{"id":51826,"date":"2023-05-27T17:24:49","date_gmt":"2023-05-27T16:24:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51826"},"modified":"2023-05-27T17:24:50","modified_gmt":"2023-05-27T16:24:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-niente-di-rotto-di-marcello-luberti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51826","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Niente di rotto&#8221; di Marcello Luberti"},"content":{"rendered":"\n<p>Percorro la valle dei cani, \u00e8 un acquitrino, non c\u2019\u00e8 nessuno a spasso con gli animali. Senza scarpe adatte l\u2019umidit\u00e0 mi penetra nelle ossa. Cade una pioggerella indistinta su Villa Borghese.<\/p>\n\n\n\n<p>La vista del Palazzo che ospita la Galleria pone finalmente termine alla malinconia e a ogni mia belligeranza interiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Una scolaresca caciarona sotto gli ombrelli assedia l\u2019ingresso, non immagina le bellezze che sono contenute in quella che veniva chiamata la \u201cDelizia di Roma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro nella libreria, piena di visitatori, di giovani alla ricerca di gadget, calamite, cartoline, foulard, penne, cover per cellulari.<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio foto delle pubblicazioni e le invio con lo smartphone a mia figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alzo poi lo sguardo su un libro di notevoli dimensioni posto a una certa altezza e vedo una silhouette inquietante.<\/p>\n\n\n\n<p>Sbircio con l\u2019occhio sinistro, senza girarmi verso di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una signora alta, slanciata, pettinatura a caschetto con capelli biondi ingrigiti, sembrano artificiosi. Ha Ray-Ban fotocromatici, non guarda verso di me. Ho intuito il profilo del suo naso, il fascino immutato a distanza di molti anni. Sono ingrassato da allora, ho tutti i capelli bianchi, sono quasi un vecchio, ma potrebbe lo stesso riconoscermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Istintivamente giro le spalle ad Anneke Wiedfeldt detta Anke, la storica dell\u2019arte esperta del Manierismo italiano. Se \u00e8 lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Con discrezione e un po\u2019 di paura guadagno l\u2019uscita, anche se ho promesso a Letizia di cercare tutti i cataloghi riguardanti la Galleria.<\/p>\n\n\n\n<p>Salutai Anke a Porta Cavalleggeri in una giornata di pioggia, nei pressi dell\u2019abitazione di un\u2019amica che l\u2019avrebbe ospitata dopo la fine della nostra storia. Un piccolo trasloco, un addio sgarbato. Io mi liberavo di un amore nato male, lei invece avrebbe continuato ad amarmi pur nelle incomprensioni tipiche di Italia-Germania. E dire che vedemmo insieme in tv le immagini del crollo del Muro di Berlino in uno stato di euforia e commozione: i suoi genitori, ci teneva a ricordare, erano profughi della Prussia Orientale. Nel momento dell\u2019addio non ci baciammo.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, ho sempre temuto e presagito questo momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma potrebbe anche non essere lei. La signora che ho intravisto potrebbe essere un\u2019illusione partorita dagli errori e dalle slealt\u00e0 passate.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi trattengo fuori per vederla senza essere visto, per capire come \u00e8 cambiata una persona che ho amato, o per ammettere che vivo di fantasmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Passano i minuti, faccio piccoli passi su e gi\u00f9. Mia figlia chiama al telefono, non rispondo, metto il silenziatore acustico.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto sul punto di andar via, non reggo l\u2019attesa, ma ecco che dopo alcuni minuti la donna esce, \u00e8 sola, siamo a pochi metri di distanza, sembra che non mi veda. La scruto da sotto l\u2019ombrello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio lei, ho riconosciuto l\u2019attaccatura dei capelli, il taglio della bocca, \u00e8 una signora ancora bella. I suoi lineamenti, da allora, sono pi\u00f9 aggraziati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha una borsa a tracolla, di quelle da studiosi, \u00e8 senza ombrello, veste un lungo impermeabile grigio di taglio maschile. Rinuncio all\u2019ombrello anch\u2019io, anche se gocce impercettibili mi inzaccherano le lenti degli occhiali. Il piazzale \u00e8 deserto. Si incammina in direzione di Porta Pinciana. La seguo a distanza perch\u00e9 non ho il coraggio di fermarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Vibra il telefono con un messaggio di mia figlia. Gli occhi sullo schermo (\u00abmeglio comprare Hirst, in biblioteca non lo trovo\u00bb), metto il piede in fallo su una cunetta di sanpietrini bagnati, perdo l\u2019equilibrio. <a><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Proteggo la testa parando il braccio, getto un oddio e cado su un fianco. Rimango per terra confuso, non capisco subito cosa \u00e8 successo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVieni, che ti d\u00f2 una mano\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00c8<\/a> lei, china su di me, non sorride. Mi aiuta a sollevarmi, la manica sinistra del giaccone si \u00e8 strappata sotto l\u2019ascella. Sento un profumo, come un odore di infanzia, penso ai barattoli di succo di frutta degli anni sessanta, quelli dai colori sgargianti.<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00abAnke \u2026 mi avevi visto?\u00bb<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Dice che mi ha riconosciuto mentre guardavo quel librone in alto sugli scaffali, ha avvertito la mia presenza, non sa come spiegarlo, ma non si \u00e8 girata per guardarmi. Fuori, poi, si \u00e8 accorta che la seguivo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNiente di rotto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCredo di no\u00bb dico mentre mi rialzo appoggiandomi a lei, ho un forte dolore all\u2019altezza dell\u2019anca. La abbraccio istintivamente. Lei non ricambia, \u00e8 a disagio.<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00abGrazie, che vuoi, l\u2019et\u00e0, la distrazione, per stare dietro a mia figlia\u00bb<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Le parlo di Letizia e del suo progetto di museologia per l\u2019universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Bello che tua figlia si occupi di arte, finalmente sorride. Le si accendono le gote, il suo tratto caratteristico. Poi si fa seria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGianni, perch\u00e9 mi seguivi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so, scusami, credevo ce l\u2019avessi con me. Non avevo il coraggio di fermarti. Tu pure mi hai riconosciuto, nella libreria, ma non ti sei voltata\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi, perch\u00e9 mi hai fatto del male\u00bb dice Anke abbassando gli occhi, parla perfettamente, senza la minima inflessione tedesca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi chiedo scusa per allora\u00bb, dico con un senso di liberazione anche se avverto dolore all\u2019anca.<\/p>\n\n\n\n<p>Le racconto dei miei altri tentativi andati male, degli anni di psicoanalisi, del matrimonio a quarant\u2019anni, di mia moglie Monica, della nascita di Letizia, dell\u2019illusione di voltare pagina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono integro all\u2019apparenza, sono andato in pensione l\u2019anno scorso, cerco di rimanere sereno, di gestire la parabola discendente con dignit\u00e0 e se possibile senza conflitti\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00ab<\/a>Non sei cambiato, in due secondi hai fatto la sintesi della tua vita\u00bb mi dice.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 tutta la verit\u00e0. Le scuse che avevo sulla punta della lingua da trent\u2019anni non bastano a tacitare la mia coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovo un muretto bagnato su cui mettersi a sedere. Riattivo la suoneria del cellulare, mi ricordo che devo acquistare il libro che serve a Letizia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE tu che hai fatto, sei rimasta a Roma tutti questi anni?\u00bb le dico guardandola direttamente negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA parte alcuni intervalli in Germania, sono stata qui, non riesco a staccarmi dall\u2019Italia, da Roma\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi offre una gelatina di frutta color viola. Ecco qual era l\u2019odore, mi dico appena la metto in bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi si rimette in piedi, calcia nervosamente le pietroline dello stradino e con la mano si tocca i capelli lisci corti, quasi bianchi, intorno all\u2019orecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente si mette a snocciolare le cose che le sono capitate, vere e proprie sventure, un quadro fosco della sua vita. Ad ogni passaggio si butta la croce addosso: \u00abil problema sono sempre io\u00bb dice ossessivamente e tira calci a vuoto sul brecciolino.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rendo conto che le mie vicende non contano niente, mi vergogno. Vorrei abbracciarla ma mi trattengo, non voglio rivivere la situazione di poco fa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi dispiace, Anke<a>, davvero\u00bb<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 proprio il momento di dire la verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parlo di mio cugino Sergio che ci fece conoscere, morto di tumore quattro anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a><a>\u00ab<\/a>Lo sapevi? Era come un fratello per me. Quando penso a lui mi sento indegno della vita\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>Squilla il telefono, Letizia da Milano mi dice \u00abPap\u00e0 che ti succede?\u00bb.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La rassicuro e le dico che ho incontrato una vecchia amica, una grande esperta di storia dell\u2019arte. Di nuovo, mi chiede di acquistare \u201cArchaeology Now\u201d di Damien Hirst.<\/p>\n\n\n\n<p>Anke mi sente parlare e sembra svegliarsi dal torpore della tristezza. \u00abEccolo\u00bb dice frugando nella cartella \u00abGuarda che combinazione. L\u2019ho appena acquistato. Glielo presto volentieri, se vuoi. Sembra un catalogo molto bello\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>La ringrazio, le dico che Letizia torner\u00e0 a Roma tra una settimana e che parlare con lei potrebbe esserle veramente utile.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVedi cos\u2019\u00e8 la vita?\u00bb dico a lei, ma soprattutto a me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi alzo, ora sento dolore anche al polso. Ci muoviamo per uscire da Villa Borghese, cammino con qualche difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Anke lavora al Goethe Institut come esperta di storia dell\u2019arte. Dopo il dottorato non \u00e8 riuscita a vincere concorsi per la docenza universitaria in Italia, ma \u00e8 contenta cos\u00ec. Cerca di combattere la depressione. \u00c8 in cura da uno psichiatra, \u00e8 dura, dice, ma tira avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi continua lo sfogo verso il marito che l\u2019ha pugnalata alle spalle, senza alcun riguardo per i vent\u2019anni vissuti insieme e per la loro figlia adottiva. Anche Maria ha abbandonato la madre per fare l\u2019universit\u00e0 a Regensburg.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedo davanti a me una donna provata, non gliene \u00e8 andata una giusta. Lei rimane in piedi tutto il tempo, con le mani nelle tasche come a difendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento in colpa, anche se non ci sarebbe un motivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrei cambiare argomento, e invece penso di darle solidariet\u00e0 con altri pensieri tristi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNulla \u00e8 per sempre. Nemmeno i figli sono per sempre, non si salva nulla. Non ce ne rendiamo conto, ma siamo fatti male\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrei dirle che volli innamorarmi di lei per cancellare Enrica dalla mia vita, che sapevo in partenza che non ci sarei riuscito, troppe drammatiche differenze, non ero un uomo libero. La mia confessione sarebbe solo un inutile male a babbo morto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDopo aver incontrato Monica, pensavo di aver accantonato le ansie che mi hanno tormentato fino a una certa et\u00e0, e invece non \u00e8 andata cos\u00ec. Passano gli anni, l\u2019amore non soffia cos\u00ec forte e mi accontento, ho messo fine a quelle rincorse della felicit\u00e0 che sono il sale della vita\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBasta\u00bb mi dice Anke scura in volto, \u00abnon sopporto tutto questo tuo disincanto, mi fa male sentirti\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Appare turbata, tira fuori il libro e si mette a sfogliare le pagine con l\u2019aria di chi non vi pu\u00f2 trovare risposta alle proprie domande.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 insofferente, si distacca da me, accelera il passo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDevo tornare in Istituto, sono in orario di servizio, ti va di accompagnarmi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00ab<\/a>D\u2019accordo\u00bb le dico come per scusarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambio registro per non affliggerla, le parlo di Letizia, di quanto le voglio bene, degli studi che sta facendo a Milano, ha fatto la tesi della laurea triennale su Giulio Romano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon era su Giulio Romano la tua dissertazione del <em>Magister<\/em>? Pensa che coincidenza\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Annuisce, sorride, le scappa una lacrima di emozione e dice \u00abSto invecchiando, scusami, piango per un nonnulla\u00bb. Le prendo un fazzoletto di carta per asciugare le lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuiamo in silenzio la passeggiata lungo il bel quartiere signorile, arriviamo davanti al Goethe Institut.<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00ab<\/a>Anke, cosa dico a Letizia? Il libro glielo presti tu?<a>\u00bb<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Genau<\/em> \u2026 per l\u2019arte questo ed altro, non certo per te\u00bb, dice sorridendo con un pizzico di ironia e recita il suo numero perch\u00e9 io lo registri sul cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGianni, dille pure che attendo una sua chiamata. E che mi farebbe piacere conoscerla una volta a Roma\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente ci abbracciamo, senza baci di cortesia, come a Porta Cavalleggeri. Adesso riesco a guardare Anneke Wiedfeldt senza timore, la tempesta sembra passata.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi saluta, frettolosamente varca il cancello. Io mi fermo fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>La guardo mentre sale lungo le scale del palazzo e le dico ad alta voce \u00abGrazie Anke\u00bb, agito un braccio, ma lei non si volta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51826\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51826\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Percorro la valle dei cani, \u00e8 un acquitrino, non c\u2019\u00e8 nessuno a spasso con gli animali. 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