{"id":52201,"date":"2023-05-31T18:54:17","date_gmt":"2023-05-31T17:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52201"},"modified":"2023-05-31T18:54:17","modified_gmt":"2023-05-31T17:54:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-a-te-che-resti-di-fabrizio-giannandrea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52201","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;A te che resti&#8221; di Fabrizio Giannandrea"},"content":{"rendered":"\n<p>A mezzanotte piangono tutti come bambini. Aprono gli occhi e si sentono di aver gi\u00e0 oltrepassato quell\u2019oscurit\u00e0 che non sembra neanche pi\u00f9 vita. Qualcuno grida inutilmente: \u201cLuce\u2026luce!\u201d. &nbsp;Ma nessuno risponde. E allora torce le caviglie e cade sul linoleum ingommato sul pavimento, con le coperte che lo tengono ancora aggiogato al letto. E\u2019 ancora vivo. L\u2019urto al fianco lo rincuora. E poi sente la puzza degli altri coscritti dalla malattia che gli stanno vicino, presenze anonime ma simili a lui. Un altro essere umano \u00e8 talmente pallido e smagrito che pare un alieno e flauta come un mantra il nome di Silvana, l\u2019infermiera burlona che accorre: \u2013 No, non \u00e8 ancora ora Franc\u00e8, statte tranquillo. E riposa in pace! Asp\u00e8 \u2026. nun quella pace eterna che te piace tanto, me raccomanno!\u201d. E intanto Francesco fa gli scongiuri, strofinando un crocifisso dalla doratura lacera, tenuto premuto forte sopra il petto, come se dovesse interrompere un fiotto copioso di sangue che fuoriesce da una ferita immaginaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando spengono le luci in quel sinedrio soffocante di nove pazienti in un reparto oncologico, ognuno si domanda se sia pi\u00f9 di l\u00e0 che di qua. La tetra oscurit\u00e0 della stanza evoca il passaggio eterno, quello di cui sono certi e che raggiungeranno presto. Questione di giorni, &nbsp;poche settimane, o forse qualche mese. Magari un anno per i pi\u00f9 fortunati che hanno piene le vene del veleno buono che rintuzza \u201cEr Granchio\u201d, come &nbsp;lo chiamano qui l\u2019indomabile assassino tentacolare. Ma nel caso manchino solo poche ore alla dipartita terrena, chiedono a Silvana di tenere sempre accesa quella capricciosa luce al neon ad intermittenza, congelando il suo claudicante baluginio per non essere colti all\u2019improvviso da un infarto a causa del banale equivoco dell\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Gino si dimostra tra quelli pi\u00f9 timorosi. &nbsp;La diagnosi di tumore cerebrale \u00e8 avvenuta una settimana prima del suo matrimonio con Silvia, compagna di una vita ormai abbreviata. Ricorda a quello del letto di fronte che dopo il vomito e la perdita dei sensi, l\u2019hanno infornato come un panetto bollito in un tubo di metallo gi\u00f9 nella Radiologia. Il cinico responso \u00e8 stato di una grossa patata grigia covata non si sa da quanto tempo nel suo tessuto cerebrale. Ora ha un respiro flebile che si raggomitola in un rantolo gracchiante, ferocemente fastidioso. Quando riapre gli occhi cade in un\u2019improvvisa agnosia, come se fosse proiettato in un mondo del tutto sconosciuto. E\u2019 talmente confuso che non sa nemmeno dove si nasconda pi\u00f9 la voce. Non la trova neppure per chiamare Silvana. Con le dita tremolanti cerca allora di scansare qualunque oggetto gli capiti sotto tiro sul comodino. Intercetta un bicchierino di plastica che frana a terra col suo contenuto gelatinoso, e si riversa sul pavimento. Lo schiocco del bicchiere di plastica lo risolleva, come la piacevole sensazione di un ghiacciolo alla frutta sotto la lingua. Deve essere evidentemente ancora su questa terra, n\u00e9 nota luci accecanti che trapassano le pareti come nei film. E poi in Paradiso \u2013 si sente cos\u00ec sfortunato da meritarselo &#8211; mica camminano. Non ha pavimenti il Paradiso e nessuno oggetto cade, non esiste la gravit\u00e0, neanche dei pensieri cattivi, lo sanno tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso invece si dimostra quello pi\u00f9 coraggioso. Essendo un indomito magistrato antimafia, all\u2019ipotesi della morte si \u00e8 assuefatto meglio di altri. Chiama Silvana solo per sincerarsi di un cavillo giuridico sul fine vita che da sapiente uomo di legge vuole approfondire\u2026da un punto di vista pratico, si intende. \u201cMi devi dire\u2026se quando sar\u00e0 il momento io soffrir\u00f2?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Silvana ha appena divorziato da Giulio, il viceprimario della Rianimazione che si \u00e8 rifatto una vita con una seducente ferrista salentina di trenta anni pi\u00f9 giovane. E\u2019 ancora incarognita per il tradimento subito e versa in uno stato di astiosa diffidenza nei confronti di tutti i maschi fedifraghi. Il suo secondo scopo nella vita, appassionato quasi quanto la cura dei pazienti, \u00e8 perci\u00f2 il ferimento dei didimi infedeli attraverso la parola. \u201cSignor Giudice, io a sta domanda te posso pure risponde. Per\u00f2 tu me devi promette che na sera me fai conosce uno degli amici tuoi, uno di quei giudici sotto scorta, nobili persone che rischiano la vita tutti i giorni. Cosi quanno me risposo di nuovo non dovr\u00f2 pen\u00e0 p\u00e8 troppo tempo co\u2019 n\u2019arto omo attorno \u2026che armeno c\u2019avr\u00e0 gi\u00e0 pensato la Mafia a farlo \u2026.prima che se prenda troppa confidenza con n\u2019artra mign\u2026\u201d Si affrett\u00f2 a precisare, come se il concetto non fosse abbastanza chiaro. Poi osservando la titubanza del giudice a quelle parole e vedendo che la moglie occhieggiava rattristata da dietro uno stipite della stanza, gli fece con voce mutata e seriosa, questa volta improvvisamente pi\u00f9 delicata quasi come quella di un sacerdote confessore che garantisce l\u2019assoluzione a ogni peccato: \u201cCerto, non te devi st\u00e0 a preoccup\u00e0 Signor Giudice. Te prometto che ci sar\u00f2 io e tu non sentirai nulla. Te lo garantisco, statte tranquillo. Oggi abbiamo una terapia del dolore molto buona, che \u00e8 na panacea&#8230; \u201c. Glielo comunica mettendogli la mano a piatto sulla fronte sudata e poi gli aggiunge appena: \u201cCerca solo di stare vicino a tua moglie che soffre molto per te. Ti ama tanto quella pora donna. Lo so perch\u00e9 anche io c\u2019ho amato cos\u00ec n\u2019uomo, ma non ho avuto la tua stessa fortuna.\u201d Il giudice colse la premura dell\u2019infermiera, avvantaggiandosene con una richiesta che stim\u00f2 fosse molto delicata: \u201cCosa accadr\u00e0 quando me ne andr\u00f2? Dopo, starai tu vicino a mia moglie? Tu che resti?. \u201cSignor Giudice, questo glielo dico in confidenza, senn\u00f2 mi prendono pure pe\u2019 pazza. Io so per certo che le anime non se ne vanno subito da questo monno. Restano per un po\u2019, prima di salire..\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il giudice annu\u00ec con gli occhi, con espressione scettica e aggiunse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche se sono molto colpito da quello che mi dici, promettimi comunque che starai vicino a mia moglie quando me ne andr\u00f2\u201d, e &nbsp;chiuse le palpebre subito dopo preso dal sonno che lo sfior\u00f2 delicatamente come la carezza di una madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo Silvana torn\u00f2 al capezzale del giudice. Incartata vicino al letto nel cellophane trov\u00f2 una magnifica rosa rossa. Silvana pens\u00f2 che il pensiero del giudice fosse andato alla moglie, secondo le raccomandazioni che gli aveva impartito e per cui si era tanto prodigata il giorno prima. Eppure sulla lettera spillata alla carta trasparente capeggiava il suo nome. La rosa era per lei, quindi. Silvana apr\u00ec la lettera con tenerezza, mentre il giudice si attardava al piano di sotto nell\u2019esecuzione di un esame. Sul bigliettino c\u2019era scritto: \u201cA TE CHE RESTI. GRAZIE\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Silvana trattenne a stento la commozione, e inser\u00ec la lettera nel camice. Cap\u00ec che quello era una sorta di impegno per il dopo, a cui non poteva mancare. Il giudice l\u2019aveva nominata sua consulente per il passaggio. Un atto di riconoscenza per lei che c\u2019era stata e d\u2019amore per la moglie che lo avrebbe perso e che sarebbe stata pi\u00f9 sollevata se ci fosse stata anche la presenza della donna. Forse non credeva alle cose che gli aveva confidato, era lo scetticismo di un giudice che diffidava di quel buio oltre la vita. Ma da uomo &nbsp;pratico immaginava una presenza fisica, non di un\u2019anima, ma di un corpo umano. E quel corpo era il suo, quello di Silvana in quanto donna terrena.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu poi distolta da una telefonata: \u201cMuoviti a Silv\u00e0, che pap\u00e0 sta male.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Era Carlo, suo fratello. Silvana non era pronta a quella eventualit\u00e0. Per trent\u2019anni aveva accompagnato la fine di tanti sconosciuti. Ma adesso si trovava a dover dare un\u2019ultima parola di conforto al padre. Quasi non voleva, per timore di risultare inadeguata di fronte alla morte del proprio genitore: \u201cIo per\u00f2 non posso lasciare i miei pazienti.\u201d, profer\u00ec Silvana seria al Caposala pensando alla doppia promessa che aveva fatto al giudice, che non avrebbe mantenuto per colpa di quella assenza. &nbsp;\u201cMa che stai a scherz\u00e0 Silvana. E\u2019 tuo padre, le fece fraternamente il Caposala &nbsp;guardandole le mani che teneva intrecciate a un rosario di perle colorate e capendo che il suo non era per nulla un distacco anaffettivo nei confronti del genitore morente.<\/p>\n\n\n\n<p>Silvana part\u00ec il giorno dopo. Il padre era davanti a lei con gli occhi pesti e marcati dalle occhiaie dopo l\u2019infarto. Gli si accomod\u00f2 di fronte al letto, raccontandogli di come era scontenta di aver abbandonato i suoi pazienti. Silvana amava tremendamente il suo lavoro di infermiera con i malati oncologici e glielo ribad\u00ec in tutte le salse. Il padre le sussurr\u00f2: \u201cSei sempre la stessa, non cambi mai\u201d e poi spense la luce sul comodino, sorridendo per la morte scampata. La stanza privata della Cardiologia era completamente annerita dall\u2019oscurit\u00e0 che ricordava il buio del suo reparto, solo che l\u00ec nessuno strepitava dalla paura. \u201cIl cuore fa le bizze ogni tanto, ma poi risorge. E quando accendi i tuoi occhi, \u00e8 difficile che possano spegnersi di nuovo con tutti quei tubicini attaccati e farmaci salvavita che ti circolano dentro per ravvivarlo. Il cancro \u00e8 invece imprevedibile e subdolo. E una metastasi pu\u00f2 esploderti all\u2019improvviso, senza lasciare scampo, anche se ti sembra maledettamente pi\u00f9 lenta di un infarto. Ma \u00e8 una metastasi che non puoi vedere, perch\u00e9 non lascia sintomi la metastasi, come fa al contrario quel maledetto infarto\u201d, andava ripetendo il suo ex marito quando squadernava agli amici le sue esperienze come medico rianimatore. Se lo ricord\u00f2 Silvana mentre si addormentava sotto un plaid di lana che teneva sulle gambe, cercando di recuperare il sonno arretrato. Sogn\u00f2 tanto, molto della sua infanzia, senza ricordare l\u2019essenza del sogno. Quella notte il sogno le disegn\u00f2 due dita gelide che le stringevano la guancia sinistra, come un pizzicotto molesto. La sensazione la fece rabbrividire per un attimo. Sentiva ancora quelle dita che la sfioravano quando si ridest\u00f2, ma non c\u2019era nessuno in quella stanza, tranne suo padre che dormiva profondamente come un sasso. Accese allora la luce e vide che l\u2019orologio al quarzo indicava le \u201c03.23\u201d, la fascia oraria dove si muore pi\u00f9 spesso, pens\u00f2 svagatamente. Suo padre rimaneva ancora nel letto e non si era mosso. Era ancora vivo, per bont\u00e0 del cielo che lo aveva risparmiato. Controll\u00f2 che respirasse regolarmente. Il respiro c\u2019era, imprigionava fremiti d\u2019aria in un profondo russare sommesso. Ripens\u00f2 a quella strana sensazione, e si riaddorment\u00f2, fin quando la luce del giorno non ritagli\u00f2 i contorni di un mazzo di fiori bianchi adagiati sul davanzale, facendola svegliare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Silvana venne dimesso quella stessa mattina. Il rientro in reparto il giorno dopo fu assai difficile. Diversi pazienti a cui era affezionata si erano spenti all\u2019unisono come candele al passaggio di un unico soffio di vento. Anche Gino e il giudice erano deceduti quasi all\u2019alba. La moglie del giudice era sparita. Nessuno seppe dirle come era stata, se qualcuno le era stato vicino. Sapeva solo che lei aveva fallito come anima e come infermiera, perch\u00e9 non c\u2019era stata. Aveva tradito la promessa legata alla rosa. Quella che aveva giurato a se stessa di mantenere.<\/p>\n\n\n\n<p>Guido le fece un cenno della mano per chiamarla al suo capezzale: \u201cMia moglie mi ha lasciato. Non se la sente, questo tumore \u00e8 un fardello troppo forte anche per lei. Non so biasimarla.\u201d Le parole tristi di Guido per\u00f2 non la toccavano. Era troppo preoccupata di capire se il giudice aveva sofferto quell\u2019ultima notte,<\/p>\n\n\n\n<p>Silvana infil\u00f2 la porta della Sala Medici e dal carrello scivol\u00f2 improvvisamente una cartella clinica fino ad aprirsi ai suoi piedi. Uno strano magnetismo la cattur\u00f2 fino al desiderio di sapere. Il faldone conteneva gli ultimi dettagli clinici sulla morte del giudice, scritti a mano su un foglio di carta intestata dell\u2019Ospedale. Nell\u2019ultima ora critica il giudice non aveva sofferto. L\u2019infermiera di turno aveva appuntato solo due dita annerite e fredde al tatto, forse a causa di un processo ischemico. Silvana avanz\u00f2 con coraggio fino alla riga riguardante l\u2019ora del decesso. Aveva forse le traveggole, gli occhi le diventarono lustri. Se li stropicci\u00f2 per guardare meglio, magari non riusciva a leggere bene. Poi lasci\u00f2 cadere la cartella sul pavimento, senza raccoglierla, e giunse le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla cartella, alla pagina sette veniva contrassegnato chiaramente l\u2019orario del decesso e una breve nota scritta con calligrafia elegante e minuta, come se fosse stata aggiunta in un momento successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Orario della morte:<\/p>\n\n\n\n<p>Ore 03.23<\/p>\n\n\n\n<p>A te che resti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_52201\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"52201\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A mezzanotte piangono tutti come bambini. 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