{"id":52012,"date":"2023-05-30T17:51:19","date_gmt":"2023-05-30T16:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52012"},"modified":"2023-05-30T17:51:20","modified_gmt":"2023-05-30T16:51:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-il-salto-di-manuela-fucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=52012","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Il salto&#8221; di Manuela Fucci"},"content":{"rendered":"<p>Lea dorme ancora, ne approfitter\u00f2 per guardare il parco.<br \/>\nQuasi ogni metro incrocio altre mamme. Le sento chiacchierare dell\u2019asilo, e mi fissano; mi sembra di sentire i loro pensieri. Succede anche all\u2019uscita di scuola quando si sistemano in cerchio, tre o quattro di loro, a sparlare di me e di qualche altra mamma.<br \/>\nIl cuore si stringe ogni volta che guardo Lea nel passeggino. Ha ancora il tozzo di pane nel pugnetto. Io non ho mangiato. Oggi come allora il cibo non \u00e8 il primo pensiero per me. Quando mi sollevavo dal letto a fatica, quando c\u2019era il pancione. Poi sono stati i giorni del non l\u2019ho fatto apposta!<br \/>\nDov\u2019\u00e8 la vasca delle tartarughe? Da questa distanza mi sembra piccola come una bacinella per i panni. Un signore robusto, accompagnato dalla moglie, mi chiede se ho bisogno di aiuto. S\u00ec, grazie. Scendiamo reggendo il passeggino, fino al belvedere del parco. Dal parapetto potr\u00f2 affacciarmi sui tetti e le case e gli altri esseri umani.<br \/>\nNon so se al mondo esista qualcosa di pi\u00f9 bello di ci\u00f2 che i miei occhi stanno guardando in questo momento. Laggi\u00f9 c\u2019\u00e8 il mare increspato come carta stagnola.<br \/>\nDevo svegliare Lea. Mi guarda con gli occhi cisposi. Le mani si aprono mentre la prendo in braccio e il pezzo di pane cade. Sento scorrere una tenera comprensione tra noi, come se fosse gi\u00e0 adulta.<br \/>\nQualcuno ha acceso una sigaretta. Mi piace l\u2019odore che fa il tabacco appena brucia. Adesso il ventre morbido spinge contro il parapetto, guardo gi\u00f9: non \u00e8 poi cos\u00ec alto. Potrei dire: \u201cAddio.\u201d Ci vorrebbe un attimo.<br \/>\n\u201cBello qui, mamma!\u201d la sua mano tocca debolmente la mia guancia. Gliela prendo e la scosto con un movimento lento perch\u00e9 non ci resti male.<br \/>\n\u201cTi porto a vedere le tartarughe.\u201d<br \/>\nLa faccio scendere. Appena le scarpe toccano terra si accorge che le manca qualcosa. Indica il pezzo di pane tra i cespugli poi guarda la sua mano.<br \/>\n\u201cNe abbiamo altro, tranquilla.\u201d Sono diventata brava a rassicurarla.<br \/>\nLa vasca \u00e8 un laghetto recintato; a stento distinguo le tartarughe dalle chiazze di melma. Cinque secondi dopo, Lea \u00e8 di nuovo tra le mie braccia. Noto che alcune tartarughe, lungo il bordo, galleggiano capovolte. Ipnotizzata da quei piccoli cadaveri, le mie braccia iniziano a perdere forza. Eppure, non posso fare a meno di fissare quella staticit\u00e0. Mi trascina nel bagno della nostra casa.<br \/>\nMi vedo piegata sul lavandino. \u00c8 terribilmente sudicio. So che potrei sollevarmi spingendo sul bordo, ma non lo faccio e continuo a pensare: non l\u2019ho fatto apposta.<br \/>\nIl colpo improvviso di un pallone contro la ringhiera mi riporta nel parco.<br \/>\n\u201cMamma, pane per le tartarughe!\u201d Di nuovo le sue manine sul mio viso. Perch\u00e9 lo fa? Fingo, sorrido e con la mano libera sfilo dalla borsa la bustina del pane.<br \/>\nLea lancia briciole e pezzi che colpiscono la superficie.<br \/>\n\u201cSignora, \u00e8 vietato, c\u2019\u00e8 scritto!\u201d Accanto a me \u00e8 apparsa una ragazzina uguale a tutte le adolescenti: capelli neri fino al sedere e pancia scoperta. Indica un cartello, usando un\u2019unghia fucsia.<br \/>\n\u201cAh, s\u00ec, grazie.\u201d Non ho voglia di mettermi a discutere n\u00e9 di giustificarmi. Ma Lea ha il broncio. Sono stata io a dirle che poteva farlo. Che madre sono?<br \/>\n\u201cAndiamo al bar, la mamma ha voglia di un gelato.\u201d<br \/>\n\u201cMamma braccio, braccio mamma.\u201d<br \/>\n\u201cTesoro, siamo quasi arrivate, un altro po\u2019 e ci sediamo.\u201d Lea piange giusto qualche secondo nella speranza di convincermi a prenderla ancora in braccio. S\u00ec, lo so, il sole non ci d\u00e0 tregua. Manca poco.<br \/>\nAllora mi invento una storia; a furia di parlare riuscir\u00f2 a distrarla.<br \/>\nMi segue, una gamba dopo l\u2019altra, solleva la spalla come per coordinare i passi. Ho i capelli appiccicati al collo, sono in debito di ossigeno.<br \/>\n\u201cE poi, cosa succede al bambino?\u201d<br \/>\nIl bambino della storia, dov\u2019ero rimasta? Mi sono fermata a quando, dal cielo, cade il piede del sole, il sole ha perso il suo piede\u2026 il piede e non la scarpa, perch\u00e9? La fantasia non mi \u00e8 mai mancata, quella no.<br \/>\n\u201cBeh, il bambino trova il piede nel giardino della sua casa.\u201d Il cuore si gonfia: ora sono come tutte le altre mamme. \u201cPossiamo chiamarlo Gino.\u201d<br \/>\n\u201cFacciamo Purino, s\u00ec Purino \u00e8 bello per il piede.\u201d Lea abbassa la testa come per cercare davvero quell\u2019arto lungo i suoi passi.<br \/>\n\u201cVada per Purino!\u201d<br \/>\n\u201cAh, ma il bambino non ha il nome!\u201d<br \/>\n\u201cAccipicchia!\u201d<br \/>\n\u201cMm-mm\u201d Stringe le labbra. Diventano due linee parallele mentre la fronte liscia si riempie di piegoline, poi dice: \u201cTonio!\u201d<br \/>\nQuesta storia piace anche a me. La verit\u00e0 \u00e8 che mi piacciono gli occhi di Lea pieni di sorpresa.<br \/>\nIl bar \u00e8 un antro alla base del piccolo museo. I muri sono bianchi, l\u2019atmosfera \u00e8 gelida, da cantina; ci sono bolle di umidit\u00e0 negli angoli. Sul cartellone dei gelati alcuni sono stati cancellati con un pennarello nero. Il Cucciolone c\u2019\u00e8, per\u00f2. Pago, ne prendiamo due. In tutto ci sono tre tavolini e qualche sedia lasciata qua e l\u00e0 come se qualcuno fosse scappato per un\u2019urgenza. Scegliamo l\u2019unico tavolino accanto all\u2019uscita.<br \/>\n\u201cTi aiuto?\u201d<br \/>\n\u201cFaccio io, lo so fare, guarda!\u201d \u00c8 brava a scartocciare.<br \/>\nAdesso tocca a me. Dopo l\u2019ultimo morso Lea fa girare la testa da un lato all\u2019altro. Anche io ho sentito una voce; ha detto il mio nome.<br \/>\nAl bancone del bar ci sono solo due ragazzi. Mi sporgo verso gli altri tavolini, nessuno guarda nella nostra direzione. Poi, di nuovo: \u201cAnna!\u201d<br \/>\nQuesta volta \u00e8 alle mie spalle. Mi giro con una lenta torsione del busto, e lui \u00e8 l\u00ec.<br \/>\nDalla faccia smorta sembra che mi abbia cercato per un\u2019eternit\u00e0.<br \/>\nSi avvicina, ma quando vede Lea nascosta dal mio corpo, si blocca: ha capito! No, invece. Riprende a camminare; le mani lungo i fianchi. Spalanco gli occhi nella speranza che capisca il segnale. Ma Giancarlo non ha intenzione di fermarsi. Ecco che l\u2019aria nel bar viene risucchiata fuori da un grande aspirapolvere. Presto si accartocceranno sedie e tavolini e Lea e io.<br \/>\n\u201cLea, guarda chi c\u2019\u00e8!\u201d Recita, Anna, recita.<br \/>\nAnche Lea \u00e8 sorpresa, ha la bocca aperta e gli occhi che seguono Giancarlo.<br \/>\nSi ferma tra me e Lea, in piedi. Non prendere la sedia\u2026 non \u00e8 questo il momento.<br \/>\n\u201cCiao, Lea. Ciao anche a te, Anna.\u201d<br \/>\nLo riconosco quel mezzo sorriso: \u00e8 un sorriso che impedisce alle parole di uscire. Le faccio rotolare io le parole dalla bocca. \u201cChe strano vederti qui\u2026 prendi pure il nostro tavolino, ce ne stavamo andando.\u201d<br \/>\nCome un\u2019ombra, una figura esile si ferma accanto a Giancarlo. In un attimo \u00e8 appesa al suo braccio col mento che preme sulla clavicola. \u00c8 bionda, \u00e8 bella, \u00e8 giovane.<br \/>\nSe sapesse.<br \/>\nGiancarlo si rivolge solo a mia figlia. Lei si fida, si \u00e8 sempre fidata. Parlano delle tartarughe, del gelato, lui sempre in piedi. Sfrego i denti per non scoppiare davanti a tutti.<br \/>\n\u201cLea, meglio se andiamo, devo ancora pensare al pranzo.\u201d<br \/>\n\u201cCredo che Lea sia stanca di camminare.\u201d Giancarlo si intromette.<br \/>\n\u201cMamma, possiamo prendere le caramelle?\u201d Lea si gira verso Giancarlo come per chiedergli il permesso. Non so perch\u00e9 lui la rassicuri, non ne ha il diritto! Eppure, Lea lo ascolta.<br \/>\n\u201cPosso accompagnarla io, se per te va bene.\u201d Anche la voce di Lorena \u00e8 perfetta.<br \/>\nDigrigno ancora i denti. Mi violento. \u201cSe a Lea fa piacere.\u201d Si allontanano.<br \/>\nUn dolore al braccio sinistro mi costringe a guardare Giancarlo. \u00c8 accanto a me; le sue dita lasceranno il segno sul mio braccio gi\u00e0 martoriato.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 sei sparita?\u201d<br \/>\n\u201c\u00c8 pi\u00f9 bella di come la immaginavo.\u201d<br \/>\n\u201cNon sei in te, Anna!\u201d<br \/>\nS\u00ec, sono al di fuori di me stessa, ma non come intende lui.<br \/>\n\u201cNon ti \u00e8 mai importato nulla di Lorena.\u201d Incalza.<br \/>\n\u201cAdesso \u00e8 diverso.\u201d<br \/>\n\u201cNon ti aiuter\u00e0 cambiare discorso, e poi lo sai che da quando noi due\u2026 be\u2019, non \u00e8 pi\u00f9 come prima con lei!\u201d<br \/>\n\u201cNon ti devi giustificare.\u201d Lea e Lorena sono ancora al bar. \u201c\u00c8 la ragazza giusta per te.\u201d<br \/>\n\u201cInvece, scappare \u00e8 la cosa giusta?\u201d<br \/>\n\u201cNon capisco a cosa ti riferisci.\u201d<br \/>\n\u201cGuarda che Lea mi ha raccontato tutto. Appena ti ho vista ho capito subito le tue intenzioni: non te lo lascer\u00f2 fare!\u201d<br \/>\nIl suo alito caldo sa di sigarette, me le ricordo le sigarette accese durante i nostri incontri. \u201cSei il suo insegnante di nuoto, non puoi fare proprio nulla.\u201d<br \/>\n\u201cAnna, parler\u00f2 con chi pu\u00f2 fare qualcosa.\u201d<br \/>\nNon esiste qualcuno che possa fare al posto mio.<br \/>\nGli dico addio con gli occhi e lui lo sa, lo sa che non ci rivedremo. Niente pi\u00f9 sbagli. Sa che non sar\u00e0 pi\u00f9 l\u2019insegnante di Lea, e non perch\u00e9 siamo stati amanti, anche se mi sembra cos\u00ec ridicola questa parola, adesso. Ci siamo piaciuti, \u00e8 stata la cosa pi\u00f9 vicina a un rapporto moglie e marito. Lui fidanzato con Lorena e io sposata con un altro. Poi \u00e8 diventato sesso e abbiamo spartito i nostri segreti.<br \/>\nIntanto, mia figlia \u00e8 tornata da me. Stringe le caramelle. Questa volta non cadranno.<br \/>\n\u201cQuanto ti devo, Lorena? Scusami, avrei dovuto farlo io.\u201d<br \/>\n\u201cSono un mio regalo per Lea.\u201d Si piega per guardare mia figlia in viso. \u201cSpero che ci rivedremo presto, allora.\u201d La sua voce avvolge Lea in un velo invisibile, io ne rimango fuori.<br \/>\nPrima di andare via devo salutare Giancarlo. Stringo la mano a Lorena, poi sposto il braccio verso Giancarlo. Nessuno pu\u00f2 sentire la forza nelle nostre mani che si salutano. Quanto \u00e8 successo tra noi non va considerato un fallimento, ma non ci rivedremo pi\u00f9.<br \/>\nIl parco \u00e8 inondato di luce mentre attraversiamo nuvole di insetti che brillano.<br \/>\n\u201cTorniamo indietro a dare da mangiare ai piccioni?\u201d<br \/>\n\u201cPossiamo, mamma?\u201d<br \/>\n\u201cNessuno ci dir\u00e0 che non possiamo, tranquilla.\u201d<br \/>\nIl passeggino non mi serve pi\u00f9. Prendo Lea in braccio. La appoggio sul fianco cos\u00ec potr\u00f2 guardare i gradini. Il panorama, al centro delle file di alberi, scompare dietro al parapetto, scalino dopo scalino. Siamo di nuovo sul vuoto.<br \/>\nTornano le parole di Giancarlo: so tutto. Che sia stata solo una provocazione, la sua? Sono stata attenta&#8230; ho ripulito. La mia maglietta rosa, ma s\u00ec, avrei dovuto nasconderla gi\u00e0 dalla prima volta! Ma che sto dicendo? Sono sicura di averla messa nell\u2019indifferenziata. S\u00ec, la prima volta. Niente pi\u00f9 errori.<br \/>\n\u201cMamma, ferma!\u201d<br \/>\nRicordo la patina di sporcizia nel lavandino del bagno. Gocce e striature. Non \u00e8 vero che tutti gli esseri umani si rompono a un certo punto. Alcuni nascono difettosi.<br \/>\n\u201cMamma, piano!\u201d<br \/>\nQuando a stento mi riconoscevo. Quando l\u2019unica soluzione era ripetere: Non l\u2019ho fatto apposta. La mano e il buio e il dolore; l\u2019American Express. E adesso, potrei chiudere gli occhi e lasciarmi cadere. Non ci sarebbe il tempo di accorgersi di niente.<br \/>\n\u201cMamma!\u201d<br \/>\nE lui sarebbe solo un ricordo.<br \/>\n\u201cMamma, mamma!\u201d La voce di Lea entra nella mia testa e torno in me.<br \/>\nMi guarda senza capire, mi accarezza le lacrime. L\u2019ha sempre saputo!<br \/>\n\u201cMamma, non piangere.\u201d<br \/>\nLa stringo, la bacio, le sussurro di perdonarmi.<br \/>\n\u201cAdesso mamma sta bene, Lea.\u201d Adesso so che posso farcela.<br \/>\nQuante volte il mostro che ho sposato ha provato a portarmela via, ogni volta che sbagliavo, e non bastava dire: \u201cNon l\u2019ho fatto apposta\u201d. Un piatto che cadeva dalle mani erano due, tre schiaffi, poi sono diventati pugni.<br \/>\nQuando ha scoperto che con l\u2019American Express si possono fare tante cose simpatiche a una donna, ho pensato che fosse arrivata la mia fine. Mentre mi tagliava urlava: \u201cNiente pi\u00f9 errori, hai capito?\u201d<br \/>\nNascondevo Lea tra i giocattoli. Le dicevo: \u201cAspetta qui che mamma sistema la cucina\u201d. Poi, alzavo il volume dello stereo e tornavo da lui, sapevo cosa mi aspettava. La musica copriva i colpi e le sue urla.<br \/>\nIl naso rotto era per la polvere sui mobili. I capelli impigliati nei suoi pugni, dopo che me li aveva strappati, erano perch\u00e9 non sapevo fare la madre. Il sangue in bocca copriva tutti i sapori, persino l\u2019acqua.<br \/>\nSono arrivata a farmi schifo. Facevo in fretta a truccarmi, mi buttavo acqua in faccia per togliere i segni. Ogni giorno guardavo il loro progressi sul mio viso. Poi \u00e8 arrivato Giancarlo, ma neanche lui poteva salvarmi.&nbsp;<br \/>\nHa ragione: volevo farla finita.<br \/>\nAlcuni di noi nascono difettosi. Il padre di Lea \u00e8 uno di questi, un errore, nient\u2019altro che un errore. Agli errori si pu\u00f2 rimediare, fino all&#8217;ultimo respiro, e allora avr\u00f2 vinto io.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_52012\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"52012\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lea dorme ancora, ne approfitter\u00f2 per guardare il parco. 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