{"id":52236,"date":"2023-05-31T19:37:45","date_gmt":"2023-05-31T18:37:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52236"},"modified":"2023-05-31T19:37:45","modified_gmt":"2023-05-31T18:37:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-quellimmane-dolore-di-antonio-coppola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52236","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Quell&#8217;immane dolore&#8221; di Antonio Coppola"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;&nbsp; Restava affacciata per ore fuori dal cortile. Con una mano appoggiata al muro e l&#8217;altra sul fianco destro guardava su verso Largo Costantinopoli e poi gi\u00f9 verso Palazzo Strafella. Con lo sguardo abbracciava, speranzosa, tutta via <em>de le sterne<\/em>. Sarebbe passato di l\u00e0. Doveva per forza passarci a meno che non avesse imparato a volare. Come quella volta&nbsp;che col padre anziano and\u00f2 a Lecce.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Guarda, tata, andiamo a 150 all&#8217;ora<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Gli occhi del padre diventarono una stretta fessura mentre serrava le mascelle.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>A 150 all&#8217;ora<\/em>&#8221; ebbe a commentare poi il padre &#8220;<em>se uno pneumatico ti scoppia sei bell&#8217;e spacciato.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Se lo scopo era stato ingenuamente quello di stupirlo con effetti speciali, beh, non era stato raggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il padre, infatti, non aveva apprezzato mentre lui credeva di volare. Ma qui, su via <em>de le sterne<\/em>, non si pu\u00f2 andare a 150 all&#8217;ora. A dirla tutta, \u00e8 anzi meglio andare a piedi. E allora lo avrebbe sicuramente visto passare. Cosa le costava aspettare? Nulla. Solo quelle continue ed incontrollabili scariche di adrenalina come un innamorato che non vede l&#8217;ora e nello stesso tempo ha paura d&#8217;incontrare la persona amata, interrogandosi sulle cose da dire e su quelle da tacere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E poi il cuore in tumulto prima o poi si sarebbe placato come ogni temporale, come ogni tempesta.&nbsp; Lei avrebbe aspettato guardando i bambini giocare per strada, inseguire le rondini nel loro volo radente fin quasi a sfiorare l&#8217;asfalto, ruzzolare per terra e prontamente rialzarsi con le ginocchia sbucciate. Avrebbe visto tornare il vicino con il suo <em>scirabb\u00e0 <\/em>facendo schioccare la lunga frusta vicino alle orecchie del suo cavallo affaticato. Avrebbe visto lo stesso scavezzacollo sopraggiungere fischiettando con la sua bicicletta, pedalando in fretta e facendo lo slalom per strada scatenando le vibranti proteste delle comari che tornavano dalla fontana con le <em>capase<\/em> traboccanti d&#8217;acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Soprattutto avrebbe visto sopraggiungere le prime ombre della sera e laggi\u00f9 scorgere la figura del marito che tornava a casa a passo spedito. Poteva aspettare ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Chiss\u00e0. Di l\u00e0 sarebbe passato prima o poi. Suo marito? Lui sarebbe rientrato a casa, si sarebbe seduto al piccolo tavolo da cucina e avrebbe trinciato un panetto di tabacco da fumare il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Credi che passer\u00e0?<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Suo marito si limit\u00f2 ad un&#8217;indifferente alzata di spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Suo figlio era tornato dalla Svizzera da tre-quattro giorni. Aveva cominciato il rituale giro per salutare i parenti. Le sorelle, il fratello, gli amici.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La vecchia madre aveva cominciato ad aspettare, fiduciosa, dal primo giorno, da quando aveva saputo del suo arrivo. Ed ogni giorno si affacciava dal cortile sperando di vederlo comparire con quell&#8217;andatura cos\u00ec simile alla sua. Ma fino a quel momento le sue speranze erano andate deluse. Lui non era passato a salutarla. Naturalmente avr\u00e0 avuto i suoi impegni. Non poteva certo aspettarsi che, appena tornato al paese, si fiondasse a casa degli anziani genitori. Ma alla fine sarebbe passato, no? Ecco perch\u00e9 aspettava. Era sicura che non sarebbe ripartito senza salutare. Eh no, che non sarebbe successo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E invece, adesso, mentre aspettava, un tarlo fastidioso le si era insinuato nella mente e nel cuore diffondendo una terribile sensazione di gelo in tutto il corpo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il cielo si era pian piano riempito di stelle mentre lass\u00f9 una luna rossa come fuoco pareva voler imitare il sole appena tramontato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ecco che cominciavano ad accendersi i lampioni diffondendo per strada la loro luce incerta. Ecco i primi pipistrelli svolazzare nel buio seguendo imperscrutabili traiettorie,&nbsp;mentre la gente alla spicciolata cominciava a uscire per strada trascinandosi dietro una sedia impagliata o uno sgabello di legno per godersi il fresco della sera. La gente sapeva. La gente mormorava. La gente la compativa. La salutava. Lei rispondeva al saluto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; \u201c<em>Bonasera, cummare\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;\u201cBonasera cumpare\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; E intanto lo sguardo continuava a vagare da largo Costantinopoli al Palazzo Strafella, temendo quasi le sfuggisse un movimento o quel suo modo di camminare. No, quella sera non lo avrebbe visto. E allora sarebbe rimasta ad aspettare l&#8217;indomani e gli altri giorni ancora fino a quando&nbsp;non fosse ripartito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>\u00c8 passato prima del tramonto ma non si \u00e8 fermato a salutare<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>L&#8217;ho visto entrare da sua zia C<\/em>&#8230;&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Come? \u00c8 andato dalla zia e non da sua madre?<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Chiss\u00e0 se lei lo ha visto passare!<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Forse no, ma continua ad aspettare<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Sono tre giorni che resta l\u00ec in attesa fino a quando non fa buio<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Ecco, adesso rientra<\/em>&#8230;&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Povera!<\/em>&#8220;<br>&nbsp;&nbsp; Era rientrata a casa triste e delusa, battendo le mani sulla <em>vantili<\/em>, come per scuoterne la polvere. Una volta in casa, spost\u00f2 e rimise a posto le sedie vicino al tavolo da cucina. Pass\u00f2 in rassegna il pesante telo di cotone che copriva il focolare, le <em>pennele<\/em> di pomodori rossi e gialli appese appena sotto la <em>scanzia<\/em> su cui erano riposte, rosse e lucide, le bottiglie di vetro colme di salsa per l&#8217;inverno. In quella casa lui era cresciuto. Tante e tante volte l&#8217;aveva aiutata a tenere ben teso il grosso spago su cui venivano appesi&nbsp;i pomodori d&#8217;inverno, o a togliere il picciolo, a lavare e schiacciare i pomodori maturi per farne una&nbsp;densa e rossa salsa aromatizzata con cipolla e foglie di basilico profumato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sospir\u00f2. Mille interrogativi le si affollavano nella mente. Perch\u00e9? Perch\u00e9? Perch\u00e9?&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp; Il figlio di comare C. le aveva detto di averlo visto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Davvero, figlio mio? Sei sicuro?<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>S\u00ec che sono sicuro. Era proprio lui. L&#8217;altra volta mi ha regalato la cioccolata<\/em>.&#8221;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Hai visto dove andava?<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>L&#8217;ho visto entrare nel cortile della nunna C.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sua cognata. Dalla zia s\u00ec, dalla madre no. Ed allora restava l\u00ec&nbsp;<br>ad aspettare. Prima o poi sarebbe uscito. Si sarebbe diretto su verso Largo Costantinopoli o gi\u00f9 verso Palazzo Strafella. E se si fosse diretto gi\u00f9, sarebbe passato di l\u00ec e lei lo avrebbe fermato e lui si sarebbe dovuto fermare. Non avrebbe proseguito facendo finta di non vederla. Eppure\u2026 Era trascorso l&#8217;intero pomeriggio. Era sopraggiunta sera ed ora era notte. Di lui nessuna traccia. Colpa sua, era stata disattenta. Sar\u00e0 uscito e si sar\u00e0 diretto a casa del fratello. Non pu\u00f2 essere stato che cos\u00ec. Si stava accingendo ad andare a letto. La sua povera veste ordinatamente ripiegata su una sedia. Il marito che continuava a fumare la sua pipa seduto <em>sullu limmatare<\/em> mentre una piccola radio gracchiava le sue notizie faziose ed improbabili.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Guard\u00f2 la finestra lass\u00f9. Ora la luna era candida e luminosa. Nella piccola stanza s&#8217;era diffuso un chiarore argenteo che proiettava piccole ombre sulle pareti. Mormor\u00f2&nbsp;una preghiera guardando le foto dei defunti sul com\u00f2. Loro sapevano.&nbsp; Non avrebbe smesso di aspettare. Proprio come alcuni anni prima quando violente e dolorosissime coliche ne avevano imposto il ricovero in ospedale. Calcolosi renale. Fu necessario un intervento chirurgico. Tutti i figli le si strinsero attorno. Ne mancava uno, il suo primogenito. Lei lo cercava spasmodicamente con lo sguardo. Chiedeva agli altri figli se avevano sue notizie.&nbsp; Lui, il suo amatissimo primogenito, aveva fatto sapere che non poteva muoversi, che non sarebbe andato a trovarla e a starle vicino, che solo in caso di morte sarebbe tornato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lei aveva pianto stringendo nervosamente il cuscino ma era riuscita a farsene una ragione giustificandolo e proteggendolo dalle critiche degli altri suoi figli alquanto contrariati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Evidentemente non era stato proprio possibile ottenere un breve permesso dal datore di lavoro. Che volete? Poteva darsi il caso che ci fosse troppo lavoro e lui, figli miei, era <em>lu cheffu<\/em>, il responsabile. Da lui dipendevano direttamente diversi lavoratori. E lui ne rispondeva al datore di lavoro. Altrimenti, s\u00ec che sarebbe tornato in Italia, sarebbe andato a trovarla, figuratevi!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Con quello stato d&#8217;animo e convinta delle buone ragioni dell&#8217;unico figlio assente, aveva affrontato il temuto intervento chirurgico. Era stata dimessa dall&#8217;ospedale. Si era ripresa. L&#8217;episodio era stato dimenticato. Ma ora? Ora cosa poteva giustificarne il comportamento? Era andato a trovare zia C., sua cognata, ad appena settanta metri di distanza. L\u00ec era andato suo figlio. Lei lo aveva aspettato tutto il pomeriggio e fino a sera. Lui non si era fatto vedere n\u00e9 sentire. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non riusciva a spiegarselo. N\u00e9 intendeva parlarne con suo marito che l&#8217;avrebbe immancabilmente investita con una delle sue filippiche risentite e rancorose.&nbsp;<br>Lui intanto era rientrato. Aveva chiuso rumorosamente la porta di casa. Tossiva e imprecava. Imprecava e tossiva, riacquistando fiato sufficiente solo per dire:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8220;<em>Maledetti americani. Sporchi capitalisti ed imperialisti. Porco qua&#8230;porco l\u00e0<\/em>.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Radio Tirana produceva sempre lo stesso effetto: un colossale ed insopprimibile giramento di scatole del quale l&#8217;America faceva puntualmente le spese. Ecco perch\u00e9 lei tirava un sospiro di sollievo non appena la radio smetteva di gracchiare tra una scarica elettrica e l&#8217;altra. Ma quella sera non ci aveva badato. Aveva lasciato che lui si sfogasse prima di addormentarsi russando rumorosamente.&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp; Tornata la quiete, si era rigirata su un fianco, il volto illuminato dalla luna.&nbsp;<br>Lacrime copiose avevano cominciato a rigarle il viso senza che avesse cura di asciugarle. Lei avrebbe fatto in modo che&nbsp;continuassero a scorrere fino a quando non si fosse finalmente sciolto quell&#8217;immane dolore che le si era annidato dentro e le opprimeva l&#8217;anima e il cuore, lasciandola ancora una volta e ancora di pi\u00f9 sfinita e disperata.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0 14 agosto 2019 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_52236\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"52236\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp; Restava affacciata per ore fuori dal cortile. 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