{"id":51857,"date":"2023-05-28T19:39:35","date_gmt":"2023-05-28T18:39:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51857"},"modified":"2023-05-28T19:39:36","modified_gmt":"2023-05-28T18:39:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-minnie-di-irene-catanzariti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51857","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Minnie&#8221; di Irene Catanzariti"},"content":{"rendered":"\n<p>   <em>Per cominciare, grazie dell&#8217;invito. Mi chiedeva cosa mi colpisca in questi casi. Ci\u00f2 che non manca mai di farmi sorridere \u00e8 la convinzione che siate voi, bipedi implumi, a servirvi di noi, come se noi fossimo necessariamente felici di subire le vostre decisioni, senza mai aver voce in capitolo su dove dirigere anche quella, che tutto sommato, \u00e8 la nostra vita, oltre alla vostra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Capita al principio che ci desideriate, magari a lungo. Ci volete belle, ma anche resistenti alla fatica, per un fuggevole momento, oppure per la vita intera, sempre che, con tutto quello a cui ci sottoponete, non andiamo in pezzi prima.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Alcune di noi parrebbero a prima vista pi\u00f9 fortunate, ma non mi cambierei con loro per nulla al mondo: rinchiuse come sono in torri d&#8217;avorio, dalle quali hanno solo rare occasioni per evadere. Portate in giro come regine in taxi o limousine, quasi senza toccare terra, restano comunque prigioniere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;   La prima volta mi sembr\u00f2 molto tranquilla dietro ai grandi occhi chiari, spalancati. Era paffutella in viso, serafica. Portava una gonna leggermente scampanata sopra calze a righe orizzontali bianche e nere, come la maglia.<\/p>\n\n\n\n<p>   Unica nota stonata: le scarpe.<\/p>\n\n\n\n<p>   Massicce, sgraziate, carnose. Due parallelepipedi di pelle verdognola, fibbie di ottone, cerniere spesse laterali a fare da inserto e un pesante carrarmato sotto. Non solo non slanciavano la gamba, ma la deprimevano. Erano, in una parola, semplicemente brutte.<\/p>\n\n\n\n<p>   Mi incurios\u00ec. Per questo mi feci dare la scheda dalla caposala. L&#8217;aggiornamento pi\u00f9 recente risaliva ad una settimana dopo il fatto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Allora, signorina, cosa voleva dirci?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Vorrei indietro le mie scarpe.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Forse non sono di suo gusto quelle che le abbiamo fornito?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Non sono abbastanza grosse.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Ed \u00e8 un problema per lei?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: S\u00ec. Mia nonna diceva sempre: \u201cscarpe grosse e cervello fino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Interessante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Secondo mio padre sarei una senza cervello, cos\u00ec ho comprato quelle scarpe. Adesso le rivoglio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Suo padre era solito offenderla in questo modo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Lui parlava per il mio bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Capisco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Pensi che una volta mi disse pure che avevo grandi talenti e che li avevo sprecati: una scelta sbagliata dietro l&#8217;altra. E me le enumer\u00f2 tutte. Fu molto preciso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Di quali scelte si trattava?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Numero 1: la mia occupazione. A me piace quello che faccio, anche se guadagno poco, ma mio padre non l&#8217;ha mai considerato un vero lavoro, intanto perch\u00e9 non ho opportunit\u00e0 di carriera e poi perch\u00e9 mi diverto; numero 2: il mio fidanzato. Un bravo ragazzo, ma poco ambizioso a detta sua. A lui le scarpe sono piaciute subito.<\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Dopo il primo momento di innamoramento, siamo date per scontate, tranne casi fortunati, spesso dimenticate e, dopo esservi state accanto per gran parte del cammin di vostra vita (come diceva il sommo poeta), messe da parte, buttate via come scarpe vecchie. Per questo non mi sento di giudicare, pur non potendola certo approvare, la reazione di alcune di noi verso taluni vostri atteggiamenti. Come ho avuto modo di affermare in passato, la mancanza di considerazione, l&#8217;essere trascurate, rifiutate o bullizzate, pu\u00f2 predisporre a comportamenti antisociali in soggetti borderline o che crescono in ambienti e situazioni familiari difficili. Non sarebbe, quindi, strettamente parlando, colpa loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;   Disturbato da un rumore sordo che pareva provenire dalle viscere della terra e premeva per uscire proprio sotto la sedia alla quale ero inchiodato ormai da troppo tempo, alzai gli occhi dal fascicolo e guardai al di l\u00e0 del finestrone situato proprio di fronte alla scrivania.<\/p>\n\n\n\n<p>   Fu guardando fuori che la vidi: seduta, le gambe a penzoloni gi\u00f9 dal muretto che separava il giardino dal vialetto di collegamento tra i padiglioni, a testa bassa batteva ritmicamente contro la pietra grigia ormai scrostata i pesanti carrarmati delle scarpe, troppo grandi per le sue gambe. Colpo dopo colpo vidi la superficie di quel muro sbriciolarsi come presa a picconate e il giallo chiaro delle scaglie della pittura che la ricopriva ammucchiarsi alla base, seguito dal bianco dell&#8217;intonaco e dal rosso del mattone. Osservava le scarpe concentrata, le labbra tirate, le sopracciglia aggrottate che deformavano appena il bel viso, come se non fosse lei ad imprimere quel movimento distruttivo, ma ne fosse, anzi, un po&#8217; stupita.<\/p>\n\n\n\n<p>   Appena quell&#8217;idea mi attravers\u00f2 il cervello, mi riscossi: dovevo aver lavorato troppo se la mia mente partoriva simili sciocchezze. Respirai profondamente due o tre volte, liberando il diaframma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Non mi sembra che suo padre fosse molto incoraggiante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Forse ha ragione, ma lo faceva solo perch\u00e9 si preoccupava per me.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: E sua madre?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Mia madre \u00e8 morta dandomi alla luce. Mio padre mi ha sempre detto che era colpa mia se sua moglie non c&#8217;era pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Lei sa che non \u00e8 vero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Se io non fossi nata, mia madre sarebbe ancora viva e vegeta. Il parto \u00e8 un evento pericoloso, mio padre me lo ripeteva sempre. Come avvertimento, perch\u00e9 avevo un fidanzato, credo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Era contento che lei avesse un fidanzato?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Veramente diceva che non era proprio il mio fidanzato, ma uno con cui mi accompagnavo. Nessuno sano di mente avrebbe potuto desiderare di stare veramente con me. Cos\u00ec diceva. Gli piaceva tanto scherzare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>   Invece di sviluppare sintomi depressivi, come ho visto accadere fin troppe volte, alcune reagiscono con rabbia. Mentre la maggior parte si limita a mangiarsi dentro, a consumarsi, a sbriciolarsi dall&#8217;interno, sono poche (e mi sento di aggiungere Per fortuna) quelle che non riescono invece, questa rabbia, a controllarla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   La ragazza, sentendosi osservata, alz\u00f2 gli occhi e sorrise. Poi scese dal muretto e cominci\u00f2 a portare lentamente un piede avanti all&#8217;altro, lungo una linea visibile solo a lei. Nuovamente mi colse l&#8217;impressione che fossero le scarpe a portarsi dietro le sue gambe, il bacino, l&#8217;intero suo corpo e non viceversa. Era proprio ora che andassi a casa a riposare.<\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Rimango sempre stupita della maniera molto \u201ccreativa\u201d (passatemi il termine, non vorrei pensaste che io le approvi o che possa anche lontanamente plaudire a siffatte esternazioni. Per indole e disposizione naturale sono, infatti, estremamente contraria all&#8217;eccesso e ad ogni sua manifestazione), dicevo, rimango davvero meravigliata degli escamotage da queste personalit\u00e0 individuati per colmare la disparit\u00e0 nel margine di manovra che abbiamo noi rispetto a voi. Ma si sa: il bisogno affina l&#8217;ingegno. E il bisogno di sfogarsi o fare giustizia (perch\u00e9 tale pu\u00f2 essere nella maggior parte dei casi la motivazione) diviene a volte un pungolo al quale \u00e8 impossibile sottrarsi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Devo ammettere che quelle scarpe mi erano state antipatiche sin dall&#8217;inizio. Cos\u00ec sgraziate, di un colore fangoso, un grip inutile per i marciapiedi cittadini, aggressive. E cosa mai c&#8217;entravano con i graziosi abiti della ragazza? Con i suoi modi misurati, delicati? Per carit\u00e0, ognuno \u00e8 libero di vestirsi come crede, ma quelle scarpe urtavano la mia sensibilit\u00e0, erano incongrue.<\/p>\n\n\n\n<p>   Togliendomi gli occhiali, mi sfregai con pollice e indice la radice del naso, mi sentivo proprio stanco. Prima di andare, per\u00f2, volevo concludere la lettura dell&#8217;incartamento in modo da iniziare la terapia gi\u00e0 l&#8217;indomani.<\/p>\n\n\n\n<p>   Sfogliando a ritroso il fascicolo, andai al giorno del fatto. Il dott. Formenti, che avevo sostituito dopo l&#8217;incidente in cui si era rotto malamente femori e tibie, aveva fatto un buon lavoro con la trascrizione dei colloqui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Si sieda, signorina, vuole un bicchiere d&#8217;acqua?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: No, grazie, sto bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Vuole forse lavarsi il viso, le mani?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: No, grazie, trovo che il rosso si intoni al vestito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Ci racconti con parole sue cosa \u00e8 accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>   C&#8217;era una nota scritta a mano a margine della pagina, immaginai fosse del dottor Formenti. Strizzai gli occhi e lessi \u201cLe scarpe mi osservano\u201d, possibile?<\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Proseguendo con gli studi, ho appreso, ad esempio, che uno shock scaturito da un evento destabilizzante pu\u00f2 contribuire ad una manifestazione violenta. Correlato a questo discorso c&#8217;\u00e8 quello del disturbo post traumatico da stress, generato da una ferita emotiva spesso risalente all&#8217;infanzia, un trauma di origine diversa: un abuso &#8211; non solo fisico -, negligenza, abbandono, rifiuto, un lutto. Per alleviare l&#8217;ansia e la tensione, tali soggetti metterebbero prima, in scena una serie di fantasie mentali, per poi, magari dopo anni, esplodere in forma di violenza, anche estrema.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Alzai nuovamente gli occhi alla finestra, ma la ragazza non si vedeva pi\u00f9. Mi avvicinai al vetro. Vagai con lo sguardo lungo le siepi che dividevano i marciapiedi di collegamento tra un padiglione e l&#8217;altro e finalmente la vidi alla mia sinistra, in mezzo ad un&#8217;aiuola. Stava scavando una buca con il tacco e il contrafforte della scarpa destra e, quando evidentemente giudic\u00f2 sufficiente la profondit\u00e0, la vidi spingere qualcosa con la punta nella buca e con la suola di quell&#8217;orrendo carrarmato ricoprirla e pestare con violenza la terra fino a pareggiarla. Quindi si inginocchi\u00f2 e appoggi\u00f2 con delicatezza sulla buca appena ricoperta qualcosa che non riuscii a distinguere, mi ripromisi di andare a vedere pi\u00f9 tardi di cosa si trattasse.<\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Senza necessariamente scomodare il disturbo post traumatico da stress, chi di noi non sarebbe tentato di reagire a provocazioni costanti, a costanti manifestazioni, di disistima, se non addirittura di palese disprezzo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Il mio sguardo corse ancora a quelle scarpe che, per quanto potevo vedere a quella distanza, mi parvero respirare. Vedevo formarsi all&#8217;altezza delle fibbie nuvolette di vapore, come quando si respira all&#8217;aperto in pieno inverno. Dove l&#8217;ardiglione violentava la pelle per entrare, immaginai i buchi cedere, allargarsi, fremere e un rigurgito acido mi risal\u00ec in gola mentre mi chiedevo perch\u00e9 la ragazza pareva non accorgersi di nulla. Eppure quelle scarpe avevano un&#8217;infernale vitalit\u00e0 che non potevo essere solo io a percepire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: E&#8217; stato per via delle scarpe.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Che scarpe?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Quelle che ho ai piedi. Fortuna che non si sono macchiate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Vada avanti, la prego.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Ero felice stamani. Era il giorno in cui mi avrebbero confermata al lavoro, avevo superato il mio periodo di prova. Bril-lan-te-men-te, hanno detto. Si rende conto?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: Complimenti, signorina, prosegua pure.<\/p>\n\n\n\n<p>   <em>Una volta ne ebbi in cura due, sia pur per un periodo limitato, due gemelle, sembravano lottatori di sumo, massicce e sgraziate com&#8217;erano, carnose. Ti davano l&#8217;idea che se ci avessi appoggiato un dito sopra, sarebbe sprofondato, risucchiato in quell&#8217;ammasso all&#8217;apparenza molle, in realt\u00e0 molto compatto. Riuscite a immaginare le vessazioni, le costanti prese in giro che, sia pur nella loro giovane vita, aveano subito? Nella migliore delle ipotesi guardate con aria di compatimento, nella peggiore, di aperto disprezzo, con l&#8217;aggiuntiva frustrazione di non poter mai dire nulla. Purtroppo potei fare molto poco per loro, il danno interiore troppo grande<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Avevo appena terminato di leggere quelle parole, quando vidi la ragazza camminare decisa verso la finestra, mi ritrassi, non so neppure io perch\u00e9 e l&#8217;occhio mi cadde ancora sulle scarpe. Stavano correndo, trascinandosi dietro le sue gambe sottili e facendo svolazzare la gonna leggera. Poi frenarono, proprio sotto il davanzale. Dal riflesso sul vetro, mi resi conto di guardarle con una smorfia di disgusto che cercai istintivamente di reprimere. Dal canto loro, le scarpe mi parvero ghignare, con aria di sfida.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Ero proprio felice mentre facevo colazione. Fischiettavo sottovoce una canzone \u2013 mio padre non ha mai sopportato di sentir canticchiare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDove vai?\u201d Mi ha chiesto. E io tutta contenta gli ho detto che andavo a firmare il contratto per il lavoro dei miei sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl lavoro dei tuoi sogni?\u201d Ha detto lui, sghignazzando. \u201cE ci vai con quelle scarpe da ritardata?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c9 stato per questo, credo, che l&#8217;hanno fatto: non sopportavano pi\u00f9 di essere umiliate e offese. Gli sono arrivate da dietro, le ho viste prendere la rincorsa e poi Sbam! far partire il calcio e lui \u00e8 caduto, sbattendo contro il camino. \u00c9 stato allora che ho preso l&#8217;accetta e l&#8217;ho aperto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: \u201cPer quale motivo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: \u201cPer guardare com&#8217;era il suo, di cervello.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I<\/strong>: E?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>M<\/strong>: Niente di che, d&#8217;altronde cosa vuole pretendere: mio padre ha sempre portato solo striminziti mocassini in similpelle.<\/p>\n\n\n\n<p>   Adesso avevo il quadro completo.<\/p>\n\n\n\n<p>   Mi alzai, spensi la lampada sulla scrivania, misi in borsa il quaderno degli appunti, la custodia con gli occhiali da lettura, la penna stilografica e mi avviai verso le scale. Non vedevo l&#8217;ora di tornare a casa, ero stanco morto, di una stanchezza diversa dalla norma, sperai solo di non covare un&#8217;influenza.<\/p>\n\n\n\n<p>   Non mi ero reso conto di aver fatto cos\u00ec tardi, il corridoio era buio e sul vecchio pavimento in graniglia si sentiva risuonare solo l&#8217;eco dei miei passi.<\/p>\n\n\n\n<p>   Mentre spegnevo man mano le luci dietro di me (le norme dell&#8217;ospedale erano molto severe in materia), guidato solo da quella di emergenza, mi avvicinai alla rampa di scale pi\u00f9 vicina.<\/p>\n\n\n\n<p>   Impegnando il primo scalino, udii uno stridio che mi fece accapponare la pelle, come a scuola il gesso contro la lavagna o il coltello sul fondo di un piatto di porcellana. Mi voltai, ma non vidi nulla, i corridoi vuoti, a quell&#8217;ora personale e pazienti ormai in camera, chiusi per la notte.<\/p>\n\n\n\n<p>   Presi le scale, avevo sempre odiato gli ascensori e per due piani comunque non ne sarebbe valsa la pena.<\/p>\n\n\n\n<p>   Mentre affrontavo la seconda rampa, udii ancora quel rumore, mi girai di scatto e sobbalzai: sul muro alla mia destra, proprio dietro di me, ma appena pi\u00f9 in alto, vidi la testa scura di un rinoceronte. Mi girai per capire cosa avesse potuto creare quell&#8217;ombra, persi l&#8217;equilibrio, come se qualcuno da dietro mi avesse sferrato un gran calcio.<\/p>\n\n\n\n<p>   Mi sentii trascinare in avanti dal peso stesso della testa, annaspai per cercare il corrimano, non lo trovai, con uno scatto di reni tentai di buttarmi all&#8217;indietro, senza successo, rotolai fino in fondo alla rampa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;   \u201cMaledette scarpe\u201d pensai mentre mi caricavano sull&#8217;ambulanza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scarpa I. et al. Intervista alla dott.ssa Sapato in \u201cScarpe assassine: psicopatologia della calzatura moderna\u201d &#8211; Ed. Del Sogno, 1966 \u2013 pp 178-179.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51857\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51857\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per cominciare, grazie dell&#8217;invito. 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Ci\u00f2 che non manca mai di farmi sorridere \u00e8 la convinzione che siate voi, bipedi implumi, a servirvi di noi, come se noi fossimo necessariamente felici di subire le vostre decisioni, senza mai aver voce in capitolo su dove dirigere anche quella, che [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_51857\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51857\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":26237,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[657],"tags":[350,355,45],"class_list":["post-51857","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2023","tag-luccautori","tag-raccontinellarete","tag-racconto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51857"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/26237"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51857"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51857\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51871,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51857\/revisions\/51871"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51857"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51857"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51857"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}