{"id":53243,"date":"2024-01-16T13:03:09","date_gmt":"2024-01-16T12:03:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53243"},"modified":"2024-01-16T13:03:10","modified_gmt":"2024-01-16T12:03:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-a-funghi-di-giovanni-benedetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53243","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;A funghi&#8221; di Giovanni Benedetti"},"content":{"rendered":"\n<p>Il campanile aveva da poco suonato le cinque ed eccola qua, mia mamma che mi chiama gi\u00e0 vestita di tutto punto per andare a funghi. Come ogni volta le chiedo che bisogno c\u2019\u00e8 di alzarsi cos\u00ec presto e come ogni volta mi risponde che chi dorme non piglia pesci. E che se torniamo troppo tardi non troviamo pi\u00f9 Ombretta, la commerciante che viene da Lucca per acquistare i funghi dai cercatori del posto. S\u00ec, perch\u00e9 per noi questo era una specie di lavoro: lei era una casalinga che dipingeva, come tante altre donne in paese, i personaggi del presepio (\u201ci mammalucchi\u201d) che le fabbriche locali le portavano a casa con i loro furgoni, a cassettate, una volta al mese. Ore ed ore a perdere gli occhi su madonne, sangiuseppi, pastori, asini, buoi e pecorelle di plastica per una remunerazione ridicola. Ed io ero uno studente ovviamente squattrinato che viveva i tre mesi estivi come una lunga e rilassante vacanza. Per entrambi quindi questi caldi giorni di fine estate erano un\u2019occasione per metterci due lire in tasca. \u201cMuoviti, ieri Anna e Zaira sono tornate con nove chili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, che succedesse anche a noi la stessa cosa era altamente improbabile. Anna e Zaira erano delle fuoriclasse, una specie di Borg e Connors del fungo, potevi stare tranquillo che se ce n\u2019era uno nei boschi lo avrebbero trovato loro. Ma nel nostro piccolo, anche noi non eravamo tanto scarsi. Mamma, pur non essendo nata nel nostro paese, sapeva benissimo dove andare perch\u00e9 aveva da sempre una grande passione per le camminate nella natura e la raccolta di tutto ci\u00f2 che offre la terra da queste parti: cavoletti selvatici ed altre erbe di campo, more e mirtilli per fare marmellate, e naturalmente, quando veniva la stagione, i funghi. Io ero molto meno dinamico di lei &#8211; il mio amore per il trekking sarebbe nato solo parecchi anni pi\u00f9 tardi &#8211; ma l\u2019incentivo economico era sufficiente per farmi alzare prima dell\u2019alba e seguirla nei colli intorno al paese: a Sorcina, a Castelluccio, a Lomeracchie o in Piana, a seconda dell\u2019ispirazione. Scendemmo in garage, indossammo i nostri stivali di gomma neri, prendemmo due bastoni di castagno e un canestro di vimini, pronti, partenza, via.<\/p>\n\n\n\n<p>Aspettavamo che facesse giorno camminando sul sentiero in salita, in modo da essere gi\u00e0 sul posto quando la luce sarebbe filtrata dai castagni. Ottimizzazione dei tempi. All\u2019epoca i sentieri nelle selve erano tutti puliti, sempre liberi da alberi caduti o altri ostacoli, e andavamo su a passo abbastanza svelto. Io avevo circa sedici anni e mia mamma poco pi\u00f9 di quaranta, entrambi piuttosto magri e in forma. La fatica fisica non era un problema, potevamo camminare una giornata intera senza preoccuparci di quei vocaboli di cui sarei poi diventato un esperto: tachicardie, menischi, distorsioni, contratture, e altre simili diavolerie. Intanto mamma mi raccontava storie delle sue amiche, o della sua giovent\u00f9, o novit\u00e0 di paese. Io la ascoltavo e intervenivo di rado, di solito per chiedere spiegazioni: lei era decisamente pi\u00f9 loquace di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero un adolescente tranquillo e non esattamente precoce: con le ragazze ero timido e piuttosto imbranato, leggevo libri e divoravo fumetti, collezionavo francobolli, e le altre mie passioni erano una fiammante Vespa 125 blu col sellino bianco che mio padre mi aveva comprato da poco, e la musica, soprattutto italiana, soprattutto cantautori. Bennato, Branduardi, De Andr\u00e9, Cocciante, e naturalmente Lucio Battisti, il mio preferito. Qualche settimana prima era uscito il suo nuovo disco, e contavo sul guadagno di quella giornata per potermelo comprare. Cinquemila lire, mica noccioline. Sar\u00e0 meglio cominciare a cercare.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiariamo subito che, a differenza di molti nostri compaesani, noi ci limitavamo a raccogliere i porcini, o al massimo gli ovoli (che per noi erano le c\u00f2ccole) e i galletti &#8211; chiamati finferli dai trentini, come ho scoperto molte decadi pi\u00f9 tardi. A differenza di mio zio, che invece era un esperto fungaro e fin da piccolo aveva la passione micologica, e mi sorprendeva sempre con specie misteriose e (secondo lui) buonissime: le colvi\u00f2ldore, le \u00e0ngiole, le pr\u00e0sime, la d\u00e9tola. Le frulle no, quelle noi paesani le ignoravamo allegramente e le lasciavamo ai lucchesi, che le chiamavano mazze di tamburo e dicevano che erano buonissime. Contenti loro\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un\u2019oretta, la raccolta procedeva senza infamia e senza lode. Qualcosa avevamo trovato, ma ancora non ci eravamo imbattuti in nessun \u201ccovo\u201d notevole. Il canestro lo portava lei, perch\u00e9 altrimenti sarebbe stato un guaio per i poveri funghi. Le poche volte che avevo provato a tenerlo io erano finiti sempre per terra, a seguito di un salto o di una scivolata maldestra. Quando ne trovavo uno, lo raccoglievo, guardavo attentamente attorno come eravamo abituati a fare, e poi mi avvicinavo a lei per depositarlo insieme agli altri. Vidi che si era chinata e le chiesi se aveva trovato qualcosa. \u201cQualche galletto. Prova a guardare l\u00ec sopra dove c\u2019\u00e8 quella carbonaia, che ce li abbiamo trovati spesso!\u201d Mi avvicinai al punto indicato e trovai uno di quei piccoli funghetti bianchi che si accompagnavano spesso ai porcini. Mi risuon\u00f2 automatica nella mente la filastrocca: \u201cPastaiola fungo cova, o lo cova o l\u2019ha covato, o qualcuno l\u2019ha gi\u00e0 mangiato\u201d. E infatti, guardando bene, in quella pianella ci trovai un paio di \u201cbianchi\u201d, non enormi ma dal gambo panciuto. Provai mentalmente a pesarli e poi a moltiplicare per il prezzo al chilo: era un giochino che facevo spesso. Arriv\u00f2 mia mamma e glieli porsi. \u201cBelli! Guardiamoci bene e poi proviamo a scollettare di l\u00e0, verso il metato di Armandone\u201d. Scollettammo, salimmo ancora, incrociammo un paio di compaesani e qualche sconosciuto forestiero, poi iniziammo la discesa mentre il canestro piano piano si riempiva. A un certo punto proprio nel mezzo del sentiero vidi un fungo spettacolare, un cappellone scuro e saldo che spiccava orgoglioso, quasi tronfio. Tra me e me mi chiesi come fosse possibile che non l\u2019avesse visto ancora nessuno, dato che dalla mattina almeno una decina di persone era sicuramente transitata da l\u00ec, ma lo raccolsi in fretta e lo aggiunsi al bottino mentre mentalmente calcolavo il suo valore. Continuammo a cercare ancora un po\u2019 nei dintorni, mentre l\u2019ora del rientro si avvicinava e la fame cominciava a farsi sentire. \u201cOggi me le fai le penne con panna e prosciutto cotto?\u201d \u201cVa bene\u201d. Che poi era la risposta standard. Difficile che qualche mia richiesta non le andasse bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco prima che finisse il bosco mia mamma copr\u00ec il canestro dei funghi con qualche foglia di felce per tenerli pi\u00f9 fermi ed evitare fuoriuscite. \u201cQuanti saranno? Quattro chili?\u201d Lei sorrise divertita. \u201cAl massimo tre. Ma forse meno, perch\u00e9 sono asciutti, leggerissimi\u201d. Mentre dentro di me ridimensionavo il guadagno della giornata ma mi consolavo col piatto di pastasciutta abbondante (con sicuro bis) che mi attendeva di l\u00ec a poco, mamma mi raccontava aneddoti dell\u2019ultimo viaggio a Lucca in pullman. Ancora una volta riflettei sul fatto che durante l\u2019anno scolastico io facevo tutti i giorni lo stesso tragitto, ma non trovavo mai nulla di rimarchevole da raccontare. Lei invece ci andava forse una volta ogni due mesi e accadeva sempre qualcosa di interessante. Aveva indubbiamente un maggiore spirito di osservazione, ma io invece la prendevo un po\u2019 in giro, scambiandolo per tendenza al pettegolezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti incontrammo Margherita, che tornava da funghi come noi. Si lamentava che il terreno era troppo asciutto, e che c\u2019erano troppi forestieri che rovinavano la nascita, raspando pesantemente il sottobosco o come diceva lei \u201czappando\u201d il terreno. Facemmo un pezzo di strada insieme, e mentre loro chiacchieravano del pi\u00f9 e del meno io mi divertivo a far partire il cronometro dell\u2019orologio, contare mentalmente fino a un minuto, e poi premere stop per vedere quanto c\u2019ero andato vicino. In un certo senso era la mia versione primordiale di un videogame.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapevo benissimo perch\u00e9 ero venuto a funghi con mamma: per comprarmi l\u2019ultimo disco di Lucio Battisti. Quello che invece ancora non sapevo \u00e8 che cinquant\u2019anni pi\u00f9 tardi avrei scambiato senza pensarci un attimo quel disco l\u00ec, insieme a tutti i miei vinili, il giradischi, tutto l\u2019impianto stereo, la Vespa, una BMW quasi nuova e la mia casa al mare per poter rivivere, anche solo per un\u2019ora, la magia della normalit\u00e0 di quel giorno a funghi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53243\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53243\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il campanile aveva da poco suonato le cinque ed eccola qua, mia mamma che mi chiama gi\u00e0 vestita di tutto punto per andare a funghi. 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