{"id":51725,"date":"2023-05-24T16:38:49","date_gmt":"2023-05-24T15:38:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51725"},"modified":"2023-05-24T16:38:50","modified_gmt":"2023-05-24T15:38:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-viaggio-sullaltopiano-di-mariangela-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51725","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Viaggio sull&#8217;altopiano&#8221; di Mariangela Giusti"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nella Piana di Bettelmatt, in Val Formazza, sopra Domodossola, c\u2019\u00e8il passo del Gries. Nei secoli vi hanno transitato pastori, cacciatori, mercanti, contrabbandieri, artigiani, artisti itineranti chiamati dalla gente a dipingere le facciate delle case e dai preti delle valli ad abbellire gli interni delle chiese. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo ricevuto un invito, che volli accettare come esperienza di formazione. Cercavo una nuova conoscenza delle cose e di me stessa, per superare la scissione fra il prima e il dopo, per staccarmi dalla condizione di figlia, che non esisteva pi\u00f9, dopo la scomparsa di mia madre. &nbsp;L\u2019invito, rivolto a un gruppo ristretto di persone da un professore anziano, era per un raduno a met\u00e0 fra il sacro e il profano, che prevedeva di ritrovarsi fra vecchi amici quasi ottantenni e persone pi\u00f9 giovani per una commemorazione. La complessit\u00e0 dell\u2019invito era come una sfida per me perch\u00e9 l\u2019altopiano era un luogo sconosciuto e a grandissima lontananza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio viaggio era durato tutta la notte. Avevo viaggiato da sola, ponendo attenzione agli orari e ai cambi di treno nelle stazioni che attraversavo. La notte come apertura, come avvio, come possibilit\u00e0 per affrontare una nuova esistenza sconosciuta. &nbsp;In treno, il corpo aveva ceduto al sonno mentre la vita continuava a scorrere. Procedevo nella notte, sperimentavo l\u2019esperienza fisica della perdita di senso, di una possibile rinascita, di una ricostruzione graduale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il treno mi aveva consentito tempi dilatati, adatti alla scoperta, alla memoria, al riconoscimento di luoghi; aveva lasciato tempo per l\u2019osservare, per il sonno, per la sorpresa; mi aveva obbligato ad attraversare fisicamente diverse regioni. Erano stati necessari quattro treni e poi un autobus. Per l\u2019ultimo tratto &#8211; una trentina di chilometri- avevo dovuto cercare un\u2019auto con autista, che, poco dopo esser partiti, forse per cortesia o per ospitalit\u00e0, mi chiese il motivo del mio viaggio. Aveva creduto che mi trovassi lass\u00f9 per villeggiatura; gli spiegai, invece, che ero stata invitata per una commemorazione. Si stup\u00ec molto. La conversazione, cos\u00ec come si era avviata dal nulla, s\u2019interruppe perch\u00e9 non c\u2019era altro da dire. Invece, dopo un po\u2019, l\u2019autista riprese a parlare. Ricordava con precisione quella tragedia perch\u00e9 era stato proprio lui, con altri, a portare i primi soccorsi ai tre ragazzi finiti nel crepaccio di ghiaccio: un tentativo inutile.&nbsp; Era la fine di dicembre di cinquant\u2019anni prima: quei ragazzi facevano parte di un gruppo scout. L\u2019autista conservava una memoria molto viva degli accadimenti di quel giorno. Nei trenta chilometri di strada a curve e in salita, guidando, raccont\u00f2 molti particolari, come se parlasse a se stesso, come se sul sedile posteriore non ci fosse nessuno ad ascoltarlo. Parlava della bufera di neve improvvisa, non segnalata da nessuna previsione metereologica. Parlava del recupero dei corpi, con dettagli molto precisi, come se fossero avvenimenti accaduti pochi giorni prima. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tratto di strada percorso con l\u2019auto a noleggio si concluse in un\u2019ampia spianata. Intorno c\u2019era un bar e una stube accogliente, con pareti in legno, soffitti a volta e una stufa. Anche da fuori e da una certa distanza dava l\u2019idea di un luogo caldo e confortevole dove una ventina di uomini e donne stavano insieme per trascorrere un po\u2019 di tempo, mangiare, chiacchierare, rilassarsi. Notai anche una locanda e un parcheggio dove diverse persone stavano in attesa, alcune in piedi riunite a gruppetti, altre sedute dentro le macchine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autista, prima di ripartire, mi salut\u00f2 con una stratta di mano, come se ci conoscessimo da chiss\u00e0 quanto tempo. Avrei dovuto portare il suo ricordo sulla cima dell\u2019altopiano, mi disse. Eravamo gi\u00e0 a una notevole altitudine, infatti, ma il viaggio non era ancora terminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando scesi dalla macchina a noleggio, mi trovai in piedi ad aspettare non sapevo cosa. Il professore mi vide da lontano, mi fece un cenno di saluto, si indirizz\u00f2 verso di me, con una camminata energica e decisa. Mi accolse con un abbraccio, mi chiese come avevo fatto ad arrivare, dicendosi meravigliato di vedermi. Era un abbraccio di benvenuto, il suo, ma lo intesi come un gesto dell\u2019aver cura di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ultimo tratto di strada, la salita per giungere alla cima diventava ripidissima: una jeep da montagna faceva la spola di continuo fra il livello di altitudine del parcheggio e la cima dell\u2019altopiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi misi in fila ad aspettare, in mezzo a tanti altri. Quando arriv\u00f2 il mio turno salii sulla jeep, con altre otto persone. Arrivammo al livello superiore dell\u2019altopiano, ma non era ancora la parte pi\u00f9 alta. Le ultime centinaia di metri dovevano essere percorse a piedi. Il sentiero era stretto e diventava sempre pi\u00f9 ripido. M\u2019incamminai nella fila, in mezzo a donne e uomini che non conoscevo, tutti pi\u00f9 anziani di me. Compresi che quelle persone, un tempo, erano state amiche e amici, compagni di classe, parenti dei ragazzi della commemorazione. Anche quei tre ragazzi caduti nel crepaccio avrebbero avuto all\u2019incirca ottant\u2019anni se non fosse accaduta quella tragedia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La salita a piedi verso l\u2019altopiano aveva preso un procedere lento per via dell\u2019altitudine che toglieva il respiro; era come un pellegrinaggio verso il luogo della lapide messa a ricordo di quanto tragicamente era avvenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiedevo cosa mi avesse spinta ad arrivare fin lass\u00f9. Essere l\u00ec mi dava il senso di trovarmi dentro a una storia pi\u00f9 vasta della mia, potermi avvicinare alla realt\u00e0 di altri, poterla conoscere, dimenticando per un po\u2019 la mia realt\u00e0, senza considerarmi al centro di una storia unica ed esclusiva. Ero entrata a far parte di una memoria collettiva, fatta di segni lasciati da eventi che, anni addietro, avevano interessato i presenti. La mia memoria s\u2019inseriva in un momento d\u2019incontro di storie che riguardavano altri, non me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu celebrata la messa al campo. Un sacerdote dal volto anziano, dai gesti vigorosi e pieni di spirito sistem\u00f2 i pochi oggetti del rito su una larga roccia piatta, accanto alla lapide commemorativa, come fosse un altare, rendendola sacra. I presenti, circa un centinaio, si sistemarono in piedi, creando in pochi istanti la forma di un cerchio vastissimo, come rispondendo a un invito. Gesti minuti, rapidi, che coinvolgevano i corpi di tutti, ma avevano a che fare anche con la prossimit\u00e0 dei corpi delle persone vicine, a destra e a sinistra di ciascuno. Sollecitata da altri, con pochi movimenti anch\u2019io entrai a far parte del cerchio. Per molto tempo nessuno disse nulla. Il sacerdote taceva, lasciando che ciascuno sperimentasse l\u2019esperienza del silenzio, l\u2019esperienza dell\u2019<em>essere<\/em> che scorre senza interferenze, senza frastuoni, senza voci, senza azioni, senza pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal silenzio il sacerdote avvi\u00f2 la celebrazione con la lettura di brani tratti dalle <em>Scritture<\/em>, cui aggiungeva parole che univano passato e presente, storia ed esistenza e parlavano a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Con due persone che gli stavano a fianco, intonava dei canti, che mischiavano melodie della montagna a parole del rito. Mi parvero canti antichi e commoventi, che non potevo cantare perch\u00e9 non li avevo mai sentiti prima. Quasi tutti i presenti li conoscevano a memoria e li cantavano. Di tanto in tanto tutti si prendevano per mano, il cerchio diventava un tutt\u2019uno, senza soluzione di continuit\u00e0. Anche le mie mani, a destra e a sinistra, erano prese dalle mani di altri che non conoscevo e tenute strette in un gesto d\u2019unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nei canti, nelle tonalit\u00e0 musicali e nell\u2019energia che trasmettevano, c\u2019era qualcosa di sacro e di profano: anima e corpo, spirito e materia mischiati e filtrati attraverso una memoria collettiva che apparteneva alla maggior parte delle persone riunite.<\/p>\n\n\n\n<p>Al termine della celebrazione il grande cerchio si sciolse. Il sacerdote ripose nella borsa i pochi paramenti sacri. Gradatamente si formarono gruppetti di conversazione vivaci e poi, un po\u2019 per volta, fu fatto da tutti a ritroso il percorso per scendere dall\u2019altopiano: un tratto a piedi e il trasbordo con la jeep. Era previsto un pranzo nella stube sulla spianata del parcheggio delle macchine. Diverse persone m\u2019invitarono a restare, nonostante la mia estraneit\u00e0 al gruppo. Per il professore era ovvio che restassi: sarei rimasta con loro e poi mi avrebbero accompagnato in macchina fino alla prima localit\u00e0 dov\u2019era la stazione ferroviaria. Non accolsi l\u2019invito. Accennai ai tempi, agli orari, alle coincidenze dell\u2019autobus e del treno, motivi pi\u00f9 che validi per non poter proprio restare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me la commemorazione era contenuta nel tempo del viaggio, del racconto, dei canti.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata era conclusa: l\u2019ascolto del silenzio, le preghiere, la memoria viva dei fatti che, nel suo passaggio da mente a mente attraverso la parola, era divenuta memoria comune. Avevo fatto un\u2019esperienza di partecipazione, di rispetto per la vita e per la morte. Avevo sperimentato il significato dell\u2019ospitalit\u00e0: ero stata accolta come un\u2019amica in un gruppo dove le relazioni e i rapporti fra le persone erano profondi e stretti da tempi immemorabili.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51725\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51725\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Piana di Bettelmatt, in Val Formazza, sopra Domodossola, c\u2019\u00e8il passo del Gries. 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