{"id":53048,"date":"2023-12-08T18:29:39","date_gmt":"2023-12-08T17:29:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53048"},"modified":"2023-12-08T18:29:40","modified_gmt":"2023-12-08T17:29:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2024-i-delfini-di-dioniso-di-daniele-cerruti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=53048","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2024 &#8220;I delfini di Dioniso&#8221; di Daniele Cerruti"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando Masino <em>murette<\/em>, Enzo <em>steva<\/em> imbarcato.&nbsp; Lo avevano chiamato dalla compagnia, che doveva imbarcare subito subito, <em>ampresso<\/em>, <em>ampresso<\/em>, che era un\u2019emergenza. Un cameriere (che Enzo conosceva bene, un furbone quello), aveva marcato visita, s\u2019era fatto i fogli della cassa marittima ed era sbarcato ammalato. Cos\u00ec rischiavano, loro, di finire sotto tabella; non \u00e8 che Enzo glielo faceva il favore, quello di imbarcare con cos\u00ec poco preavviso? Cos\u00ec poi, visto la sua situazione, magari erano capaci, all\u2019armamento, di sbarcarlo un poco prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua moglie aveva fatto la faccia brutta: Masino era da poco ricoverato in ospedale, che il ciclo di cure non faceva effetto. Ne avrebbe avuto per almeno un mese di ospedale, Masino, ed Enzo non sapeva che fare. Se non imbarcava adesso, e si faceva per intero il periodo di riposo, poi non si trovava con i tempi.&nbsp; Quando Masino usciva, capace che lui era gi\u00e0 imbarcato, e Masino usciva e non lo vedeva. Che poi, ad Enzo, i calcoli non venivano mai bene e aveva imparato che era bene non farli perch\u00e9 bastava poco e tutto si aggrovigliava sempre; ma questa volta se l\u2019era pensata bene, bene, e alla fine aveva detto che era meglio farglielo un favore alla compagnia, ora che le cose erano, per cos\u00ec dire, ferme. Che poi la vita a terra accellera di colpo, senza preavviso, e allora tocca di rincorrerla e un favore fatto a suo tempo, torna sempre utile.<\/p>\n\n\n\n<p>La moglie aveva girato la faccia dall\u2019altra parte e la figlia gli aveva messo addosso due occhi neri come una notte senza luna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il medico della cassa marittima, alla visita preventiva d\u2019imbarco, gliel\u2019 aveva detto, ad Enzo, che avrebbe dovuto smettere. Il cuore non era pi\u00f9 quello di una volta, e dopo <em>tant\u2019anni <\/em>di quella vita passata sulle navi da crociera e sui traghetti di linea, Enzo non ce la faceva pi\u00f9. Il medico gli aveva detto che per il momento chiudeva un occhio, ma per un imbarco o due, poi la visita di idoneit\u00e0 biennale, gliela avrebbe fatta ogni anno e, se peggiorava, ogni sei mesi. Enzo non poteva navigare pi\u00f9, ma c\u2019era Masino che non stava bene e le cure costavano e pure assai.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, alla fine, era partito, con la valigia che sembrava di pietra e le orecchie piene di silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando era bordo, telefonava sempre, quando la linea prendeva ad orari strambi, e la moglie gli rispondeva, con una voce di coltello, che i medici non si pronunciavano. Non gli chiedeva niente di come andava l\u2019imbarco, dov\u2019 erano, come era con i colleghi. Parlavano solo di Masino, di medici e di ospedali.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, in cabina, Enzo guardava il mare dall\u2019obl\u00f2 quadrato e sporco di salsedine, e se ne stava zitto. Guardava senza capire quella massa enorme e scura che si muoveva sotto di loro e sembrava non curarsi delle vite che gli scorrevano sopra. Enzo pensava a tutte le storie che passavano sopra il mare, le loro e quelle dei passeggeri che portavano; pensava a tutte le preoccupazioni, le angosce, i disinganni, i tormenti, le amarezze, sotto le quali il mare sgusciava con quella fredda noncuranza, con quella fluida apatia che ora ad Enzo metteva quasi rabbia. Avrebbe voluto prenderlo a pugni, il mare, capire perch\u00e9 se ne stava sempre per i fatti suoi e non si curava di loro, straniero a tutto ci\u00f2 che aveva radici nella terra. Ma se vuoi capire come funzionano le cose le devi aprire e vedere dentro come sono fatte. Se rimani sopra le cose, sei solo uno che le cose le osserva: sopra, sei solo uno che il mare lo guarda, di sera, attraverso un obl\u00f2 sporco e scrostato.<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo a bordo lavorava come un matto, che il bar almeno gli levava Masino dalla testa. Lo avevano messo insieme a Rosario, che lui conosceva da una vita, ed ad una ragazza del Salvador che si chiamava Katherine ma che loro chiamavano Caterina, perch\u00e9 le volevano bene. Caterina aveva pelle olivastra, gambe corte e tozze, un viso scabro dove si allargava un sorriso fresco ed innocente. Non fosse stato per i fili aggrovigliati che teneva <em>in capo<\/em>, sarebbe stato bene con loro, avrebbero riso e scherzato e passato un bell\u2019imbarco. Ma Enzo non aveva voglia di niente e Rosario capiva e stava zitto e la ragazza provava, ogni tanto, a tirarlo su di morale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno che non si riusciva a prendere la linea e a telefonare ed Enzo era pi\u00f9 scuro del solito, la ragazza gli aveva detto di venire fuori sul ponte esterno a guardare i delfini. Rosario gli aveva detto di andare che se la vedeva lui ed Enzo era uscito un poco, all\u2019aria aperta e fredda che tagliava la faccia e Catherine che sorrideva e gli diceva guarda l\u00e0. Lui si affacciava e vedeva quei pesci grandi grandi che uscivano dall\u2019acqua come per vedere a loro, e scendevano veloci sotto il pelo dell\u2019acqua. Enzo si chiedeva cosa vedessero da laggi\u00f9 da sotto il mare, si chiedeva cosa erano loro per i delfini, che il mare lo abitano dall\u2019altra parte e del mare sanno tutto e il mare sa tutto di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, un ragazzo, uno di quelli che andavano all\u2019universit\u00e0 e d\u2019estate si facevano la stagione per pagarsi gli studi, gli aveva raccontato che i delfini, un tempo, erano stati marinai. C\u2019era stato un dio greco, che si chiamava Dionisio che se n\u2019era andato in giro per il mondo, in oriente, poi era tornato a casa sua, in Grecia, e s\u2019era imbarcato. Ma i marinai non lo avevano riconosciuto come un dio, tranne il nocchiero, che invece subito lo aveva adocchiato per il verso giusto. Ma lui, Dionisio, lo stesso <em>s\u2019era pigliato collera<\/em> e aveva trasformato tutti i marinai in delfini, tranne quello che, invece, lo aveva riconosciuto. Ad Enzo \u2018sta storia non \u00e8 che era sembrata poi tanto dritta. Che colpa potevano avere i marinai se dopo <em>tant\u2019anni<\/em> non lo avevano riconosciuto? E poi perch\u00e9 invece di castigarli li aveva premiati, che ora se andavano felici e contenti dietro le navi e ridevano di loro che, al contrario, sulle navi ci stavano sopra? Enzo poi aveva concluso che gli dei in fondo, sono dei di terra e credono che navigare sia avvincente e spassoso, perch\u00e9 si vede che anche gli dei, &nbsp;la sera, se ne tornano a casa loro e si siedono sui divani, con i figli che giocano sul tappeto, e loro si mettono l\u00ec e sognano di andar per mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Enzo aveva gi\u00e0 un mese di imbarco, un pomeriggio che di gente ce n\u2019era poca ed Enzo <em>steva<\/em> fuori con Caterina a pulire i tavoli, era squillato il telefono. Aveva risposto Rosario, che aveva parlato un poco. Poi aveva posato il telefono, e l\u2019aveva chiamato. Gli aveva detto che il comandante lo vedeva vedere. Di andare nella cabina sua, che gli doveva parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Glielo aveva detto senza guardarlo in faccia, con un tono sottile e fiacco che sembrava stesse per piangere. Di andare nella cabina sua. Che gli doveva parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo aveva posato lo straccio colorato sul bancone. Si era passato le mani sul mantesino amaranto.<\/p>\n\n\n\n<p>Rosario aveva messo su una faccia bianca bianca e Caterina aveva smesso di pulire e fissava Rosario, immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>Di andare nella cabina sua. Gli doveva parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo aveva fatto le scale con il cuore che sembrava volesse saltar fuori dal petto e la testa sgombra, pulita che pareva lavata a fondo con il cloro, tanto che non c\u2019era dentro nemmeno un pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminava nel carruggetto equipaggio come se stesse dentro un sogno, con le partie che gli urlavano contro e le luci che lo prendevano a schiaffi. Poi era arrivato alla cabina del comandante, e quello aveva alzato gli occhi dalla scrivania e quando gli aveva detto di entrare, ad Enzo sembrava di essere all\u2019improviso nudo ed inerme, un corpo liscio e indifeso che cade nel mare, a peso morto. Come un delfino.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando gli riusc\u00ec di ritornare a casa, avevano gi\u00e0 deciso tutto loro.&nbsp; Enzo ci aveva messo un paio di giorni per arrivare; il funzionario delle pompe funebri era riuscito a rinviare il funerale, perch\u00e9 lui, a Masino, almeno potesse vederlo.&nbsp; Ma il marmo e la foto, le avevano scelte la moglie e sua figlia, perch\u00e9 lui non c\u2019era. Enzo avrebbe voluto mettere sulla tomba un trenino di legno che aveva comprato una volta a Valencia.&nbsp; Quella volta, per tutto l\u2019imbarco, il trenino se l\u2019era tenuto sul testaletto e la sera se lo teneva fra le mani e sognava di giocarci insieme a Masino. Ci saltavano sopra e andavano dove pareva a loro, ciuff ciuff, lontano da tutti, e Masino sceglieva lui dove andare ciuff, ciuff, ed Enzo, sempre <em>appresso<\/em>, che non lo avrebbe pi\u00f9 lasciato, no, no, e Masino avrebbe riso si sarebbe voltato verso di lui e avrebbe gridato: \u201cSiamo noi i pi\u00f9 forti, pap\u00e0! Siamo noi che abbiamo fottuto tutti quanti, pure al mare lo abbiamo fatto fesso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora Masino non c\u2019era non pi\u00f9 ed Enzo voleva che il trenino stesse con lui, voleva che Masino sapesse, ovunque fosse stato, che lui non si era dimenticato, che il suo pap\u00e0 sempre a lui volgeva la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>La moglie aveva ribattuto acida, che Masino con quel trenino non ci aveva mai giocato. Ci avevano messo sopra un giocattolo di plastica che il bambino amava tanto. E la figlia, ad Enzo, rivolgeva uno sguardo storto come a dire \u201cnemmeno sapevi cosa gli piaceva a tuo figlio\u201d. Enzo avrebbe voluto parlare e dire che mica era facile per lui, che una vita sul ferro mica sempre uno se la sceglie, ma spesso solo gli capita. Avrebbe avuto tante cose da dire, ne avrebbe avute tanto da dire a Masino, ma era troppo tardi e indietro non si torna, il mare si era mangiato tutto il tempo e tutte le parole. Aveva lasciato discorsi rotti sulla spiaggia, pezzi di parole incrostate e marce d\u2019acqua salata e le conchiglie all\u2019orecchio ti portavano la voce del mare che suonava sempre la stesa canzone. Cos\u00ec lui era rimasto a rigirarsi con il trenino tra le mani, come fanno quelli di macchina quando devono cambiare un pezzo di un congegno e se lo rivoltano fra le mani per capire come lo devono montare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tutto fu finito, torn\u00f2 il silenzio. Lui e sua moglie nemmeno parlavano pi\u00f9 e la figlia gli appariva sempre pi\u00f9 distante e lontana. Enzo dava la colpa la mare che non si leva mai da torno, ma sta sempre l\u00ec, in mezzo alle persone e le unisce e le divide come piace a lui.&nbsp; Cos\u00ec Enzo mangiava da solo a casa, ed usciva, si vedeva con i colleghi che erano sbarcati e parlavano di navi, cos\u00ec per distrarlo un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Il medico della casa marittima gli aveva prescritto un paio di pillole e gli aveva dato un mese. Gli aveva detto di stare attento, che nelle sue condizioni si doveva fermare, doveva cercare di riposare, non doveva forzare, perch\u00e9 il cuore ne avrebbe risentito. Ma Enzo, il cuore suo, nemmeno lo sentiva pi\u00f9, gli sembrava di averci un buco dentro che ci potevi vedere attraverso. &nbsp;Cos\u00ec le pillole le buttava nel lavabo e guardava l\u2019acqua che girava e le trascinava gi\u00f9, dentro al sifone.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua moglie non faceva che piangere e lui non gli riusciva di starle vicino. Si sentiva sempre fuori posto, si spostava da solo nelle stanze di casa sua, come un soprammobile che d\u00e0 solo fastidio, e che alla fine cade in terra e si rompe perch\u00e9 non gli si \u00e8 riuscito di trovare un posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, quando proprio non ce la faceva pi\u00f9, aveva fatto l\u2019unica cosa che in vita sua era stato mai capace di fare. Aveva fatto una telefonata e preparato una vecchia valigia, pesante come un macigno. E alla fine, si era imbarcato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il cuore gli and\u00f2 in pezzi per la seconda volta, Enzo <em>steva u bar<\/em>. Era di pomeriggio, un\u2019ora dove non viene nessuno ed Enzo si era messo in <em>capo <\/em>di ripulire i frighi. Lo avevano rispedito di nuovo sulla stessa nave, e cos\u00ec stava di nuovo con Rosario e Caterina. Ma stavolta Enzo non aveva pensieri, non chiamava mai nessuno al telefono, e <em>faticava<\/em> solo. Una volta che Rosario era andato a risposare, <em>s\u2019era pigliato a<\/em> Caterina e s\u2019era messo a svuotare i frighi e a <em>pulizzare<\/em>.&nbsp; Ci si era messo di buona lena e Caterina sbuffava perch\u00e9 non ne aveva voglia, preferiva stare al banco. Ma Enzo s\u2019era fissato, ormai, e non c\u2019era niente da fare. Aveva svuotato il primo frigo, quello delle bibite, e per arrivare al ripiani pi\u00f9 alto si era preso uno sgabello di metallo. Passava le casse a Caterina che le metteva sul bancone della riposteria. Poi, Enzo era sceso, ed aveva preparato i secchi con la saponina e con il cloro, come gli avevano insegnato sulle navi da crociera. Di colpo, all\u2019improvviso, si era sentito \u2018<em>nu poco strano<\/em>, come se gli girasse la testa. Aveva sentito un forte calore al petto, aveva detto che non si sentiva <em>buono<\/em> ed era andato a sedersi sullo sgabello, la schiena appoggiata alla porta del frigo che si era richiusa. Caterina era bianca bianca. Lui le aveva sorriso e le aveva detto che non era niente, ma il dolore non passava e dal petto gli era passato al braccio. Caterina era uscita a cercare qualcuno, si vede che aveva incontrato Rosario che rientrava in servizio, perch\u00e9 ora Enzo vedeva la faccia di Rosario su di lui, ma la vedeva strana, distorta. Vedeva le facce di altri che gli venivano <em>appresso<\/em>, ma lui vedeva tutto come attraverso strane filtrazioni, le orecchie avevano preso a fischiargli e lui non sentiva pi\u00f9 bene i rumori. Vedeva come attraverso l\u2019acqua e all\u2019improvviso tutto gli fu chiaro, era come se stesse nuotando sotto il pelo dell\u2019acqua e ora li vedeva tutti sopra di lui, quella gente strana, che si muoveva dall\u2019altra parte, a scatti. Lui, ora, non sentiva pi\u00f9 il dolore al petto, non sentiva niente, sembrava che il suo corpo si muovesse dentro all\u2019acqua, leggero come quello di un delfino, che sfiora il pelo dell\u2019acqua e ride di tutto quello che ci sta sopra. E all\u2019improvviso, vicino a lui, c\u2019era Masino: anche lui ora era un delfino e saltava fuori dall\u2019acqua e rideva, e chiamava; \u201cpap\u00e0 pap\u00e0\u201d e nuotavano insieme, adesso, e guardavano quelli di lass\u00f9 che si affannavano <em>torno torno <\/em>e non capivano, prigionieri in gabbie di latta che il mare si divertiva a sballottare di qua e di l\u00e0 come fa il gatto con la pallina di stoffa. Ma loro, loro ora erano liberi erano insieme, &nbsp;e Masino rideva, rideva felice come Enzo non aveva mai visto fare e gli veniva voglia anche ad Enzo di saltare fuori dall\u2019acqua, librarsi insieme a Masino, giusto un pelo sopra il mare e lasciarsi cadere gi\u00f9, con l\u2019acqua che ,finalmente li accoglieva entrambi, E loro ora , si facevano beffe di tutti, di quelli che andavano per mare convinti di vivere un sogno, del mare che si credeva cos\u00ec arrogante e altero, e perfino degli dei che li avevano trasformati in delfini, convinti che fosse una punizione, e invece non era vero perch\u00e9 la reale condanna era vivere come dei e stare distanti, lass\u00f9, in un cielo piccolo come una nave, lontano da chi ti vuol bene,&nbsp; e invece loro &nbsp;due , ora, nuotavano l\u2019uno accanto all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLi abbiamo fottutti, pap\u00e0\u201d gridava Masino \u201cAnche il mare il mare abbiamo fatto fesso\u201d gridava, felice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLi abbiamo fottuti Mas\u00ec. Li abbiamo fottuti. A tutti quanti\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_53048\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"53048\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Masino murette, Enzo steva imbarcato.&nbsp; Lo avevano chiamato dalla compagnia, che doveva imbarcare subito subito, ampresso, ampresso, che era un\u2019emergenza. 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