mentre preparava il pranzo: pasta al pomodoro, zucchine saltate con l\u2019aglio e pollo con le mandorle; l\u2019odore delle spezie giunte direttamente dall\u2019orto e da lei raccolte era fortissimo, troppo forte perch\u00e9 non dicesse niente a Delio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDai Delio, lascia stare! Li far\u00e0 i compiti, lascia che vada in giardino, magari vede anche quel bel ramar\u2026\u00bb. La interruppe: \u00abNon scherzare Franca! Gilberto non giocher\u00e0 con i ramarri, figurati! Avr\u00e0 pure otto anni ma \u00e8 un piccolo avvocato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilberto sentiva queste leggere discussioni continuamente, senza metter bocca, solamente osservando e cercando di imparare da uno e dall\u2019altro, eppure, nonostante la cura della madre, Gilberto non riusciva a non percepire paura e ribrezzo per quel viscido ramarro verde brillante descrittogli dal padre, ancora mai visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse non aveva paura del ramarro, forse aveva paura che quella famiglia cos\u00ec strana, cos\u00ec diversa, cos\u00ec opposta nascondesse delle fragilit\u00e0 pi\u00f9 profonde rispetto all\u2019amore o al disprezzo per gli animali del giardino. Forse pensava che lui stesso non sarebbe mai stato amato a fondo da entrambi, avrebbe dovuto scegliere tra l\u2019orto e una cattedra, tra lo sterrato e l\u2019asfalto, tra il verde e il grigio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che avvenne, per\u00f2, fu l\u2019incontro tra Gilberto ed il ramarro. Era pomeriggio, il Sole estivo non era pi\u00f9 in forze, le nuvole sembravano volersi divertire quando Gilberto scelse di scendere in giardino a giocare a pallone. Solitamente prendeva la palla umidiccia tra le mani, guardava il melo ed il ciliegio per organizzare sia il proprio campo da calcio, sia gli avversari; costruiva attorno a s\u00e9 un intero stadio vuoto di persone, pieno di rosmarino e di mucche del vicino. Anche quel giorno Gilberto poggi\u00f2 la palla nel solito punto, dove ormai  un solco di terra bruciata non lasciava pi\u00f9 crescere l&#8217;erba, prosegu\u00ec indietreggiando, prestando attenzione al formicaio da poco formatosi e, presa la rincorsa, calci\u00f2 tra i due alberi da frutto. La palla vol\u00f2 lontana, vicino al pino, al limite del giardino. Era goal.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilberto corse a riprendere la palla fendendo l\u2019aria calda, giunse al pino e lo vide. Vide l\u2019essere che avrebbe salutato da quel giorno in avanti, quell\u2019essere di cui avrebbe scritto nei suoi studi, quell\u2019essere a cui sembrava cos\u00ec simile. Gilberto guardava il ramarro ed il ramarro, immobile, guardava Gilberto; i due si stavano parlando, stavano conoscendo l\u2019infinito, stavano salvando il mondo. Con lo sguardo immobile sugli occhi del ramarro, Gilberto analizz\u00f2 il corpo dell\u2019animale con la coda dell\u2019occhio: non era verde brillante, ma era verde, blu, arancione, era ci\u00f2 che voleva; non stava cercando di colpirlo, aveva paura esattamente come lui. D\u2019un tratto il ramarro fece un piccolo movimento, sembrava volesse ritrarsi o, forse, voleva solo guardare meglio quell\u2019umano cos\u00ec immobile e silenzioso, cercava di guadagnare una posizione migliore. Gilberto, al movimento del suo amico, rimase immobile: vedeva perfettamente.<\/p>\n\n\n\n<p>I due si conobbero, si riconobbero, ed ogni mattina Gilberto, nei momenti dell\u2019anno in cui si trova nella sua vecchia casa in campagna, si sveglia presto, quando ancora il ramarro con gli occhi spalancati riposa sul morbidissimo letto di aghi di pino marroni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53384\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53384\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tepore del calore risaliva lungo l\u2019erba secca, forse l\u2019aria ondeggiava nel tentativo di rinfrescarsi, forse lo faceva perch\u00e9 felice di quel Sole cos\u00ec cocente. 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