{"id":5248,"date":"2011-02-07T19:52:53","date_gmt":"2011-02-07T18:52:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5248"},"modified":"2011-02-07T19:52:53","modified_gmt":"2011-02-07T18:52:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-il-giardino-di-giacomo-maria-arrigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5248","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Il Giardino&#8221; di Giacomo Maria Arrigo"},"content":{"rendered":"<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 20.0px 'Times New Roman'} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 20.0px 'Times New Roman'; min-height: 23.0px} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px 'Times New Roman'} p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px 'Times New Roman'; min-height: 15.0px} p.p5 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px 'Times New Roman'} -->Si ritrovarono nel giardino di una villa abbandonata. Erano tre. Sdraiati per terra, ripresero conoscenza. Dapprima aprirono gli occhi e, quando videro i rami spogli di un albero stagliati contro un cielo nuvoloso, si alzarono improvvisamente. Uno di loro, Cristoforo, si tocc\u00f2 la testa in preda a un forte malore. Il dolore dur\u00f2 un paio di secondi. Dopo si guard\u00f2 intorno, e l\u2019unica cosa che riusc\u00ec a distinguere fu desolazione e tristezza: una villa, segnata indelebilmente dai secoli di vita che si portava dietro, regnava il paesaggio, ed intorno ad essa c\u2019era un giardino incolto.<\/p>\n<p>Gli altri due, Eva e Cesare, appena si destarono, provarono lo stesso malore di Cristoforo. Poi Eva, dopo aver fatto una panoramica generale di quel luogo tetro, fu la prima a parlare, rompendo quel silenzio fastidioso: \u00abDo\u2026 dove siamo?\u00bb<\/p>\n<p>Cesare aggrott\u00f2 la fronte. Non disse nulla, si limit\u00f2 ad inspirare rumorosamente con il naso. Cristoforo guard\u00f2 dritto negli occhi Eva: non la conosceva, eppure sentiva che l\u2019aveva gi\u00e0 vista da qualche altra parte. Disse: \u00abNon lo so. Chi siete voi?\u00bb Pronunci\u00f2 queste parole con una calma quasi innaturale, ma che riusciva ad infondere negli animi della gente una certa serenit\u00e0.<\/p>\n<p>Cesare assunse un\u2019espressione tipica degli indifesi. \u00abNon ricordo nulla\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNeanche io\u00bb gli fece eco Eva. \u00abHo un vuoto di memoria. Mi sento\u2026 strana, stordita\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0\u00bb Cristoforo sospir\u00f2. \u00abLo stesso vale per me. Dove diavolo siamo?\u00bb<\/p>\n<p>Improvvisamente una quarta voce si aggiunse nella discussione. Non apparteneva a nessuno dei tre. \u00abVenite qua\u00bb.<\/p>\n<p>Cristoforo si volt\u00f2 subito verso l\u2019uomo che aveva parlato. Questi era fermo ai margini del giardino, in prossimit\u00e0 di una arco di pietra ricoperto di piante arrampicanti: al di l\u00e0 di quella soglia c\u2019era l\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 assoluta. Questo nuovo individuo era bianco come un fantasma ed indossava un elegante abito da sera: teneva le braccia raccolte davanti al corpo, e gli occhi, gelidi e completamente inespressivi, fissavano il vuoto.<\/p>\n<p>Cristoforo senza esitare nemmeno un istante si avvicin\u00f2 all\u2019individuo bianco cenere. \u00abChi sei?\u00bb Dietro di lui sopraggiunsero Cesare e Eva.<\/p>\n<p>L\u2019uomo dall\u2019abito da sera sembr\u00f2 destarsi da un lungo sonno. Le pupille erano completamente dilatate, e le labbra, viola scuro, erano nettamente in contrasto con il pallore del volto. I capelli arrivavano fino alle spalle ed erano neri come la pece. Apr\u00ec la bocca per parlare: i denti erano neri. \u00abEntrate\u00bb sussurr\u00f2 con voce stridula e gracchiante. Indic\u00f2 l\u2019arco di pietra con un cenno.<\/p>\n<p>Cristoforo esit\u00f2. Guard\u00f2 con un pizzico di timore l\u2019uomo bianco. \u00abChi sei?\u00bb ripet\u00e9.<\/p>\n<p>\u00abSono colui che indica la via. Non mi \u00e8 concesso varcare questa soglia. Tocca a voi scegliere. Avete due possibilit\u00e0: stare nel vostro mondo imperfetto, dove la gente lotta per un po\u2019 di serenit\u00e0 e felicit\u00e0, dove il male \u00e8 un virus difficile da sconfiggere e la corruzione regna sovrana; oppure varcare questa porta e vivere nel Bene assoluto. A voi la scelta. Io sono colui che indica la via\u00bb. Detto questo, cal\u00f2 nel pi\u00f9 profondo silenzio.<\/p>\n<p>Cesare aggrott\u00f2 la fronte. Non ribatt\u00e9 nessuno.<\/p>\n<p>Eva balbett\u00f2 qualche parola incomprensibile, in cui gli altri riuscirono a distinguere solamente \u201cconveniente\u201d e \u201cbene\u201d. Poi, per prima, super\u00f2 l\u2019arco sormontato da piante arrampicanti. A seguirla fu Cesare. Cristoforo vide i due scomparire nell\u2019oscurit\u00e0 oltre la soglia. Ora era il suo turno. Lanci\u00f2 un\u2019occhiata all\u2019uomo bianco. \u00abE\u2019 un imbroglio, vero? Il Bene assoluto\u2026 Idiozie. Non \u00e8 cos\u00ec? Uno sporco trucco del Diavolo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE se anche cos\u00ec fosse? Siete voi uomini il marcio del mondo, voi, le vostre stupide credenze e la vostra inspiegabile ed insaziabile voglia di conoscenza. Ebbene, vi dico: divertitevi, sguazzate nel Bene, vi concedo l\u2019ultima opportunit\u00e0. Per\u00f2 all\u2019uscita dal Giardino, dimmi cosa si prova nell\u2019avere tutto perfetto, preciso, incorrotto; dimmi cosa si prova nel vivere nella perfezione a cui voi uomini tanto aspirate. Voi siete animali, ricorda, soltanto animali a cui \u00e8 stato concesso accidentalmente il dono della ragione, una ragione che proviene dalla dimensione divina e che aspira alla Perfezione inesistente in un mondo sostanzialmente imperfetto. Siete un accidente di Dio\u00bb. Fece una pausa durante la quale il suo sguardo ritorn\u00f2 atono, privo dell\u2019interesse di cui era impregnato prima: torn\u00f2 a fissare il vuoto. \u00abNon pi\u00f9 altro mi \u00e8 concesso dire. Entra, io sono colui che indica la via\u00bb.<\/p>\n<p>Cristoforo scrut\u00f2 con fare incerto l\u2019arco di pietra. \u201cIl Bene\u2026\u201d La ragione lo spingeva ad entrare. C\u2019era un\u2019attrazione irresistibile fra l\u2019intelletto e ci\u00f2 al di l\u00e0 di quella soglia. Entr\u00f2, lasciandosi alle spalle il mondo.<\/p>\n<p>Riusciva a percepire solo rumori indistinti, ma la vista era totalmente annebbiata. Port\u00f2 avanti le braccia per evitare di andare a sbattere contro qualcosa.\u00a0 \u00abC\u2019\u00e8 nessuno?\u00bb Brancolava senza una meta nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 totale. Fino a quando una luce accecante lo abbagli\u00f2: la luce si affievol\u00ec lentamente, e l\u2019ambiente circostante si rischiar\u00f2 lentamente. Ci vollero parecchi secondi prima che la vista di Cristoforo si abituasse all\u2019illuminazione: la prima cosa che distinse fu un albero di fronte a lui. Constat\u00f2 di trovarsi in un giardino molto grande, di cui non si vedeva la fine all\u2019orizzonte: gli alberi, sparsi qua e l\u00e0, impedivano con i loro rami e le loro foglie che passassero i raggi solari. La penombra era sovrana. Cristoforo spalanc\u00f2 gli occhi pi\u00f9 che poteva. \u00abC\u2019\u00e8 nessuno?\u00bb ripet\u00e9 a voce pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>\u00abSiamo qua\u00bb disse una voce femminile. Era Eva.<\/p>\n<p>Cristoforo si affrett\u00f2 verso una zona seminascosta da due alberi. L\u00e0 trov\u00f2 Eva. La donna stava mangiando i frutti che pendevano dai rami di un albero. \u00abChe fai?\u00bb domand\u00f2 Cristoforo perplesso.<\/p>\n<p>Eva non rispose subito: fin\u00ec di mangiare un\u2019arancia che aveva appena colto e, sazia, si pul\u00ec le mani sul jeans. \u00abMangio. Non hai visto che bel luogo? E\u2019 pieno di alberi da frutta, e tutti sono rigogliosi. E\u2019 un peccato non mangiare\u00bb.<\/p>\n<p>Cristoforo aggrott\u00f2 la fronte. \u00abNon capisco\u2026 Non sappiamo neanche dove ci troviamo e tu mangi tutto quello che ti capita davanti, indifferente a tutto e tutti?\u00bb<\/p>\n<p>In quel momento spunt\u00f2 Cesare, rimasto nascosto dietro un albero, immerso nella penombra per osservare ma non essere visto.<\/p>\n<p>Cristoforo lo vide con la coda dell\u2019occhio: era sul punto di parlare, ma quando vide che l\u2019altro aveva della frutta in mano si trattenne. Incredibile, pens\u00f2, come l\u2019unico che si interrogasse sul luogo fosse lui solo. Indietreggi\u00f2 lentamente. \u00abMa perch\u00e9 mangiate?\u00bb<\/p>\n<p>Eva, con la bocca piena, pronunci\u00f2 una frase incompleta e insensata: \u00abE\u2019 buona\u2026 mangi\u2026 la conoscenza\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Cesare d\u2019un tratto disse: \u00abMi sembra di essere morto\u00bb.<\/p>\n<p>Cal\u00f2 un silenzio tale che si sentiva solamente il rumore delle fronde degli alberi. La discussione stava degenerando nel non-senso.<\/p>\n<p>Cristoforo squadr\u00f2 l\u2019altro uomo. \u00abCome?\u00bb<\/p>\n<p>Cesare, continuando a mangiare come se niente fosse, disse nuovamente: \u00abCredo di essere morto. Per questo sono qua. E di conseguenza siete morti anche voi. E\u2019 semplice. Questo deve essere il Paradiso. Frutta sempre succosa e matura, giardino perfetto\u2026 l\u2019unico particolare che non c\u2019entra molto \u00e8 la penombra, ma per il resto, sono sicuro che questo \u00e8 il Paradiso\u00bb.<\/p>\n<p>Eva non mostr\u00f2 segni di sorpresa, anzi si comport\u00f2 come se lo sapesse gi\u00e0, come se l\u2019avesse sempre saputo. Continuava a mangiare.<\/p>\n<p>Cristoforo spalanc\u00f2 gli occhi. Paradiso? Era morto? No, no\u2026 Eppure aveva intuito vagamente una cosa del genere, sebbene continuava a pensare che quello fosse soltanto un sogno. Sogno o realt\u00e0? Illusione onirica o vita post mortem? O nessuna delle due?<\/p>\n<p>Cristoforo si appoggi\u00f2 ad un albero per non cadere sotto il peso di tal pensiero. Con la schiena aderente alla ruvida corteccia, inizi\u00f2 a guardarsi intorno per trovare una risposta ai nuovi interrogativi. Inquadr\u00f2 un frutto pendente dall\u2019albero. Era un fico maturo, che emanava un odore invitante. Allung\u00f2 la mano per coglierlo.<\/p>\n<p>\u00abMangia. E\u2019 buono\u00bb lo incit\u00f2 Eva.<\/p>\n<p>Lui stacc\u00f2 il frutto dal ramo. Aveva effettivamente un certo appetito. Gi\u00e0, un frutto non avrebbe fatto male a nessuno. Lo avvicin\u00f2 alla bocca per dare il primo morso. Non riusc\u00ec neanche a toccare con le labbra il fico: Cesare, con un movimento felino non comune in un uomo della sua et\u00e0, strapp\u00f2 via il frutto dalle mani di Cristoforo e lo mangi\u00f2 in un sol boccone. Sotto gli occhi increduli degli altri due, Cesare impugn\u00f2 un resistente ramo di legno e lo tenne davanti a s\u00e9 con fare difensivo ma nello stesso tempo minaccioso. \u00abIl Giardino \u00e8 tutto mio. Non azzardatevi a toccarlo. Tutto quello che vedete \u00e8 mio, solo mio. Andatevene\u00bb.<\/p>\n<p>Cristoforo rimase fermo con uno sguardo confuso stampato sul volto, invece Eva, seppure prestando ascolto alle parole di Cesare, continuava a mangiare come se niente fosse.<\/p>\n<p>Cesare aveva una strana espressione. I suoi occhi erano spalancati e fissavano il vuoto. Minaccia e follia\u2026<\/p>\n<p>Cristoforo non si mosse e si limit\u00f2 a guardare l\u2019altro. Si sent\u00ec il verso di un gufo nascosto tra le fronde degli alberi. Da quel misterioso giardino, che sembrava un fitto bosco, provenivano strani versi di animali e di insetti, versi misti al rumore delle foglie mosse dal vento. In quel momento sembr\u00f2 che tutto si fermasse. Tutti trattennero il respiro.<\/p>\n<p>\u00abMa che dici?\u00bb chiese infine Cristoforo, sbloccandosi da quella immobilit\u00e0. \u00abCosa dici?\u00bb<\/p>\n<p>Cesare mosse il bastone. \u00abTutti questi alberi, questi frutti perfetti, questo luogo metafisico, \u00e8 solo mio. Andatevene o vi uccido\u00bb. Le parole erano ferme, decise, sembravano recitate, come se le avesse preparate in precedenza.<\/p>\n<p>Eva continuava a mangiare. Finito il frutto che aveva fra le mani, si gir\u00f2 verso un albero e ne stacc\u00f2 un altro. Cesare sbarr\u00f2 gli occhi: velocemente colp\u00ec con il bastone il braccio della donna e le strapp\u00f2 dalle mani il frutto. \u00abE\u2019 mio\u00bb disse.<\/p>\n<p>Cristoforo fece un balzo verso Eva per sorreggerla. Guard\u00f2 incredulo Cesare che ingurgitava voracemente la frutta. \u00abTu sei pazzo\u00bb gli disse.<\/p>\n<p>Cesare lo fulmin\u00f2 con lo sguardo. Sollev\u00f2 il bastone, pronto a colpire. Cristoforo ed Eva si scostarono velocemente e schivarono il colpo, cominciando a scappare da quel folle. Cesare li guard\u00f2 fuggire e scomparire nell\u2019ombra, ma mantenne quella sua calma apparente. Cammin\u00f2 verso quei due come se avesse a disposizione tutto il tempo del mondo, come se fosse consapevole che da quel giardino non vi fosse via d\u2019uscita.<\/p>\n<p>Cristoforo teneva per mano Eva, quasi trascinandola con forza. Si inerpicava con una certa goffaggine fra i rami, ma riusciva a mantenere una velocit\u00e0 costante. La donna aveva invece cambiato atteggiamento: ora fissava le cose con sguardo spento, come se fosse sotto l\u2019effetto di droghe; accennava qualche sorriso ebete quando riusciva a vedere di sfuggita un frutto maturo ed allungava un braccio per coglierlo, ma, trascinata via da Cristoforo, vedendo che si allontanava dal frutto, assumeva un\u2019espressione triste, malinconica. Fino a quando, con una vigorosa spinta, si liber\u00f2 dalla presa dell\u2019uomo. Cristoforo si ferm\u00f2 e fiss\u00f2 la donna, confuso. Disse: \u00abAndiamocene. Quel pazzo ci vuole uccidere\u00bb. La sua voce aveva un\u2019inflessione di disperazione.<\/p>\n<p>Eva storse la testa. \u00abNo. Questo posto \u00e8 bello, troppo bello\u00bb. Aveva la stessa voce di Cesare, cantilenante: Cristoforo pens\u00f2 che non fosse lei a parlare, ma che un\u2019entit\u00e0 misteriosa si fosse impossessata del suo corpo. La donna continu\u00f2: \u00abQuesto luogo \u00e8 perfetto. Questo luogo \u00e8 mio\u00bb. Detto ci\u00f2, si abbass\u00f2 per raccogliere una pietra. Cristoforo intu\u00ec le sue intenzioni: l\u2019avrebbe scagliata contro di lui. Indietreggi\u00f2 lentamente e poi prese a scappare correndo.<\/p>\n<p>Eva lanci\u00f2 la pietra ma ormai il bersaglio era troppo lontano. Improvvisamente, come se si fosse destata da un lungo sonno, colse una mela da un albero e la addent\u00f2. E proprio in quell\u2019istante apparve Cesare. \u00abCosa stai facendo?\u00bb le chiese con fare minaccioso.<\/p>\n<p>Eva lo trafisse con uno sguardo pungente. \u00abVattene da qua. Tutto questo \u00e8 mio\u00bb.<\/p>\n<p>Cesare strinse con maggiore forza il bastone nelle mani. \u00abTi sbagli. Sono io il padrone di questa terra\u00bb.<\/p>\n<p>I due si guardarono con aria di sfida. E contemporaneamente, Eva con un sasso e Cesare con il bastone, si colpirono a vicenda. Caddero a terra, privi di vita, morti in un angolo dell\u2019universo, riflesso di un altro riflesso, gioco di specchi, illusione eterna nello spazio infinito.<\/p>\n<p>Cristoforo\u00a0 si accasci\u00f2 su un albero. Era sfinito. Si guard\u00f2 indietro. Si chiese cosa mai fosse successo a Eva e Cesare. Sembravano impazziti senza motivo, corrotti nell\u2019animo da quel luogo.<\/p>\n<p>Stacc\u00f2 da un ramo una mela. Non aveva ancora mangiato nulla. Dapprima la odor\u00f2 e il profumo inebriante gli aument\u00f2 la fame. Port\u00f2 il frutto alla bocca e lo morse. In quel momento gli apparve chiaro tutto quanto.<\/p>\n<p>Aveva la risposta a tutte le domande. Chi \u00e8 Dio? Chi ha creato l\u2019universo? Quando \u00e8 stato creato? Esistono il Bene e il Male? Che senso ha la vita dell\u2019uomo? Queste e altre domande si accavalcavano nella mente di Cristoforo, e lui aveva la risposta a tutto. In quel momento era l\u2019essere pi\u00f9 potente di tutto l\u2019universo ed era consapevole di esserlo.<\/p>\n<p>Alz\u00f2 le braccia al cielo. Tutto era suo, tutto gli apparteneva. Sapeva tutto riguardo gli alberi, i frutti, il cielo, la terra, i fiori, l\u2019aria\u2026 Conosceva tutte le leggi che regolano la natura e conosceva anche le cause e i fini di tali leggi. Ma, nonostante tutto, era un solo puntino insignificante in un universo sconfinato. Poteva sconvolgere il corso della Storia, ma, paradossalmente, non aveva minimamente idea di dove si trovasse. Conosceva la posizione esatta della Terra nell\u2019universo, ma, pur sforzandosi, non riusciva a capire dove si trovasse lui. Quel misterioso giardino in cui era capitato non appariva nella cartina geografica dell\u2019universo: sembrava essere fuori dallo spazio, in un luogo metafisico a lui imperscrutabile. Quel giardino era una prigione.<\/p>\n<p>Cristoforo mangiava con ingordigia. Sbarr\u00f2 gli occhi. La rabbia lo accecava. Che scherzo era mai questo? si chiese. Non sapeva dove si trovava, ma conosceva tutto l\u2019universo\u2026 Stacc\u00f2 dagli alberi pi\u00f9 frutti che poteva e li mangi\u00f2 velocemente. Doveva sapere, doveva conoscere. Forse uno di quei frutti conteneva l\u2019ubicazione esatta del Giardino e l\u2019uscita da esso.<\/p>\n<p>Lanci\u00f2 un grido disumano. Continu\u00f2 a mangiare senza sosta, accecato dalla rabbia, corrotto dalla conoscenza, triste, disperso nell\u2019infinito, solo.<\/p>\n<p>Fuori dal Giardino, l\u2019uomo bianco rideva silenziosamente. E, ridendo, si trasform\u00f2 in un serpente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5248\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5248\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si ritrovarono nel giardino di una villa abbandonata. Erano tre. Sdraiati per terra, ripresero conoscenza. Dapprima aprirono gli occhi e, quando videro i rami spogli di un albero stagliati contro un cielo nuvoloso, si alzarono improvvisamente. Uno di loro, Cristoforo, si tocc\u00f2 la testa in preda a un forte malore. Il dolore dur\u00f2 un paio [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5248\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5248\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1456,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-5248","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1456"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5248"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5257,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5248\/revisions\/5257"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}