{"id":52299,"date":"2023-06-01T10:41:25","date_gmt":"2023-06-01T09:41:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52299"},"modified":"2023-06-01T16:34:12","modified_gmt":"2023-06-01T15:34:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-di-marco-antonio-massaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52299","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;La frontiera ad un passo&#8221; di Marco Antonio Massaro"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che rimaneva dopo quel 14 Giugno a Derbent, procedeva spedito gi\u00f9 per l\u2019altopiano, verso Sud. Pomoq poi Guzar e puntare dritto verso Sherobod. Raja telegrafava da Termez, &nbsp;pronti cavalli freschi, un giaciglio per una sosta breve e poi ripartire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora tre miglia e sarebbero entrati in Afghanistan. Mazar-j-Sharif poi finalmente Kabul, da Yilmaz. La frontiera era ad un passo. A galoppo lanciato, gli zoccoli dei cavalli picchiavano sul terreno duro di pietra, dal petto sale la zampa poderosa, il ginocchio come uno stantuffo, &nbsp;poi lo stinco, mai perfettamente dritto, che scarica gi\u00f9 per terra il colpo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuono e tamburo, per quel migliaio scarso che dovevano essere, &nbsp;parevano scuotere ogni cosa. Il buio, l\u2019ottone delle scimitarre, le loro ossa, persino le chiome basse del Lyab-I-Hauz. E saliva polvere ovunque che &nbsp;mangiava il respiro, il silenzio e man a mano che si andava avanti, la nuvola cresceva, polvere faceva altra polvere. Che &nbsp;inghiottiva altri uomini, che cambiava il colore dei vestiti, che serrava le labbra. Vorticava e soffiava sul profilo dell\u2019unica carrozza rimasta, cigolante come un enorme pallone di vimini vuoto e scossa dai &nbsp;sobbalzi cos\u00ec violenti, da far rovinare le valigie di pelle gi\u00f9 dal divanetto di velluto, nella pedana ricoperta di polvere e sudicia di resti di cibo sparsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEccellenza, far\u00f2 pulire tutto appena arrivati!\u201d ma a Bukhara non si fermarono, se non per riempire le damigiane d\u2019acqua e le ceste di altro pane e fave fresche. Ahmed alz\u00f2 lo sguardo e not\u00f2 il lumicino, in cima senza il suo vetro. Disappunto, quasi costernazione, &nbsp;ma la smorfia in volto svan\u00ec quasi subito e il gesto della mano, trad\u00ec tanta fretta. L\u2019ultimo telegramma giunto da Mosca non lasciava adito ad altri indugi, tutt\u2019altro che inaspettato. Il dado oramai era tratto e all\u2019invito di Serjey per trovare un accordo, neanche rispose. Yassid, in quel poco che ha potuto scrivere, ha raccontato di un Kakurin ricevuto al Palazzo d\u2019Inverno al pari di un eroe e la sua vittoria, per quanto fortunosa, nonostante le due forze impari, dimostrava che questi bolscevichi erano pi\u00f9 compatti di quello che lui stesso credeva e andavano consolidandosi pi\u00f9 velocemente di quello che ci si sarebbe aspettati.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sconfitta apr\u00ec scenari totalmente diversi. I notabili, cialtroni pezzenti che erano poco pi\u00f9 di servi della gleba, fino a qualche decennio fa, sognavano ancora lo Zar. Questi miserabili arrampicatori sociali, si sono salvati da un conflitto mondiale, mica per cadere sotto il giogo comunista. Yilmaz nel suo suggerimento fu risoluto. &nbsp;I contadini hanno quintali di cotone che non sar\u00e0 venduto e oltre ad aver avuto figli morti a grappoli, in una guerra dello Zar, ai loro occhi inutile, si ritrovano pure coi campi fermi. I notabili si immaginavano alla guida di una realt\u00e0 nuova e a lui questo assetto, conveniva.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era affatto un\u2019alternativa da buttare. Oggi 3 Agosto, \u00e8 l\u2019unica sul tavolo. Lenin ebbe la sua rivoluzione. Questi popoli avranno la loro ed era quello che serviva a lui, per accreditarsi. Mangia, mangia pure il frutto acerbo di una vittoria isolata, Nikolai. Mangia e gustalo. Ubriacati delle parole, bugiarde e copiose che tracimano dalle bocche di chi ti riconosce grandi meriti e grande gloria. Orel ha finalmente il suo generale. Kabul presto avr\u00e0 me. La frontiera ad un passo. In mezzo a quel trambusto, la mano scriveva ma tremava. Annot\u00f2 \u201cBatumi\u201d. Quella sera, saranno stati in cinquecento, bisognava contarsi se si voleva dare inizio a tutto. Il Mullah Tarat lo guardava fisso e intanto parlava alla sala: \u201cla nostra fratellanza, benedetta da Allah, \u00e8 il nostro credo. E tu che sei un nostro discepolo, ora sei il primo dei nostri fratelli. Diventa la nostra guida.<\/p>\n\n\n\n<p>E fai rivivere ad Ankara un sogno che oggi, qui davanti a te, non \u00e8 ancora morto!\u201d la folla scatt\u00f2 in piedi. Qualche soldato, tanti contadini, tutti in delirio. Con una mano cominciarono a scuotere le sedie, con l\u2019altra le loro spade. Urla di vendetta, voglia di rivalsa. Fra quei contadini, ce n\u2019era uno seduto in prima fila, ad occhio e croce il pi\u00f9 anziano dell\u2019assemblea che piangeva e baciava il piccolo tomo che aveva in mano. Lo guardava e lo lisciava con quella mano che aveva ancora tutt\u2019e cinque le dita. La ruga profonda che solcava la sua fronte e si allungava da tempia a tempia, induriva il suo sguardo, gi\u00e0 di per s\u00e9 reso cupo dalle folte sopracciglia che marcavano il contorno. Pronunciava parole che nella confusione non si capivano, spalancando la bocca e girando, con scatti violenti, la testa all\u2019indietro, poi come rinsavisse, tornava al suo tomo, con fare mesto. Subito affianco i notabili che lo avevano cercato a Mosca, che lo invitarono a San Pietroburgo per una battuta di caccia che poi si dimostr\u00f2 finta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Erano in piedi, guardavano la folla e si lanciavano occhiate d\u2019intesa, pacati sorrisi e applausi coi guanti di pelle sotto le ascelle e filamenti bianchi di cotone, ancora attaccati alle maniche delle giacche. Quando scese dal palco venne assalito, le sue mani vennero inondate di baci e tanti si inginocchiarono facendosi toccare la testa, a m\u00f2 di benedizione. Se Naciye avesse visto, ne avrebbe provato imbarazzo. Per qualche minuto fu impossibile andare avanti e il trasporto pareva fosse vicino a degenerare. Ahmed url\u00f2 e in quattro si predisposero a semicerchio a spinte e calci. La spada del Mullah, in piedi su una sedia, fece da cima, tutte le altre seguirono e la folla si ricompose come d\u2019incanto. Dal delirio iniziale, segu\u00ec un corridoio di uomini e la delegazione pot\u00e9 lentamente procedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il contadino rimase seduto, il bastone nella mano sinistra rimasta con soli tre dita e la destra che portava il libro alla bocca, per baci bagnati di lacrime, quel piccolo libro che pareva avesse un immagine stampata su la copertina. Un gomito, un anca, una selva di braccia e non riusc\u00ec a intravedere che immagine fosse. Si volt\u00f2, cerc\u00f2 ma arriv\u00f2 lo strattone violento di Rashid e dovette proseguire oltre. Uscire da quella porta, fu come entrare in un atro mondo. Venivano esplosi colpi di pistola, i fuochi delle torce oramai erano quasi spenti. Quando entr\u00f2 ad assemblea gi\u00e0 riunita, il tramonto porpora cominciava a venarsi di un viola scuro, adesso il buio era cos\u00ec denso che parve farsi materia, qualcosa che si poteva respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mangiare. Che dava un sapore diverso alla saliva stessa. Indoss\u00f2 il pastrano blu dell\u2019alta uniforme e port\u00f2 alla bocca la sua pipa ancora spenta, Ahmed mise le sue 300 libbre su lo scalino che portava al posto di guida, la carrozza tutta si inclin\u00f2 sul lato destro, l\u2019animella luccicante del prospero acceso, si avvicinava alla bocca del fornello. La prima boccata di fumo gli and\u00f2 negli occhi poi lo sguardo distratto, esausto, si ferm\u00f2 su di un mulinello di polvere e cotone. E si accorse che c\u2019erano fiori bianchi un p\u00f2 ovunque, che tracimavano da un carro agganciato ad un cavallo con un orecchio che pareva tagliato. Da Berlino mai un telegramma in due mesi. Si alz\u00f2 il bavero e si lasci\u00f2 cadere su lo schienale. All\u2019incitazione fece seguito il colpo di frusta e cominciarono a muoversi. &nbsp;Batumi fu un illusione, Derbent una disfatta. Agosto \u00e8 appena agli inizi, voleva radersi, luglio trascorso solo a fuggire. Cosa direbbero gli attach\u00e9 di Atene, di Parigi, di Varsavia, di Belgrado se lo vedessero in quello stato. Sciatto, sporco. Atene ne avrebbe motivo di scherno e forse l\u2019unico che ne avrebbe rammarico, sarebbe mr. Morgenthau che quella volta, nella sua residenza, non pot\u00e8 fare altro che prendere atto di una situazione affrontata e chiusa dalla Turchia, sicuramente non in maniera ortodossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non rintracci\u00f2 furore nel suo sguardo, nessun rimprovero taciuto, nessuna ira repressa. Un diplomatico davanti ad un generale della sua esperienza, ha pochi posti dove nascondersi e quella mattina, davanti a quella tavola imbandita, a quella testa di cervo impagliata, in mezzo a tutti quei libri che solo un borghese pu\u00f2 avere il tempo e la voglia di leggere, non c\u2019erano nascondigli. \u201cMonsieur se le cose stanno cos\u00ec, gli Stati Uniti non possono pi\u00f9 fare nulla. Avete deciso di fare tutto voi e avr\u00e0 avuto le sue buone ragioni.\u201d Disse sereno. \u201cLe ho avute eccome. Rifarei tutto cento volte per far capire che il mio Paese, vuole rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggiateci per stabilizzare queste terre rimaste senza scheletro, sosteneteci. Ma vi prego Morgenthau, non moralizzate. La sua \u00e8 una professione che anche un militare come me, ammira. Parliamoci con franchezza. Dopotutto, cosa diranno di voi i contadini messicani? Non le pare?\u201d mantenne lo sguardo alto per vedere la reazione. &nbsp;\u201cMonsieur, noi puniamo chi ci aggredisce. Quello che avete fatto nel Ponto, invece \u00e8 genocidio. Sono franco, Ismail. Sono franco. Lei non immagina quanto.\u201d Quando sent\u00ec chiamarsi per nome, una spada gelata scese su la sua schiena e sembr\u00f2 squarciarlo in due. Guard\u00f2 altrove, abbozz\u00f2 un sorriso ma stringeva la forchetta in un pugno serrato che avrebbe strangolato un toro. E lo yankee se ne accorse. Ma non aggiunse una parola. Due occhi verdi come una foresta, grandi come biglie, dietro una montatura tonda che li ingrandiva ancora di pi\u00f9, puntati addosso. La salivazione oramai era ferma e sentiva sudare i piedi dentro quegli stivali che sembravano essere di piombo e arrivargli fino al bacino. Doveva bere o altrimenti avrebbe avuto un collasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva appena subito un affronto e non sarebbe rimasto un miuto di pi\u00f9. \u201cMister Morgenthau, grazie del tuo tempo, non credo abbiamo pi\u00f9 nulla da dirci. La prego di far chiamare l\u2019automobile.\u201d \u201cCertamente Eccellenza.\u201d Le sopracciglia arcuate rimasero distese, non un segno anche minimo di corrucciamento. Sembrava passato un secolo e quegli occhi ancora se li sentiva puntati in volto. Un affronto simile e non poter reagire. Ma una volta a Kabul, il primo telegramma sarebbe stato per Washington. La frontiera \u00e8 ad un passo. E intanto da Berlino, mai un telegramma in due mesi. Viso di Luna.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_52299\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"52299\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che rimaneva dopo quel 14 Giugno a Derbent, procedeva spedito gi\u00f9 per l\u2019altopiano, verso Sud. 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