{"id":51940,"date":"2023-05-30T17:11:02","date_gmt":"2023-05-30T16:11:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51940"},"modified":"2023-05-30T17:11:03","modified_gmt":"2023-05-30T16:11:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-macchie-lunari-di-paola-grifo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51940","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Macchie lunari&#8221; di Paola Grifo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Era una serata afosa, per questo in camera mia la finestra era ancora aperta. Io cercavo invano un refolo d\u2019aria, appoggiata al davanzale, il pigiama di cotone con la stampa di Titti e Silvestro appiccicato addosso. Guardavo il cielo e pensavo a come dire quella cosa ai miei genitori. Pi\u00f9 ci pensavo, pi\u00f9 mi sembrava impossibile parlarne, ed ecco che al sudore sulla schiena si era aggiunto quell\u2019insolito peso al basso ventre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non eravamo ancora andati alla casa al mare, dove di certo avrebbe fatto pi\u00f9 fresco, e questo in effetti era inconsueto. Ma non ci eravamo andati proprio perch\u00e9 a Chiavari la tiv\u00f9 non ce l\u2019avevamo, mentre in quel luglio 1969, la tiv\u00f9 pareva indispensabile. Avrei potuto anch\u2019io guardarla fino a tardi, in deroga alla inflessibile regola \u201ca letto dopo Carosello\u201d, che solitamente mi costringeva a sbirciare lo schermo di nascosto da dietro la porta socchiusa della sala, finch\u00e9 gli occhi non cominciavano a bruciarmi e mi rassegnavo a tornare nel mio letto. Ma&nbsp; quella sera ci sarebbe stato un evento incredibile, che pure io, aveva detto pap\u00e0, avrei dovuto vedere: l\u2019uomo che cammina sulla luna!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Guardavo la luna tra i palazzi, e cercavo le parole giuste per affrontare i miei genitori. In fondo, si trattava di un fatto come un altro, e di un fatto naturale, per giunta. Ma perch\u00e9 proprio a me, pensavo? E perch\u00e9 cos\u00ec presto? Gi\u00e0 sentivo i commenti di mamma, un misto fra un malcelato orgoglio femminile e il suo profondo imbarazzo per certi temi; ma soprattutto, mi immaginavo con ansia gli sguardi muti di pap\u00e0, sospesi fra vergogna e fastidio. Presi Igloo, l\u2019orsetto di peluche, per stringermelo sulla pancia, ma faceva talmente caldo che alla fine lo lasciai cadere a terra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La luna per\u00f2 non mi sugger\u00ec niente, se non di tacere. Anche lei sembrava voler ignorare quello che le stava capitando.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0, mi pareva improbabile che si potesse camminare su quella faccia bianca appesa nel cielo, tonda come una padella e con un\u2019espressione da vecchio imbronciato. E ancora pi\u00f9 irreale che un luogo simile, lontano come i sogni, lo si potesse raggiungere in un solo giorno. Eppure, pap\u00e0 mi aveva spiegato che il razzo era partito ieri, e oggi sarebbe successa quella cosa per cui era stata addirittura inventata una parola nuova: <em>allunaggio<\/em>. Dunque, trascinando un po\u2019 i piedi, raggiunsi i miei in salotto, pronta ad assistere con loro a questo evento straordinario.<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo l\u00ec, sul sof\u00e0 di velluto, in mezzo ai miei genitori, le gambe strette. I miei occhi, puntati sulla tele nell\u2019attesa di passi umani sul viso di quel vecchio strambo e grigio che viveva in cielo, scorgevano per ora soltanto lo spettacolo noioso di una platea di uomini, altrettanto grigi, seri e un po\u2019 imbronciati: anche loro, ospiti della sede RAI, silenziosi e un po\u2019 tutti uguali nei loro completi scuri, aspettavano con me, lo sguardo incollato alle televisioni in sala.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto del mio corpo, frattanto, cercava di restare immobile per non tradirsi, rigido in pizzo al divano, nel timore che la serata potesse essere turbata da quell\u2019evento sconcertante che mi stava capitando. Cercai di non pensarci e di tuffarmi nell\u2019insolita atmosfera di festa che circolava in casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi concentrai sulla trasmissione. Conduceva un signore sorridente, che riempiva l\u2019attesa con commenti, numeri e astrusi termini tecnici. Aveva il ciuffo biondo, gli occhiali quadrati, e un nome da soldatino di latta: Tito Stagno. Tito era giovane, eccitato, si muoveva a scatti sulla sedia mentre cercava di spiegarci le operazioni, parlando di pulsanti, luci di emergenza, capsule piccole come ascensori. A volte, traduceva alcune parole degli astronauti, che leggeva da uno schermo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era poi un&#8217;altra voce, roca e pi\u00f9 anziana, gi\u00e0 sentita al telegiornale: \u201cVi parla Ruggero Orlando\u201d, che le mie orecchie di bambina associavano al pupo Orlando Furioso, un ricordo che pap\u00e0 aveva portato dalla Sicilia e che era appeso a un gancio in ingresso. Avevo trascorso molti pomeriggi da sola, a inventare storie con quella marionetta, alta poco meno di me. Accarezzavo le piume rosse dell\u2019elmo, sguainavo la spada dall\u2019elsa di ferro perch\u00e9 si battesse con immaginari nemici, o gli sollevavo la visiera per farmi guardare, nei panni di Angelica, per poi ridere dei suoi occhi strabici dalla furia d\u2019amore! Chiss\u00e0 se anche questo Ruggero Orlando era furioso. Forse s\u00ec, almeno un po\u2019, pensai, quando lui e il biondo Tito si erano messi a discutere: Tito aveva urlato entusiasta \u201cHa toccato!\u201d, riferendosi al <em>ragno<\/em>, nome in codice del modulo lunare, e aveva quindi dato il via ad un fragoroso applauso del pubblico, ma Orlando da Houston aveva ribattuto piccato: \u201cEh no, qui ci pare che manchino ancora dieci metri\u201d. Noi da casa, per\u00f2, non vedevamo niente, e non potevamo sapere chi avesse ragione. Era tutto talmente bizzarro: io che guardavo in televisione dei signori, che a loro volta guardavano altre televisioni con altri signori\u2026 Roba da far girare la testa. Mamma, dopo quel bisticcio, si era messa a ridere, commentando \u201cAndiamo bene!\u201d, e allora risi anch&#8217;io, con poca convinzione. \u201cIl mondo, da oggi, non sar\u00e0 pi\u00f9 lo stesso\u201d declam\u00f2 poi mio padre, solenne. A me quella frase suon\u00f2 come una condanna, perch\u00e9 forse anche il mio, di mondo, non sarebbe stato pi\u00f9 lo stesso: me lo sentivo, per via di quel dolore alla pancia e del calore liquido che avvertivo fra le cosce, nonostante il mucchietto di carta igienica infilato nelle mutande. Di sicuro, avrei lasciato una traccia di sangue sul cuscino dove mi ero seduta. Lo guardai di sfuggita, mentre mi alzavo in piedi assieme ai miei, che applaudivano all\u2019allunaggio con aria convinta, facendo eco alle ovazioni dei tizi nello schermo. Immaginai che anche in altre case si stesse ripetendo la stessa scena, come in un gigantesco gioco di scatole cinesi. Sulle righe del velluto beige, scorsi una macchia rosso-brunastra, la cui forma ricordava vagamente un biscotto savoiardo, di quelli che mamma usava per fare la zuppa inglese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 non ero riuscita a dirlo? Ora, l\u2019avrebbero scoperto nel peggiore dei modi, mi avrebbero dato della stupida e mia madre, poi, avrebbe fatto chiss\u00e0 che scena per il divano sporco. In fondo, qualche mese prima era stata proprio lei a spiegarmi come meglio poteva le faccende relative al sesso. \u00c8 solo che le sue parole mi erano suonate fredde e impersonali, come se le avessi sentite in un documentario, e forse era per questo che le avevo quasi dimenticate. E pap\u00e0? Non sarei pi\u00f9 stata la sua bambina, avrebbe iniziato a guardarmi in un altro modo. Esisteva una parola per dire che per lui sarei diventata qualcosa di potenzialmente in pericolo e pericoloso assieme? Io non la conoscevo, ma sapevo che, d\u2019ora in poi, avrebbe sentito sempre di pi\u00f9 il dovere di proteggermi da chiunque, dagli altri e da me stessa, e sarebbero perci\u00f2 aumentati divieti e restrizioni. Conoscevo la sua gelosia: una volta mia madre aveva detto che il pediatra di mio fratello \u201cera un bell\u2019uomo\u201d, e pap\u00e0 non le aveva rivolto parola per un mese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo non sarebbe davvero pi\u00f9 stato lo stesso per me, e non ero pronta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando in tiv\u00f9 apparve l\u2019impronta di Aldrin sulla sabbia della Luna guardai ancora quella che avevo lasciato io sul velluto. Avevano una forma simile\u2026 Fu in quel momento che mi sembr\u00f2 tutto pi\u00f9 vero: i primi passi dell\u2019uomo sulla luna, e i miei primi passi nel corpo di una donna di nove anni. Chiss\u00e0 se sarebbe andato tutto bene, come aveva detto la mamma.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51940\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51940\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una serata afosa, per questo in camera mia la finestra era ancora aperta. 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